ricordi di compagni

martedì, luglio 21, 2009


Solo occasionalmente ciò che si accompagna all'esperienza di un libro o di una musica ha un'importanza simile a quella dell'esperienza dell'opera propriamente detta. Gli eventi associati ai film sono invece quelli delle relazioni tra compagni, o della loro assenza: il pubblico di un libro è essenzialmente solitario, un'anima alla volta; il pubblico di una musica e di uno spettacolo teatrale è essenzialmente più vasto del circolo degli amici - l'insieme della città; il mondo di un film è composto da diversi gruppi di compagni, o di anime smarrite che hanno perso qualcuno. Non m'interessa se chiunque può capire la settimana di incanto che ho vissuto a 12 anni, immerso nella lettura dei Miserabili; ci saranno sempre dei bambini di 12 anni, e quel libro sarà sempre lì per loro. Ma i film, a meno che non siano dei capolavori, i film non saranno più lì come una volta! Le ore passate a guardare La tragedia del Bounty, con Charles Laughton e Clark Gable; Capitan Blood; L'amante indiana; Il bacio della pantera; Cantando sotto la pioggia [...] e cento altri ancora - quelle sì che erano ore e giornate d'incanto. Importantissime, ma solo per quel momento; irrecuperabili, se non nel ricordo e nell'evocazione; scomparse.
Se guardate oggi quei film per la prima volta, magari v'interesseranno; forse vi toccheranno anche.
Ma non proverete mai quello che ho provato io.

Stanley (Stanlio) Cavell

Brüno: un film che dice VAFFANCULO.

martedì, luglio 07, 2009


Forse per la prima volta nella mia vita, oggi ho visto un film gay. Non una storia d'amore strappalacrime i cui protagonisti devono superare mille difficoltà personali e sociali per stare insieme per poi nemmeno riuscirci (Brokeback Mountain), non la storia di due ragazzi che vogliono andare insieme al ballo della scuola e devono superare i pregiudizi dei benpensanti (forse questo era Dawson's Creek, ma sono sicuro che andrà bene lo stesso..), non la storia di un attivista politico che lotta per la liberazione e l'orgoglio omosessuale (Milk). Questi sono tutti film per eterosessuali, pensati per loro e costruiti per piacere a loro - o per il loro piacere - nonché, probabilmente, scritti da omosessuali, il che inspiegabilmente finisce per rendere il tutto ancora un po' più fasullo... Quello che ho visto oggi, invece, è un film fatto chiaramente da eterosessuali, ma da eterosessuali con le palle, e così ne è uscito, sempre un po' inspiegabilmente, un film gay. Come ho scritto nel titolo, questo è un film che dice vaffanculo: vaffanculo al cliché dei gay nella moda, vaffanculo al non mostrare cazzi nei film, vaffanculo ai cristiani che vorrebbero curare gli omosessuali, vaffanculo a chi pensa che siccome va a caccia e fa a botte lui sì che è un vero uomo, vaffanculo a chi si sente alternativo perché fa gli scambi di coppia ma non ha un minimo di rispetto per quelli che ancora vengono chiamati diversi, vaffanculo a chi fa di tutto per andare – o mandare i propri figli – in tv, vaffanculo a chi pensa che la guerra sia una cosa seria che va trattata con rispetto, e soprattutto vaffanculo a chi si mette le mani nei capelli e piange quando vede due uomini che si baciano, si toccano, si leccano.. insomma, scopano e si amano. Questo film dice, anzi grida vaffanculo, ad ogni scena. E a chi pensasse che gridare ed essere sguaiati è troppo facile, vorrei far notare che sì, è vero, forse è facile gridare, ma dato che oramai sentiamo urlare continuamente e solamente contro i negri, gli extracomunitari, i finocchi... insomma contro tutti quelli che, per un motivo o per l'altro, non piacciono... beh, in mezzo a questa oscenità è bello sentire qualcuno, ogni tanto, che grida, molto forte: VAFFANCULO. E voi andateci, a fare in culo – e godete, se potete.


