appunti per un film che forse non si farà mai

martedì, giugno 08, 2010

Questo post potrebbe scomparire; ma nel frattempo non possiamo non condividerlo, rendendo così omaggio contemporaneamente al grande Tonino Cavallo, che ci ha fatto passare una bellissima serata. 

Il bell'uomo del video è chiaramente Johnny.


NRL III - Caino

venerdì, giugno 04, 2010



Oh, non c’è mica nulla di male, ci mancherebbe, ma l’ultimo libro di Saramago è proprio brutto. Anche se le nonne solitamente dicono che se non si può dire nulla di buono su qualcuno è meglio non dire niente, io di cose buone da dire su Saramago ne ho un sacco, però su quest’ultimo libro, per quanto mi impegni, no.
Sembra come quando certi autori, passata una certa età (e mica gliene vogliamo fare una colpa, anzi, è un’attenuante, ma Saramago ormai cià novantanni), cominciano ad andare in automatico, senza ispirazione, ma con un vago residuo dell’idea di come scrivevano prima, quando l’ispirazione era feroce. E così escono delle involontarie (e involontariamente comiche) autoparodie (se venisse fuori che Caino l’ha scritto l’arcivescovo di Lisbona per screditare Saramago non mi stupirei).

Comunque non è un morbo che ha attanagliato la sola mente del Nobel portoghese, e anzi, una marea di grandi sono incorsi nello stesso tranello. Tre esempi, dalla mia top ten.
-       Non è credibile, e qualsiasi lettore alfabetizzato lo confermerebbe, pensare che il Borges di Finzioni sia lo stesso Borges del Libro di Sabbia. È come se quest’ultimo (ammesso e non concesso che non si tratti di un caso di omonimia) fosse stato scritto da uno che si chiede a ogni riga “e qui cosa scriverebbe, Borges?”.
-       Vasco. Come Deng Xiaoping e Fidel Castro, una volta morti, furono sostituiti da statue di cera per questioni politiche, e come Giovanni Paolo II fu sostituito da un robottino mal funzionante dopo essere stato assassinato in un attentato, anche Vasco dà l’impressione di aver subito un trattamento simile, il che spiega come si possa essere passati dal Vasco che traduceva coraggiosamente “This party is over” con “Gli spari sopra” al Vasco che traduce non meno coraggiosamente “When I’m not around” con “Na na nà”.
-       San Giovanni è un altro caso simile. La sua celebrata opera prima, il Vangelo, è giustamente osannata come masterpiece: erudita e tesa, classicheggiante e lirica, un vero capolavoro nel genere della biografia immaginaria. Preso poi da una megalomania alla Vasco, si mise a vomitarci addosso lingue infuocate in technicolor, cavalieri volanti e teste d’agnello, in un’opera minore intitolata Apocalisse, e che niente ha a che vedere con la grandezza della precedente.
(e qui mi devo impegnare, perché me lo sono imposto: non devo scrivere che l’apocalisse è kitsch, non devo, e non perché non lo sia, ma perché, ormai, dire che qualcosa è kitsch è kitschissimo).

Detto questo, mica ce la prendiamo con loro. È chiaro che restano tutti dei grandi. Io ci sono certi cd di San Giovanni che non smetto mai di ascoltarli. Ma poi se una cosa è brutta, è brutta, e va detto. E anche se a saramago gli dobbiamo alcuni dei nostri godimenti letterari più intensi, e anche se saramago se la prende con dio, che a noi poveri di spirito ci piace sempre, e anche se l’abbiamo comprato col trenta percento di sconto, quindi formalmente si meritava di essere il trenta percento meno bello, anche se tutte queste cose, bisogna dirglielo, a saramago, che se vede che un libro non gli è venuto bene, o ci rimette mano (certo, lo capiamo, che il tempo stringe, che vuole pubblicare tutto il prima possibile) o lo lascia perdere, che tanto lui resta mitico uguale.

dialogo

mercoledì, giugno 02, 2010



capo: "... allora sartre disse a bergson: incosciente!" eh cofe? che te ne pare come barzelletta filosofica?

cofe: alla coferis! se tu avessi facebook spopoleresti con una battuta del genere!

capo: ehò. il mio problema è che sò modesto.

cofe: vero, capo.

NRL II - La caccia al tesoro

lunedì, maggio 31, 2010


Provo un piacere molto particolare nel leggere i romanzi di Camilleri, dovuto in gran parte al riscontro con le riduzioni televisive in cui Luca Zingaretti interpreta il commissario Montalbano. Io leggo Montalbano pensando a Zingaretti (checché ne voglia Camilleri medesimo). E leggo solo Montalbano, non mi interessano i romanzi storici di Camilleri. 

