la doppia seduzione di Francesco Orlando

mercoledì, marzo 17, 2010


Questo romanzo, per alcuni di noi, era un mito. Ho sognato a lungo che Orlando mi invitasse a casa sua per leggerlo ad alta voce tutto d'un fiato, una giornata intera, com'era solito fare con pochi eletti. Non è mai successo. Non escluderei che sia successo con qualcuno di noi, sarei anzi pronto a giurarci. Ho sognato a lungo del momento in cui, adulto conclamato, avrei scritto una recensione di questo libro, su una rivista, raccontandone la storia nascosta. Ma non posso farlo: Orlando non ha rispettato i patti che riguardavano la pubblicazione del suo romanzo - diceva che lo avrebbe fatto solo post mortem -, e io non sono dunque un adulto conclamato. La pubblicazione del romanzo sarebbe dovuta avvenire, secondo i miei calcoli, non prima del 2034. 24 anni di anticipo mi trovano un po' impreparato. Ne parlo qui, mi sembra già assai e persino troppo pubblico. So che a molti questa cosa della lettura ad alta voce del romanzo sembrava ridicola (e oltremodo narcisistica, è evidente). So che le attenzioni di Orlando nei confronti di pochi studenti sono oggetto di ironia da parte di molti. Ciononostante, per diverso tempo, io non desideravo altro. I corsi di Francesco Orlando, chi li ha seguiti lo sa, non erano comuni. Nulla di paragonabile in sei anni di studio all'Università di Pisa. E questo romanzo, questo romanzo segreto della cui esistenza si vociferava, di cui talvolta si parlava in classe, esisteva e non esisteva: e io non volevo altro che leggerlo. Sin dal primo anno di Università, quando G. mi parlava di questo professore, palermitano, straordinario. Lo avevo incrociato una volta: c'era una conferenza di Sanguineti-figlio su Dante, e lui lo aveva cacciato, dall'aula di palazzo Quaratesi, perché doveva fare lezione - mica poteva cominciare con 5 minuti di ritardo, come li avrebbe recuperati? Da allora cominciammo a parlarne con G., da allora mi interessai a questa storia, recuperando gradualmente lacune - Il gattopardo -, leggendo gli scritti del curtigghio che mi rendevano ancora più affascinante questa figura - Ricordo di Lampedusa -, e così via. Solo due anni dopo avrei seguito il suo corso su "L'uomo e l'opera". Ci sarà un motivo se tra tutti quelli che ho seguito questo è forse l'unico corso di cui ricordi qualcosa. L'uomo e l'opera: contro Sainte-Beuve, con Proust, da distinguere radicalmente. Guai a fare confusione! Era una delle tre cose da sapere a memoria, insieme al fatto che Sainte-Beuve è un nome formato da 4 sillabe, sa-nt-be-vv-, quindi per favore non venite a dirmi sanbèv perchè non è un santo. La terza riguardava complicatissime regole di applicazione di freud alla letteratura, passo. Mi stupisce allora che l'intervista che Repubblica dedica all'uscita di questo romanzo sia così personale, come se si trattasse di un outing di Francesco Orlando; mi stupisce che Orlando non protesti con veemenza alla domanda: "Fernando vive tragicamente la sua omosessualità. Per lei è un problema altrettanto drammatico?". L'importante, comunque, è che ora sia uscito. E tuttavia c'è una sorpresa. Di questo libro, di cui Einaudi da tempo aveva comprato i diritti, l'interesse consisteva, al di là del romanzo in sé, in questo famoso inedito di Tomasi di Lampedusa nel quale l'autore del Gattopardo si esprimeva favorevolmente sul romanzo giudicandolo persino (cito a memoria da una leggenda consolidata) "migliore del mio Gattopardo". Ora, questo inedito non c'è: e il libro viene presentato di per sé, schitto schitto, senza il famoso "manoscritto del principe" che ha dato il titolo al film di Roberto Andò. Questa è una grande sorpresa per chi conosce la storia che sta dietro alla pubblicazione di questo libro - ne parlavo con Happy, recentemente. C'è la questione delle plurime versioni dello stesso: il giudizio di Lampedusa si riferisce a una stesura ormai inesistente, visto che il romanzo è stato riscritto a più riprese nel corso degli anni. E tuttavia rimane la curiosità, l'interesse nei confronti di un giudizio che, al di là delle costanti e delle varianti (eco orlandiana), riguarda il romanzo nel suo complesso. Tanto più che, ed è l'ora di fare una piccola confessione, questo inedito era stato annesso al romanzo, in una sua versione a stampa di carattere privato, altrettanto rimaneggiata rispetto a quella letta da Lampedusa. L'inedito era annesso ma solo in alcune copie. Non c'era per esempio nella copia di G., che lessi con curiosità mista all'eccitazione di un "classico proibito" (da diversi punti di vista) nel 2002. Orlando lo dichiarava in un'introduzione che non compare in questa versione einaudiana del romanzo: disse che alcune delle copie sarebbero state impreziosite da questo inedito. G. possedeva una copia del romanzo, perché era uno di quelli che era stato invitato a casa di Orlando, anche se negli anni si era allontanato, pur continuando a riconoscere un debito enorme nei suoi confronti. Io che devo riconoscere un debito enorme nei confronti di G. promisi (e scrissi) di non rivelare mai a nessuno di questa piccola infrazione alle regole, per rispetto nei confronti di Orlando - che evidentemente non aveva voluto che leggessi il suo romanzo -, nei confronti di G. - che mi aveva permesso di farlo pregandomi di mantenere il segreto. Ora che il romanzo è pubblico, finalmente, posso liberarmi di questo piccolo segreto, di questo libro sottratto temporaneamente alla libreria di G. col piacere di un bambino che ruba la marmellata. A 8 anni di distanza (8 anni!), dopo averlo riletto, non posso che rallegrarmi della pubblicazione, ed essere curioso delle reazioni ufficiali e ufficiose. Conoscendo la maniacalità di Orlando, immagino quanto ci possa tenere lui, e la nuova vita che questa veste da romanziere deve dargli a 75 anni. Non sono in grado di esprimere un giudizio critico, perché questa storia che tenevo segreta non mi consente una giusta distanza. Non so se sia un capolavoro, probabilmente no. Io devo dire di averlo riletto con grande piacere e col trasporto di un romanzo che ti tiene incollato alle pagine. Ma non so in che misura questo dipenda dal valore in sé del romanzo o dal piccolo mito che gli ho costruito attorno. Ci sarebbero tante altre cose da dire, mi fermo qui. Voi? 