partire

domenica, luglio 05, 2009

Partire è sempre un po' morire, si sa. Se però, tra le altre cose, la meta del tuo viaggio è un luogo in cui vivi da un po' di tempo, l'arrivo è meno traumatico: riconosci le strade, le persone che incontri, la munnizza che avevi lasciato a casa e che i tuoi co-buciconi non hanno tolto per non provocare alcun effetto di straniamento: anzi, a che c'erano, ne hanno aggiunta un po'. Quando ti svegli la mattina, per esempio, è dolce ritrovare il grido della signora che, con cadenza regolare, a una distanza non meglio precisata, probabilmente da dentro casa sua non troppo distante da qui, intona il suo AAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHH!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!, o ancora percepire distintamente la suoneria di Arancia Meccanica del telefonino di qualche sadico vicino. Sono cose che alleviano di molto il senso di morte insito nella partenza. Ma non usiamo termini forti: non è un vero senso di morte, è solo un più blando "un po' morire", che mi torna in mente sin da ieri quando, sull'aereo che mi riportava a Parigi, ha trovato l'occasione di essere sbeffeggiato ancora una volta. Non so da quanto non prendiate un volo Ryanair; a me non capitava da un po', l'ho ripreso la settimana scorsa e ho notato una macabra novità. A parte una considerazione generale, che riguarda tutti i voli: nel momento che precede l'atterraggio il capitano comunica all'equipaggio di prendere posizione perché stiamo per toccare terra. Si sa. O forse crediamo di saperlo, perché per quanto mi riguarda io sento qualcosa di indistinto che potrebbe benissimo essere un "CABINCRIÙPORCPUTTSIAMNELLMERD", prima di chiudere la comunicazione e provare a salvare la pelle. Tu comunque non ci puoi fare niente, ti convinci che gli ha detto "ASSITTATVORATTERROMANCFOSSSCHUMACHER", e aspetti guardando fuori dal finestrino e godendoti lo spettacolo. Ma una volta atterrati, tutto apposto, immediatamente dopo l'applauso tipico dei passeggeri (siculi. immediatamente dopo l'applauso tipico dei passeggeri siculi. immediatamente dopo questa splendida usanza che altri popoli meno felici sconoscono), ecco la beffa: subito dopo l'applauso e in seguito a una ragionevole certezza del capitano di riuscire a frenare prima di schiantarsi, ecco che dagli altoparlanti suona trionfante un motivetto: PÀPPAPAPÀAAAAAAAAAAA!
E che mi rappresenta 'stu motivetto? La melodia ha il chiaro senso di un: "fiuuuuuu, anche per questa volta è andata, squillino le trombe". Che sia un modo raffinatissimo di Ryanair per sfotticchiare un po', e nello stesso tempo valorizzare nella percezione dei clienti, l'antico detto da cui abbiamo preso le mosse?

piccoli rancori verso le maledette FS

venerdì, giugno 19, 2009

Quando ero un giovane erasmus scrissi un racconto dal titolo (un grande titolo) “Teoria implausibile sul ritardo dei treni”, di cui non svelo il contenuto ma che potrete trovare nelle migliori librerie tra un’ottantina d’anni, quando pubblicheranno l’edizione critica dei miei scritti giovanili. Per ora basti sapere che l’avevo scritto in odio all’associazione a delinquere targata FS.
Anche oggi, dopo che mi hanno regalato un ritardo di 5 ore (5 ore), grazie al quale ho mancato la cerimonia di commemorazione del mio maestro, sento un odio analogo, ma non voglio parlare di quello (molti di voi hanno ricevuto le mie madonne già via sms). Ma di un piccolo aneddoto, con questione politico-morale annessa.
Ero salito sul treno (già in ritardo di un par d’ore) senza biglietto (chiedendo se potevo salire ad un controllore italiano, che mi sbologna ad un altro controllore italiano, che mi mette nello scompartimento con una coppia, di cui, per motivi di bon ton, non dirò che era di colore). Facciamo conoscenza: io pesto un piede alla signora, le dico, internazionalmente, “Sorry” e lei mi dice “Comprend pas l’italien”. Poi mi seggo, scopro che sono diretti a Napoli (“Vacanze?”, “No andiamo a comprare scarpe e borse” (tarocche) “che a Napoli costano meno che dai cinesi”. È sempre lei a parlare, lui ride continuamente, che sembra non sia mai stato così felice). Continuiamo a parlare, e lei ce l’ha parecchio con i treni italiani, sempre in ritardo, e ne parla anche con un certo astio, venato forse di un nonsocché di razzistico.
Poi arriva il controllore. Giovane, capello alla Cristianoronaldo e orecchino. Ci dice (in italiano, e magicamente anche la coppia comincia a capirlo): “il biglietto sarebbe cento e trenta euro” (in realtà, secondo internet, 125, ndr), “sennò, senza biglietto sono cento euro”. “Cioè senza biglietto?”, chiedo. “Nel senso che devo controllare io e non ve li controllo”. E con i vostri trecento eurini me ce compro l’aipod nuovo, pensa, senza sapere che io leggo nel pensiero. “Cioè? Irregolare?” articola il tizio che è con me nello scompartimento, finalmente in pausa dal riso. “Cioè che risparmiate 60 euro ‘n due. Capisci?”. Lui capisce subito. Io resisto: “Ho solo il bancomat. Ti posso pagare col bancomat?”. Lui non capisce che lo sto provocando: “eh, logicamente no. Puoi provare ad andare al bar, e sentire se ti fanno pagare col bancomat in cambio di contante”. “No guarda, prendo il biglietto normale”. Lui è dispiaciuto, ma è un signore: “Allora te metto in cabina da solo, così” aggiunge quando siamo in corridoio “non te tocca sta’ co’ ‘sti due”.
Dopo un po’ rientra, seguito dal controllore francese (quello che mi fa pagare il biglietto e non il suo parrucchiere) e, faccia come il culo, dice “Ahò, ce l’ho fatta a strapparti uno sconticino comunque: sono 125 euro”. (il lettore attento avrà notato l’incongruenza).