Ora: da qualche tempo a questa parte guardare le riduzioni televisive di Montalbano mi fa incazzare. Perché se i primi Montalbano televisivi erano appassionanti, ben girati, ben recitati e così via, gli ultimi (sarà cambiato il regista; la produzione investirà meno; la riduzione sarà meno accurata: non lo so) mi sembrano molto inferiori rispetto ai romanzi. Perdono tempo. Ci sono minuti e minuti completamente superflui. Per non dire della progressiva francofranchizzazione di Catarella che perde di genuinità per diventare macchietta di se stesso. E tanti piccoli altri problemucci.

I Montalbano di Camilleri mi riportano ai tempi in cui leggevo Topolino; li leggo con la stessa serenità, e penso che siano alta letteratura di consumo. Senza pretese intellettualistiche, senza vette giallistiche che trovo in altri scrittori, sono dei bei lavori, accurati, piacevoli. Topolino. Il problema è se Topolino tende a diventare Topo Gigio.

In quest'ultimo romanzo, che tutto sommato non è male, ho trovato diverse parti deboli. Al di là di quelle che anche Camilleri si sarà stancato di scrivere (quelle ripetizioni certo necessarie a una saga, che gli appassionati conoscono benissimo ma che l'autore deve ripetere perché magari uno comincia da questo romanzo e deve potersi ritrovare anche negli altri, tipo chi è e che rapporto ha Salvo con Livia, che Mimì è un fimminaro, che Catarella è Catarella, e così via), mi pare che ci siano minuti e minuti completamente superflui, come nelle ultime riduzioni televisive. Si capisce la facilità di scrittura di Camilleri: ma non deve gigioneggiare troppo, altrimenti ci fa incazzare come in tv, o mi sbaglio?

Il risvolto di copertina è affidato, come sempre, a Salvatore Silvano Nigro. Il quale è studioso competente ed erudito e non si esime dal mostrarlo. Fa quasi paura, fa. Nelle poche righe di presentazione del romanzo cita nientepopòdimenoché, nell'ordine: Gadda, Hannibal Lecter (sì, The Cannibal), Brancati, Kokoschka, Gogol, Landolfi, Hans Bellmer, Cindy Sherman. Ora ci mancherebbe solo che io vi rovini il romanzo, che è giallo e tale deve rimanere; però mi sembra che manchi un nome fondamentale, che sarei curioso di incontrare Camilleri per chiedergli se è un caso o se invece è proprio fonte di ispirazione diretta. Mi riferisco ovviamente a Dexter Morgan: il perchè però non ve lo posso spiegare, ché sarebbe veramente troppo.

Ah: c'è pure Ingrid, per gli appassionati. E odora sempre di albicocca.

sogni

giovedì, maggio 27, 2010

ho sognato mourinho, tutta la notte.
gli ho detto che comunque andassero le cose era stato un piacere avere a che fare con lui, e che io personalmente lo capivo se se ne voleva andare al real, che comunque avrebbe trovato in me un alleato.
certo capivo anche chi pensava che fosse un atto un po' vigliacco vincere tutto e scappare, e gliel'ho detto, ma lui giustamente mi ha detto che se se ne voleva andare al real che cazzo c'entrava il coraggio o la vigliaccheria?
e io gli ho dato ragione, a mourinho.
poi a un certo punto passeggiavamo per un paesino sconosciuto, certamente in portogallo, eravamo io, mourinho, franci, massimo (moratti). massimo mi chiedeva allora io da dove venivo, e quando gli dicevo palermo lui mi diceva "ma palermo padova, palermo venezia?", e io rispondevo "no palermo palermo".
e però mi chiedevo com'è che ancora non lo sapesse, dopo tutti gli anni che giocavo nell'inter.
mi consolavo pensando che magari pure di capitanza sa che è argentino ma mica sa esattamente se viene da buenos aires buenos aires o da buenos aires corrientes, per dire.
poi franci e mou facevano una gara in bicicletta in salita, arrivavano pari, mi sembra.
comunque josé era contento, rilassato, in fondo era una serata tra amici.
certo aveva un problema con la casa, che voleva risolvere: lo stato continuava a non volergliela vendere per intero. io non capivo. poi franci mi spiegava che josé aveva fatto casa sua tipo in un tempio egizio che c'era lì da quelle parti, e tutto attorno aveva costruito delle dependances, insomma una cosa fatta bene.
e giustamente diceva, josé: che ffà, non gliela devo lasciare una casa sistemata ai miei figli? si deve risolvere 'sta cosa, con lo stato.
e io gli ho dato ragione, a mourinho. che ffà, non aveva ragione?
e poi gli ho chiesto en donde era casa sua.
e lui mi ha risposto, con la faccia un po' da pesce: en catalao.
e io ho pensato che aveva senso, perchè in fondo lui aveva cominciato come vice di van gaal.

