ecco il piccolo maciste che si prepara a prendere una lezione da suo padre
lustro il-lustro per-lustro
giovedì, ottobre 15, 2009
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tanti auguri, via rigattieri!
accipicchia! cos'è questa cosa strana che spunta oggi nella mia homepage? ma... ma... viarigattieri? ma... ma... non era così! rivoglio la mia vecchia viarigattieri! così poco elegante! così poco cool! così incasinata, così caciarona, così kitch!
e no, cari navigatori-utenti-amici-amanti-amori. per chi ci avete preso? abbiamo una certa età, oramai. siamo cresciuti. ci siamo raffinati. non vedete come siamo raffinati? siamo raffinati.
siamo cool.
abbiamo 5 anni, ormai. smesso il ciuccio, abbandonato da tempo il pannolino, rivendichiamo autonomia di pensiero, capacità di giudizio, senso critico. raffinatezza, coolaggine.
siamo cool.
e siccome soprattutto non siamo moralisti, ci siamo ritoccati. un bel lifting. già, e perché no? su, forza, si apre l'arena, dateci addosso, diteci che non vi piacciamo più, che una volta c'era sì meno professionalità ma più genuinità, che ora non potete più scrivere quei messaggi istantanei a cui vi avevamo abituato, che (che ne so) quelle immagini tutte sfalsate coi link non funzionanti vi piacevano un sacco, che ora non vi ci trovate più, e così via e così via.
siamo qui per questo. sapremo reagire al fronte reazionario. anni e anni di esperienza, lotte con l'anonimo, apertura al nemico. classe e modestia, direbbe qualcuno pensando a noi se solo non sapesse che noi rifuggiamo questi elogi, che non ci piacciono, noi odiamo gli elogi.
siamo già troppo cool.
ma siccome siamo anche la vostra viarigattieri, che esiste solo grazie a voi, il nostro amato pubblico, quello che ci segue urbi et orbi, fedele da anni, anche se talvolta si smarrisce, noi abbiamo pensato anche e soprattutto a voi, siamo qui per voi. aperti ai vostri consigli, commenti, alle vostre recriminazioni sul motivo per cui tra i best of ci sono tutti i post del capo e nessuno di talaltro, per dire. beh, ci saranno pure dei vantaggi a essere capo, dico io.
certo, coi best of per esempio ci apriamo anche a un pubblico meno familiare. sia chiaro: noi dell'autoreferenzialità abbiamo sempre fatto un vanto, e continueremo a farlo. ma siccome ci sono delle perle, tra le pagine di questo blog (e altre ancora andrebbero riscoperte, ma la selezione era necessaria), non si vede perché non condividerle più rapidamente con chi viene da fuori.
perché mica tutti hanno avuto la fortuna di passare per viarigattieri, conoscerne usi costumi e malcostumi. e vorremmo forse rimproverare a quelli più sfortunati di noi di non essere abbastanza cool? suvvia, ragazzi: siamo democratici! progressisti! open-minded! (poveretti, quegli altri...)
insomma, eccoci qua. nuovi ma sempre uguali. identici ma diversi. noiosi ma con qualche tocco di simpatia. come sempre, insomma: i rigattieri.
arricriatevi.
e no, cari navigatori-utenti-amici-amanti-amori. per chi ci avete preso? abbiamo una certa età, oramai. siamo cresciuti. ci siamo raffinati. non vedete come siamo raffinati? siamo raffinati.
siamo cool.
abbiamo 5 anni, ormai. smesso il ciuccio, abbandonato da tempo il pannolino, rivendichiamo autonomia di pensiero, capacità di giudizio, senso critico. raffinatezza, coolaggine.
siamo cool.
e siccome soprattutto non siamo moralisti, ci siamo ritoccati. un bel lifting. già, e perché no? su, forza, si apre l'arena, dateci addosso, diteci che non vi piacciamo più, che una volta c'era sì meno professionalità ma più genuinità, che ora non potete più scrivere quei messaggi istantanei a cui vi avevamo abituato, che (che ne so) quelle immagini tutte sfalsate coi link non funzionanti vi piacevano un sacco, che ora non vi ci trovate più, e così via e così via.
siamo qui per questo. sapremo reagire al fronte reazionario. anni e anni di esperienza, lotte con l'anonimo, apertura al nemico. classe e modestia, direbbe qualcuno pensando a noi se solo non sapesse che noi rifuggiamo questi elogi, che non ci piacciono, noi odiamo gli elogi.
siamo già troppo cool.
ma siccome siamo anche la vostra viarigattieri, che esiste solo grazie a voi, il nostro amato pubblico, quello che ci segue urbi et orbi, fedele da anni, anche se talvolta si smarrisce, noi abbiamo pensato anche e soprattutto a voi, siamo qui per voi. aperti ai vostri consigli, commenti, alle vostre recriminazioni sul motivo per cui tra i best of ci sono tutti i post del capo e nessuno di talaltro, per dire. beh, ci saranno pure dei vantaggi a essere capo, dico io.
certo, coi best of per esempio ci apriamo anche a un pubblico meno familiare. sia chiaro: noi dell'autoreferenzialità abbiamo sempre fatto un vanto, e continueremo a farlo. ma siccome ci sono delle perle, tra le pagine di questo blog (e altre ancora andrebbero riscoperte, ma la selezione era necessaria), non si vede perché non condividerle più rapidamente con chi viene da fuori.
perché mica tutti hanno avuto la fortuna di passare per viarigattieri, conoscerne usi costumi e malcostumi. e vorremmo forse rimproverare a quelli più sfortunati di noi di non essere abbastanza cool? suvvia, ragazzi: siamo democratici! progressisti! open-minded! (poveretti, quegli altri...)
insomma, eccoci qua. nuovi ma sempre uguali. identici ma diversi. noiosi ma con qualche tocco di simpatia. come sempre, insomma: i rigattieri.
arricriatevi.
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Comunicazione Urgente: ViaRigattieri va su Facebook
venerdì, ottobre 02, 2009

L'ufficio affari societari e legali di ViaRigattieri (con sede in Lussemburgo e, sì, se volete saperlo, aderiremo allo scudo fiscale: esticazzi) ha stabilito in data odierna e in modalità unilaterale di creare un fan club intitolato alla Società (nome: ViaRigattieri) sulla piattaforma di networking online meglio nota come Facebook (abbreviato dai più con la sigla FB).
Plurime e ormai improrogabili le necessità del nostro Gruppo di adottare una più ampia e radicale attività di comunicazione a trecentosessantasssèi gradi:
- implementare la visibilità e il posizionamento del marchio (qualunque cosa significhi);
- aggiornare l'immagine e il profilo del blog (ragazzi, con tutta la topa che gira su FB!!);
- intraprendere con maggiore aggressività una campagna di espansione commerciale (catene fasulle di sant'antonio, gadgets di facile e immediata diffusione come le insegne in rame dei negozi e i comodini del Capo, le foto di Amicòfe senza veli, i martelli&coltelli di Amicòfra, etc.);
- imporre ViaRigattieri come gruppo vincente e à la page sulla Rete;
- aumentare gli introiti economici della società per finanziare progetti no-profit (vacanze in Marocco, ricerche su filosofi francesi viventi, l'affitto di appartamenti a Parigi e Boston, l'università di mio figlio).
Per tutti i frequentatori più o meno avventizi del blog è caldamente consigliata la partecipazione alla nuova fanzine online, pena ripercussioni indicibili: tipo, per es., che non scriviamo più post (è una minaccia seria, stavolta, eh!).