Alle 9.30, poi, viene a riportarmi il documento. Senza che io gli chieda niente mi dice: “Per le 10 siamo a Firenze”. Erano le 12.21, quando siamo arrivati.


PS. E per concludere, come faceva Esopo, la morale (però interrogativa, che siamo gente moderna): lo dobbiamo denunciare questo tizio? E soprattutto, sarebbe di sinistra denunciarlo? Io un’idea me la sono fatta.

Lost In Berlusconi

domenica, giugno 14, 2009

quei loro incontri

venerdì, giugno 05, 2009


oggi parigi era piena di polizia: dev'essere stata una specie di festa, non so.
insomma questa festa consisteva nel fatto che praticamente oggi i poliziotti parlavano con un sacco di persone, proprio le fermavano per strada e ci parlavano - forse oggi avevano un sacco di cose da esprimere, non so.

io stamattina ero un po' di fretta, ché rischiavo di arrivare tardi al mio corso di francese. però un poliziotto in motorino doveva sentirsi molto solo, e ha deciso di parlare un po' con me. ho provato a dirgli che avrei avuto molto piacere a parlare con lui ma non in quel momento, ma lui ha proprio insistito. e allora abbiamo parlato un po'.

devo dire che sono sempre contento quando un francese parla con me, non capita spesso e quindi bisogna approfittare di ogni occasione. per qualche momento quando il poliziotto mi ha detto di fermarmi ho anche pensato di chiedergli se voleva fare un tandem con me. meno male che mi sono tenuto: questo poliziotto era proprio noioso.

insomma, vi racconto un po' quello che ci siamo detti. facciamo un patto: io dico quello che ci siamo detti, e metto in corsivo quello che avrei voluto dire per approfondire un po' la nostra conversazione, se solo il poliziotto non fosse stato così noioso. d'accordo? vai.


Flic: Monsieur, accosti.

Chef: certamente.


F: Lei è passato col rosso.

C: sì, lo so.


F: è proibito passare col rosso.

C: (ma va?) Sì, ha perfettamente ragione, ma sa, avevo molta fretta, il mio corso di francese sta per iniziare e io sono in ritardo.


F: patente e libretto

C: ?


scherzo, non era così burlone. anche lui si è reso conto che ero in bicicletta. ecco quello che ha veramente detto


F: documenti e patente.

C: ? (Lei lo sa che la sua richiesta è oltremodo incongrua, dal momento che non è necessaria alcuna patente per condurre una bicicletta? Ha voglia di scherzare con me? Anch'io vorrei tanto, cher ami, ma le ho già detto che ho un po' di fretta...)


gli mostro la carta d'identità.


F: sa che è proibito in Francia passare col rosso? Non so come funzioni in Italia, ma qui è interdit.