Comments

38 Responses to “la doppia seduzione di Francesco Orlando”
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Happy ha detto...

rivelazione, dentro rivelazione.
il genio folle di orlando è riuscito a costruire, negli anni, un labirinto enorma di sotto-trame, microstorie parallele, segreti e confidenze, che hanno ormai innalzato il romanzo a leggenda. da testo a leggenda. e credo sia stata un'operazione difensiva furbissima, per impedire a chiunque di poter leggere con tranquillità e trasparenza il romanzo.
solo un lettore qualunque, ignaro di orlando e della sua storia privata, potrebbe valutare con serenità questo libro, che per noi è diventata un'icona sospesa e quasi intoccabile.
la contro-storia del Capo però racconta benissimo la sensazione che tanti di noi aspiranti allievi/amici di orlando abbiamo provato negli anni: di come si sia formata un'immagine indelebile di un uomo e della sua pazza, pazza vicenda personale; della sua trappola esistenziale in cui vive da cinquant'anni (ripudiando e ritornando su Lampedusa, continuamente, in un doppio legame davvero fatale).
ho letto anch'io il romanzo. con calma.
ha ragione il Capo, si resta incollati alle pagine. non credo solo per la nostra conoscenza diretta dell'autore, ma soprattutto per quel velo opprimente e morboso che racchiude la storia di Mario e Ferdinando.
la cosa tuttavia più paradossale è la seguente. che il romanzo sembra effettivamente il frutto di un fulgore giovanile: ha l'incertezza e l'impaccio di una scrittura in erba. accanto a quest'aspetto, paradossalmente, si affianca un'indagine psicologica dei personaggi raffinatissima: più da esegeta che da narratore.
insomma, il libro mi sembra un'opera davvero poco "definibile": è il primo romanzo di un grande vecchio. ma comunque, nel panorama letterario attuale, tanta roba.