NRL I - Grande romanzo europeo

venerdì, maggio 21, 2010


Reisender. Commesso viaggiatore, no? Gregor Samsa war Reisender, mi ricordo. Uno potrebbe pensare che è un accostamento esagerato, in realtà no, per diverse ragioni. Le lingue straniere. Gli animali. I viaggi, certo (che Samsa non fa però). La stranezza di un mestiere - un mestiere che diventa il centro di un'epopea, che per contratto si svolgerà in Europa. Cos'è l'Europa?

Il romanzo di questa prima puntata di NRL è l'ispiratore della rubrica stessa, mentre lo leggevo pensavo continuamente a diverse cose che mi facevano puntare a una rubrica agile, snella, leggera. Il che va anche bene, ma il romanzo di Peeters non è solo questo. E la sua bellezza ne risulta ancora più accresciuta, forse.

36 capitòli, 36 capitàli, dunque. Così va letto: perché altrimenti potrebbe sembrare una trovata. Una forzatura stilistica. Come farà? Farà, farà: Peeters, questo belga che scrive in neerlandese (?), prende il protagonista di Futurama (è chiaro, è lui), lo chiama Robin per non pagare i diritti d'autore, gli fa fare un lavoro assurdo (che uno pensa: ma può esserci lavoro meno interessante di cui raccontare la storia? No, sulla carta no. Ma la carta è geografica, ed è quella dell'Europa...), e lo fa viaggiare. A volte sul serio, a volte da fermo. 

Non si capisce bene per quale motivo dovremmo interessarci ai viaggi di Robin. Intendo: non sono un pretesto, un cammino verso l'incontro con la Storia con la S maiuscola, che avviene senza smottamenti, in maniera diretta e travolgente, e che ai più marxistici di voi sembrerà il vero fulcro d'interesse del romanzo. Non si capisce eppure non riusciamo a staccare gli occhi già dalle prime pagine che siamo a metà del libro. Certo: qualche capitòlo è più riuscito di altri, dirà qualcuno (si sente aria di seduzione in Parigi; passione, in Riga; intrigo, in Varsavia), ma nessuno sembra fuori posto, da ognuno ti aspetti qualcosa che non si riduca a cartolina. A me sembra che ci riesca molto bene.

E oltre Robin, c'è Theo, l'altro grande protagonista. Theo che ha il volto di Armin Mueller-Stahl, è chiaro, ed è la voce su cui l'Europa può costruirsi, il legame costante con la Storia da cui l'economia non può separarsi. Il baritono di questo romanzo, insomma.

E le donne. Le donne europee, che sono le più belle del mondo, insieme alle americane, le asiatiche e le africane. E pure le oceaniche, và.

Devo concludere? Ma questa è una rubrica di recensioni alternative, mica c'è bisogno.

NRL O - una premessa

martedì, maggio 18, 2010

volevo inaugurare una nuova rubrica letteraria per questo blog.
nella mia mente c'è già un nome mitico: Nuova Rubrica Letteraria (NRL).
l'idea è che uno legge un libro e ne parla qui, secondo criteri che non potrebbero essere accettati da nessun'altra parte.
il titolo di ogni post dovrà seguire una numerazione crescente (per facilitare il lavoro di archivio, in futuro).
per cui il primo post si chiamerà: NRL I - e magari il titolo del libro, se uno vuole.
mi sembra giusto che questo si chiami NRL  O - una premessa.
forse rimarrà una promessa.
ma anche le promesse non rispettate fanno parte della nostra tradizione, quindi...
ognuno adatterà NRL ai suoi gusti, ci mancherebbe, ma io ho in mente per quel che mi riguarda (e per ora) di lavorare per analogie.
analogie private, inutili, incomprensibili.
e che però dicono più di tante definizioni e parole ricercate, almeno a una o due persone nel mondo.
una dimensione privatissima del resoconto letterario: ecco la sfida di NRL.
NRL: prossimamente, su questi schermi.

Stay tuned.

Christi Himmelfahrt

giovedì, maggio 13, 2010

disperato erotico post

mercoledì, maggio 05, 2010



Me chiamo N. e sò 'na puttana,
lavoro pè strada senza sottana
ma quanno vado coi potenti
me vesto bene e nun mostro li denti.

Me sò fatta interi palazzi
‘ndo il potere rendeva pazzi
st'ometti vestiti de blu
che pe fammese bisognavan Gesù

me sò fatta pure 'n prelato
ch'a fatica m'ha ingroppato,
dice ch'ero vecchia e dura
ma der signò nun c’aveva paura.

Me so fatta tutto er monno,
se cerchi bene pure tu nonno
che ‘n minuto prima de schiattà
tra le mi cosce stava a sbavà.

Un giorno ch'ero a piazza colonna,
dove un tempo batteva mi nonna, 
vedo st'uomo vecchio e potente.