La svolta è segnata. ViaRigattieri è su FB. Perché noi siamo chic, ma anche molto radical.
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Appunti di riflessione politica. Di quella volta che mangiai all'UNESCO.
sabato, settembre 19, 2009


Quella volta che mangiai alla mensa dell'Unesco tornai a casa con la fame. Tra taboulé e cous-cous, insalate di germi di soia e verdure bollite tutti gli utenti eravamo modernamente affratellati in un solo menu, politicamente rispettoso delle religioni di tutti, proitenicamente irrilevante, tragicamente incapace di assumere una chiara e netta decisione alimentare. Se per fare un compromesso tra le limitazioni religiose e culturali di tutte le etnie del mondo ci si ritrova a brucare, non è forse il caso di rivedere le strategie della negoziazione?
E non oso pensare cosa si mangerà alla FAO!
E non oso pensare cosa si mangerà alla FAO!
per un'interpretazione globale dell'ultimo arbu di capossela
martedì, settembre 15, 2009
capo: Io credo che, a distanza di un anno circa, possiamo dire tranquillamente che "Da solo" è un disco minore di Capossela. Ti sentiresti di smentirmi?
cofe: beh, minore...
da un certo punto di vista è chiaro che è minore. Per esempio non è paragonabile alla risposta di pubblico di Ovunque proteggi, che ha affermato per un minuto Capossela come leader della scena musicale italiana (titolo ora saggiamente ritronato nelle mani del Blasco). Minore come temi, minore perché intimista, minore perché da solo. Insomma la scelta di una minorità come sorta di digressione, come détour stilistico, come minimalizzazione rispetto alla scorpacciata di echi che aveva fatto dei precedenti arbu dei proteiformi capolavori. Sì, una minorità voluta, con perle cantate sottovoce, che non possono che arricchire la sua sorpendente galleria. E anche, diciamolo senza paura di mancare al caposselismo, con degli scivoloni imbarazzanti (Orfani ora, In clandestinità, qualche altra), dovuti naturalmente al fatto di aver voluto cedere a quella stupida volontà di soggettivizzare l'arte, cosa che ha due esiti possibili (vedi: Per un'interpretazione globale della musica italiana): Eros Ramazzotti e Francesco De Gregori. Ovvero, il nulla messo in strofe o i capolavori inaccessibili, meravigliosi solo a costo di essere adombrati (quindi, capisci bene che con il soggettivismo di De Gregori bisogna stare attenti, è un post-soggettivismo, alla Archiloco, se intendi quello che voglio dire, e sennò vediti la Nascita della Tragedia). A Capossela non riesce di essere soggettivista (o almeno non sempre, o almeno solo a costo che la sua canzone resti a manovella, ovvero entro il meccanismo musicale dell'impersonale oggettivo), e questo è il grosso limite di (alcuni brani di) Da solo.
o no?
capo: è mai possibile che debba sempre gabbarti pur di farti scrivere dei post?
cofe: beh, minore...
da un certo punto di vista è chiaro che è minore. Per esempio non è paragonabile alla risposta di pubblico di Ovunque proteggi, che ha affermato per un minuto Capossela come leader della scena musicale italiana (titolo ora saggiamente ritronato nelle mani del Blasco). Minore come temi, minore perché intimista, minore perché da solo. Insomma la scelta di una minorità come sorta di digressione, come détour stilistico, come minimalizzazione rispetto alla scorpacciata di echi che aveva fatto dei precedenti arbu dei proteiformi capolavori. Sì, una minorità voluta, con perle cantate sottovoce, che non possono che arricchire la sua sorpendente galleria. E anche, diciamolo senza paura di mancare al caposselismo, con degli scivoloni imbarazzanti (Orfani ora, In clandestinità, qualche altra), dovuti naturalmente al fatto di aver voluto cedere a quella stupida volontà di soggettivizzare l'arte, cosa che ha due esiti possibili (vedi: Per un'interpretazione globale della musica italiana): Eros Ramazzotti e Francesco De Gregori. Ovvero, il nulla messo in strofe o i capolavori inaccessibili, meravigliosi solo a costo di essere adombrati (quindi, capisci bene che con il soggettivismo di De Gregori bisogna stare attenti, è un post-soggettivismo, alla Archiloco, se intendi quello che voglio dire, e sennò vediti la Nascita della Tragedia). A Capossela non riesce di essere soggettivista (o almeno non sempre, o almeno solo a costo che la sua canzone resti a manovella, ovvero entro il meccanismo musicale dell'impersonale oggettivo), e questo è il grosso limite di (alcuni brani di) Da solo.
o no?
capo: è mai possibile che debba sempre gabbarti pur di farti scrivere dei post?
Dal vostro uomo a Venezia
martedì, settembre 08, 2009
"Gentile Mr. Happy
Le confermiamo con la presente di aver effettuato il suo accredito stampa alla Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia, edizione n.66..."
E così fu che ViaRigattieri entrò a Venezia dalla porta principale.
Le confermiamo con la presente di aver effettuato il suo accredito stampa alla Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia, edizione n.66..."
E così fu che ViaRigattieri entrò a Venezia dalla porta principale.
Non tra il pubblico, cari lettori, e nemmeno tra quelle figure del sottobosco cinematografico che si aggirano invasati sul Lido: press agent fasulli, scrittori noti soltanto a loro stessi, musicisti falliti che cercano di evitare di soccombere definitivamente all'oblio.
Eh no, carissimi, niente di tutto ciò.
I Rigattieri, quest'anno, sono entrati nel giro che conta: frequentazione dell'Excelsior, accessi riservati alle feste notturne, strette di mani con Produttori e Presidenti.
Perchè ragazzi, è venuto il momento di dirlo apertamente: i Rigattieri, della crisi economica, se-ne-fot-to-no! capito?
Vantandosi di essere a poco a poco diventati una malattia che ha contagiato l'intero organismo culturale italiano (accademia, editoria, quotidiani, internet, etc.), i Rigattieri quest'oggi fanno un ulteriore passo in avanti: mettono le mani sulla macchina dei sogni, quel mondo fatato che incanta e trascina l'inconscio politico collettivo, il magnifico incanto che controlla e manipola le menti dei ritardati che scaricano film o vanno ancora da Blockbuster (e riconsegnano i film in ritardo, pagandoli in totale 15 euro; nota autobiografica del redattore).
I Rigattieri, quest'anno, sono entrati nel giro che conta: frequentazione dell'Excelsior, accessi riservati alle feste notturne, strette di mani con Produttori e Presidenti.
Perchè ragazzi, è venuto il momento di dirlo apertamente: i Rigattieri, della crisi economica, se-ne-fot-to-no! capito?
Vantandosi di essere a poco a poco diventati una malattia che ha contagiato l'intero organismo culturale italiano (accademia, editoria, quotidiani, internet, etc.), i Rigattieri quest'oggi fanno un ulteriore passo in avanti: mettono le mani sulla macchina dei sogni, quel mondo fatato che incanta e trascina l'inconscio politico collettivo, il magnifico incanto che controlla e manipola le menti dei ritardati che scaricano film o vanno ancora da Blockbuster (e riconsegnano i film in ritardo, pagandoli in totale 15 euro; nota autobiografica del redattore).
Il progetto è ancora in stadio iniziale e viene per il momento seguito sul campo dal sottoscritto Happy perchè, come al solito, c'è sempre bisogno di un fesso che si sporchi le mani (non capisco comunque, perchè il fesso debba sempre farlo io; nota autobiografica del redattore2).
Dunque il cinema, signori.