C: Vous avez tout à fait raison (quanto mi piace dire tout à fait), ma sa, avevo fretta, normalmente sono rispettosissimo del codice della strada, ma questa mattina sono proprio in ritardo, lei ha perfettamente ragione. (Beh quanto alla questione italiana, devo dire che la sua domanda, apparentemente retorica, forse artatamente ironica, non è poi così banale. Nel senso che non saprei dirle con certezza quale sarebbe stato il comportamento dei suoi colleghi d'oltralpe nei confronti di una bicicletta che passa col rosso all'incrocio con una stradina da cui non sta arrivando nessuno. Ho idea che sarebbero stati più permissivi, ma questo è un altro discorso, che avrei molto piacere di intrattenere con lei, ma come le ho detto, ho un po' di fretta, ché il mio corso di francese sta per iniziare...)


F: Lo sa che a Parigi 7 ciclisti sono morti per incidente?

C: Mi scusi ma questa è proprio una cazzata. Se non precisa il periodo di tempo che sta prendendo in considerazione, la sua proposizione è veramente ambigua, e non permette di reagire adeguatamente. Se mi dice che sono morte 7 persone dal 1900 potrei dire che mi sembra una buona media, se invece sono morte 7 persone nell'ultima settimana significa che dovete fare qualcosa, ritirare qualche patente, ma così mi sembra veramente che lei stia parlando a vanvera, cher ami, perchè non mi fornisce tutti i dati necessari acciocché io possa farmi un giudizio.


F: Vuole essere l'ottavo?

C: Questa è ancora peggio: perchè oltre a essere una cazzata, è l'ennesima domanda retorica che lei mi porge. Non considerando la fretta, anche la mia pazienza ha un limite, cher ami. Non si può fare un uso così smodato del vaniloquio. Io le ho dato fiducia, mi sono messo qui ad ascoltarla, ma lei non sembra impegnarsi neanche un po'. Se non aveva niente da dirmi, perchè mi ha fermato? Se invece vuole comunicarmi qualcosa, perchè non la smette con tutte queste cazzate e non prende il toro per le corna? Perchè non va direttamente al nodo della questione? Vuole forse la botte piena e la moglie ubriaca? Chi parla male pensa male, se ne ricordi, cher ami. E adesso mi scusi, veramente, che il corso di francese è quasi iniziato e siamo ancora neanche a rue de Rennes. Su, oggi c'è il sole, Parigi è piena di gente, trovi qualcun altro con cui giocare, qui c'è gente che lavora.


F: La prossima volta faccia più attenzione, non si passa col rosso.

C: Non mancherò. Grazie, arrivederci, buona giornata. (peccato. io ti avevo creduto. mi eri piaciuto. perchè mi hai deluso? avrei anche fatto un tandem con te. perchè ti sei comportato così? ma soprattutto, dove vai? perchè stai passando col rosso? ah vero, tu puoi).


Morale della favola (che io ci tengo sempre): altri tre semafori rossi ho dovuto prendere, pur di arrivare in un ritardo decente. Oggi ho commesso la mia prima incivilité parigina.

fumetti

mercoledì, giugno 03, 2009

l'altra sera, in un ristorante cino-vietnamita di parigi, un fumettaro che gli auguriamo diventerà famoso ci ha consigliato una serie di fumetti veramente veramente imprescindibili. gli omero e i dante e i dostoevskij del fumetto, insomma. (tra di essi anche qualche tolstoj in nuce). abbiamo pensato di condividere la lista con voi, così ci dite che ve ne pare.


(dalla lista è escluso qualche famosissimo che ad esempio conoscevamo già, come Gipi, Asterix e così via). (si lo sappiamo che ci stiamo via via tumblrizzando, pur non sapendo esattamente cosa significhi. ma quale blog in un momento di crisi non si è trasformato in un tumblr? chi è senza peccato inventi una parola con più consonanti di tumblr).

tutta una vita

domenica, maggio 24, 2009


appunti, aforismi, trascrizioni, racconti che creano una storia, come un romanzo, feroce e caustico - caustico -, da una Cecoslovacchia sotto il giogo sovietico. un libro incredibile, che se avessimo un tumblr consiglieremmo nel tumblr, ma siccome non abbiamo un tumblr lo segnaliamo qua, ché ci è piaciuto proprio tanto.

qualche spunto, che potete trovare anche sul blog di Paolo Nori:

- Una volta, in gioventù, avevo chiesto alla ragazza con cui uscivo che cosa le piacesse fare di più. Pensavo che mi avrebbe risposto fare l’amore con te, ma mi rispose senza pensarci un attimo che le piaceva fare le pulizie… Ci ho pensato oggi, più di trent’anni dopo, al mio risveglio, ma senza sorpresa, stavolta, per il carattere insolito di quella risposta, e colpito piuttosto da un altro stupore: «e perché non l’ho sposata?»