C'avrà avuto settant'anni boni,
ma di voglia e ardor gonfi i coglioni
s'avvicina e dice «sò er presidente»

Poi me prenne e m'accovaccia,
strigne forte pe la sua gente,
spigne, spigne ma nun se la sente.

Così me insulta e m'allontana:
«vecchia ciavatta nun te guardo ‘n faccia,
nun sei bona manco a fà la puttana».

paris II

mercoledì, aprile 28, 2010



grazie a luca s.

Pensieri veloci contro la nuvola - II

venerdì, aprile 23, 2010

Come promesso ecco il secondo pensiero veloce contro la nuvola. Molti staranno pensando che la nuvola non c'è più e che quindi non ha tanto senso scrivere un pensiero contro qualcosa che non c'è più. 

Ma noi lo facciamo lo stesso, anche perché, come già abbiamo detto la nuvola è sempre sopra di noi (contro franci in particolare). A parte questo, anche se non ce lo meritiamo, questo pensiero era già li, assieme ad altri che però per ora non renderemo mai pubblici. 

Ancora una volta, questo pensiero deve qualcosa a una foto di Cartier-Bresson (e non Bresson e basta mi ha detto il capo, che sono proprio un ignorante e poco fine). Però, come l'altro, da essa non è completamente dipendente. 

Vorrei infine dedicare questo pensiero a tutti noi. Tutti noi che in questi anni la nuvola ce la siamo cercata e che un po' per caso, un po' per scelta, un pò per rassegnazione ci siamo ritrovati tra le mura poco luminose di una casa in una strada stetta e affollata.


ps. io non ho la pazienza di ricontrollare se ho scritto bene sopra e ho compiato bene sotto. Il primo che fa commenti sugli errori lo odio, sappiatelo. Un pensiero va a E. e G. ,  un ringraziamento invece a D. F.

addio per sempre




Figli della stessa nuvola

Hanno annodato le nostre vite.
In queste stanze poco luminose
s'intrecciano i nostri sguardi lenti,
con quelli di vecchie suore dalla mani fredde.

Siamo tutti figli d'un solo giorno,
quando Cristo è morto sulla croce
e Abramo ha pugnalato Isacco.
Quando la terra grigia ha tremato
e gli Angeli hanno celebrato il ritorno del padre.

Tutti figli della stessa nuvola.
Il mio sorriso svanisce lento
sul volto della persona accanto,
poi s'arrampica su di un viso che ha appena pianto.

Pensieri veloci contro la nuvola - I

lunedì, aprile 19, 2010

Sono giorni tristi, giorni in cui le nuvole sono fuoriuscite dai nostri pensieri e si sono realizzate.

Benedetto vulcano che ti sei incaricato di far vedere al mondo come si vive con una nuvola nera sopra. E siccome molti di noi da tempo vivono con questa nuvola sopra, una nuvola che toglie la possibilità della minima visione del futuro, noi, dopo la svolta sociale, ci incarichiamo di un'altra svolta, quella della leggerezza, come diceva qualcuno. Non si fa altro che offrire pensieri, non per forza allegri, ma che si vogliono almeno leggeri: fa più male a essere uccisi con una piuma che con un macete...

Per questo pensiero ci affidiamo alla foto di un genio, una delle tante, la prima per noi, speriamo non l'ultima. Grazie al vulcano, grazie a Bresson...




Il ragazzo del vino

Sono importante perché porto del vino,
fiero perché nelle mie mani,
che un giorno accarezzeranno i grappoli aspri
o forse li schiacceranno in sacrificio,
reco due bottiglie pesanti e scure
che oggi, giorno del Signore,
coloreranno le labbra e il viso di mio Padre.

E mia madre che ha cucinato,
anche Lei si è macchiata di rosso.
Versa lento il sugo sulla pasta e 
guarda mio padre alzare il bicchiere,
con gli occhi già gonfi
della speranza di un Lunedì migliore.

Ma io oggi sono il signore del vino,
e tu, ragazzina che ridi dietro di me,
hai capito forse l'importanza del mio viaggio?
Un giorno forse io cercherò di amarti!

le visage du volcan

venerdì, aprile 16, 2010

mi è arrivata via mail, da un francese non meglio identificato, un'immagine del vulcano che tanto sta incidendo in questi giorni sulla vita degli europei - e dunque, direttamente, di svariati rigattieri sparsi. la posto, perché mi pare un segno del destino. è un'immagine in qualche modo segreta, di cui non posso rivelare la fonte per evidenti ragioni di sicurezza. posso solo dirvi che è stata scattata ieri da uno degli aerei dei guardacoste islandesi.

