Notizie dall'impero 5 (o 6). Yes, we did!

giovedì, novembre 06, 2008

Tenteremo, in questa occasione storica per il mondo intero, di fare una cosa, per così dire, inusuale. Trattasi infatti di post gemellare.
"Le opinioni sono come le palle: ognuno ha le sue", diceva un tipo famoso (e le hanno solo gli uomini, ci sentiamo di aggiungere); era inevitabile dunque che il post elettorale, pur nel nome augusto di Obama, fosse diviso in due parti, la prima a firma Sisì, la seconda a firma Ilfe. Non è escluso che altri contributi (dei due cippì) si aggiungano strada facendo, dando vita ad un mostro quadricefalo, così come da domani aggiungeremo alcune foto d'autore, e il filmino che sisì ha stoicamente girato per voi.

1.
"Parlare di queste elezioni per me è difficile. Difficilissimo. Perché è difficile spiegare cosa significa quando 300mila persone vanno tutte in una piazza pronte a festeggiare qualcosa. Noi italiani, se scendiamo in 300mila in piazza, possiamo festeggiare al massimo la Nazionale che ha vinto i mondiali, ma se è per la politica, in piazza scendiamo solo per lamentarci – avendo sempre ottime ragioni, peraltro! Ma qui no. Cioè, anche qui scendono in piazza. Cioè, stavolta sono scesi in piazza, tanti, anzi tutti (bianchigayfranchiricchiispanicipoverilelleasiani) per festeggiare la vittoria di un uomo alle elezioni presidenziali. E come si fa a spiegare questo? Io non lo so fare, questo è sicuro. Almeno non lo so fare da solo. Quindi, mi aiuto con alcune delle frasi che ho sentito o letto sui giornali in questi ultimi giorni.
“Qua si sta a cambia’ il mondo, e voi pensate a farvi la doccia?” disse ilfe impaziente di arrivare a Grant Park ma bloccato dal ritardo provocato dalla eccessiva (secondo ilfe, si intende) igiene di Pavani. Qui si sta a cambia’ il mondo, disse… Porca miseria, ha raggione, altroché se si sta a cambia’ il mondo. Un presidente nero! Oh, ma stiamo a scherza’?! In un posto dove nelle Università è raro vedere un afro-americano e dove è ancora più raro trovare una cassiera bianca, dove i ghetti ci sono – eccome se ci sono – e l’apartheid funziona benissimo pur sotto le insegne della democrazia, viene eletto un presidente nero. E questo posto non è un posto qualsiasi, è l’Ameri’a! L’uomo nero alla casa bianca! Ma qui la storia la stiamo cambiando per davvero, e cambiando per sempre, non così per dire! Non come quando Berlusconi dice che Bush passerà alla storia: no, no, qui è tutta un’altra cosa! Qui secoli di sfruttamento, di schiavitù, di tortura si concentrano in un’elezione, in un uomo, in un presidente che davvero cambia tutto solo per il fatto di essere eletto. Un presidente i cui sostenitori gridano “Yes we did!”, ma lui no, lui è un presidente che nel suo discorso dopo l’elezione non dice yes we did, ma dice “Il lavoro è appena cominciato”. E ha ragione. Il lavoro è appena cominciato, e sarà duro. Perché la gente, lei si aspetta davvero un gran bel lavoro: se lo aspetta la signora con un tutore al braccio che, incontrando un’amica in farmacia, le dice “I had surgery yesterday… but everything is o.k., ‘cause today I’m happy!”, e se lo aspetta la cassiera del supermercato dove faccio la spesa che, parlando con una cliente, dice “You can say’t, something’s gonna change”. E questi cambiamenti non dovranno, non potranno essere da poco: Obama ha promesso infrastrutture migliori, ha promesso scuole migliori, ha promesso un sistema sanitario migliore e più equo. Se a questo si aggiunge che è in corso la peggiore crisi economica dal 1929 – i giornali americani lo stanno ripetendo fino alla nausea – non ci si può che chiedere: ma come farà? Come riuscirà a dare a tutti quello che vogliono, come riuscirà a mantenere tutte le promesse che ha fatto?
E questo ancora non è tutto. Con la sua elezione Obama ha già cambiato e potrà ancora cambiare l’Ameri’a, ma che ne sarà del resto del mondo? Anche il mondo ha bisogno di essere cambiato. E ti accorgi di quanto il mondo abbia bisogno di essere cambiato quando leggi sul New York Times che Fathi Abdel Hamid, avventore di un caffè a Il Cairo, ha dichiarato che “Since Bush came to power it’s all bam, bam, bam on the Arabs”, oppure quando il tassista che ti porta a casa dopo Halloween non fa altro che ripeterti “Vote Obama, Bush motherfucker go home”. Il mondo vuole essere cambiato, dopo che negli ultimi 8 anni ha dovuto convivere con la paura degli attacchi terroristici e con quelle guerre preventive che non hanno prevenuto la morte di migliaia di persone. E anche lì, lo sappiamo bene tutti, il lavoro si presenta tutt’altro che facile…
Un uomo è stato eletto, ed è diventato l’uomo più potente del mondo. Per la prima volta nella storia, il colore della sua pelle non gli ha impedito di diventarlo. Noi lo abbiamo supportato, lo abbiamo seguito, ci abbiamo creduto, non lo abbiamo potuto votare ma siamo (sono) rimasto 15 minuti con le braccia alzate per riprendere il suo primo discorso da presidente (che ariva, appena capiamo come metterlo!).
Ora sta a te, Obama, e il mondo ti guarda: vedi di fa’ a modino!"

Sisì

2.
"Cp maschio vive attaccato ai cristalli liquidi del suo computer da almeno un paio di mesi. Gli danno i sondaggi. E lui non esce di casa senza averli mandati a memoria. È chiaro che il giorno delle elezioni sia un po’ teso. A lezione si fa uno specchietto in cui scrive tutti gli stati. Tutti. Divisi tra certiObama-probabiliObama-forseObama-speriamoObama-DioxxxaleMcCain. Alle sette a casa sua si hanno le prime proiezioni. Forse bene. Ma forse no. Cp femmina, la guerrigliera, dice che forse è meglio non andare in piazza fino a quando siamo sicuri, sennò se perdiamo i franchi fanno il riot, e la police ci mena. Per fortuna andiamo lo stesso. Il pullman si ferma dopo due minuti e non si muove più. Vado dall’autista nera per avere informazioni. Immagino che mi mangi. Invece è tutta contenta. Dice che siamo fermi perché deve passare “il presidente”. Per lei gli scrutini sono già finiti. Il suo presidente ce l’ha già. Un tizio in pullman si connette a internet. Va meglio: stiamo vincendo in Florida, in Pennsylvania, in Ohio. Forse in Virginia. Arriviamo. Fiumi di gente. Maxischermi. Magliette e spillette. Yes we can. Change. Progress. Hope. Yes we did. Yes we did? La notizia arriva prestissimo. Obama ha vinto in Virginia. Therefore: Obama president-elect. Ovazione. Brividi. Abbiamo vinto. Una volta tanto abbiamo vinto. Ma non abbiamo vinto a caso. Abbiamo vinto l’elezione più storica dell’impero. Abbiamo messo un nostro uomo sullo scranno più alto del mondo. Un professore della University of Chicago. Un nostro vicino di casa. Un rigattiere, in pratica. Appare McCain. È un signore. Si complimenta, si dice pronto a collaborare, si ricomplimenta. Fa stare zitta la Palin. Poi, dal palco accanto a dove siamo noi, dopo un bel po’ di musica, dopo Jesse Jackson che piange e Oprah che ride, arriva Lui. È bellissimo. Ce lo scoperemmo tutti. Anch’io. Si scrive una pagina storica. Ma sul serio. È nero. Proprio nero. No mezzo bianco, come dice qualcuno. Popo nero. E bello. E grandioso. E bello. La frase di apertura del discorso è da brividi. Boato. Ci sentiamo americanissimi. Cita Martin Luther King, ma senza nominarlo. Poi una tipa di centosséi anni, anche lei nera. Ripercorre l’ultimo secolo. Ripete Yes we can. E noi con lui. Ci guardiamo alle spalle. Un oceano di persone. Forse un milione. (La questura di Roma farà sapere che secondo i loro dati non eravamo più di una ventina, i soliti facinorosi). Poco dopo l’oceano si disperde. Code infinite alla metro. Gli autobus neanche passano, in mezzo al caos. Chicago non è mai stata così bella.

Oggi, the day after, bisogna fare una mezz’ora di coda e, se hai fortuna, ti becchi un giornale col faccione di Obama, altrimenti uno con una foto piccola. Il Chicago tribune però è irraggiungibile. Resta il Chicago Sun-times. Che comunque è fichissimo. La gente fa le foto alle code ciclopiche davanti alle edicole. Le macchine si fermano, suonano, salutano. Abbassano il finestrino e alzano la musica. Ridono tutti. Milioni di magliette di Obama anche oggi, almeno qui a Hide park, dove vive lui (ancora per poco). Una vecchia di colore vende cappellini di Obama e dice “today everybody be happy”."