18/03/10, 12:43
Anonimo ha detto...

folle sì, genio no, vi prego.
n

19/03/10, 10:16
Anonimo ha detto...

no comment, ma solo per il momento...
pg

19/03/10, 11:19
Happy ha detto...

comunque, stavo pensando: Capo, che faccia di..
tutti questi anni a parlare di orlando, e tu, muto...

19/03/10, 14:07
franci ha detto...

una faccia di bronzo, veramente, questo capo a volte non ha anima...

chi è che dice folle si, genio no? Ha ragione, io non direi neanche folle. Ma ci pensate, a posteriori e togliendo la quantità mostruosa di cose che sa e la passione con cui le dice, che coraggio ci vuole a fare una teoria freudiana della letteratura? Cioè lui unisce due cose inutili, la teoria della letteratura e la teoria freudiana. No dico pensiamoci ora che siamo grandi... Represso, repressione e tutte quelle cose sue... mah e come ci credevo!

20/03/10, 16:03
T.E.X ha detto...

Se non fosse che sono malata, affetta da conati poco eleganti, commenterei anch'io il libro di Orlando. E con parole efficaci spiegherei come l'ossessività di un autore si riversa sull'ossessività di uno stile letterario. Tuttavia Cofino è partito con il libro e io devo assentarmi un attimo...
help...

22/03/10, 20:41
Anonimo ha detto...

"Solo un lettore qualunque, ignaro di orlando e della sua storia privata, potrebbe valutare con serenità questo libro, che per noi è diventata un'icona sospesa e quasi intoccabile"

Ecco, visto che corrispondo alla job description, ci provo io: FA CAGARE.

Un giocattolo di legno senza stile, senza una trama o un personaggio i cui contorni prendano vita. Bella l'intuizione di fondo, con tutto quel che implica, ma il libro in sé è un inverecondo, meccanico, implacabile sfracellamento di marroni.

MI dovete 13 euro.

Distinti saluti,

La Thatcher

23/03/10, 01:06
Anonimo ha detto...

io però devo dire che dal retro conpertina: mario innamora... un po' si capiva così
franci

23/03/10, 08:45
Il fu oca ha detto...

Io ricordo solo che la prima volta che ho visto Fralanz in vita mia è stato perché un amico in comune doveva consegnargli gli appunti di Orlando al Betsabea (o erano di algebra?).
In attesa di leggere il libro, tra mesi e mesi, mi viene solo la curiosità di sapere come è possibile che uno a 75 anni dopo la migliore delle carriere immaginabili , per certi versi, spezzi un fascinosissimo contratto con Einaudi per "un miraggio economico": l'acquisto di una casa. Così nell'intervista a Repubblica. Ma davvero l'acquisto di una casa è un miraggio economico pure per uno come Orlando?
ma questo, ripeto, è il commento di chi non ha letto il libro, e non ha mai avuto contatti così diretti con l'Autore. i rigattieri scusino la rozzezza dello stesso.

23/03/10, 13:04
Anonimo ha detto...