- Voznesenskij, Evtušenko: due natiche dello stesso culo.

- Abbiamo dell’alcol ma la bistecca è avariata. Così il computer ha tradotto dall’inglese in russo la frase biblica «Lo spirito è saldo ma la carne è debole»

- Partito comunista cecoslovacco: Society for the prevention of all human activities.

- Quando ero giovane le donne si accarezzavano ancora il culo prima di sedersi.

- Parlare per i muti è una bella cosa. Ma parlare ai sordi è proprio triste.



Jan Zabrana, Tutta una vita, :duepunti edizioni, Palermo 2009

(Dis)integrazione

venerdì, maggio 22, 2009





Essere bambini, e per di più stranieri, è una provocazione crimonosa della sinistra.
Figurarsi avere l'ardire di frequentare una scuola italiana...

Roma. "Nonostante sia stata cancellata dal ddl sicurezza la
norma Presidi-spia gravissimi episodi stanno accadendo all'interno
delle scuole, per quanto riguarda la 'caccia agli immigrati'". Lo
afferma Federconsumatori che prosegue: "Si tratta di segnali
allarmanti che, non solo emarginano sempre di piu' gli immigrati,
trasformandoli in cittadini invisibili, ma che violano i principi
fondamentali della nostra Costituzione, a partire dal diritto allo
studio". "Quello che ci preoccupa, inoltre -sostiene Rita Battaglia,
vice presidente Federconsumatori- e' l'influenza negativa che questa
atmosfera inquisitoria ha sull'educazione all'interno delle scuole
che, invece di favorire l'integrazione, da luogo a comportamenti
discriminatori, che avranno effetti sulla formazione della societa'
futura". Federconsumatori, in quanto associazione per la tutela dei
diritti dei cittadini, "si associa alla protesta della societa'
civile, al fine di respingere provvedimenti di questo genere, che
provocano nel nostro Paese sempre piu' divisioni e intolleranze, non
degne di un paese democratico e solidaristico". (segue)

(Pab/Ct/Adnkronos)
22-MAG-09 12:46

E' giunto il tempo che smettiamo di essere una Gomorra

sabato, maggio 16, 2009


"E' come chi decide di fare il filosofo e chi il medico, secondo te chi dei due decide della vita di una persona?"
"Il medico!"
"Bravo. Il medico. Perché puoi decidere della vita delle persone. Decidere. Salvarli o non salvarli. E' così che si fa il bene, solo quando puoi fare il male. se invece sei un fallito, un buffone, uno che non fa nulla, allora puoi fare solo il bene, ma quello è volontariato, uno scarto di bene. Il bene vero è quando scegli di farlo perché puoi fare il male."
Non rispondevo. Non riuscivo mai a capire cosa volesse realmente dimostrarmi. E in fondo non riesco nemmeno ora a capirlo. Sarà anche per questo che mi sono laureato in filosofia, per non decidere al posto di nessuno.




Lunga è la notte.

sabato, maggio 09, 2009



Peppino Impastato (5 gennaio 1948 - 9 maggio 1978).

lotto e complotto

venerdì, maggio 08, 2009

I primi passi del complotto - circa due anni fa - nelle serenate di Capitan Milza

facebook

domenica, maggio 03, 2009

io nella mestizia politica generale, per una mano, se avessi facebook, aprirei subito un gruppo dal titolo semplice semplice:


Veronica, sbancalo.

per una filosofia dell'immagine

lunedì, aprile 27, 2009

sylvie

lunedì, aprile 20, 2009

Let's entertainment!


La casa del padre

mercoledì, aprile 08, 2009

La notte scorsa la conta dei parenti e degli amici è stata la prima cosa. Poi si è rimasti incollati alla tv increduli. L’alba ha portato la luce e anche la proporzione del disastro. Quando la tua terra è così dilaniata, cosa puoi dire? Gli abruzzesi poi sono capetoste, fieri e di poche parole. E così anche fare il giornalista in questi momenti ti sembra una mancanza di pudore.

Mio padre stamattina camminava curvo, come piegato da un macigno cadutogli d’improvviso sulle spalle. Fumava una sigaretta dopo l’altra davanti alle immagini di macerie. Lo sguardo vuoto, altrove. La casa dove è nato (quella nella foto di quest’estate) si è spaccata come una mela dopo un colpo ben assestato. L’hanno già dichiarata inagibile. I muri non stanno più insieme, gli ha raccontato un cugino che non ha voluto infierire oltre.