Ilfe.

It has occurred, finally

mercoledì, novembre 05, 2008




If there is anyone out there who still doubts that America is a place where all things are possible; who still wonders if the dream of our founders is alive in our time; who still questions the power of our democracy, tonight is your answer.

Capita a NY #2 (gender version)

lunedì, novembre 03, 2008

Premessa. Ci sentiamo un po' a disagio a confrontarci coll'amicoferi, ma qualche integrazione era necessaria per colmare alcune lacune che il suddetto ha, più o meno volutamente, tralasciato.


Capita anche, a New York, che tu arrivi all’aeroporto EWR di Nework tutta gasata perché vuoi assaporare la libertà della Grande Mela e ti senti figa fino alla riga nera dalla quale distingui bene la sagoma della pula americana che ti farà il controllo del passaporto. Fino ad allora sapevi di poter vantare una biopolitica attiva che – dicevi! – non avresti svenduto per nulla al mondo. Già, avresti resistito al potere, al controllo macchinoso della mano invisibile che vorrebbe la tua iride e il tuo ditino per controllarti meglio…ma diciamo che la resistenza è durata meno di un millesimo di secondo, nemmeno il tempo che il poliziotto biondo americano se ne accorgesse e già ti aveva scattato una bella foto con il primo piano dei tuoi occhini un po’ orientali e poi ti ha chiesto il ditino indice, sia destro che sinistro e…sì, tu avresti voluto dargli il medio, quello destro e quello sinistro, ma non lo hai fatto. Così, varcato il limite e finalmente negli States, Sylvia K ti confida lo stesso disagio di quel dito indice…Von trotta è pensierosa e ha già trovato un alibi perfetto: ora sì che potremmo essere veramente solidali coi bimbi rom, condividiamo lo stesso controllo!

Capita anche, a New York, che le “prime donne” arrivate nell’ostello di Chelsea provino ad orientarsi nell’omonimo quartiere con settecentomila guide diverse. Capita che in questo quartiere i locali con la bandiera rainbow sorgano bizzarramente quasi accanto a chiese battiste e metodiste che pubblicizzano la benedizione dei cani e dei gatti con grandi feste domenicali. Capita che a Chelsea ci siano i posti più radical/vintage/freak del mondo e puoi vedere le gallerie d’arte contemporanea allestite dentro loft che sono a loro volta opere d’arte e dove von Trotta e Sylvia K immaginano già di fare un mega festone, stile pranzo di via rigattieri.

Capita a New York che in una delle suddette gallerie, espongano, con tanto di manifesto, gli Artists for Obama e che, senza nemmeno capire se ci poteva piacere davvero, ma per puro pregiudizio estetico-politico, decidiamo insieme a Sisì e Amicoferi di entrare. Capita che Sisì si pianti 5 minuti di fronte a un quadro dai disegni geometrici che indicavano North-south-west-east e ci confessa che non capisce proprio come mai gli 883 abbiano potuto ispirare gli artisti per Obama!

Capita anche, a New York, che mentre chatti dall’ostello con amicani con tanto di telecamera lei ti dica, giustamente, di voler vedere i grattacieli. Tu provi a spiegarle che a Chelsea non ci sono i grattacieli e che le case sono tutte come quella della famiglia Robinson ma lei delusa ti dice: “Boia deh, sembra d’esse a Cenaia!”.

Capita anche, a New York, che cp femmina non solo cada in metropolitana, ma faccia dei tonfi micidiali giù dal letto a castello nelle prime ore del mattino, finendo nel letto della roommate spagnola, la quale non dà segni di vita.

Capita anche, a New York, di avere come roommates una spagnola che non esiste, due ragazze israeliane simpaticissime e tre scarafaggi alla cui vista le due israeliane simpaticissime cominciano a urlare “Cuccaracha! Cuccaracha!” (ma la spagnola non era l’altra? E comunque, neanche in questo caso la spagnola si sveglia). L’omo (amicoferi), che non vedeva l’ora di dare mostra di virilità, per smentire le illazioni dei foucaultiani che lo vorrebbero “orso”, interviene prontamente, distrugge la Cuccaracha schiacciandola con la prima suola che gli capita sottomano, mentre i foucaultiani impauriti osservano la scena eroica da fuori la finestra.

Capita anche, a New York, che a Times Square uno stra-manzo ti voglia vendere gli Obama condoms e tu, che ti sei già innamorata di lui e già stai pensando che con uno così chissenefregaseèpurebucato, gli compri anche quello della Palin.

Capita anche, a New York, che sempre a Times Square quattro franchi con un fisico da paura ballino la breakdance sul marciapiede radunando gente intorno a loro e tu batti le mani e li ami a ritmo di hip hop.

Capita anche che passa la bianca cicciona con un fisico da vera paura e si mette a sculonare tra i quattro manzoni palpando le loro parti migliori e allora tu pensi che devi cambiare dieta.

Capita anche, a New York, che con amicoferi e sisì passiamo una buona mezz’ora dentro un negozio di gio-cazzo-li, che la Mattel gli fa letteralmente una sega! Von Trotta, spinta da un desiderio di rivincita nei confronti di giocandolo che l’aveva sempre accusata di essere all’età della pietra dell’erotismo, si dirige immediatamente nel reparto donne e viene immediatamente colpita dall’elettroshock dei capezzoli e le palline vaginali, mentre Sisì e amicoferi si dirigono nel reparto gio-cazzo-li, o dildo, secondo la vulgata accademica della tesi pluripremiata di Giocandolo. Lunghi, grossi, piccini, bianchi, neri, fucsia, di ogni materiale di cui puoi sentire la consistenza su un pippolino su cui è scritto “try me”.

Capita poi, a New York, in mezzo ai giocazzoli, che l’attenzione di amicoferi venga colpita da un megamanifesto attaccato alla parete in cui si vedono muscolosi pugni di mani virili nude che attraversano cavità ancor più nude e delicate. Abbastanza basito, amicoferi cerca di condividere con noi il suo stupore e Sylvia k, convinta di poterlo illuminare in questa scoperta gli dice” Ah sì, il fist facking! Anche Foucault lo praticava!”! Con una torsione di 180°, avvenuta in meno di un secondo, amicoferi si volta verso di noi con una faccia che esprime bene l’idea di chi, in fondo in fondo, non ha fatto poi così male a scegliere di non essere foucaultiano! Se dopo questa visione, amicoferi decide definitivamente di non comprare nulla, gli altri foucaultiani, indecisi fino all’ultimo, se ne vanno comunque a mani vuote, con un certo sentimento di inadeguatezza: prezzi e dimensioni non fanno per loro.

Capita anche a New York che Von Trotta e Sisì non resistano alla tentazione di entrare dentro Godiva (una specie di Lindt americana, solo che più sensuale) per spararsi un mega fragolone transgenico tuffato in un bagno di cioccolato al latte fuso. E quando la commessa, passando il fragolone a Von Trotta le dice “Enjoy” con una voce molto calda, amicoferi si sente in dovere di fare la traduzione simultanea: “t’ha detto: godi maiala”!

Capita a New York che da Victoria's secret (una specie di Intimissimi americana, solo che più maiala) riscopri la tua femminilità e se ti capita di fare un pensierino all'altro sesso, la commessa microfonata ti urla esultante, con segnali di vittoria, "NO!! IT'S ONLY FOR GIRLS!!!!!

Capita anche, a New York, che ti senti newyorchese, esci un sabato sera nel quartiere hip di Tribeca per andare a gode e ti ritrovi in un campo di ghiaia.

Capita a New York che tutto è bellissimo e tu ami tutti, percepisci appieno il significato della parola "cosmopolita" e senti con certezza che questo paese è pronto alla grande sfida del presidente nero.

Capita anche, a New York, che alla Columbia University, al convegno sull'epistemologia storica, oratori e ascoltatori sono tutti bianchi che si fanno amorevolmente servire il tè da tre slanciate figure color "presidente".

Buon election-day a tutti!!!!!