Erano di algebra.... ti ricordi eh? Mi fa piacere, pero non dire quale fu l'impressione che potrei rimanerci male...
Fralanz

23/03/10, 13:11
Happy ha detto...

che faccia cagare mi sembra esagerato.
no, è un romanzo dignitoso. un po' fuori moda, perché scritto sul modello alla Gide, tutto condensato e zero sviluppo narrativo.
rilevo però una certa fatica nel linguaggio, che sembra poco sciolto, in certi passaggi, come appunto si trattasse di una scrittura ancora acerba. comunque, tutto è lecito quando si parla di letteratura e di gusti letterari (D'Annunzio, per dire, lo butterei quasi tutto nel cesso, tranne l'Alcyone e il Notturno... e molti mi potrebbero scotennare per una tale eresia. Per non parlare, caso recente, di quella bufala immensa a nome Antonio Moresco, autore invece adorato -sic- dalla mia ex prof).
per quanto riguarda l'ipotesi del Fu oca (a proposito, splendida la tua nuova creatura...): credimi, era assolutamente sincero.
mi dispiace ancora per quell'intervista a Repubblica: a distanza di tempo, più ci penso e più mi sembra un pessimo servizio che Orlando ha fatto a se stesso e al libro. mi colpisce anche il silenzio dei recensori. nemmeno una stroncatura? bah.

23/03/10, 16:38
incostanza ha detto...

secondo me il libro non è niente male. non sono una dei fedelissimi di orlando, né una cui la sua vicenda personale e i suoi professionali punti di vista su letteratura e psicanalisi siano del tutto ignoti. non penso di essere quindi né parziale, né imparziale. ho letto il romanzo quasi d'un fiato, a metà tra curiosità (auto)biografica e curiosità per la vicenda romanzesca effettivamente narrata. alla fine l'ho trovato un bel libro, con qualche eco degli amori negati dei romanzi di elsa morante a me molto cari. certo, lo stile è un po' troppo ellittico e innaturale, soprattutto per le mie capacità intellettive, e alcune pagine le ho dovute rileggere due o tre volte per capire ciò che effettivamente succedeva/era successo. anche il finale mi è sembrato un po' troppo sbrigativo e poco interessato ad ulteriori sviluppi psicologici. ma, in finale, come ha detto happy, nell'odierno panorama letterario "tanta roba".

24/03/10, 01:18
Happy ha detto...

e il Capo? dov'è?
non replica?

24/03/10, 11:49
neomi ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog. 25/03/10, 01:00
neomi ha detto...

intervista al gran vegliardo:

http://www.pisanotizie.it/index.php/news/news_20100325_intervista_francesco_orlando_la_doppia_seduzione.html

26/03/10, 12:41
Ciccì ha detto...

ho letto il romanzo. un po' di corsa purtroppo (colpa del capo, come al solito!), ma l'ho letto. ed è da una settimana che cerco di dirne qualcosa sul blog, ma proprio non ci riesco. è bello? beh, direi di sì. però leggerlo è davvero una sofferenza. la fine è una liberazione, più per il lettore - o almeno per me - che per ferdinando. è un libro faticoso, non solo e non tanto perché richiede molta attenzione nella lettura (dire che la sintassi è involuta mi sembra ancora un eufemismo), ma perché richiede uno sforzo eccessivo per capire le ragioni dei personaggi, concentrate in così poche pagine. è un libro che chiede molto al lettore, pur presentando un personaggio che - mi dispiace - è lo scrittore: l'eroe che forse sarebbe voluto essere, e che in parte è stato (l'intervista linkata qui sopra da neomi mi sembra molto istruttiva a riguardo) ma che non ha voluto essere fino in fondo, legandoselo stretto per tutta la vita. anche se qui la questione non è cercare l'autore nell'opera, ma vedere come l'opera sia diventata autore, come il verbo si sia fatto carne per morire un po' più lentamente di ferdinando.

ma chi lo sa, forse non ho capito niente.

26/03/10, 16:48
Anonimo ha detto...