Perchè laddove c'è la possibilità di scalare il potere senza fatica, i Rigattieri ci sono.
Perchè i sogni, in tempi di contratti in scadenza, valgono oro. E se sentite in giro l'odore del sangue, vuol dire che i Rigattieri sono già arrivati.
p.s.: pare The Informant! un buon film, oggi arrivano Lo spazio bianco della Comencini (quella, delle due sorelle, che non scrive film sull'onda del ciclo..) e naturalmente Placido. C'è anche Clooney, con la Canalis; ma a quello lì, si sa, ci piace il mandingo.
Dunque il cinema, signori.
Perchè laddove c'è la possibilità di scalare il potere senza fatica, i Rigattieri ci sono.
Perchè i sogni, in tempi di contratti in scadenza, valgono oro. E se sentite in giro l'odore del sangue, vuol dire che i Rigattieri sono già arrivati.
p.s.: pare The Informant! un buon film, oggi arrivano Lo spazio bianco della Comencini (quella, delle due sorelle, che non scrive film sull'onda del ciclo..) e naturalmente Placido. C'è anche Clooney, con la Canalis; ma a quello lì, si sa, ci piace il mandingo.
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Baarìa
giovedì, settembre 03, 2009
mi scrive giustamente mauro:
ma Baarìa, che però è stato girato a tunisi con i soldi dei contribuenti siciliani finiti direttamente nelle tasche di un entusiasta presidente del consiglio a legittimare il suo conflitto di interessi da parte di un regista che sembra girare ormai sempre lo stesso film e sempre come se fosse uno spot pubblicitario e in cui capisci che qualcosa è successo solo nella scena finale quando tentando di imitare leone compare il solito retorico piano sequenza che termina in uno sguardo che si rivolge verso la telecamera, ci piace?
che gli dico?
ma Baarìa, che però è stato girato a tunisi con i soldi dei contribuenti siciliani finiti direttamente nelle tasche di un entusiasta presidente del consiglio a legittimare il suo conflitto di interessi da parte di un regista che sembra girare ormai sempre lo stesso film e sempre come se fosse uno spot pubblicitario e in cui capisci che qualcosa è successo solo nella scena finale quando tentando di imitare leone compare il solito retorico piano sequenza che termina in uno sguardo che si rivolge verso la telecamera, ci piace?
che gli dico?
fa ride
sabato, agosto 29, 2009
secondo me fanno ride le salviette umidificate che pandy ha portato a bucicò e piazzato sul cesso: si chiamano Bout' (de) chou, ma la cosa che più fa ride è lo slogan: laisse les fesses propres et douces
Sciascia, un ricordo di Camilleri
giovedì, agosto 20, 2009
" Una volta, leggendo il carteggio Pirandello-Martoglio, mi venne d’osservare che in Sicilia l’esercizio dell’amicizia è un’arte assai difficile da praticare. Infatti, tanto più profonda e sincera è l’amicizia siciliana e tanto è più fragile, basta un nonnulla a romperla. Dopo anni d’intesa, di collaborazione, di aiuto reciproco, Pirandello rimprovera a Martoglio una parola. Una sola parola, non una frase, che non andava detta. E da quel momento non si scriveranno più, non si frequenteranno più.
In Sicilia non c’è bisogno di chiedere un favore a un amico, è a questo che spetta il compito d’intuire ciò che l’altro vuole e farlo sollecitamente senza dirglielo. Tra loro non possono esistere zone d’ombra, segreti, ci si è detto tutto come fanno gli innamorati. E tra i due amici, più che la parola, il mezzo di comunicazione più usato è sempre il linguaggio muto, fatto di sguardi e di gesti appena avvertibili.
In questo senso, posso tranquillamente affermare di non essere mai stato amico di Leonardo Sciascia. Tranne che per una cosa: il nostro linguaggio muto funzionò benissimo fin dal primo incontro. I suoi amici veri, quelli della cerchia più stretta, lo chiamavano «Nanà», io mi rivolgevo a lui con «Leonà». E Sciascia mi chiamò sempre per cognome, «Cammillè», con due emme, alla contadina.
Il primo contatto che ebbi con lui fu epistolare. Lavoravo con Angelo Guglielmi al servizio sperimentazione Rai, Angelo era fresco di successo per aver varato Candid camera ed ebbe l’idea di produrre uno sceneggiato su un tema allora ancora inedito, la mafia. Sciascia aveva appena pubblicato Il giorno della civetta e perciò gli scrissi se voleva lavorare per noi. Gli proponevo il soggetto e la sceneggiatura sul caso Notarbartolo, un delitto degli inizi del ’900, che per primo mise in luce il rapporto mafia-banche-politica. Mi rispose declinando l’invito, mi spiegò che la documentazione a lui indispensabile, e cioè la lettura dei vari atti processuali, gli avrebbe portato via troppo tempo.
Qualche mese dopo il Teatro Stabile di Catania mi propose la regia del Giorno della civetta, al cui adattamento stava lavorando Giancarlo Sbragia. Accettai con entusiasmo e cominciai a seguire il lavoro di trasposizione dal romanzo alla scena. Un pomeriggio Sbragia mi fece trovare a casa sua Sciascia che non avevo mai visto prima. L’adattamento era quasi terminato e Sbragia glielo lesse. Sciascia ascoltava in silenzio e ogni tanto mugolava o bofonchiava. All’epoca parlava pochissimo, si esprimeva più che altro con monosillabi. Sbragia, interdetto, a ogni bofonchio s’interrompeva, prima guardava lui e poi me.
Io gli sorridevo rassicurante. Perché, guardando a mia volta Sciascia e lui guardando me, avevo capito che l’adattamento lo soddisfaceva. In quell’occasione gli domandai cosa ne avrebbero pensato i mafiosi del nostro spettacolo. E lui: «Saranno seduti in prima fila ad applaudire, la mafia è vanitosa». Poi, con mio grande rammarico, dovetti rinunziare a quella regia. La portò a termine un altro.
Nella primavera del 1977 tornai per una decina di giorni al mio paese in Sicilia. Un giorno, Sciascia mi telefonò invitandomi ad andarlo a trovare a Racalmuto. Lui abitava fuori del paese, in aperta campagna, una località detta «la Noce». Mi accompagnò in macchina un amico. \ Ci venne ad aprire una signora che allora non conoscevo, ci domandò cosa volessimo. Mi presentai, risposi che ero stato invitato da Leonardo. Gentilissima, la signora, che era la moglie, mi disse che suo marito era andato in paese, ma che sarebbe tornato al massimo entro una mezz’oretta. Se intanto volevamo accomodarci…
Decidemmo di raggiungerlo in paese, che era poco distante. All’inizio del corso che attraversa Racalmuto, parcheggiammo e scendemmo. Erano le 11 di una mattina di maggio, splendida, luminosa, calda. Lungo i marciapiedi molti racalmutesi avevano sistemato delle sedie e stavano in silenzio a godersi il sole, ad «allucertolarsi».
Mi avvicinai a due quarantenni che parlavano fitto ridacchiando: «Scusino, hanno visto passare Sciascia?».
Alzarono la testa, mi guardarono stupiti. «Come ha detto?» domandò uno dei due.
«Ho chiesto se avevano visto passare Sciascia».
«Non lo conosciamo» mi rispose quello, troncando.
Fatti alcuni passi, nuova fermata davanti a un gruppo di quattro anziani. «Scusino, conoscono Sciascia?».
«Cu?» mi domandò stupito uno.
«Leonardo Sciascia, lo scrittore».
«Iu nun lo canuscio. E voi lo conoscite a un certu Sciascia?» chiese rivolto agli altri tre.