Notizie dall’impero 4. Capita a New York

giovedì, ottobre 23, 2008


Capita a New York che cp femmina in metropolitana non si tenga agli appositi arreggini e se ne voli gaiamente addosso a niuiorchesi orientali sbigottiti.
Capita a New York che segui un convegno di epistemologia storica (e questo, francamente, è strano).
Capita a New York che qualcuno segue un convegno sull’epistemologia storica e poi se ne scappa via, se ne torna nella ventosa Chicago senza aver visto, chessò, Central Park, o il Moma.
Capita a New York che la M&M’s (i cioccolatini colorati, per capirsi) abbiano un megastore di tre piani con tanto di scale mobili, nel mezzo di time square, con tanto di maxischermo gigante fuori che trasmette ininterrottamente le scenette della M&m rossa e della M&m gialla.
Capita a New York che le metropolitane invece non abbiano una cazzo di scala mobile su tutto il territorio urbano.
Capita a New York che qualcuno dica che questa cosa che non ci sono le scale mobili è una forma di biopotere (giuro).
A New York, in effetti, capita di essere l’unico in mezzo a 7 (talvolta 8, se c’è anche quello rasato con l’orecchino; talvolta perfino 9 se c’è pure il finlandese che mi chiama “the loud one”) a non essere foucaultiano.
Capita a New York che gli amici foucaultiani passino una sera a contestare da sinistra il boicottaggio della coca cola, il che mi fa essere di destra anche se faccio una cosa che sembra di sinistra ma che quelli più di sinistra non hanno voglia di fare.
Capita a New York di passare per il ponte di Brooklyn, e poi ripassarci, e poi ancora, e tutte le volte restare sbigottiti e chiedersi se ciascuno di noi ha una buona scusa per sbriciolare la sua vita altrove (e non mi riferisco solo ad Arcavacata di Rende).
Capita a New York di scoprire che Little Italy è solo una strada di Chinatown, in cui di italiano c’è solo un busto di Mussolini (e non di mussolina, come mi vorrebbe far scrivere il computer revisionista) in un negozio di paccottiglia che vende ciddì di cantanti neomelodici con improbabili nomi italiani (Alfio uno, l’altro lo sa ciccì) al cui confronto Gigi d’Alessio sembra Sergio Endrigo.
Capita a New York che un sabato all’ora di pranzo (avendo sapientemente bigiato il convegno) sei l’unico bianco in mezzo ai compagni black panther di Harlem, con il tipo sullo sgabello che incita i neri alla rivoluzione contro il potere tirannico bianco (tirannico? Io?), e con gli altri che fanno la break dance in mezzo a milioni di persone, e con quello che ti sorride e ti chiede “Do you wanna meet Jesus?” (Testa bassa e “Ai no spik inglisc”, naturalmente, non capendo se si trattasse di un invito o di una minaccia).
Capita a New York che torni ad Harlem con Sisì un sabato sera, nella stessa strada, e ci sono più bianchi che afroamericani, e i pochi che ci sono ti vendono una maglietta di Obama e una spalletta con scritto “save Harlem” chiamandoti “Sir”.
Capita a New York che incontri Woody Allen (ma questo non è capitato a noi, purtroppo).
Capita a New York che costringi l’amicocò (e che resta un po’ in apprensione per la paura che gli rubino le scarpe nuove che ha indosso) a fare un giro per il Bronx, ed è bellissimo, una periferia piena di vita e di portoricani.
Capita a New York che una sera vai a vedere un concerto di Jazz avanguardistico, e che nell’intervallo hai l’onore impareggiabile di stringere la mano ad uno dei più grandi jazzisti viventi (George Lewis, credo si chiami), un omone nero enorme e simpaticissimo.
Capita a New York che alla fine del concerto Jazz d’avanguardia ti rendi conto che ti ha dato piacere quanto andare a cavallo senza sella (per noi maschietti). Come un film di Straub, insomma.
Capita a New York che invece ai foucaultiani il concerto sia piaciuto moltissimissimo, meglio di una scopata, pura vida (nota polemica ma in realtà invidiosa. Ma anche polemica).
Capita a New York che Von Trotta ti trascini al museo dell’emigrazione, dove riesce perfino a ritrovare il nome e la data di arrivo di un suo parente emigrato.
Capita che a Von trotta la dolcezza per il parente ritrovato dura un paio di minuti, dopo i quali, davanti a un Hot Dog, ricomincia a prendersela con gli Yankee, che si autocelebrano per aver dato lavoro a noialtri, che però se non c’eravamo noi…
Capita a New York che i rutti di cp maschio siano veramente una cosa di cui la natura dovrebbe vergognarsi.
Capita a New York che esci per farti una serata nel quartiere figo di Williamsburg, ma dopo cinque minuti Sisì scopre un ristorante sardo e si commuove; entrate a mangiare e lui ti racconta tutta la sua genealogia familiare con le lacrime agli occhi, e poi ti spiega (ti prova a spiegare, che se non sei di Oristano mica puoi capire davvero) la Sartiglia, e il ruolo di Su Compoidori (speriamo di non aver fatto errori di ortografia). Quindi nell’entusiasmo ordina una bottiglia di Cannonau che da sola risolleverebbe gli Usa dalla crisi, e cibo per sedici.
Capita a New York (ma questo non l’ho visto con i miei occhi, ma lo racconta Sylvia K) che a Greenwich in un locale c’è un bagno in cui i separè tra un cesso e l’altro sono trasparenti; ma la curiosità-imbarazzo dura solo finchè non ti ci chiudi dentro, perché allora i vetri cominciano a oscurarsi.
Capita a New York di andare a vedere una tavola rotonda sulla sessualità, cui partecipa anche il nostro professore americano preferito; c’è anche una dominatrice professionista, una tipetta un po’ scialba, molto borghese e molto intimidita, che però se le dai 500 euri ti caca in faccia o ti frusta.
Capita a New York che Sisì ti porti a fare il giro dei luoghi cult di Gossip Girl, raccontandoti nel frattempo il primo appuntamento tra Serena Van Der Woodsen e Dan Humphey (lei ricca upper east sider, e lui relativamente povero ma brillante brooklynense: una storia da togliere il fiato).
Capita a New York che una tipa di nome Vincenza Samaritano ti ferma in metro per raccontarti che suo padre è siculo, ed è lui ad averla castigata con quel nome, e poi, nel mezzo del discorso capisca (troppo tardi) che era la sua fermata e cerchi di suicidarsi tra le porte che si chiudono; e ce la farebbe pure, se un tipo non la salvasse dalla morsa.
Capita a New York di bere un “Just Jack” (o un “JJ”, per noi uomini di certe frequentazioni), ovvero un Jack Daniels liscio, appollaiati una domenica notte ad un bancone di legno di un bar di Chelsea (il quartiere finocchio dove alloggiamo), con tanto di Juke box, parlando con quel figo che parlava al convegno (e che poi è l’unico dei due che si beve davvero il JJ), mentre ciccì racconta a Pavanti vita, opere e miracoli di Britney Spears, di cui ha appena messo un paio di singoli sul giùbocs.
A New York capita che mangi tre giorni di seguito al Burger King, ma siccome non sei fucoltiano, non bevi coca cola, che invece aiuterebbe a digerire.
A New York capita che questo abbia come conseguenza indesiderata la quasi morte del sottoscritto che vomita a ripetizione e si congestiona proprio la notte prima di partire (col pullman, un ventinaio di ore di viaggio), e non riesce a muoversi dal letto, nonostante le attente cure somministrategli da Sisì in versione infermiera.

Ma forse è stato meglio così. Era l’unico modo per partire senza troppi rimpianti dalla mela che ci lasciavamo alle spalle.

scuola di polizia

Dopo le uscite Berlusconi di ieri, che ha dichiarato che la risposta alla protesta contro la "riforma"-che-riforma-non-è Gelmini-Tremonti sarà l'invio della polizia negli Atenei (per dire quanto il diritto al dissenso oggi in Italia sia garantito, liquidato tutto sotto "problemi di ordine pubblico"), ecco la ciliegina sulla torta da parte di uno dei personaggi più inquietanti della storia dell'Italia repubblicana, Francesco Cossiga:



solo per ricordarci chi è e quante responsabilità ha il rispettabile francesco cossiga, quel vecchietto che tanto ci diverte con le sue dichiarazioni franche e fuori dal coro, che suscitano ilarità e compiacimento anche a sinistra. per rinfrescarsi la memoria si consiglia di rileggere anche L'affaire Moro di Sciascia, e ricordare cosa l'onorevole Aldo Moro pensasse di certi suoi compagni di partito.


ALL'UNICAL AVEVAMO GIA' CAPITO TUTTO:



auguri maciste!

sabato, ottobre 18, 2008

caro maciste,

tanti auguri da parte di tutta viarigattieri! oggi è il tuo primo compleanno, forse vale la pena fare qualche bilancio (quanto ci piace fare i bilanci! un giorno conteremo quanti bilanci abbiamo fatto su questo blog, in tutto questo tempo, ma quanti!) perchè tu sicuramente già non hai memoria di quello che è stato questo primo anno della tua vita, figuriamoci tra qualche anno. ci pensiamo noi, stai tranquillo, sennò che ci stiamo a fare?

naturalmente la nostra memoria è del tutto personale, ci mancherebbe, mica guarda agli eventi storici tipo il terzo (quarto? quinto?) governo berlusconi, la fine della scuola e dell'università pubblica, la recessione internazionale, il fallimento di alitalia e delle banche di tutto il mondo, la fine della quarta serie di lost, la fuga dei cervelli e quant'altro. beh sì è successo tutto questo (anche il terzo scudetto consecutivo dell'inter, non succedeva forse dal quarantasssèi), ma nelle nostre vite sono successe tante altre cose, meno note e non meno importanti. e noi di quelle dobbiamo parlarti, sennò che ci stiamo a fare?

penso addirittura che questo post potrebbe sperimentarsi come post aperto, nel senso che i commenti allungheranno la lista degli eventi epocali che hanno contraddistinto il tuo primo anno di vita, caro maciste. eventi e-po-ca-li. te ne dico alcuni, i primi che mi vengono in mente:

- hai presente quello lungo lungo coi capelli corti che ti capita di vedere spesso durante il giorno, o la notte, o nel fine settimana con più frequenza? si, quello con la faccia non troppo sveglia. tuo padre, si. beh, intanto tuo padre quest'anno è diventato, da stagista che era, un lavoratore vero e proprio. lavoratore dei nostri tempi, ovvio, con contratti a orologeria e poche garanzie, ma di questi tempi è la moda, vedrai che ti ci abituerai. comunque le cose sembrano andare per il meglio, ci sta che a 14 anni ti compra il motorino.