vino rosso e pane azzimo

mercoledì, aprile 14, 2010

Da queste parti si usa bere vino rosso e mangiare pane azzimo tre volte al giorno con abiti sfarzosi. Così fa il pastore vestito di scuro che si avvicina al suo gregge. Un po' paonazzo e incerto per il vino del mattino, con lo sguardo vuoto, si dirige verso il più giovane dei suoi agnelli, Come sei bello, piccolo bianco e puro mio agnellino, così tenero e indifeso... Lo sguardo pieno dell'agnello, gli occhi grandi e gonfi di chi non può conoscere e tuttavia sa quello che sta per accadere, si perde nello sguardo adesso avido del buon pastore. Vieni mio giovane amico, tra le mie braccia io posso proteggerti e preservare la tua purezza, disse il pastore passando la mano ruvida sul manto del giovane che adesso tremava, giusto un attimo prima di versare l'unica lacrima, un attimo prima che lo stilo pasquale penetrasse le sue teneri carni.


mala tempora currunt

domenica, aprile 11, 2010

Liebesschlösser auf Hohenzollernbrücke

sabato, aprile 03, 2010



Ho già ricevuto lamentele di gente xenofoba e purista che si oppone all'uso del tedesco. Per questi che odiandomi si staranno chiedendo cosa voglia dire questo titolo, fornisco subito un'indicazione: federico moccia, ponte milvio, lucchetti. Proprio così, anche a Colonia la gente incatena le proprie speranze amorose, o le proprie frustrazioni amorose travestite da speranze, su un ponte.

Ma le scene di ponte milvio, centinaia di lucchetti sui pali, pali della luce che si suicidano gettandosi nel tevere per non poter sopportare più il peso di tutto quell'amore, queste scene solo lontane. Il romanticismo di ponte milvio, la penombra e le luci gialle che illuminano a tratti il viso degli innamorati e si riflettono sul sigillo pronto a immortalarsi per i due... lo scorrere lento del tevere che accompagna i sussurri di lui verso lei - o verso un altro lui - sono solo un sogno da queste parti.

Penso valga la pensa raccontare un paio di differenze, tanto per confermare alcuni vecchi stereotipi che ci piacciono tanto.

In prima istanza il ponte. Qui si tratta di Hohenzollernbrücke. Già il nome fa paura, o no? Si tratta di un ponte ferroviario di ferro, lungo 600 metri, largo 50 e alto come una montagna, con due corridoi laterali per pedoni e ciclisti. Il ponte avrà circa mille binari su cui costantemente sfrecciano sibilanti e puntuali ES, IC, Regionali, SB, UB. Sulle ringhiere arrugginite che dividono il corridoio pedonale dai binari, si appendono i sogni amorosi degli amanti della città.


La seconda differenza è nel fiume. Il Tevere è un fiumotto placido, diciamolo senza paura, un fiumotto italiano che scorre lento, si prende il suo tempo, fa i giri che gli pare nei quartieri più belli e suggestivi della città, si sdraia giustamente e volentieri al sole. È un fiume tranquillo, al massimo accoglie due risorantelli e un circolo canottieri  dove si rema poco e si consuma prosecco e cattiva politica. 

Il Rhein è un fiume tedesco: una corrente mostruosa, chiatte lunghe centro metri che trasportano ferro arruginito e carbone per mezza europa. Navi da crociera che sfidano la corrente e il vento, che nel Rhein si canalizza. Cose da pazzi, il Rhein mi fa paura, largo come un mare e veloce come una frustata.

Ma non c'è da preoccuparsi, le alte ringhiere di Hohenzollernbrücke proteggono lo spettatore e in particolare l'avventore del lucchetto, che così può compiere al sicuro il proprio sacrificio metallico. Peccato che pare di stare un po' in prigione: come piazzare il proprio lucchetto alle sbarre di regina coeli.

 

Potrei andare avanti per ore, ma vorrei soffermarmi solo su un ultimo particolare: i lucchetti. Qui di tratta di lucchetti tecnologici: di acciaio, titanio, con protezione in plastica della serratura, con luce per identificazione notturna, con musichette romantiche incorporate. Se poi uno riesce a superare l'ostilità dei nomi tedeschi sopraincisi - nomi che di solito stridono alle orecchie di noi intaliani - nota la cosa più interessante. Quasu ogni succhetto porta inciso il nome degli amanti. E l'incisione è fatta a regola d'arte, da un professionista, un artigiano specializzato: l'incisore dei lucchetti dell'amore. Si deve essere sviluppata proprio un'industria per questo tipo di incisioni, cose che in italia, con i nostri lucchetti scritti "a uniposca" - esiste ancora?- ci sognamo.
 