E’ solo una di una manciata di case buttate su un fianco di una montagna ai bordi dell’altopiano delle Rocche. Cinquanta famiglie d’estate, venti persone d’inverno a Fontavignone. E ieri notte dopo la prima scossa si sono radunate dietro la chiesa, si sono fatte un caffè con i mezzi di fortuna e hanno aspettato che arrivasse la luce. La mattina ha portato poca consolazione. Dopo decenni di anonimato a Fontavignone stava arrivando il momento della riscossa: un ostello della gioventù da inaugurare quest’estate e qualche villetta per villeggianti. Ora non si ha più voglia di pensare alla prossima sagra di paese o ai carri per la festa dei Narcisi.

A 24 - La strada dei parchi. Ovvero: sentirsi Nazione oggi.

lunedì, aprile 06, 2009

Quando ho aperto gli occhi pensavo fosse uno dei miei soliti risvegli notturni, di quelli che intervallano tutte le mie notti e che si concludono con un sorso d'acqua e una giravolta sul letto. È bastato chiudere gli occhi e riaprirli per capire che il risveglio era provocato, ma è stato solo quando d'istinto mi sono ritrovato in piedi davanti alla porta che in testa mi è passata la parola terremoto. Non ricordo di aver avuto davvero paura: non c'è stato il tempo, forse. Ricordo però di essermi stupito più per il rumore che per l'oscillazione di tutta la stanza. Quando ha rallentato e poi smesso ho guardato l'ora: 3.39 [tengo sempre l'orologio avanti, per evitare i ritardi che faccio ugualmente]. Mi affaccio alla finestra e come me tutta via Giovanni Lanza, qui a Roma. Di fronte una famiglia di quattro persone sembra chiedersi come me cosa bisogna fare. Uscire di casa? Gli invidio la televisione e la compagnia e mi rimetto a letto.
Stamattina quando la sveglia è suonata ci ho subito ripensato, ma è stato solo dopo la telefonata di mia madre che ho realizzato che la scossa della notte non era un aneddoto delle mie vacanze romane.
Mi lavo, vado al bar e mi pianto davanti a skytg24, e scopro che esistono le città di Onna, Paganica, Fossa, Villa Sant'Angelo, e sento crescere il numero di quelli che non esistono più (dai 15 di stamattina ai 150 di poco fa).
Esco dal bar, entro in archivio. Esco dall'archivio, cerco ancora il bar, ma prima gli occhi cadono su un cartello stradale: A24 - L'Aquila. Neanche sentire e vedere le pareti del mio B&B tremare mi aveva fatto capire quanto fossimo vicini, io e loro, voi, noi.

il maiale nel pozzo

lunedì, marzo 30, 2009

Nel suo diario di lavorazione di Fitzcarraldo, Herzog racconta a un certo punto di una storia palermitana di cui non avevo mai sentito parlare: e mi chiedo se qualcuno dei palermitani che frequenta questo blog la conosca invece come storia nota, raccontata e riraccontata da amici, parenti e affini. Io non avrei mai pensato di trovare in un libro come questo (distantissimo, in tutti i sensi) una storiellina su Palermo, per di più così curiosa, e sono tanto contento di averla scoperta quanto dispiaciuto di non averla conosciuta sin da prima. Ad ogni modo, la riporto.


"
Santa Maria de Nieva, 14 ottobre '79

Vista dal cielo, la foresta vergine si increspa sotto di me, apparentemente pacifica, ma è solo un'illusione, perché la natura nella sua essenza più intima non è mai pacifica. Perfino quando viene snaturata, quando viene addomesticata, si ritorce contro i domatori e li degrada ad animali domestici, a rosei porcellini che si sciolgono in padella come strutto. A questo proposito mi torna in mente l'immagine, la grande metafora, di cui avevo sentito parlare, del maiale che era caduto in un pozzetto di scolo nel mercato di Palermo: vi era rimasto per due anni e aveva continuato a crescere , sopravvivendo grazie ai rifiuti che la gente gettava nel pozzo, e quando lo avevano tirato fuori - aveva finito per intasare lo scarico - era quasi bianco, grasso, e aveva assunto la forma del pozzo. Era diventato una larva monumentale e bianchiccia, una figura quadrangolare, cubiforme e gelatinosa, un enorme pezzo di lardo, in grado di muovere solo la bocca per mangiare, mentre le zampe si erano atrofizzate ed erano state inglobate dal ventre adiposo.
"


p.s.: le storie, i racconti, le leggende, prescindono da ogni riferimento all'attualità, com'è noto. sarebbe quantomeno riduttivo. chiunque ci riveda analogie con o metafore di qualcos'altro è il solo responsabile di tale accostamento, e se ne assume ogni responsabilità, soprattutto rispetto alla propria fantasia.