- hai presente quello piccolo e tondo con la faccia simpatica? non ce l'hai presente? dai, quello che prima di viarigattieri stava dai preti, poi è venuto in viarigattieri, quello che ha vinto il dottorato a pisa e quindi si è trasferito a roma...dai! vabbè, se non l'hai conosciuto lo conoscerai, stai tranquillo. comunque tutto bene, forse diventa ricco per merito della sua molto più sveglia fidanzata, che ormai è sulle bocche di tutta Roma e presto troverà un posto di lavoro anche a noi.

- hai presente quei due che invece loro sì ti sono venuti a trovare, quello con la maglia a righe e il cappuccio con la barba, che giocava col tuo giocattolo, e quell'altro che voleva rubarti la pappa e battibeccava col primo cianciando di america? beh, alla fine ci sono andati, caro maciste. e ora girano per le strade di new york, e sicuramente tra i loro regali ce ne sarà uno anche per te, come quando i tuoi genitori andarono da quelle parti e ne portarono uno ad amicani. già, ti ricordi di amicani? dai, amicani! la piccola (...) fiammiferaia! lei si è appassionata a questa cosa dell'università, e non riesce a smettere di provare concorsi. li prova, poi li molla, poi li riprova, poi viene mollata, e poi tutto daccapo. in questi giorni si aspettano notizie dell'ultimo, ma stai tranquillo che presto ricomincia tutto, comunque vada.

- hai presente nw? quella che non ti ha fatto parlare un attimo perchè faceva i versi da bambino al posto tuo? onore al vero: quella che in fondo un po' ti ha fatto innamorare, dai lei te la ricordi. beh nw è molto cambiata in questo anno. adesso è molto più vecchia, pensavi fosse possibile?! eh già. ma continua a fare i versi da bambino, anche in tua assenza.

- hai presente quello con la barba, il più giovane dei rigattieri? quello siculo e nivuro? quello che sono anni che parla che se ne vuole andare e che questa città "è triste, è triste, (e 'sta sempre ccà)". no che non ce l'hai presente, non venne a trovarti. beh comunque sa di te e ti ha visto in foto e filmini. è partito. ci ha fottuto anche lui. ora è a parigi, nel quartiere latino, e ha cominciato una nuova vita, portandosi dietro un sacco di gente come francibush, lamati, e tanti altri. ci sentiamo ogni sera perchè in fondo anche lui è nostalgico, ma ancora non ha dato notizie pubbliche di questo esilio parigino.

- hai presente maurinho? brontolo? lui combatte contro le ingiustizie. è da almeno tre giorni che si ripromette di denunciare filomena, la fruttivendola del suo paese che gli dà i ceci sbucciati con tanto amore ma non gli fa lo scontrino. poi non lo fa perchè è buono, ma nell'animo farebbe piazza pulita di questo illegalismo terrone.


di quante altre persone dovrei parlarti, ma ti renderai conto che non è possibile, nel 2008, scrivere un romanzo d'appendice. già è un post troppo lungo, ma chi vorrà raccontarti qualcosa di sé sarà il benvenuto e verrà incluso in questo post via via.
d'altronde avrai arguito da solo la cosa più importante: viarigattieri, fisicamente, non esiste più, e dunque non potremo rispettare la promessa di portarti a giocherellare in mezzo alla spazzatura. è un grosso dispiacere, ma in fondo non è detto che non possano esistere in futuro situazioni analoghe, in cui tu possa razzolare un po' come ti pare, in un luogo analogo. che dirti, invece, da questa nuova sistemazione pisana in cui mi trovo io, lontana da quella parte dell'arno, lontana da quell'atmosfera, in un momento di riscoperta di passioni politiche e movimenti che rendono la città più viva, in assenza di tutta questa gente?
due cose positive, che riscopro dopo anni di vita pisana. che la mattina, quando apri la finestra, puoi vedere il sole e non solamente un palazzo; e che stendere i panni al vento, e non nel corridoio, è veramente encre.

tanti auguri maciste!

sei mesi di sinistrato

lunedì, ottobre 13, 2008

"Cercasi per società di alto profilo internazionale SEGRETARIO. Richiesta padronanza delle lingue, buona conoscenza del PC e sensibilità all'internazionale. Ottima retribuzione. Contattare Mr B al n° 0254******"




Mr B - Il prossimo!


Dr A - Salve.

Mr B - Ah, è Lei! E' qui per l'annuncio, immagino...

Dr A- Ebbene sì.

Mr B - E quali sono le Sue competenze?

Dr A - Be', ho militato per 20 anni nel PCI, per cui lo conosco benissimo. So anche chiudere il pugno, guardi...
E per quanto riguarda la sensibilità all'Internazionale, be'... quando l'ascolto, sono tutto lacrime...

Mr B - MA COSA DICE?! Sull'annuncio si parlava di PC non di PCI!

Dr A - .......




design

mercoledì, ottobre 08, 2008

proprio non ce la fanno. non riescono a non parlare di noi. ora non è che possiamo dare spazio proprio a tutti quelli che parlano di noi, però...

qualche giorno fa Repubblica ha re(so)pubblica una delle nostre creazioni. eh già, i rigattieri sono anche designer. ne diamo notizia qui, mica per vantarci - lo sapete che siamo modesti e sprovvisti di amor proprio -, giusto perchè il popolo sappia (e in attesa di resoconti chessò, parigini, americani, o che so io...).




qui intanto sembra di essere tornati ai tempi della pantera, contro la riforma tremonti-gelmini. e noi ci siamo dentro, abbbuso: www.no133pisa.blogspot.com

la sorella eterozigota

lunedì, ottobre 06, 2008

lo sapevo che non sarebbe stato semplicissimo.
quando betti è partito, mi aveva lasciato, quasi fosse una sua ultima volontà pisana, un compito. volevo onorarlo al meglio, ma sapevo che sarebbe stato arduo.
anche se non credevo così arduo.
conoscete tutti i gemelli. i gemelli sono quelli che tutti abbiamo pensato per un certo periodo fossero dei fidanzati, e invece no, erano semplicemente gemelli eterozigoti. o addirittura, più semplicemente, solo fratelli, ma per dimostare una maggiore familiarità ci piace chiamarli "gemelli eterozigoti".
all'inizio abbiamo pensato che i gemelli eterozigoti fossero i più simpatici di tutti, ed effettivamente c'è qualcuno che lo crede ancora. solo che i gemelli eterozigoti hanno un piccolo problema: non sanno fare quello in cui si impegnano di più. il che evidentemente è un problema. ma non è che non lo fanno abbastanza bene: sono negati. Lei, in particolare.
ok, sto esagerando. ma questa storia ve la devo raccontare.

dovete sapere che ho smesso di frequentare i gemelli eterozigoti quando ho sentito per l'ennesima volta dire alla sorella eterozigota: delùs. continuavo a portare libri di deleuze, e lei diceva: ah, vuoi delùs.
la odiavo.
era più forte di me, ho deciso che o io o lei, e per evitare problemi con la giustizia ho preferito smettere di frequentarli. anche se ogni tanto questo delùs mi torna in mente, e ancora mi viene la pelle d'oca. anche perchè ci provavo a spiegarle come si diceva, ma lei niente: delùs, delùs, delùs. convinta, eh. e io non potevo non pensare alla canzone di vasco: ehi tu delusa, attenta che si truoppu arrusa.

poi è successo che circa 10 giorni fa amicobetti le ha portato un libro, e io ero fuori ad aspettare (non volevo entrare, non sono più entrato dopo delùs). c'era amicani con lui. uscendo, amicani ha chiesto ad amicobetti:

- scusa ma perchè ha scritto "daniele", se ti chiami gabriele?

e amicobetti ha detto:

- è sempre così, mi chiama gabriele, sa che mi chiamo gabriele, ma scrive "daniele".

rifletteteci un attimo. siamo davanti a un chiaro caso di schizofrenia: anche fucò non avrebbe dubbi. ma non pensate a lei, pensate a me: che già nel frattempo ero proiettato nel triste momento in cui mi sarebbe toccato, ancora una volta, avere a che fare con delùs. ma erano i giorni di una tristezza maggiore: quella dell'abbandono di viarigattieri, i giorni delle partenze, ed è stato facile dimenticare il tutto.

oggi però ci sono andato.

durante tutto il tragitto ho pensato: e adesso che cosa le dico? mi dai il libro di gabriele dove tu avrai scritto "daniele" (perchè sei matta)? anche perchè se le dico di darmi il libro di daniele lei non capisce, perchè mi associa a gabriele. oppure, che cosa posso fare? che strategia devo adottare?
sapete dove abito adesso, quindi avete idea di tutto il percorso che ho dovuto fare, e per quanto tempo questi pensieri mi hanno tormentato. per fortuna, c'era amicani con me. giunti dai gemelli eterozigoti, mando avanti lei. ok, vigliacco, ma lo faccio per evitare un omicidio. purtroppo, assisto.