Quelli risposero quasi in coro: «Nonsi, non lo canuscemo».
Giungemmo tra i tavolini all’aperto di un caffè. Due o tre erano occupati. Ci sedemmo un pochino scoraggiati. Arrivò un cameriere.
«Due caffè. Senta, per caso lei conosce Sciascia?» chiesi.
Mi guardò allarmato. «No. Chi è? Perché?».
«Vuole domandare per favore se qualcuno dei signori qui seduti lo conosce e se l’ha visto passare?».
Il cameriere andò verso i tavolini occupati, parlottò a lungo, tornò allargando le braccia. «Non lo conosce nessuno».
La situazione però era cambiata di colpo. Ora tutti ci stavano puntando gli occhi addosso. Era come se avessi fatto domandare loro se avessero visto transitare Oscar Wilde.
Bevemmo il caffè, ci alzammo.
«Torniamo alla Noce?» propose il mio amico dopo un po’.
«Facciamo un ultimo tentativo».
Passava un ragazzino, poteva avere un tredici anni, l’aria molto sveglia. «Senti, tu lo conosci a Sciascia?».
«Sissi» rispose pronto.
«Sai dove possiamo trovarlo?».
«’N farmacia è. Chiddra» fece, indicandocela.
Ci precipitammo nella farmacia. Entrammo, c’era una cliente, aspettammo il nostro turno.
«Desiderano?».
«Cercavamo Sciascia».
Il farmacista non rispose subito. Stette un pezzo a squadrarci da capo a piedi. Infine dovette rendersi conto che non eravamo né killer né giornalisti importuni.
«È andato alla posta».
Ci spiegò dove si trovava l’ufficio postale. Arrivammo col fiatone. Era deserto. C’era un’impiegata dietro uno sportello.
«Cerchiamo Sciascia».
«È uscito ora ora».
Guardammo nei paraggi, non lo trovammo.
«Torniamo alla Noce» dissi, definitivamente sconfitto.
E in quel momento mi sentii chiamare. «Cammillè!».
Era Leonardo che arrancava col bastone verso di noi. Ci abbracciammo. «Andiamo a prendere un caffè» propose.
C’era un bar a due passi. Mi mossi, mi fermò. «No, quello no».
Mi prese sottobraccio e mi fece rifare, a lento, chiacchierando, tutto il corso.
Quando passò davanti ai tavoli all’aperto del caffè, quelli che avevano negato cinque minuti prima di conoscerlo si alzarono e lo salutarono con rispetto. Lo conoscevano benissimo. E lo stesso fecero i quattro anziani e i due quarantenni.
Allora capii che tutto il paese aveva voluto proteggere la privacy di Sciascia da due sconosciuti. E che Sciascia mi stava facendo ripercorrere il corso tenendomi sottobraccio per far sapere a tutti, in questo modo, che io ero un suo amico. Che io non gli portavo disturbo.
Andammo assieme alla Noce. Al momento di accomiatarci, mi invitò a tornare da lui l’indomani, voleva farmi vedere uno scritto pirandelliano che aveva prestato a qualcuno.
«Vengo qui o in paese?».
«Vieni in paese».
Il giorno appresso il mio amico non poté accompagnarmi, presi un taxi. Lo feci fermare all’inizio del corso. I due quarantenni erano ancora lì, sulle loro sedie. Forse avevano passato la notte all’aperto.
Appena mi videro, balzarono in piedi: «’U profissuri ora ora passò! È annato di là!».
E stavolta, guidato dai racalmutesi, ci misi poco a incontrare Sciascia. "
Andrea Camilleri - La Stampa, 28/06/2009
I clown(s)
martedì, agosto 11, 2009
Comincio a capire quali siano i miei punti deboli. Ci sono cose a cui non riesco a resistere, e finisce che mi commuovo. Tra queste, gli epitaffi (magari non proprio “Padre affezionato, marito devoto, amico sincero, lavoratore indefesso, cittadino esemplare”), i film di Fellini (so che potrebbe suonare un po’ snobbettino, ma tant’è), i pagliacci. Ora, visto che ho trovato queste tre cose insieme, ho pensato di infliggerle alla comunità.
Segue l’epitaffio per la scomparsa del pagliaccio nel film(-documentario) di Fellini I clowns.
“Signore e signori,
vola per le osterie una triste notizia: il signor Augusto, detto pagliaccio, s’è dipartito, involato deceduto: è morto. I suoi pochi amici e i suoi molti creditori piangono l’immatura scomparsa avvenuta a soli duecento anni d’età. Non si poteva dire bello, non si poteva dire intelligente, non si poteva dire niente su di lui, perché ad ogni più piccola osservazione, replicava lanciando zampilli di saliva sulla faccia. In questa triste occasione dovrei fare un discorsetto sulla natura del trapassato in modo da far restare un buon ricordo di lui. Amici carissimi, l’impresa è disperata. Come faccio a parlarne bene? È difficile trovare un solo episodio in tutta la sua sgangherata esistenza che ci potrebbe far dire “ma in fondo era un bravo figlio”. È sempre stato un buono a nulla, un pigro, ubriacone, attaccabrighe, scansafatiche, disonesto nel giocare, infido nelle amicizie, tormento del padrone di casa e dell’esattore della luce. Piangiamo tutti la tragica notizia che egli è morto adesso anziché nel momento in cui l’ostetrica ha detto “è un maschio”. Nella sua lunga e deplorevole esistenza si è dedicato ai secchi d’acqua in faccia, uova rotte sul cranio, pennellate di sapone nella bocca. Suonava il trombone coi piedi e ballava il tango con le orecchie. Faceva ridere i bambini e piangere i propri figli. Io, nella mia qualità di clown bianco e suo fraterno nemico ho cercato in ogni modo di impartirgli una civile educazione a base di legnate sulla testa, pestate sui piedi, cazzotti sulla nuca. Ma l’Augusto pagliaccio, ribelle ad ogni consiglio, ha continuato la sua turpe carriera di grottesco ubriacone, continuando imperterrito a dibattersi sotto una pioggia di uova marce, schizzi d’acqua sporca fino a crepare soffocato da un uovo di struzzo che, entratogli nel naso, si è bloccato nella profondità della terza carotide della quarta faringe a sinistra provocando l’arresto dei polmoni e la fuoriuscita dell’anima dall’orecchio destro.
Egli non è più. Per fortuna rimango io. Piangete, fratelli, se volete; per mio conto ho già pianto fin troppo quando lo dovevo sopportare al mio fianco nella pista del circo.
E così sia”.
Mi rendo conto, rileggendo, che così rende infinitamente meno che nel film, e dunque ho pensato di mettervi pure il link alla scena su Youtube. Ora, però, il punto dolente è che la scena in rete comprende anche il finale del film, il che potrebbe effettivamente creare qualche problema alla vostra futura visione del medesimo, che mi dispiacerebbe molto rovinarvi (salvo che non l'abbiate già visto tutti).
Insomma, vedete voi che fare, che ormai siete grandi, e io c’ho già da pensare al vestito da Priscilla per la festa di ferragosto.
Segue l’epitaffio per la scomparsa del pagliaccio nel film(-documentario) di Fellini I clowns.