Buonasera, mi pare che non avete molto focalizzato il testo. Vorrei ma non posso qui specificare, ma ci sono tutti degli aspetti (anche pragmatici) che qui non si evidenziano. Ciascuno importerà poi la sua esegesi, ma secondo me, a me pare, questo libro non potrebbe essere diverso, per dire neanche una grammo/molecola. Non è da tutti; alcuni sono libri che differenziandosi da altri lo somigliano, altri, e non è questo il caso, si differenziano. Puoi scrivere di tutto dopo Thomas Mann, il funambolo, per esempio di non politica piuttosto che di pensieri apolitici, o piuttosto che di pensieri politici. Ma non va da sé (almeno, secondo me). Certi libri te li porti con te, non tanto perché hai un esoscheletro che li include e che sempre ti accompagna, quanto perché sei una lumaca, piuttosto che una matricola o piuttosto che certi altri lettori, che alle volte non li capiscono. Io l'ho amato questo libro, abbastanza in certi momenti, ma sicuramente ti resta dentro, è un testo che da oggi non conoscevo e che come ripeto mi piace molto. Non è il Funambolo, Thomas Mann, un grande innovatore della narrativa, però è un bel libro, e secondo me ce ne fossero. E a chi non piace, non posso che consigliarlo

Ophi the Snake

27/03/10, 02:35
Anonimo ha detto...

MANDATEMI UNA COPIA DEL LIBRO; VI PREGO; MUOIO... non fatemelo comprare su internet che mi pare non idoneo e poco poetico per una cosa del genere. Fatemelo come regalo, oppure fatevi anche rimborsare, non importa, anche il doppio della cifra. Non solo voglio aiutare F.O. a comprare la casa, ma muoio di curiosità.

per esempio Ophi the Snake, che mi pare una persona seria - ma chissà chi sarai - mandami una copia. TI dò l'indirizzo.

franci

27/03/10, 08:51
tex ha detto...

"perché sei una lumaca, piuttosto che una matricola"...Il serpente mi incanta!!

28/03/10, 13:41
ch ha detto...

salve a tutti, volevo scrivere un commento un po' più lucido e dettagliato, ma mi è venuta la febbre a 40 dopo aver finito di leggere il libro. Ora sono convalescente.
Il libro mi è piaciuto, soprattutto negli ultimi capitoli, che non a caso sono quelli che si sviluppano davvero in maniera narrativa e si distaccano dal fardello autobriografico.
Mi chiedo però se non sia beffardo il fatto che uno dei più ferventi sostenitori dell'autonomia dell'opera dal suo autore si ritrovi ad esser letto più per il fatto di esser lui lo scrittore che non per il fatto d'essere uno scrittore. Come andrà considerato questo fenomeno nuovo: quando tutto è già predisposto, autore editore e lettore, tutto tranne l'opera? quando l'opera può risultare addirittura secondaria rispetto al suo successo; quando un pubblico è già lì esultante senza che l'autore abbia ancora proferito praola? Si può ancora parlare di un fenomeno propriamente letterario? Si può parlare di un'opera autonoma dal proprio autore?

29/03/10, 20:40
neomi ha detto...

Mi hanno appena regalato il libro...mi toccherà leggerlo.
O potrei andare a trovare lanz in teteskia e portarglielo in dono....

30/03/10, 02:42
Anonimo ha detto...

mandamelo! scannerizzalo, fai qualcosa
grag

31/03/10, 10:31
Anonimo ha detto...

E' pure in lizza per il premio Viareggio-Rèpaci...

13/06/10, 12:55
martino ha detto...