AMICANI: ciao, devo ritirare il libro di gabriele.

DELUS: ah sì, me l'ha detto! aspetta che te lo cerco.

lo cerca. non lo trova, naturalmente.

AMICANI: forse l'hai segnato col nome "daniele"...

ora, una persona normale direbbe: scusa, se mi hai chiesto il libro di gabriele, perchè avrei dovuto segnarlo col nome di daniele? ma evidentemente lei, che sa di essere schizofrenica, non avanza alcuna obiezione e cerca daniele. ma niente.

AMICANI: guarda, era un libro di nietzsche, ti aveva detto che passava andrea...

DELUS: ma guarda, sto cercando ovunque, non c'è niente...

AMICANI: prova a vedere nietzsche...

DELUS: mi ricordo, che doveva fare un esame, ma non lo trovo...

ok. già immagino cosa sta per succedere. lo so, ora dirà qualcosa e mi ferirà. lo so. lo voglio evitare a tutti i costi: prendo la parola!

IO: forse avrai scritto "andrea", prova un po'?

DELUS: aaaaaaaaaaahhhhhhhh! ecco!! avevo scritto Andrea-Daniele!!! è un libro di NEZCHI, vero?


AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

post numero 500

giovedì, ottobre 02, 2008

Beh, signore e signori, innanzitutto tanti auguri a nw, maurinho e thomas, che oggi fanno il compleanno. La nostra vocazione è quella di continuare e proliferare ma non certo quella di dimenticare chi siamo e da dove veniamo. Quindi cari amici, frequentatori e personaggi vari, tanti auguri da parte nostra.

Secondo, un annuncio importante: siamo fuori casa. Ieri abbiamo ufficialmente chiuso la sede fisica di Viarigattieri, come sapete, e probabilmente non ci metteremo più piede. Abbiamo giusto mandato amicofranci in perlustrazione, proprio in questi minuti, per recuperare un caricabatterie: ci dirà che ne è di casa nostra sotto bandiera spagnola. Ma non siate tristi: rigattieri siamo e rigattieri resteremo, anche in esilio.

Terzo: questo è il post numero 500 dall'inizio di questa storia. Cazzo, 500 sono tanti. Sarebbe anche un numero pieno di responsabilità, e onestamente non sapremmo neanche come si fa a onorarlo per bene. Per fortuna ci ha pensato qualcun altro, e la cosa a questo punto si fa veramente, veramente grossa.


ciao

martedì, settembre 30, 2008

oh
è vero
ultimo giorno
viarigattieri finisce qui
saremo telegrafici ed estetici
si annuncia svendita pomeridiana di
nell'ordine: stendini lucine di natale scatole
scatoline scatolone scatole da mettere sotto il letto
quelle blu di ikea, per capirci, insomma. forse anche dell'altro 
ma lo scopriremo solo vivendo, come si suol dire. Adesso arriva Marianelli
a controllare i contatori. Noi puliamo, togliamo munnizza, salutiamo,
infine, questa casa. Arrivata cartolina chicaghese, con su scritto
solo VIARIGATTIERI. Emblematico. Buttate tante cose,
date ai poveri, tante cose anche di voi che leggete.
Vi rendete conto? finisce un'epoca, oggi
 che è anche il mio compleanno
30 settembre 2008
viarigattieri
la fine.

IMMAGINI MALGRADO TUTTO

domenica, settembre 28, 2008

Eh sì, mentre voi girettate, fate le vostre cosine, chissà dove, chissà come, noi smobilitiamo... forse prestissimo daremo una lista in extremis di ciò che è rimasto in questa casa, e che bandiremo nell'asta lastminute più rapida del mondo - ieri sera, in una festicciuola sottotono di commiato silenzioso, abbiamo già assegnato alcuni dei pezzi più preziosi: due tesi di mauro, una di tessa, qualche rivista del '99, specchi, tavole di legno della libreria delfe -, quindi state bene attenti. Nel frattempo mettiamo qualche immagine, che vi dia la misura di quello che sta succedendo.









(si lo so che sembra viarigattieri in stato normale, ma se guardate bene capirete che il casino è dovuto al trasloco)

Dal povero franci: Finalmente l'accordo alitalia...

giovedì, settembre 25, 2008

Dicono che hanno raggiunto un accordo per Alitalia. Il mondo va a pezzi, su tutti i fronti, ma noi abbiamo raggiunto un accordo per Alitalia. Veltroni se ne è preso il merito. Vi prego leggete la sua lettera, le sue dichiarazioni, visitate il sito del PD.

Quella di Alitalia è stata una delle solite danze folcloristiche che di tanto in tanto si ripetono in questo paese. Né più ne meno. Proprio una di quelle sagre paesane che conosciamo bene e che servono a distrarre il popolo stanco dopo un anno di lavoro - un po' come le feste di liberazione, ma qui la gente si diverte.

C'è chi ha usato il caso per vincere le elezioni, chi per perderle, chi per speculare, chi ha per mantenere i propri privilegi, chi semplicemente per masturbarsi un po'. C'è chi ci ha fatto trasmissioni televisive, chi ha previsto catastrofi per l'intero paese... Ma i sindacati hanno lottato questo va riconosciuto...

Ora di questa danza scomposta si delineano le traiettorie, e la gente che se ne intende - e che ha la fortuna di avere direttamente accesso ai fatti - farà i suoi bilanci. Io posso solo immaginare, al massimo condividere la mia immagine con voi. Un personaggio attira più di tutti la mia attenzione e risveglia l'umano sentimento della compassione (compassione/pena, i confini sono incerti).

Quando penso a Veltroni in questa cosa di Alitalia, penso a quei bambini che non vengono invitati alle feste dei coetanei. Quei bambini buoni e giusti che subiscono le angherie degli altri, ma che dopo averci fatto commuovere, con la loro fermezza morale e la loro intelligenza, diventano gli eroi e salvano anche i propri aguzzini...

povero Veltroni... ora si prenda una vacanza, se la merita, ma torni subito, il paese senza di lui, come abbiamo ben visto, non può andare avanti...

dal povero Franci al povero Valter... tra poveri ci si capisce

Armer Franci

martedì, settembre 23, 2008

Ecco a voi una scoperta filologica di Greg fatta durante il soggiorno berlinese. La teoria dell'accanimento contro i franci trova qui incontrovertibile conferma... o no????




Ich bin das Kind der Familie Rigattieri
und heiße Franci.
Ich wäre lieber der Hund der Familie Rigattieri.
Dann hieße ich Senta.
Ich könnte bellen, so laut, dass sich die Nachbarn
empörten. Das würde die Rigattieri nicht stören.
Niemand sagte zu mir: „Spring nicht herum! Schrei nicht so laut!“

Ich wäre auch gern die Katze von Rigattieri.
Dann hieße ich Musch.
Ich fräße nur das, was ich wirklich mag,
und schliefe am Sofa den halben Tag.
Niemand sagte zu mir: „Iss den Teller leer! Lehn nicht herum!“

Am liebsten wär ich bei Rigattieri
der Goldfisch.
Dann hätt ich gar keinen Namen. Ich läge still und
golden im Wasser,
in friedlicher Ruh, und schaute durchs Glas
den Rigattieris beim Leben zu. Die Rigattieri kämen
manchmal und klopften zum Spaß
mit ihren dicken Fingern an mein Wasserglas.
Sie reden mit mir, doch ich kann sie nicht verstehn,
denn durch das Wasser dringt kein Laut zu mir.

Dann lächle ich mit meinem Fischmaul den Rigattieri
zu. Doch meine Fischaugen schauen traurig auf
den kleinen Rigattieri
- und der bin ich -, und denke:

ARMER FRANCI!

Notizie dall’Impero. Parte seconda: Dei sogni mancati, dei colori e delle case inaspettate

lunedì, settembre 22, 2008


In pieno stile Gregano, ci tengo a scrivere un post (il mio primo post) subito dopo la pubblicazione di quello (di estremo valore e successo) del Ferari… così, per pura cattiveria – o forse per rifarmi dell’aver condiviso il letto col Petone per ben 6 giorni, senza trarne, povero me, alcunché di positivo.