“Signore e signori,
vola per le osterie una triste notizia: il signor Augusto, detto pagliaccio, s’è dipartito, involato deceduto: è morto. I suoi pochi amici e i suoi molti creditori piangono l’immatura scomparsa avvenuta a soli duecento anni d’età. Non si poteva dire bello, non si poteva dire intelligente, non si poteva dire niente su di lui, perché ad ogni più piccola osservazione, replicava lanciando zampilli di saliva sulla faccia. In questa triste occasione dovrei fare un discorsetto sulla natura del trapassato in modo da far restare un buon ricordo di lui. Amici carissimi, l’impresa è disperata. Come faccio a parlarne bene? È difficile trovare un solo episodio in tutta la sua sgangherata esistenza che ci potrebbe far dire “ma in fondo era un bravo figlio”. È sempre stato un buono a nulla, un pigro, ubriacone, attaccabrighe, scansafatiche, disonesto nel giocare, infido nelle amicizie, tormento del padrone di casa e dell’esattore della luce. Piangiamo tutti la tragica notizia che egli è morto adesso anziché nel momento in cui l’ostetrica ha detto “è un maschio”. Nella sua lunga e deplorevole esistenza si è dedicato ai secchi d’acqua in faccia, uova rotte sul cranio, pennellate di sapone nella bocca. Suonava il trombone coi piedi e ballava il tango con le orecchie. Faceva ridere i bambini e piangere i propri figli. Io, nella mia qualità di clown bianco e suo fraterno nemico ho cercato in ogni modo di impartirgli una civile educazione a base di legnate sulla testa, pestate sui piedi, cazzotti sulla nuca. Ma l’Augusto pagliaccio, ribelle ad ogni consiglio, ha continuato la sua turpe carriera di grottesco ubriacone, continuando imperterrito a dibattersi sotto una pioggia di uova marce, schizzi d’acqua sporca fino a crepare soffocato da un uovo di struzzo che, entratogli nel naso, si è bloccato nella profondità della terza carotide della quarta faringe a sinistra provocando l’arresto dei polmoni e la fuoriuscita dell’anima dall’orecchio destro.
Egli non è più. Per fortuna rimango io. Piangete, fratelli, se volete; per mio conto ho già pianto fin troppo quando lo dovevo sopportare al mio fianco nella pista del circo.
E così sia”.
Mi rendo conto, rileggendo, che così rende infinitamente meno che nel film, e dunque ho pensato di mettervi pure il link alla scena su Youtube. Ora, però, il punto dolente è che la scena in rete comprende anche il finale del film, il che potrebbe effettivamente creare qualche problema alla vostra futura visione del medesimo, che mi dispiacerebbe molto rovinarvi (salvo che non l'abbiate già visto tutti).
Insomma, vedete voi che fare, che ormai siete grandi, e io c’ho già da pensare al vestito da Priscilla per la festa di ferragosto.
La gnosi del Ferari
mercoledì, agosto 05, 2009
...e intanto il sole schicchera gigliese...
Temevo che sarebbe successo. Ferari mi aveva consigliato quel libro, lo aveva regalato a destra e a manca, era uno dei suoi preferiti. E io, farlocco, gli credetti. Lo ascoltai. Mi disse anche che ne aveva copiato un pezzo a mo' di dedica, nel regalarlo a un'amica. Ritozzo, il ferari, mica scemo. Giunto quasi alla fine, gliene chiesi conto:
- Ferari, scommetto che hai ritorcerato la dedica che hai scritto su quel libro. O forse la strimemori?
Lui me la ferestò, via sms, com'era solito. Aggiunse anche che per lui era il momento più alto, quello più scadrante.
- Scadrante? - dissi io, per nulla fressato, - A me è parso metrofico come tanti altri!
- Non saprei trovare aggettivo più icastico - disse lui, - non direi che fosse carcilico né mi pare opportuno parlare di fogino. Di certo non metrofico. Si vede che non sei entrato molto in ipsi.
Non ci vedetti più dalla lorba.
- Sei il solito pringale, c'è poco da fare. Invece di argomentare, forelli di terlizze le solite chiacchiere. Ma non mi saggellerai: sono vèlito, io.
Al che lui, cernito come non mai:
- Non mi aspettavo che fossi così filzione. Vorresti pilliari (come dite in Sicilia), e invece continui a prestolare la emba. Ma ricorda: "chi anesta lo zulivo in marzo non lo carlinerà certo in tullesi". Anesta. Come vedi non te le mando a dire.
Di certo non aveva imparato niente del siciliano, lo usava come se fosse un gerzone. Ma rimasi sluto, e non potei che aggiungere un classico:
- Coresto...
Poi mi ripresi. Lo accusai, passai al varsellotto, e gli dissi che se fosse stato meno forlacco, avremmo potuto scrivere in onore di Maraini, che lui certo bevenzava dal sapere chi fosse, un gerlin-post per questo blog da tempo nellicato. Sapete cosa ebbe l'affrenza di rispondere?
- Sono forlacco e non me ne scotussisco. Specie ora che sono in carolla. Quanto a Maraini, è stio: l'ecolato. E post a più colenze non so tamarli, noramente.
Questa volta aveva dergito ogni limite. Offeso, sconcertato ma soprattutto respotico, per essere esatti, non potei che congedarmi, forse per sempre, con un sorianico:
- Non ti peritosco più.
ricordi di compagni
martedì, luglio 21, 2009

Solo occasionalmente ciò che si accompagna all'esperienza di un libro o di una musica ha un'importanza simile a quella dell'esperienza dell'opera propriamente detta. Gli eventi associati ai film sono invece quelli delle relazioni tra compagni, o della loro assenza: il pubblico di un libro è essenzialmente solitario, un'anima alla volta; il pubblico di una musica e di uno spettacolo teatrale è essenzialmente più vasto del circolo degli amici - l'insieme della città; il mondo di un film è composto da diversi gruppi di compagni, o di anime smarrite che hanno perso qualcuno. Non m'interessa se chiunque può capire la settimana di incanto che ho vissuto a 12 anni, immerso nella lettura dei Miserabili; ci saranno sempre dei bambini di 12 anni, e quel libro sarà sempre lì per loro. Ma i film, a meno che non siano dei capolavori, i film non saranno più lì come una volta! Le ore passate a guardare La tragedia del Bounty, con Charles Laughton e Clark Gable; Capitan Blood; L'amante indiana; Il bacio della pantera; Cantando sotto la pioggia [...] e cento altri ancora - quelle sì che erano ore e giornate d'incanto. Importantissime, ma solo per quel momento; irrecuperabili, se non nel ricordo e nell'evocazione; scomparse.
Se guardate oggi quei film per la prima volta, magari v'interesseranno; forse vi toccheranno anche.
Ma non proverete mai quello che ho provato io.
Se guardate oggi quei film per la prima volta, magari v'interesseranno; forse vi toccheranno anche.
Ma non proverete mai quello che ho provato io.