Per non andare oltre, una considerazione: quanto costa piazzare un lucchetto dell'amore a questi qui? diciamo 200 euro per un lucchetto teconologico, 100 euro per l'incisione a seconda del numero dei caratteri, mezza giornata per arrampicarsi sul ponte, il rischio di prendersi un malanno e peggio ancora di finire sotto un EC che certo non si fermerà per te... ma ne vale la pena? fosse così difficile, lo farebbero a ponte milvio?

la doppia seduzione di Francesco Orlando

mercoledì, marzo 17, 2010


Questo romanzo, per alcuni di noi, era un mito. Ho sognato a lungo che Orlando mi invitasse a casa sua per leggerlo ad alta voce tutto d'un fiato, una giornata intera, com'era solito fare con pochi eletti. Non è mai successo. Non escluderei che sia successo con qualcuno di noi, sarei anzi pronto a giurarci. Ho sognato a lungo del momento in cui, adulto conclamato, avrei scritto una recensione di questo libro, su una rivista, raccontandone la storia nascosta. Ma non posso farlo: Orlando non ha rispettato i patti che riguardavano la pubblicazione del suo romanzo - diceva che lo avrebbe fatto solo post mortem -, e io non sono dunque un adulto conclamato. La pubblicazione del romanzo sarebbe dovuta avvenire, secondo i miei calcoli, non prima del 2034. 24 anni di anticipo mi trovano un po' impreparato. Ne parlo qui, mi sembra già assai e persino troppo pubblico. So che a molti questa cosa della lettura ad alta voce del romanzo sembrava ridicola (e oltremodo narcisistica, è evidente). So che le attenzioni di Orlando nei confronti di pochi studenti sono oggetto di ironia da parte di molti. Ciononostante, per diverso tempo, io non desideravo altro. I corsi di Francesco Orlando, chi li ha seguiti lo sa, non erano comuni. Nulla di paragonabile in sei anni di studio all'Università di Pisa. E questo romanzo, questo romanzo segreto della cui esistenza si vociferava, di cui talvolta si parlava in classe, esisteva e non esisteva: e io non volevo altro che leggerlo. Sin dal primo anno di Università, quando G. mi parlava di questo professore, palermitano, straordinario. Lo avevo incrociato una volta: c'era una conferenza di Sanguineti-figlio su Dante, e lui lo aveva cacciato, dall'aula di palazzo Quaratesi, perché doveva fare lezione - mica poteva cominciare con 5 minuti di ritardo, come li avrebbe recuperati? Da allora cominciammo a parlarne con G., da allora mi interessai a questa storia, recuperando gradualmente lacune - Il gattopardo -, leggendo gli scritti del curtigghio che mi rendevano ancora più affascinante questa figura - Ricordo di Lampedusa -, e così via. Solo due anni dopo avrei seguito il suo corso su "L'uomo e l'opera". Ci sarà un motivo se tra tutti quelli che ho seguito questo è forse l'unico corso di cui ricordi qualcosa. L'uomo e l'opera: contro Sainte-Beuve, con Proust, da distinguere radicalmente. Guai a fare confusione! Era una delle tre cose da sapere a memoria, insieme al fatto che Sainte-Beuve è un nome formato da 4 sillabe, sa-nt-be-vv-, quindi per favore non venite a dirmi sanbèv perchè non è un santo. La terza riguardava complicatissime regole di applicazione di freud alla letteratura, passo. Mi stupisce allora che l'intervista che Repubblica dedica all'uscita di questo romanzo sia così personale, come se si trattasse di un outing di Francesco Orlando; mi stupisce che Orlando non protesti con veemenza alla domanda: "Fernando vive tragicamente la sua omosessualità. Per lei è un problema altrettanto drammatico?". L'importante, comunque, è che ora sia uscito. E tuttavia c'è una sorpresa. Di questo libro, di cui Einaudi da tempo aveva comprato i diritti, l'interesse consisteva, al di là del romanzo in sé, in questo famoso inedito di Tomasi di Lampedusa nel quale l'autore del Gattopardo si esprimeva favorevolmente sul romanzo giudicandolo persino (cito a memoria da una leggenda consolidata) "migliore del mio Gattopardo". Ora, questo inedito non c'è: e il libro viene presentato di per sé, schitto schitto, senza il famoso "manoscritto del principe" che ha dato il titolo al film di Roberto Andò. Questa è una grande sorpresa per chi conosce la storia che sta dietro alla pubblicazione di questo libro - ne parlavo con Happy, recentemente. C'è la questione delle plurime versioni dello stesso: il giudizio di Lampedusa si riferisce a una stesura ormai inesistente, visto che il romanzo è stato riscritto a più riprese nel corso degli anni. E tuttavia rimane la curiosità, l'interesse nei confronti di un giudizio che, al di là delle costanti e delle varianti (eco orlandiana), riguarda il romanzo nel suo complesso. Tanto più che, ed è l'ora di fare una piccola confessione, questo inedito era stato annesso al romanzo, in una sua versione a stampa di carattere privato, altrettanto rimaneggiata rispetto a quella letta da Lampedusa. L'inedito era annesso ma solo in alcune copie. Non c'era per esempio nella copia di G., che lessi con curiosità mista all'eccitazione di un "classico proibito" (da diversi punti di vista) nel 2002. Orlando lo dichiarava in un'introduzione che non compare in questa versione einaudiana del romanzo: disse che alcune delle copie sarebbero state impreziosite da questo inedito. G. possedeva una copia del romanzo, perché era uno di quelli che era stato invitato a casa di Orlando, anche se negli anni si era allontanato, pur continuando a riconoscere un debito enorme nei suoi confronti. Io che devo riconoscere un debito enorme nei confronti di G. promisi (e scrissi) di non rivelare mai a nessuno di questa piccola infrazione alle regole, per rispetto nei confronti di Orlando - che evidentemente non aveva voluto che leggessi il suo romanzo -, nei confronti di G. - che mi aveva permesso di farlo pregandomi di mantenere il segreto. Ora che il romanzo è pubblico, finalmente, posso liberarmi di questo piccolo segreto, di questo libro sottratto temporaneamente alla libreria di G. col piacere di un bambino che ruba la marmellata. A 8 anni di distanza (8 anni!), dopo averlo riletto, non posso che rallegrarmi della pubblicazione, ed essere curioso delle reazioni ufficiali e ufficiose. Conoscendo la maniacalità di Orlando, immagino quanto ci possa tenere lui, e la nuova vita che questa veste da romanziere deve dargli a 75 anni. Non sono in grado di esprimere un giudizio critico, perché questa storia che tenevo segreta non mi consente una giusta distanza. Non so se sia un capolavoro, probabilmente no. Io devo dire di averlo riletto con grande piacere e col trasporto di un romanzo che ti tiene incollato alle pagine. Ma non so in che misura questo dipenda dal valore in sé del romanzo o dal piccolo mito che gli ho costruito attorno. Ci sarebbero tante altre cose da dire, mi fermo qui. Voi? 