Salve a tutti,
ho scoperto solo pochi giorni fa dell'esistenza di quest'opera prima.
Da quel che capisco quasi un Orlando "desnudo".
Condivido il post viarigattieri quando dice che i corsi di F.O. sono una delle pochissime cose per cui si possano ricordare gli anni passati a Pisa su e giù per via S.Maria.
Siete una bella cricca e magari qualche faccia mi sarà pure nota. Ho seguito ben due corsi di TdL con F.O. fra 1989 e 1990.
Ho avuto l'onore di essere chiamato a casa sua diverse volte per aiutarlo a tradurre dei brani di letteratura inglese. Erano citazioni strumentali a quel suo vero capolavoro dal titolo gli "oggetti desueti....".
Mi mettevo alla sua scrivania con vista sul lungarno e lui mi proponeva la traduzione che aveva già pronta in testa. Tutta appuntata meticolosamente sui suoi bigliettini che con qualche ritocco sarebbero finiti sulla bozza da avviare alle stampe. Il libro era praticamente pronto e la cosa che mi incantava era di vedere la preparazione di quel meccanismo teorico quasi come si vedono antichi cronografi sul banco di lavoro di un orologiaio.
Potergli suggerire qualche timida variante o alternativa alla sua idea iniziale era un gesto alimentato dall'incoscienza. Un trionfo tutte le volte che annuiva ed annotava la mia proposta.
Roba che all'epoca quando arrivavo alla porta di casa sua, mi sembrava di entrare nell'anello spazio-tempo tipo "stargate".
In realtà l'epilogo di quell'avventura fu un po' amaro per me.
Mi illudevo di essere entrato nel cerchio degli eletti come si diceva qui sopra.
Forse era anche vero, ma quando uscì quel tomo in libreria rimasi così male a non trovare il mio nome nella lunga lista di ringraziamenti.
Ci trovai invece quello di due compagni di corso che - come me - venivano chiamati a date alterne alle mie per aiutarlo in compiti simili.
Ci presi un' arrabbiatura condita di invidia purulenta. In realtà quei due ragazzi sono delle persone brillanti ed all'epoca sicuramente erano fra i più bravi e meritevoli allievi di quei corsi. L'amarezza, quando ci penso, la sento un po' ancora oggi. Io non mi consideravo però da meno.
Se fossi stronzo direi che non gli piacevo, al F.O. Ma non lo posso davvero dire.
All'epoca ero uno strafigo.....irresistibile.
Comunque mandatemi mail al seguente indirizzo e magari ci scappa un amarcord.
A meno che io appartenga ad un' epoca totalmente diversa.
Sto parlando - diomio - di 20 e passa anni fa!!!
Forse non eravate neanche nati.... o chissà.
saluti a tutti
soprannobile@gmail.com

18/06/10, 22:52
Anonimo ha detto...

francesco è morto. Lo hanno trovato stamani morto nella sua casa. io sono una vecchia amica che ha avuto la fortuna di conoscerlo amarlo apprezzarlo in tutta la sua grandezza. mi mancherà , mi mancherà molto.

22/06/10, 13:41
Anonimo ha detto...

Non posso non raccontare anche a voi quello che mi è capitato. Ho conosciuto Francesco Orlando a Venezia, è stato mio docente di Letteratura Francese, e relatore della mia tesi di laurea. Persona straordinaria, dolcissima, docente affascinantissimo (nelle sue lezioni ci lasciava a bocca aperta per la capacità affabulatoria); e una grande disponibilità: per la tesi è venuto più volte anche a casa mia (nella Terraferma), si è fermato a cena, ha fatto amicizia con mia mamma.
Conoscevo la sua casa veneziana e la sua biblioteca ordinata singolarmente (i libri per data di nascita dell'autore, tutti i libri, compresi quelli di musica, mescolati alla narrativa), sapevo dei suoi rapporti con Lampedusa ma non del suo romanzo.
Lunedì (l'altroieri) ho letto una recensione al suo libro su Tuttolibri. E ho avuto una sorta di flash che me lo ha riportato davanti, fortissimo, e mi sono detto che avrei dovuto leggere il suo libro, scrivergli, riprendere i contatti con lui, magari organizzare una presentazione del suo libro qui da me.
Stamattina sono stato in libreria per cercare il libro ... non è un best seller, ho dovuto ordinarlo.
Un'ora fa rientrato in ufficio mi sono messo a cercare qualche altra recensione del libro, e mi è comparsa la notizia della sua morte.
C'era un legame mai infranto, evidentemente. Lunedì io ho letto la recensione, l'ho pensato intensamente, e lui mi ha mandato forse il suo ultimo saluto.
mancherà moltissimo anche a me, che a lezione suggerisco sempre le chiavi di lettura che lui mi aveva insegnato, che ripenso sempre con piacere agli anni di studio veneziani, al suo essere grande maestro e insieme buon amico.
Ciao Francesco, ciao