Stanley (Stanlio) Cavell
Brüno: un film che dice VAFFANCULO.
martedì, luglio 07, 2009

Forse per la prima volta nella mia vita, oggi ho visto un film gay. Non una storia d'amore strappalacrime i cui protagonisti devono superare mille difficoltà personali e sociali per stare insieme per poi nemmeno riuscirci (Brokeback Mountain), non la storia di due ragazzi che vogliono andare insieme al ballo della scuola e devono superare i pregiudizi dei benpensanti (forse questo era Dawson's Creek, ma sono sicuro che andrà bene lo stesso..), non la storia di un attivista politico che lotta per la liberazione e l'orgoglio omosessuale (Milk). Questi sono tutti film per eterosessuali, pensati per loro e costruiti per piacere a loro - o per il loro piacere - nonché, probabilmente, scritti da omosessuali, il che inspiegabilmente finisce per rendere il tutto ancora un po' più fasullo... Quello che ho visto oggi, invece, è un film fatto chiaramente da eterosessuali, ma da eterosessuali con le palle, e così ne è uscito, sempre un po' inspiegabilmente, un film gay. Come ho scritto nel titolo, questo è un film che dice vaffanculo: vaffanculo al cliché dei gay nella moda, vaffanculo al non mostrare cazzi nei film, vaffanculo ai cristiani che vorrebbero curare gli omosessuali, vaffanculo a chi pensa che siccome va a caccia e fa a botte lui sì che è un vero uomo, vaffanculo a chi si sente alternativo perché fa gli scambi di coppia ma non ha un minimo di rispetto per quelli che ancora vengono chiamati diversi, vaffanculo a chi fa di tutto per andare – o mandare i propri figli – in tv, vaffanculo a chi pensa che la guerra sia una cosa seria che va trattata con rispetto, e soprattutto vaffanculo a chi si mette le mani nei capelli e piange quando vede due uomini che si baciano, si toccano, si leccano.. insomma, scopano e si amano. Questo film dice, anzi grida vaffanculo, ad ogni scena. E a chi pensasse che gridare ed essere sguaiati è troppo facile, vorrei far notare che sì, è vero, forse è facile gridare, ma dato che oramai sentiamo urlare continuamente e solamente contro i negri, gli extracomunitari, i finocchi... insomma contro tutti quelli che, per un motivo o per l'altro, non piacciono... beh, in mezzo a questa oscenità è bello sentire qualcuno, ogni tanto, che grida, molto forte: VAFFANCULO. E voi andateci, a fare in culo – e godete, se potete.
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partire
domenica, luglio 05, 2009
Partire è sempre un po' morire, si sa. Se però, tra le altre cose, la meta del tuo viaggio è un luogo in cui vivi da un po' di tempo, l'arrivo è meno traumatico: riconosci le strade, le persone che incontri, la munnizza che avevi lasciato a casa e che i tuoi co-buciconi non hanno tolto per non provocare alcun effetto di straniamento: anzi, a che c'erano, ne hanno aggiunta un po'. Quando ti svegli la mattina, per esempio, è dolce ritrovare il grido della signora che, con cadenza regolare, a una distanza non meglio precisata, probabilmente da dentro casa sua non troppo distante da qui, intona il suo AAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHH!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!, o ancora percepire distintamente la suoneria di Arancia Meccanica del telefonino di qualche sadico vicino. Sono cose che alleviano di molto il senso di morte insito nella partenza. Ma non usiamo termini forti: non è un vero senso di morte, è solo un più blando "un po' morire", che mi torna in mente sin da ieri quando, sull'aereo che mi riportava a Parigi, ha trovato l'occasione di essere sbeffeggiato ancora una volta. Non so da quanto non prendiate un volo Ryanair; a me non capitava da un po', l'ho ripreso la settimana scorsa e ho notato una macabra novità. A parte una considerazione generale, che riguarda tutti i voli: nel momento che precede l'atterraggio il capitano comunica all'equipaggio di prendere posizione perché stiamo per toccare terra. Si sa. O forse crediamo di saperlo, perché per quanto mi riguarda io sento qualcosa di indistinto che potrebbe benissimo essere un "CABINCRIÙPORCPUTTSIAMNELLMERD", prima di chiudere la comunicazione e provare a salvare la pelle. Tu comunque non ci puoi fare niente, ti convinci che gli ha detto "ASSITTATVORATTERROMANCFOSSSCHUMACHER", e aspetti guardando fuori dal finestrino e godendoti lo spettacolo. Ma una volta atterrati, tutto apposto, immediatamente dopo l'applauso tipico dei passeggeri (siculi. immediatamente dopo l'applauso tipico dei passeggeri siculi. immediatamente dopo questa splendida usanza che altri popoli meno felici sconoscono), ecco la beffa: subito dopo l'applauso e in seguito a una ragionevole certezza del capitano di riuscire a frenare prima di schiantarsi, ecco che dagli altoparlanti suona trionfante un motivetto: PÀPPAPAPÀAAAAAAAAAAA!
E che mi rappresenta 'stu motivetto? La melodia ha il chiaro senso di un: "fiuuuuuu, anche per questa volta è andata, squillino le trombe". Che sia un modo raffinatissimo di Ryanair per sfotticchiare un po', e nello stesso tempo valorizzare nella percezione dei clienti, l'antico detto da cui abbiamo preso le mosse?
E che mi rappresenta 'stu motivetto? La melodia ha il chiaro senso di un: "fiuuuuuu, anche per questa volta è andata, squillino le trombe". Che sia un modo raffinatissimo di Ryanair per sfotticchiare un po', e nello stesso tempo valorizzare nella percezione dei clienti, l'antico detto da cui abbiamo preso le mosse?
piccoli rancori verso le maledette FS
venerdì, giugno 19, 2009
Quando ero un giovane erasmus scrissi un racconto dal titolo (un grande titolo) “Teoria implausibile sul ritardo dei treni”, di cui non svelo il contenuto ma che potrete trovare nelle migliori librerie tra un’ottantina d’anni, quando pubblicheranno l’edizione critica dei miei scritti giovanili. Per ora basti sapere che l’avevo scritto in odio all’associazione a delinquere targata FS.
Anche oggi, dopo che mi hanno regalato un ritardo di 5 ore (5 ore), grazie al quale ho mancato la cerimonia di commemorazione del mio maestro, sento un odio analogo, ma non voglio parlare di quello (molti di voi hanno ricevuto le mie madonne già via sms). Ma di un piccolo aneddoto, con questione politico-morale annessa.
Ero salito sul treno (già in ritardo di un par d’ore) senza biglietto (chiedendo se potevo salire ad un controllore italiano, che mi sbologna ad un altro controllore italiano, che mi mette nello scompartimento con una coppia, di cui, per motivi di bon ton, non dirò che era di colore). Facciamo conoscenza: io pesto un piede alla signora, le dico, internazionalmente, “Sorry” e lei mi dice “Comprend pas l’italien”. Poi mi seggo, scopro che sono diretti a Napoli (“Vacanze?”, “No andiamo a comprare scarpe e borse” (tarocche) “che a Napoli costano meno che dai cinesi”. È sempre lei a parlare, lui ride continuamente, che sembra non sia mai stato così felice). Continuiamo a parlare, e lei ce l’ha parecchio con i treni italiani, sempre in ritardo, e ne parla anche con un certo astio, venato forse di un nonsocché di razzistico.
Poi arriva il controllore. Giovane, capello alla Cristianoronaldo e orecchino. Ci dice (in italiano, e magicamente anche la coppia comincia a capirlo): “il biglietto sarebbe cento e trenta euro” (in realtà, secondo internet, 125, ndr), “sennò, senza biglietto sono cento euro”. “Cioè senza biglietto?”, chiedo. “Nel senso che devo controllare io e non ve li controllo”. E con i vostri trecento eurini me ce compro l’aipod nuovo, pensa, senza sapere che io leggo nel pensiero. “Cioè? Irregolare?” articola il tizio che è con me nello scompartimento, finalmente in pausa dal riso. “Cioè che risparmiate 60 euro ‘n due. Capisci?”. Lui capisce subito. Io resisto: “Ho solo il bancomat. Ti posso pagare col bancomat?”. Lui non capisce che lo sto provocando: “eh, logicamente no. Puoi provare ad andare al bar, e sentire se ti fanno pagare col bancomat in cambio di contante”. “No guarda, prendo il biglietto normale”. Lui è dispiaciuto, ma è un signore: “Allora te metto in cabina da solo, così” aggiunge quando siamo in corridoio “non te tocca sta’ co’ ‘sti due”.