paris

giovedì, febbraio 25, 2010



Quando il protagonista è un fesso

mercoledì, febbraio 10, 2010





È stato CarloCò a incendiarmi le meningi con un’illuminazione improvvisa.
Su Facebook si stava cazzeggiando di Dawson’s Creek, uno dei telefilm più idioti che la tv americana abbia mai prodotto.
Sbertucciando l’espressione totalmente inebetita del protagonista (vedi foto), interpretato dal mono-faccia James Van Der Beek, sono stato sopraffatto dall’illuminazione di cui sopra.
Ho pensato: ma questo qui è veramente un fesso!
E con questo, direte voi. Sembra una banale constatazione. In realtà, secondo me, c’è di più.
Insomma, il fatto che il protagonista di un serial sia riconosciuto da tutti come il più cretino della combriccola è piuttosto strano. 
In teoria, dovrebbe essere l’opposto: il protagonista è fico e intelligente, mentre fra i comprimari si aggirano mediocri, sfigatoni, nerd ultimo stadio.
A Dawson, invece, fanno di tutto: gli fregano la donna sotto gli occhi, lo pigliano per il culo, gli amici tradiscono la sua amicizia... E lui resta sempre lì, con quell’espressione tra l’addolorato e chi sta iniziando a realizzare (ma è un luccichìo breve nel buio della corteccia celebrale...) che se l’è presa metaforicamente nello stoppino.
Insomma, come dicevo all’ottimo CarloCò, trattasi di un "monstrum" narratologico.
In letteratura, accade assai di rado. Anzi, non mi viene in mente un testo in cui il protagonista sia, al tempo stesso: cretino, antipatico e inetto. Attenzione, notate: in contemporanea. Può essere magari cretino, ma allora presenta sicuramente una qualità che ce lo rende “leggibile”, come la bonomia, la comicità involontaria, la sfiga esistenziale...
Madame Bovary è scema come una commentatrice di Uomini e donne, però c’è qualcosa di grandioso nel suo delirio piccolo-borghese di affermazione sociale... etc... 
Ma questo genere di fenomeno, tipico di certe narrazioni seriali, non può essere un caso.
Per esempio, la stessa strategia si riscontra in Grey’s Anatomy – qualitativamente imparagonabile a D’sC – dove accade che la protagonista (la dott.ssa Grey – Ellen Pompeo) è di gran lunga il personaggio più stracciapalle e il medico più scarso di tutta la serie. 
È sempre scazzata, piagnucola, si azzecca ai partner succhiandogli la professionalità, non è nemmeno in grado di operare da sola: ci riesce solo, attenzione, alla quarta/quinta serie, quando la sua amica, la Yang, ha già ottenuto tre specializzazioni e una seconda laurea in nanotecnologie applicate.
Non è un caso, infatti, se anche in GA i personaggi più “empatici” siano quelli secondari.