Prima di tutto, alcune importanti correzioni:

1. Non si dice Chicagoni ma Chicagoani, che se vogliamo è pure peggio…

2. I bucks devoluti al Papadopoulos non furono 50, bensì 49… ma dato che sono stati pagati da lui, il Petone ha voluto esagerare…

3. In realtà si sarebbero potute mangiare cose ben più sane del cheeseburger, ma il Petone non sa scegliere! Il primo giorno, in un ristorante greco (e sì che Papadopouolos gli avrebbe dovuto insegnare qualcosa…) io ho preso un Club Sandwich, mentre ilfe ha ceduto ad una specialità della casa, che si è rivelata essere un parallelepipedo densissimo di carne macinata condito con ketchup e cheddar… chi è causa del suo mal…

4. Per quanto riguarda la fradicia verdura, ci sarebbe da precisare che se non l’avessi scutullata un po’ mi sarei portato a casa un comodo litrozzo d’acqua, quindi nel caso sono io che c’ho perso! Ciò che poi impressiona, della verdura, non è tanto la nebulizzazione dell’acqua, quanto piuttosto i colori: non è un mercato, è un arcobaleno! Perché il pomodoro dev’essere solo rosso, se può essere anche giallo? E se siete fra coloro che, come me, non sanno mai scegliere fra peperoni gialli, rossi e verdi, che cosa pensereste trovandovi di fronte anche peperoni arancioni e viola?!

Ciò su cui il Petone non si sbaglia, invece, sono le grandi disillusioni. A cominciare da quel gran budello di Rachel, che mi ha liquidato con una mail piccola piccola, mesta e quasi innocua all’apparenza. Leggete, leggete fin dove è arrivata:

“SiSì,

I am so sorry for the wait. I had someone come by and sign a sublease for the aprtment so it is taken. I will let you know if it falls through and you are still looking for something. I am sorry for the wait.

Good luck,

Rachel”

I am sorry for the wait?!?!?! Ti dispiace?!?!?! Poverina… Come potete ben immaginare, SiSì non si lascia abbindolare da queste tiepide scuse; e volendo sfogare il suo astio, risponde… altrochè se risponde! Sentite un po’ qua:

“Dear Rachel,

I use to say things as I think they are, and unfortunately (for me cause I'm wasting my time writing, and for you cause you'll (maybe) waste your time reading) I want to say what I think this time too.

I think you didn't treat me the right way. You told me the dates worked perfect for you, that you was happy to have (again) an Italian subleaser, and after you sent pictures to me I said IMMEDIATELY that I was interested in the flat. Really, I couldn't wait to arrive here in Chicago to come and see my new wonderful flat and the wonderful person that would have subleased it to me.. I trusted you. But then I found out the dates didn't worked so perfect, that the interest you showed on me was actually flown away, and that what I took as a promise was in fact an illusion. You never mentioned that you'll leave on the 19th, or that someone else was interested in the apartment (or that you were putting other announcements on marketplace, too...). I thought you were just waiting for me to arrive, so that you could meet me and I could sign the contract. When I called you I realised immediately that something wasn't going the right way. But I still hoped to hear soon something about you. What I got (not so soon) was a refusal that puts me in big troubles, cause I not only have to find another room, but since I need a place to sleep I'm still staying in a hotel, which is not exactly unexpensive...

Why am I wasting my time writing this to you? Not because I think that it would solve something, but only because I like to be honest with people, and especially with myself. You can take this speech as you want, this is not my problem; at least, I've satisfied my selfish need to be honest - a need that I always prefer to the need of making only his own proper business.

Sincerely (or honestly)

Sisì”

CAPITO, STRONZA?! Non la si fa impunemente a Sisì…

E ringraziate che ho trovato un bellissimo appartamento a 102 sventolanti dollaroni di meno (senza internet… sigh…), altrimenti sarei ancora attaccato coi denti ai polpaccioni di quel tegame...

Notizie dall’impero. Parte prima: i Chicagoni.

venerdì, settembre 19, 2008

Dormire nello stesso letto (a una piazza e mezzo) con CC (SiSì, per gli amici chicaghesi) in maglietta della salute ha anche dei lati positivi. Uno di questi è che mentre tu (cioè io, nella fattispecie) sei lì che scrivi una meil alla penisola, lui legge la guida di Chicago e ti dice che non si dovrebbe dire Chicaghesi, ma Chicagoni (chicagones, nell’idioma locale, che fa ancora più effetto se lo leggi all’iberica). Altri lati positivi, no, ma questo già non è poco.

Apparte questo, allo scadere della settimana dalla nostra partenza, si reclamavano notizie, e tutto sommato il popolo rigattiere se le merita. Non un racconto però, quello è roba da europei che non hanno ancora capito bene che nel postmoderno una cosa come il racconto (la coerenza, la cronologia, l’unità di spazio e tempo) ce la dobbiamo scordare; tanto più che qui è la terra del fasfù, e quindi si va per flash.


Aereo. Al check-in la tipa (una spagnola) ci dice che “l’aereo è bloccato” (primo pensiero: “a che ora sarà la prossima navetta per Milano Centrale?”). Poi si corregge: i posti sono bloccati, perché l’aereo è vuoto, e quindi per questioni di bilanciamento i passeggeri vengono sparsi. Così va meglio, e lo confermano anche sia Amicani, che dice che con meno gente è più difficile la claustrofobia, sia il principio di Newton per cui un aereo più leggero sta su meglio di uno pesante.

Comunque la notizia è che ferary se la cava eccellentemente, circoscrivendo il terrore al decollo e all’atterraggio, e ronfando per le restanti otto ore. Merito particolare va ad Amichigo, che lo ospitava la notte precedente al volo, che lo ha portato a letto alle 3 e svegliano alle 6.15, dopo averlo imbottito di alcool per tutta la sera. Arrivato all’aeroporto carponi il sonno è stato facile anche senza aiutini chimici.

Arrivo. I classici tre giorni di pioggia battente, in una Chicago deserta, tra il puzzo di piedi di due argentini e un italiano in ostello prima e nel lettone a due in una residenza universitaria poi. Costo dell’operazione pernottamento: svariati milioni di bucks.

Cibo. Il pasto più sano della settimana (a parte la pasta di stasera generosamente cucinata da SiSì) è stato doppio cisburgher, doppia patatina fritta e doppia pinta. Ferary mette a segno la prima diarrea fulminante alla terza notte (onorando il nome di Chicagone), e – cosa su cui si pronuncerà la scienza a suo tempo – cacando un prodotto di qualità di gran lunga superiore a quello ingurgitato (si sospetta che tra lo sciacquone dell’International House e la cucina di Noodless ci sia un filo diretto).

Il campus. Esattamente come ve lo immaginate, pulito, ordinato e organizzatissimo. Situato un po’ in culo rispetto a downtown (tipo come stare a Buti e il centro è a Zurigo), ma comodamente servito da un trenino che passa ogni ora e che ti ciula 5 dollari tra andata e ritorno.

Personaggi Chicaghesi – selezione.

I nostri primi dollari sono andati a Nick Papadopolous (nome vero, o almeno spacciato per tale), il taxista greco-chicagone che ci carica all’aeroporto americano. Prima di partire litiga per un quarto d’ora con un nero senza denti che dirige il traffico dei tazzi al terminal 5, dicendo a noi di dire, qualora interpellati dal nero senza denti, che andiamo in due hotel diversi. Per fortuna il nero se la prende solo con lui e, creatasi ormai una fila di taxi di cui non si vede la fine dietro il nostro, riesce a convincere Nick a partire. Lui ci chiede da dove veniamo, e, sentito dire “Italy”, cerca una radio con musica russa e ci guarda tutto soddisfatto (il nesso tra le due cose purtroppo non è uscito dalle sue sinapsi). Costo dell’operazione: 42 dollari, da lui stesso arrotondati a 50.

Wayne Hudston (o Huston). Non è un personaggio comico, ma a lui devo un tributo particolare perché è stato buonissimo con me. Bancario afro-americano (e forse buddista, a giudicare da una statuetta nel suo ufficio) cui ho chiesto aiuto visto che né la carta né il bancomat mi permettevano di prelevare. Lui, che lavora nella banca nel grattacielo più alto d’america, anziché mandarmi a cagare (di nuovo) mi dedica un sacco del suo tempo prezioso, in due giorni diversi, e cerca in tutti i modi di farsi capire. Alla fine non sono riuscito a prelevare, ma in compenso ho aperto un conto alla sua banca. Grazie Wayne Hudston (o Huston).

Rachel. Un budellaccio sfatto. Vedi la categoria: Così finisce il sogno americano.

Barak Obama: un altro immigrato del luogo, che vive 4 strade a nord da dove viviamo noi, e che al momento va per la maggiore.

La spesa. Non s’è ancora capito come si faccia, ma s’è capito che la storia dei prezzi bassi in America è una stronzata. Il fatto che l’euro è forte serve giusto per non essere costretti a sopravvivere a bucce di patate. La frutta è meravigliosa, bellissima, lucente, anabolizzata (c’è di buono che quella non si sa quanto costa perché c’è scritto il prezzo per libbra, e noi cosa sia una libbra non lo sappiamo). C’è pure un meccanismo che annaffia costantemente frutta e verdura con una piacevole nebulizzazione, cosa, per noi di provincia, a dir poco meravigliosa. Però, osserva SiSì, economista ed economo, “L’acqua pesa, e tutta quella verdura bagnata costerà il triplo” (seguono 5 minuti in cui SiSì scuote la verdura in mezzo al supermercato per farne fuoriuscire la truffaldina annaffiatura). Il pollo è arancione.

La fine del sogno americano. Certo, questa terra meravigliosa nasconde anche delle forti contraddizioni.