Dopo un po’ rientra, seguito dal controllore francese (quello che mi fa pagare il biglietto e non il suo parrucchiere) e, faccia come il culo, dice “Ahò, ce l’ho fatta a strapparti uno sconticino comunque: sono 125 euro”. (il lettore attento avrà notato l’incongruenza).
Alle 9.30, poi, viene a riportarmi il documento. Senza che io gli chieda niente mi dice: “Per le 10 siamo a Firenze”. Erano le 12.21, quando siamo arrivati.
PS. E per concludere, come faceva Esopo, la morale (però interrogativa, che siamo gente moderna): lo dobbiamo denunciare questo tizio? E soprattutto, sarebbe di sinistra denunciarlo? Io un’idea me la sono fatta.
Anche oggi, dopo che mi hanno regalato un ritardo di 5 ore (5 ore), grazie al quale ho mancato la cerimonia di commemorazione del mio maestro, sento un odio analogo, ma non voglio parlare di quello (molti di voi hanno ricevuto le mie madonne già via sms). Ma di un piccolo aneddoto, con questione politico-morale annessa.
Ero salito sul treno (già in ritardo di un par d’ore) senza biglietto (chiedendo se potevo salire ad un controllore italiano, che mi sbologna ad un altro controllore italiano, che mi mette nello scompartimento con una coppia, di cui, per motivi di bon ton, non dirò che era di colore). Facciamo conoscenza: io pesto un piede alla signora, le dico, internazionalmente, “Sorry” e lei mi dice “Comprend pas l’italien”. Poi mi seggo, scopro che sono diretti a Napoli (“Vacanze?”, “No andiamo a comprare scarpe e borse” (tarocche) “che a Napoli costano meno che dai cinesi”. È sempre lei a parlare, lui ride continuamente, che sembra non sia mai stato così felice). Continuiamo a parlare, e lei ce l’ha parecchio con i treni italiani, sempre in ritardo, e ne parla anche con un certo astio, venato forse di un nonsocché di razzistico.
Poi arriva il controllore. Giovane, capello alla Cristianoronaldo e orecchino. Ci dice (in italiano, e magicamente anche la coppia comincia a capirlo): “il biglietto sarebbe cento e trenta euro” (in realtà, secondo internet, 125, ndr), “sennò, senza biglietto sono cento euro”. “Cioè senza biglietto?”, chiedo. “Nel senso che devo controllare io e non ve li controllo”. E con i vostri trecento eurini me ce compro l’aipod nuovo, pensa, senza sapere che io leggo nel pensiero. “Cioè? Irregolare?” articola il tizio che è con me nello scompartimento, finalmente in pausa dal riso. “Cioè che risparmiate 60 euro ‘n due. Capisci?”. Lui capisce subito. Io resisto: “Ho solo il bancomat. Ti posso pagare col bancomat?”. Lui non capisce che lo sto provocando: “eh, logicamente no. Puoi provare ad andare al bar, e sentire se ti fanno pagare col bancomat in cambio di contante”. “No guarda, prendo il biglietto normale”. Lui è dispiaciuto, ma è un signore: “Allora te metto in cabina da solo, così” aggiunge quando siamo in corridoio “non te tocca sta’ co’ ‘sti due”.
Dopo un po’ rientra, seguito dal controllore francese (quello che mi fa pagare il biglietto e non il suo parrucchiere) e, faccia come il culo, dice “Ahò, ce l’ho fatta a strapparti uno sconticino comunque: sono 125 euro”. (il lettore attento avrà notato l’incongruenza).
Alle 9.30, poi, viene a riportarmi il documento. Senza che io gli chieda niente mi dice: “Per le 10 siamo a Firenze”. Erano le 12.21, quando siamo arrivati.
PS. E per concludere, come faceva Esopo, la morale (però interrogativa, che siamo gente moderna): lo dobbiamo denunciare questo tizio? E soprattutto, sarebbe di sinistra denunciarlo? Io un’idea me la sono fatta.
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quei loro incontri
venerdì, giugno 05, 2009

oggi parigi era piena di polizia: dev'essere stata una specie di festa, non so.
insomma questa festa consisteva nel fatto che praticamente oggi i poliziotti parlavano con un sacco di persone, proprio le fermavano per strada e ci parlavano - forse oggi avevano un sacco di cose da esprimere, non so.
io stamattina ero un po' di fretta, ché rischiavo di arrivare tardi al mio corso di francese. però un poliziotto in motorino doveva sentirsi molto solo, e ha deciso di parlare un po' con me. ho provato a dirgli che avrei avuto molto piacere a parlare con lui ma non in quel momento, ma lui ha proprio insistito. e allora abbiamo parlato un po'.
devo dire che sono sempre contento quando un francese parla con me, non capita spesso e quindi bisogna approfittare di ogni occasione. per qualche momento quando il poliziotto mi ha detto di fermarmi ho anche pensato di chiedergli se voleva fare un tandem con me. meno male che mi sono tenuto: questo poliziotto era proprio noioso.
insomma, vi racconto un po' quello che ci siamo detti. facciamo un patto: io dico quello che ci siamo detti, e metto in corsivo quello che avrei voluto dire per approfondire un po' la nostra conversazione, se solo il poliziotto non fosse stato così noioso. d'accordo? vai.
Flic: Monsieur, accosti.
Chef: certamente.
F: Lei è passato col rosso.
C: sì, lo so.
F: è proibito passare col rosso.
C: (ma va?) Sì, ha perfettamente ragione, ma sa, avevo molta fretta, il mio corso di francese sta per iniziare e io sono in ritardo.
F: patente e libretto
C: ?
scherzo, non era così burlone. anche lui si è reso conto che ero in bicicletta. ecco quello che ha veramente detto
F: documenti e patente.
C: ? (Lei lo sa che la sua richiesta è oltremodo incongrua, dal momento che non è necessaria alcuna patente per condurre una bicicletta? Ha voglia di scherzare con me? Anch'io vorrei tanto, cher ami, ma le ho già detto che ho un po' di fretta...)
gli mostro la carta d'identità.
F: sa che è proibito in Francia passare col rosso? Non so come funzioni in Italia, ma qui è interdit.
C: Vous avez tout à fait raison (quanto mi piace dire tout à fait), ma sa, avevo fretta, normalmente sono rispettosissimo del codice della strada, ma questa mattina sono proprio in ritardo, lei ha perfettamente ragione. (Beh quanto alla questione italiana, devo dire che la sua domanda, apparentemente retorica, forse artatamente ironica, non è poi così banale. Nel senso che non saprei dirle con certezza quale sarebbe stato il comportamento dei suoi colleghi d'oltralpe nei confronti di una bicicletta che passa col rosso all'incrocio con una stradina da cui non sta arrivando nessuno. Ho idea che sarebbero stati più permissivi, ma questo è un altro discorso, che avrei molto piacere di intrattenere con lei, ma come le ho detto, ho un po' di fretta, ché il mio corso di francese sta per iniziare...)
F: Lo sa che a Parigi 7 ciclisti sono morti per incidente?
C: Mi scusi ma questa è proprio una cazzata. Se non precisa il periodo di tempo che sta prendendo in considerazione, la sua proposizione è veramente ambigua, e non permette di reagire adeguatamente. Se mi dice che sono morte 7 persone dal 1900 potrei dire che mi sembra una buona media, se invece sono morte 7 persone nell'ultima settimana significa che dovete fare qualcosa, ritirare qualche patente, ma così mi sembra veramente che lei stia parlando a vanvera, cher ami, perchè non mi fornisce tutti i dati necessari acciocché io possa farmi un giudizio.