Da tutto questo sproloquio mentale ho tratto quanto segue:
-         il protagonista è fesso, dunque ci sono molti protagonisti;
-        l’antipatia del protagonista è direttamente proporzionale alla simpatia dei personaggi secondari;
-        "io" spettatore non mi identifico in un personaggio singolo, ma in più personaggi; di conseguenza, la mia dipendenza dalla serie tv aumenta esponenzialmente: ho più trame da seguire.

Non so perché, ma c’è qualcosa di tutto ciò che mi turba non poco... La minchioneria è diventata una categoria narrativa così potente?

Le parole sono importanti

lunedì, febbraio 01, 2010

Può essere perfino abbastanza affascinante che il significante sia se­­­­­­­­­­­­­­­mpre in eccesso rispetto al significato (e così mi sono giocato l’80% dei lettori, per dire una banalità, e cioè che le parole dicono sempre più di quanto non vorrebbero).
Ma esemplifichiamo. Capita, per dire, che becchi la povera Crani, su scaiz, nel momento in cui stai attraversando il punto più basso della tua curva ciclotimica (ovvero quando ti gira parecchio il cazzo); e quindi a quella, piccina, gli tocca di sorbirsi un cofino imparanoiato, quando magari potrebbe impiegare il suo tempo a fare altro – a giocare a farmville, ad esempio).
E così si affronta l’incandescente interrogativo: dov’è la donna per Ferary? Anziché consolarmi, dicendomi l’unica cosa ragionevole da dire in questi casi (“Ma cofino, ’sta cosa è veramente inispiegabile. Sei l’uomo più cool e sezzy dell’orbe terracqueo: ci dev’essere una strana configurazione astrale per cui non sta accadendo l’ovvio, ovvero che tutte le donne desiderino saltarti addosso”), Craca tenta una spiegazione razionale, con consigli razionali, e così finisce che fa quello che non si dovrebbe mai fare, ovvero farmi scontrare con la realtà. “Capisci Cofino, non è che sei popo sto figo” (no?). “Forse dovresti accontentarti di quel che passa il convento. Devi per forza cercare qualcuno, per dire, che abbia entrambe le gambe? Forse no. Forse chiedi troppo. Una donna con una gamba, per te, è già grasso che cola, se ci pensi. Dovresti ringraziare il cielo che abbia ancora l’altra”. Così ti immagini che lei abbia da proporti una sua amica zoppa, ma neanche quella. Allora prosegue: “Vedi, devi prendere qualcuna che non sia socialmente troppo forte. Ci vuole qualcuno di veramente  disperato. Una reietta impopolare, senza amici, che non abbia mai avuto un uomo – tu non reggeresti il confronto con Alvaro Vitali – e magari con qualche tragedia alle spalle, magari, toh, uno zio che le allungava le mani da piccola. Capisci?”
Ma il carico, la mia dolce confidente lo lascia per il finale, nell’elenco dei difetti a causa dei quali non troverò mai una donna. Si lascia sfuggire una parola terrificante, che mai avrei voluto sentire. Dice che sono – e qui cito testualmente – “timidino”.
Timidino.
Occhei, passi pure che uno riconosca la mia timidezza; passi pure che uno mi dica che sono timido. “Sei timido”, lascia pensare ad un essere umano standard, a cui, per convenzione, si attribuiscono una serie di qualità, positive o negative, tra cui quella di essere timido. È timido, ha i capelli biondi, è simpa, è in terza classe ecc ecc.
Passi a maggior ragione che uno ti dica che sei un timidone, che è quella timidezza un po’ dolce e un po’ già disinnescata, di cui si parla con affetto, una cosa con cui si può convivere serenamente, se non gradevolmente. Hugh Grant può essere un timidone, e nel frattempo scoparsi Julia Robers, per dire.
Quello che invece in nessuno dei mondi possibili Hugh Grant potrebbe essere è timidino. Quella parola mefistofelica si porta dietro tutto un universo di sfiga da cui è assolutamente impossibile staccarlo. Timidino significa, anzitutto, non scopabile, neanche su un’isola deserta. Timidino è il nerd del liceo, occhiali spessi, brufoli, segaiolo, che si vomita sulle scarpe non appena sente l’odore di una donna, sudaticcio, che si scarica soft porn perché l’hardcore lo spaventa, che si masturba su Tomb Raider, e che bene che vada fonderà la Microsoft. Un cucciolo, ma ributtante. (Una roba del genere).
Quindi pensateci, prima di affondare qualcuno. La risposta giusta è: “Timido tu? Non direi proprio”.

Poi la questione è diventata internazionale, che pare che trovarmi una donna sia ormai la sfida a cui si dedicano i temerari di tutto il mondo. E dunque la coinquilina del Capo pare mi voglia dare una sua amica (mi immagino che gnocca).
E sentenzia: “Cofe sembra un orso col cuore in mano”.