dottoressa nw...

mercoledì, marzo 25, 2009

ecco come l'immaginario italiano riesce a pensare di festeggiarti, in omaggio a te, agli anni '70, agli anni '80...









illuminazioni

venerdì, marzo 20, 2009

E luce fu.
Ci sono momenti, nell'esistenza di un uomo, in cui l'inatteso irrompe senza tatto alcuno nell'ordine delle cose che credevi immutabile. Tu magari eri in bagno, stavi leggendo qualcosa per ritrovare una concentrazione che fosse anche stimolante, ed ecco che ti ritrovi come sperduto. Ti vengono a saltare i punti di riferimento: quella struttura rassicurante da cui sei costantemente attorniato senza neanche rendertene conto, e che condiziona in maniera discreta ma irrinunciabile la tua vita.
Può succedere, e per fortuna capita raramente ma per fortuna capita, che il contingente si affacci all'improvviso cogliendoti di sorpresa; e allora di colpo ti rendi conto che il mondo cambia, e le cose possono essere considerate da un altro punto di vista, sotto una luce diversa. Oppure senza luce, al buio.
Mercoledì mattina l'EDF ci ha tagliato la luce.
La burocrazia francese ama agire di soppiatto: una mattina arriva, si nasconde dietro la tua porta, senza avvertire, senza far rumore, ZAC!, e ti taglia la luce. Tu li senti: ti avvicini, chiedi spiegazioni, ma loro ti rispondono che devi chiamare un call center, che quello deve aspettare che il tecnico torni a fare rapporto, che passi del tempo per ratificare il tutto, insomma in due secondi ti hanno modificato la consueta partizione del sensibile. Qualcuno direbbe che si tratta di un atto politico. ... .
Tu allora sei costretto a modificare le tue abitudini: ricominci a lavare i piatti, smetti di pulire la casa, smetti di lavarti, butti il brodo di pesce surgelato e anche le pizze finte, ti metti a cucinare due chili di piselli prima che vadano a male, e così via. E ti rendi conto, anche, che le cose non sono poi così malvagie. Scopri ad esempio che candela in francese si dice bougie, e cominci a ricordare che la luce di candela è bellissima (e ripensi a Barry Lindon, e a quanto fosse geniale Kubrick). E ti ritrovi, di sera, tre cretini attorno a un tavolo che in silenzio leggono a lume di candela. E da quant'era che non succedeva, con o senza candele? L'avvento di internet in viarigattieri ha senza dubbio massacrato le pratiche più creative, quelle che nascevano nei momenti in cui non c'era nulla da fare, fuori pioveva, e dovevi inventarti qualcosa tutti insieme per passare il tempo. Il papa, proust, pioggia giù, per dirne solo alcune.
Così due giorni passati al buio possono far ricomparire tout d'un coup cose che pensavi ormai lontane. Ieri, per esempio, una discussione di soli 5 minuti, verso mezzanotte o giù di lì, a partire da 5 candele di dimensioni diverse. (questo è un post che nasce da una foto, una foto che non esiste: scattata e rifiutata dalla mia macchinetta digitale, che ha deciso di defungere, come per lasciare ulteriore spazio all'immaginazione). Due candele di uguali dimensioni, ma a dire la verità bassine, rappresentavano l'uguaglianza di ciascuno con chiunque, la vera democrazia, il comunismo, il regime estetico delle arti, la politica e così via. Due candele di cui una nettamente più alta e l'altra nettamente più bassa, ancorché più alta delle candele comunitarde, rappresentavano il capitalismo, il liberismo, il regime mimetico delle arti, la polizia (e come spiegare il fatto che, nonostante tutta l'ineguaglianza sociale, la candela più bassa nel capitalismo fosse comunque più alta di quella egualitaria del comunismo? problema grave e serio). Quinta candela, quella solipsista: si faceva i cazzi suoi, ed era a mezza altezza rispetto alle altre.
Ma qual era la candela più felice?