Tra queste la troia di Rachel, che aveva promesso un appartamento a Carlocò e poi glielo ha negato all’ultimo momento (mettendosi pure a tergiversare, a prendere tempo prima di dire definitivamente di no, perché non è che non voleva dargli l’appartamento, non voleva proprio che avesse un qualsiasi posto dove stare). [presto SiSì pubblicherà su queste pagine gli atti dei loro dissapori].

Tra queste l’impossibilità per Ferary di prelevare i suoi cazzo di soldi (devono aver capito che il credito cooperativo era roba di comunisti).

Tra queste la delusione più grossa. Non si può comprare l’i-phone.

la diaspora

giovedì, settembre 11, 2008

amicofranci













amicobetti


























amicoferi, ciccì











capo.

la svendita

sabato, settembre 06, 2008

La cosa più divertente nella mestizia dell'abbandono di una casa - una casa come viarigattieri, poi - è quella di disfarsi delle cose superflue: operazione quantomai creativa e rilassante nello stress dell'impacchettamento. Dopo 4 anni che vivi in una casa hai accumulato, quasi senza accorgertene, una serie di oggetti, cianfrusaglie, paccotiglie varie (che rigattieri saremmo sennò?) di cui alcune sono utili, altre tutto sommato carine, altre ancora veramente assurde, per quanto tu ci possa essere affezionato. E siccome di lì a poco devi smobilitare, ti tocca fare una cernita di tutto questo; e siccome vivi a mille chilometri di distanza, e qualcosa la devi anche mandare a casa tua, non ti sembra carino mandare proprio tutto tutto (sia perchè è caro spedire i pacchi, sia perchè non vorresti vedere la faccia di tua madre quando vede cose completamente inutili - chessò, la scritta Baloon in ferro larga 3 metri del negozio di sotto che ha chiuso e che può essere sempre utile, e per questo l'hai conservata nel corridoio di viarigattieri per 2 anni, prima di decidere che potevi buttarla). Che soluzione adottare? Puoi provare a regalare tutto ciò che non ti serve e che pensi possa servire a qualcuno, certo. Oppure, più divertente: puoi spostarti nella camera accanto e provare a regalare tutto ciò che hai deciso che non serve più al tuo coinquilino, e sei convinto che possa servire a qualcuno - a maggior ragione quando il tuo coinquilino non ne sa niente. Ma niente è comparabile col fare annunci e vendere le cose - tue o del tuo coinquilino - su internet. E' veramente encre. A me m'è presa la mania. Mò me vendo tutta la casa, pezzo a pezzo. La tv di Mauro. I quadri di Happy. Le mutande di Scaramuzzino. Le mutande di amicoFranci. La libreria di mattoni d'Ilfe. Lo stendino di Betty. Il mio stereo. Il computer di amicAdino. Il nuovo libro di Piggì. I vestitini di Pavi. Tutti i libri di amicaNi che è una vita che gli dico di portarseli a casa. Le pugnette di nw. La lavatrice con tutte le quote di Genny, e Natali. L'ombrello di Ciccì!

Tutto a prezzo scontato, un'offerta irripetibile, ssiòre e sssiòri! Puro usato viarigattieri, vintage, un giorno diventerà oggetto di culto, ssiòre e sssiòri! Faccio annunci irresistibili, fotografo anche pezzo per pezzo, da ogni angolatura, ssiòre e sssiòri!

Sono il capo. Lo faccio ma soprattutto posso farlo! Mò me vendo tutto, tutto!! E non pensare che la cosa non ti riguardi. Sono sicuro che anche tu, passando di qui, hai lasciato qualcosa...riflettici un attimo...ih! ih! ih!

Rigattieri Comunichèscion

mercoledì, settembre 03, 2008








Lesson n. 1, by Happy

Happy, il vostro Stagista preferito, è partito qualche tempo fa da Pisa.
Per vedere un po’ di mondo e anche, incidentalmente, per riprodursi (w Maciste! W la new generation!).

(in realtà la mia missione consisterebbe nella creazione di un centro di potere finanziario-politico-economico per consentire a tutti i Rigattieri di continuare a riflettere su Kant: a proposito, avete finito di leggerlo? Ma quanto è lungo, più di Harry Potter?!).

Al momento tuttavia i nostri sogni di gloria sono ancora un orizzonte lontano.
Ci stiamo lavorando, insomma.
E quindi, nel frattempo, cammin facendo, il vostro Affezionatissimo ha dovuto rimediare un impiego.
E un po’ la casualità, un po’ l’arte di arrangiarsi (= vendere il proprio luogo oscuro inferiore), mi ha condotto in una grande agenzia di comunicazione, nel cuore del mondo milanese.
Ovvero, nella Comunicazione tout-court (o savasandir, come scrive sempre Si-culo).
In questo mondo tristo e selvaggio ho imparato moltissimo: tante nozioni per voi prive di alcun interesse, ma altre che, al contrario, potrebbero un giorno farvi un po’ più scafati nel leggere un articolo di giornale (è usanza dei Rigattieri fottere ogni giorno una copia della Repubblica dalla mensa della Normale perché giaccia inerte sotto i rotoloni Regina).

E così, ho pensato di raccontarvele, non avendo evidentemente di meglio da fare.

Tutto ciò che si dirà di seguito può essere tranquillamente smentito da chi ne sa senz’altro più di me (Giusy, mi fido di te!).

Come prima lezione, limitiamoci agli assiomi fondamentali.
1) L’esistenza - materiale e immateriale, contingente e trascendente - di un’agenzia di comunicazione è del tutto superflua.
2) Il 60% delle notizie economiche provengono da agenzie di comunicazione (ovvero da professionisti schizzati confidenzialmente soprannominati PR).
I due assiomi sono in evidente contraddizione. Come mai?
La storia è lunga (ma sennò perché questa si chiamerebbe lezione 1?). Ci arriveremo con calma.
Intanto, possiamo stabilire sulla base dei due assiomi una prima conclusione: che fare il PR significa appartenere all’ultimo anello della catena alimentare della comunicazione, che è un lavoro inutile (se non di m….) ma di cui, nonostante tutto, i giornalisti senza macchia e senza paura non possono fare a meno.
Fine della trasmissione

p.s.: Ora, perdonate lo spazio dedicato a una questione personale. Capo, ma per queste mie lezioni sai per caso se la Provincia ha stanziato qualcosa? Altrimenti possiamo chiedere, come al solito, al nostro Comitato (tu sai di chi sto parlando, vero?). Grazie, alla prossima.


disdetta, tremenda disdetta

domenica, agosto 17, 2008

è inutile continuare a far finta di niente. abbiamo un annuncio importante da fare. ne va di noi, delle nostre vite, del nostro futuro (forse anche di voi). questa è una lettera di qualche settimana fa.





ebbene sì, ora lo sapete. viarigattieri ha resistito, sto(r)icamente, per 4 anni. ma neanche lo
sprint, quella sostanza marroncina che mettevamo da piccoli nel latte (chi, povero, non aveva il nesquik; quelli delle merendine DAIS, per capirci) aveva una scadenza più lunga: più di 4 anni non si poteva. purtroppamente.




viarigattieri scade. non ve l'aspettavate. neanche noi. epperò le cose gravi succedono e bisogna affrontarle e soprattutto saperle affrontare. saperle affrontarle, insomma.




abbiamo una scadenza, abbiamo una data (forse un giorno avremo anche un film decostruzionista su viarigattieri; un film che, tra le altre cose, documenterà anche il momento in cui tale decisione è stata presa, in cui la disdetta avrà avuto inizio: come a dire che esiste un luogo, esiste un momento, nel quale tutto è cominciato).

è il momento delle decisioni. sin da quando esiste, viarigattieri è luogo insieme fisico e virtuale; oggi è di fatto qualcosa di più, una realtà conclamata, se ne parla su internet, nei libri, nelle tesi di laurea, nell'accademia, tra la gente. il fatto non può intaccare il diritto, insomma.



siamo davanti a una scelta di importanza capitale, com'è evidente ai più. la scelta è, come sempre, tra reazione e rivoluzione. tra chi, per il fatto che un contratto è in scadenza, dei muri verranno a cadere, della polvere verrà eliminata, si sente di dover sacrificare anche questo luogo virtuale, si sente di porre la parola fine a questa storia. Potremmo chiamarli, così, per dare un nome casuale, quelli della Mozione 1: attaccati alla tradizione, pensano che in fondo sia meglio rimanere fedeli ai vecchi simboli, alle vecchie tradizioni; alla stantìa equazione una casa = un blog, allo slogan "ad ogni casa il suo blog" (e dunque: no casa, no blog - vi rendete conto che già ad enunciarlo ha il suono della banalità... *il narratore non è della mozione 2, se ne aveste l'impressione sappiate che vi sbagliate e siete dei fasci*).