23/06/10, 14:51
capo ha detto...

Sì, è incredibile, Orlando torna sempre, anche a distanza di tempo. E' prerogativa dei grandi, mi sa. Io parlavo di lui con alcuni amici l'altro ieri: e ieri improvvisamente la notizia della morte. Grazie per la tua testimonianza, se ti va scrivici, sarebbe comunque bello organizzare, anche a distanza di tempo, qualcosa di comune tra persone che hanno amato i suoi studi e voluto bene a lui come docente e come persona.

23/06/10, 16:56
Anonimo ha detto...

Ho avuto la fortuna di sentire le sue due ultime lezioni sul Gattopardo durante il corso del Prof. Brugnolo che ci ha regalato di questa opportunità. Persona di straordinaria gentilezza e umanità, teorico e studioso d'eccezione, siciliano in tutte le sue doti. La sua voce, senza uso di microfono, risuonava limpida nell'aula Quaratesi pochi mesi fa.
Ci mancherà moltissimo....

23/06/10, 23:46
viarigattieri ha detto...

http://www.youtube.com/watch?v=Yi9xSK4LbsQ&feature=related

e poi a seguire

24/06/10, 14:27
Anonimo ha detto...

Mi chiedo se chi scrive i giudizi qui sopra abbia mai letto un romanzo di Volponi o della Morante (allora avrebbe forse un'idea più chiara di quel che significa conoscere il perfetto italiano); o abbia mai letto una pagina di Mishima (così capirebbe cosa significa inventare una situazione e quel che il vecchio Croce intendeva distinguendo poesia e non poesia). Scrivere un romanzo è un mestiere: si può essere ottimi intellettuali e persone colte, Eco, Bettini, Barbero, Santagata: hanno letto tanti di quei libri che è facile per loro arrivare a p. 100. Ma è proprio l'invenzione che manca. Provate a leggere le prime sette (dico sette) righe di "Lolita" per apprendere cos'è un romanzo e cosa lo distingue dall'esercizio fine ma fiacco d'un letterato. Avete capito cosa penso della "Doppia seduzione"?

28/06/10, 21:26
Anonimo ha detto...

Ho letto il romanzo: è semplicemente un brutto romanzo

28/06/10, 21:30
capo ha detto...

grazie, anonimo: ora sappiamo che a te che sei anonimo il romanzo non è piaciuto. e ci hai anche dato una lezioncina di letteratura! come potremo mai ringraziarti?

grazie, anonimo!

ah, per la cronaca: io ho letto Mishima e la Morante, e trovo che il libro di Orlando sia un bel romanzo. ma forse siccome tu hai stabilito che, con Croce, siamo nella non poesia, non si può dire?

scusa, anonimo

28/06/10, 22:39
Anonimo ha detto...