F: Vuole essere l'ottavo?
C: Questa è ancora peggio: perchè oltre a essere una cazzata, è l'ennesima domanda retorica che lei mi porge. Non considerando la fretta, anche la mia pazienza ha un limite, cher ami. Non si può fare un uso così smodato del vaniloquio. Io le ho dato fiducia, mi sono messo qui ad ascoltarla, ma lei non sembra impegnarsi neanche un po'. Se non aveva niente da dirmi, perchè mi ha fermato? Se invece vuole comunicarmi qualcosa, perchè non la smette con tutte queste cazzate e non prende il toro per le corna? Perchè non va direttamente al nodo della questione? Vuole forse la botte piena e la moglie ubriaca? Chi parla male pensa male, se ne ricordi, cher ami. E adesso mi scusi, veramente, che il corso di francese è quasi iniziato e siamo ancora neanche a rue de Rennes. Su, oggi c'è il sole, Parigi è piena di gente, trovi qualcun altro con cui giocare, qui c'è gente che lavora.
insomma questa festa consisteva nel fatto che praticamente oggi i poliziotti parlavano con un sacco di persone, proprio le fermavano per strada e ci parlavano - forse oggi avevano un sacco di cose da esprimere, non so.
io stamattina ero un po' di fretta, ché rischiavo di arrivare tardi al mio corso di francese. però un poliziotto in motorino doveva sentirsi molto solo, e ha deciso di parlare un po' con me. ho provato a dirgli che avrei avuto molto piacere a parlare con lui ma non in quel momento, ma lui ha proprio insistito. e allora abbiamo parlato un po'.
devo dire che sono sempre contento quando un francese parla con me, non capita spesso e quindi bisogna approfittare di ogni occasione. per qualche momento quando il poliziotto mi ha detto di fermarmi ho anche pensato di chiedergli se voleva fare un tandem con me. meno male che mi sono tenuto: questo poliziotto era proprio noioso.
insomma, vi racconto un po' quello che ci siamo detti. facciamo un patto: io dico quello che ci siamo detti, e metto in corsivo quello che avrei voluto dire per approfondire un po' la nostra conversazione, se solo il poliziotto non fosse stato così noioso. d'accordo? vai.
Flic: Monsieur, accosti.
Chef: certamente.
F: Lei è passato col rosso.
C: sì, lo so.
F: è proibito passare col rosso.
C: (ma va?) Sì, ha perfettamente ragione, ma sa, avevo molta fretta, il mio corso di francese sta per iniziare e io sono in ritardo.
F: patente e libretto
C: ?
scherzo, non era così burlone. anche lui si è reso conto che ero in bicicletta. ecco quello che ha veramente detto
F: documenti e patente.
C: ? (Lei lo sa che la sua richiesta è oltremodo incongrua, dal momento che non è necessaria alcuna patente per condurre una bicicletta? Ha voglia di scherzare con me? Anch'io vorrei tanto, cher ami, ma le ho già detto che ho un po' di fretta...)
gli mostro la carta d'identità.
F: sa che è proibito in Francia passare col rosso? Non so come funzioni in Italia, ma qui è interdit.
C: Vous avez tout à fait raison (quanto mi piace dire tout à fait), ma sa, avevo fretta, normalmente sono rispettosissimo del codice della strada, ma questa mattina sono proprio in ritardo, lei ha perfettamente ragione. (Beh quanto alla questione italiana, devo dire che la sua domanda, apparentemente retorica, forse artatamente ironica, non è poi così banale. Nel senso che non saprei dirle con certezza quale sarebbe stato il comportamento dei suoi colleghi d'oltralpe nei confronti di una bicicletta che passa col rosso all'incrocio con una stradina da cui non sta arrivando nessuno. Ho idea che sarebbero stati più permissivi, ma questo è un altro discorso, che avrei molto piacere di intrattenere con lei, ma come le ho detto, ho un po' di fretta, ché il mio corso di francese sta per iniziare...)
F: Lo sa che a Parigi 7 ciclisti sono morti per incidente?
C: Mi scusi ma questa è proprio una cazzata. Se non precisa il periodo di tempo che sta prendendo in considerazione, la sua proposizione è veramente ambigua, e non permette di reagire adeguatamente. Se mi dice che sono morte 7 persone dal 1900 potrei dire che mi sembra una buona media, se invece sono morte 7 persone nell'ultima settimana significa che dovete fare qualcosa, ritirare qualche patente, ma così mi sembra veramente che lei stia parlando a vanvera, cher ami, perchè non mi fornisce tutti i dati necessari acciocché io possa farmi un giudizio.
F: Vuole essere l'ottavo?
C: Questa è ancora peggio: perchè oltre a essere una cazzata, è l'ennesima domanda retorica che lei mi porge. Non considerando la fretta, anche la mia pazienza ha un limite, cher ami. Non si può fare un uso così smodato del vaniloquio. Io le ho dato fiducia, mi sono messo qui ad ascoltarla, ma lei non sembra impegnarsi neanche un po'. Se non aveva niente da dirmi, perchè mi ha fermato? Se invece vuole comunicarmi qualcosa, perchè non la smette con tutte queste cazzate e non prende il toro per le corna? Perchè non va direttamente al nodo della questione? Vuole forse la botte piena e la moglie ubriaca? Chi parla male pensa male, se ne ricordi, cher ami. E adesso mi scusi, veramente, che il corso di francese è quasi iniziato e siamo ancora neanche a rue de Rennes. Su, oggi c'è il sole, Parigi è piena di gente, trovi qualcun altro con cui giocare, qui c'è gente che lavora.
F: La prossima volta faccia più attenzione, non si passa col rosso.
C: Non mancherò. Grazie, arrivederci, buona giornata. (peccato. io ti avevo creduto. mi eri piaciuto. perchè mi hai deluso? avrei anche fatto un tandem con te. perchè ti sei comportato così? ma soprattutto, dove vai? perchè stai passando col rosso? ah vero, tu puoi).
Morale della favola (che io ci tengo sempre): altri tre semafori rossi ho dovuto prendere, pur di arrivare in un ritardo decente. Oggi ho commesso la mia prima incivilité parigina.
C: Non mancherò. Grazie, arrivederci, buona giornata. (peccato. io ti avevo creduto. mi eri piaciuto. perchè mi hai deluso? avrei anche fatto un tandem con te. perchè ti sei comportato così? ma soprattutto, dove vai? perchè stai passando col rosso? ah vero, tu puoi).
Morale della favola (che io ci tengo sempre): altri tre semafori rossi ho dovuto prendere, pur di arrivare in un ritardo decente. Oggi ho commesso la mia prima incivilité parigina.
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mercoledì, giugno 03, 2009
l'altra sera, in un ristorante cino-vietnamita di parigi, un fumettaro che gli auguriamo diventerà famoso ci ha consigliato una serie di fumetti veramente veramente imprescindibili. gli omero e i dante e i dostoevskij del fumetto, insomma. (tra di essi anche qualche tolstoj in nuce). abbiamo pensato di condividere la lista con voi, così ci dite che ve ne pare.
(dalla lista è escluso qualche famosissimo che ad esempio conoscevamo già, come Gipi, Asterix e così via). (si lo sappiamo che ci stiamo via via tumblrizzando, pur non sapendo esattamente cosa significhi. ma quale blog in un momento di crisi non si è trasformato in un tumblr? chi è senza peccato inventi una parola con più consonanti di tumblr).
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