Poi ci sono i rivoluzionari, quelli che hanno in mente un blog aperto, una viarigattieri sensibile alle nuove esigenze della gente, attenta al mondo in cui viviamo (quanti di voi, dite la verità, frequentano queste pagine pur non mettendo piede da tempo in casa nostra? quanti non l'hanno mai fatto?) e dunque conscia del fatto che può rappresentare le vite di una moltitudine sparsa per il mondo, tra l'america e le indie, l'europa e l'africa. In maniera corrispondente, e dunque altrettanto casualmente, potremmo chiamarli quelli della mozione 2: il lato allegro di questa storia, che guarda al futuro senza rimpianti, ma col sorriso diretto all'avvenire. Un sorriso che chiede responsabilità e partecipazione ai suoi lettori, oggi più che mai: per una viarigattieri colorata e multiculturale, che si faccia eco delle vite di tutti, in qualunque posto risiedano, quale che sia il tempo che ci divide, chiunque ha condiviso e intende condividere il suo futuro con noi troverà qui il suo spazio (e non faccio i nomi persona per persona, ma vi sapete, sto parlando di te e di te e di te). Questo è il progetto della mozione 2.

Si tratta di prendere una decisione; la vita del blog dipende anche da te.

Il comitato in difesa del blog Viarigattieri

listo

mercoledì, agosto 13, 2008

Nel tentativo di rimpinguare gli accessi col popolo lgbt, postiamo un articolo serio di un amico che trovate su liberazione di oggi

domenica, luglio 27, 2008


oggi sosteniamo liberazione, e l'articolo lo leggete là; nei prossimi giorni verrà pubblicato anche qui. Ecco:

Politica e ipocrisia. Continua il dibattito nel movimento lgbt
Che fine fanno di giorno i tremila tesserati della sauna gay di Pisa?

di Giovanni Campolo

Il gay è morto! Viva il gay benpensante! Ovvero: quante altre prove ci servono per accorgerci che non siamo più - come non siamo mai stati - un soggetto politico e sociale omogeneo? Dovremmo aver imparato da tempo che l'etichetta "omosessuale" non basta, di per sé, a renderci consapevoli dei rapporti di potere nella società e critici verso di essa. Sappiamo anzi benissimo che l'ansia di normalità funziona come potente macchina di consenso e complicità e che, per di più, essa può generare profitti. Lo sappiamo perché siamo senza dubbio la comunità più autoriflessiva del globo: noi stessi e le nostre stesse pratiche sono il contenuto specifico dei nostri social network, dei siti, dei periodici, dei dibattiti. E in questi luoghi il "gay benpensante" è emerso, ha riconosciuto la propria monogamia, la propria normalità e la propria discrezione, fino a farsi base per le rivendicazioni "politiche" o piattaforma di un Pride - di cui ignora la rivolta natale. Portavoce delle idee dominanti, ha assunto la negatività della propria posizione sessuale, e ambisce a muoversi verso l'alto adeguandosi a ciò che già sta più in alto. Un caso da manuale di falsa coscienza.
Certo, sto semplificando: non dubito che molti gay benpensanti desiderino ciò autenticamente, che questa sia - perché no? - la cifra del loro piacere. Ma sono poi felici? Ecco la mia domanda, giacché i gay benpensanti avranno sempre delle «giustificazioni secondarie che si rafforzano reciprocamente» per rispondere a qualsiasi domanda che inizi con "perché", ma inciampano sul "come stai?".
Ma adesso mi sto prendendo troppo sul serio, è che penso ai quasi tremila tesserati della sauna di Pisa sforzandomi di produrre una spiegazione che mi sembri coerente con la loro totale invisibilità urbana. E' che penso, per riprendere il maledetto San Foucault, che non ci siamo ancora liberati dell'idea che il sesso sia una fatalità, (cribbio, non avevo neppure compiuto un anno all'epoca di quell'intervista!) e abbiamo creato dei luoghi specificamente deputati alla fruizione sessuale, confermando così ogni volta che essa era proibita all'esterno. Vorrei interrogare la storia del movimento gay in Italia, ma le mie poche competenze e il mio scarso fiuto nell'interpretazione dei fatti sociali mi rendono incapace: è davvero possibile che qualcuno abbia piamente creduto che i gay, per il solo fatto di essere gay, non avrebbero ceduto al fascino conservatore del capitale? Fino a che punto il lento spegnersi di una lotta di liberazione sessuale è da attribuirsi alle colpe del movimento e da che punto in poi, invece, consegue da altre vicende?
Voglio sapere come emerge il ventenne che è al contempo feticista raffinato, pervertito navigato e monogamo convinto. Costui non vuole che si sappia in giro: ma la monogamia si vede, il resto no! Rinuncia alla pubblicità, il suo personale non è politico se non nei luoghi deputati alla politica. La sua sessualità è vergognosa in tutti i luoghi che non sono costitutivamente abilitati ad accoglierla. Distribuisce vergogna e oscenità sulla base del contesto, di ciò che è permesso, ma ciò non basta a fargli cogliere l'arbitrarietà del potere che orienta l'ordine di questa distribuzione; al contrario egli lo accetta e lo vive. Il vasto mondo della sessualità polimorfa che il movimento ha liberato - e sulla cui liberazione il capitale fa profitto - gli appare come un safari: un'avventura con tanto di brochure.
Quindi sì: l'aver rinunciato a mettere in discussione la monogamia e l'incapacità di rinegoziare i limiti dell'osceno sono, politicamente e socialmente, la nostra più grave perdita. E non ci siamo neppure accorti di quello che succedeva dietro l'angolo, mentre lo elogiavamo, quando ad esempio dieci anni fa in Francia si discutevano i Cuc (poi Pacs...), Bourdieu li analizzava lucidamente denunciandone la radicale paradossalità: costringere degli individui a sottomettersi alla norma dominante per scampare alla stigmatizzazione, pur ottenendo solo una parte dei diritti che la norma garantisce - per non dire della concessione all'ordine simbolico implicita nel contratto familiare e del riconoscimento della priorità dei vincoli di sangue su quelli di scelta. Hanno rappresentato una perdita perché non abbiamo saputo mettere al servizio di un universalismo della sovversione e della rivolta i vantaggi particolari della nostra posizione e del nostro punto di vista. Ma sono grato al gay benpensante proprio di questo, di essersi addossato lui la violenza della rottura con me, rottura mediante la quale non sono più tenuto, in ragione di un universalismo ipocrita del mondo gay, ad allearmi con lui in quanto presuntamente uguale a me. E' nello spazio di questa rottura che la politica ritrova centralità, oltre le etichette. Perché, se è vero che non esiste un'unica eterosessualità, una battaglia di liberazione della sessualità coinvolge anche tutte le persone non omosessuali interessate. E dunque, smascherata la finta comunanza delle essenze, posso godere della comunanza di progetto e pratiche con uomini, donne, trans, intersex secondo cui il problema è l'ordine.
Ho sempre più l'impressione che la struttura della nostra comunità - che viaggia alla velocità della rete, che è e contemporaneamente non è tale, che ha confini mutevoli (se li ha) e non sa dire cosa si debba fare per esserne parte - ci renda la vita complicata, la vita di una collettività senza memoria (ma nel migliore dei casi con un po' di storia polverosa), come colpita da una forte amnesia al punto da non sapere più che farsene dell'antifascismo. Ebbene, vorrei che questa continua perdita di memoria ci portasse almeno a chiedere costantemente a chi ci circonda "come stai? cosa vuoi? chi sei?", per condurre, tra le «lugubri rovine del postmoderno», un progetto politico di liberazione indipendentemente da similitudini presunte; per riguadagnare, con la speranza, la forza di portarlo avanti.

Gli interventi precedenti, firmati da Emiliano Settimi e Aurelio Mancuso sono usciti rispettivamente il 5 e l'11 luglio.

grafomania

sabato, luglio 19, 2008


a volte è veramente un piacere comprare libri usati. per la mia esperienza, da questo punto di vista pisa, città universitaria, è molto più avanti di palermo - o forse è solo che a palermo non conosco i posti in cui cercare; fatto sta che qui capita spesso di trovare bei libri di seconda mano, libri vissuti dai loro vecchi proprietari, annotati, sottolineati in maniera diversa da come faresti tu, disegnati, chiosati, glossati, contraddetti, affrontati in qualche modo. mi è sempre sfuggito il motivo per cui ti disf(a)i di un libro sul quale hai speso tanto tempo, e per il quale ti sei preso la briga di prendere una matita e annotarci a fianco i tuoi pensieri. resta il fatto che te ne sono grato: potrei stare ore a guardare pagine così, e a pensare a quale possa essere la tua storia.

due(ap)punti per un documentario

martedì, luglio 15, 2008

Lombrosiani dell'abbigliamento, o dell'abbigliamento fisiognomico.

martedì, luglio 01, 2008


Il neorigattiere entra in un negozio, a Pisa
DF: Buonasera, ciao.
Rappresentante del settore terziario, o commesso: CIAO! Dimmi tutto!
DF: beh, cercavo dei bermuda; ne hai altri oltre a quelli esposti.
Rappr. del sett. terz., o comm.: Aspetta. Dalla tua fisionomia del volto ho capito che stile cerchi, che persona sei. Torno subito.

E il rappr.del sett. terz., o comm., tornò col modello di bermuda che il neorigattiere, già candidato al Piddì, andava proprio cercando...