Intervengo tardi nel dibattito: l'intreccio del romanzo di Orlando secondo me è debolissimo. Non sono d'accordo del tutto con l'anonimo di sopra: è chiaro che davanti a Cecov dobbiamo tutti andarci a nascondere! Ma ci possono essere scrittori non così grandi che pure vale la pena conservare in biblioteca, ad esempio la Ginzburg, Pasolini, Bacchelli, Moretti, o altri. "La doppia seduzione" invece ha lo stile del professore, uno stile accademico che vuol fare il semplice, come Stendhal, ma non è Stendhal (inoltre in qualche punto mi pare pure scritto male, con qualche parola un pò troppo quotidiana). Orlando è un teorico della letteratura, doveva continuare a fare quello senza rispolverare queste pagine che o sono rimaste quelle giovanili (ingenue) o le ha "risciacquate" e allora risentono della scuola. Inoltre, se mi posso permettere, non bisognerebbe prendere per oro colato il giudizio di Lampedusa; secondo me "Il Gattopardo" non è un capolavoro (qualcuno lo ha detto: ad esempio Asor Rosa), è ben fatto ma se fosse uscito in Francia (dove ci sono Gide, Bernanos, Mauriac, Camus) credo che non avrebbe fatto tanto rumore come qui; qui incontrava Piero Chiara e Lalla Romano, e allora ha avuto vita facile. Insomma come giudizio finale sono d'accordo coll'anonimo di sopra (anzi i due anonimi).

30/06/10, 13:59
Anonimo ha detto...

Il romanzo di Orlando non è il romanzo di un Professore (sono felice perché gliel'ho potuto dire di persona); quelli di Santagata sono romanzi di un Professore. Il romanzo di Orlando mi ha riconciliata con i suoni della lingua italiana. Grazie anche per questo.

30/06/10, 18:17
Anonimo ha detto...

Mi dichiaro agnostico in questa guerra di religione: non capisco però perché l'anonima qui sopra aveva litigato col suono della lingua italiana. Sinceramente mi fa sorridere: cioè legge D'Annunzio e ci litiga (con la lingua italiana), legge Orlando e si riconcilia! Ma questo, scusate, fa proprio ridere anche il più fanatico dei fans! E' apparsa alla Madonna, direbbe Carmelo Bene.

30/06/10, 21:30
Anonimo ha detto...

ma perchè pensi che tutti gli anonimi siano uguali?

30/06/10, 21:46
Anonimo ha detto...

Buongiorno a tutti.
Ho conosciuto librescamente Francesco Orlando ai tempi dell'università, attraverso la lettura freudiana della Fedra. Da quel giorno nutro una passione inestinguibile per Jean Racine e per Francesco Orlando. L'ho anche visto una sera, nella nostra città, Palermo, conferire sulla Carmen di Bizet. L'ho amato. E' stato all'occasione della sua morte che ho saputo dell'esistenza del suo romanzo La doppia seduzione. Me lo sono subito fatto mandare (vivo a Parigi e la libreria italiana di Paigi mi fa antipatia...) e l'ho trovato assolutamente splendido. Deliziosamente arcaico, di una rara finezza analitica (non esplicita, per questo puo' parere che non vi sia intrigo), comparabile alle opere di certi grandi maestri del romanzo psicologico - Musil, Woolf e, perché no, Mme de Lafayette. Spero che sia presto tradotto in francese (ci stiamo lavorando...).
Invidio molto chi tra di voi ha avuto la fortuna di essere suo allievo, e mi fa estremamente piacere che esista questa pagina sul web.
Saluti,

Enrico Castronovo
enrico.castronovo@gmail.com

31/07/10, 16:01
capo ha detto...

Ho avuto modo di leggere in anteprima un libretto che sta per uscire per la casa editrice :duepunti di Palermo dal titolo "L'ultima seduzione di Francesco Orlando", che raccoglie le riflessioni di Orlando stesso e di altri intellettuali nell'ultima presentazione pubblica del romanzo organizzata dall'Istituto Gramsci a Palermo. L'intervento di Orlando è Orlando in tutto e per tutto: ed è un ottimo modo per vedere il teorico della letteratura alle prese (tra rispetto e imbarazzo) con la propria opera. Lo consiglio a chiunque abbia amato il libro.

13/11/11, 09:54