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Fenomenologia di un elettore comunista

domenica, dicembre 04, 2016

Quando il 13 maggio 2001 mi recavo per la prima volta alle urne gli esiti non furono esattamente quelli che avrei sperato: la Casa delle Libertà di Silvio Berlusconi vinse le elezioni con il 49,56% dei voti contro un Ulivo comandato da Rutelli (…) fermo al 35,08% e una Rifondazione Comunista guidata da Fausto Bertinotti che con il suo 5,03% ottenne 11 deputati alla Camera e 4 senatori. Lì comunque era semplice: votavi per qualcuno ma soprattutto votavi contro Berlusconi, provando a fermare quella macchina che avrebbe proseguito nella distruzione dell'Italia.


Quando il 4 dicembre 2016 mi recavo per l'ultima volta alle urne la situazione era profondamente cambiata, a partire da una profonda spaccatura interna al gruppo stesso dei rigattieri. Si votava per un referendum confermativo che avrebbe modificato 47 articoli della Costituzione, e il Presidente del Consiglio Matteo Renzi (a capo di una coalizione composta, tra gli altri, dal Partito Democratico di cui egli stesso era segretario e dal Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano, già ministro e braccio destro di Berlusconi) si era speso moltissimo per una consultazione che molti interpretavano – nella difficoltà di entrare nel merito di un quesito referendario complicatissimo – come un voto pro o contro Renzi.

La cosa che l'elettore comunista non avrebbe mai immaginato è che nel corso di 15 anni si sarebbe ritrovato dal votare contro Berlusconi al votare (per caso, certo) con Berlusconi. E con Grillo, Salvini, Razzi, Monti, D'Alema. Non sapendo esattamente che cosa augurarsi dagli esiti del voto.

Meno male che è finita la scheda elettorale.


P.S.: FU UN VOTO INCANDESCENTE.




breve riassunto della situazione

giovedì, novembre 17, 2016


Siccome penso che una delle cose più intelligenti che potessimo fare negli scorsi anni – e come sempre le cose intelligenti si fanno per caso, o almeno a noi è capitato così – sia stata scrivere questo blog, che rimane una miniera di ricordi e che, sempre che non scompaia, racconterà a un gruppo di amici come ha vissuto l'era pre-facebook dicendo qualcosa non soltanto delle nostre vite ma anche di un pezzo di società degli anni duemila, vorrei fare un breve riassunto della situazione vista da questi tempi. In ordine sparso e con molte lacune, magari le andrò riempiendo via via. 

I rigattieri, come prevedibile, vivono sparsi per l'Italia. Qualcuno sta anche all'estero, ma più o meno tutti sono nello stivale. Che fanno?

Uno insegna all'università, tre hanno vinto un concorso e teoricamente insegnano a scuola, ma erano i concorsi della buona scuola di Renzi, quelli in cui i posti vinti non esistevano. Uno che faceva la normale e poi si buttò nel mondo del lavoro passò da una banca per poi tornare al vecchio amore, l'editoria. Un altro figliò (di uno già sappiamo che figliò in tempi ancora rigattierici) e si è inventato un lavoro dal nulla, col coraggio di cambiare tutto e la capacità di investire i (pochi) soldi di altri rigattieri. Uno se ne andò nel profondo nord a insegnare sostegno con supplenze precarie, un'altra precariamente passava di assegno in assegno, mentre con altri si inventava cooperative che impaginano e curano i libri per gli editori, che un tempo curavano i libri e ora li fanno curare ad altri. Diversi traducono, per lo più saggi, da lingue che più o meno conoscono. Due nel frattempo sono diventati madrelingua recuperando tradizioni familiari e traducono in altre lingue o a volte fanno torte. Uno danza (egli danza). Un'altra alleva gatti e insegna agli universitari e ai bambini d'asilo, probabilmente allo stesso modo. Pochi sono rimasti a Pisa ma tutti ci tornano periodicamente. Uno è tornato in Sardegna e nessuno riesce a capire esattamente cosa cazzo faccia. Uno, pur di inventarsi qualcosa di strano, è finito a Singapore, perché a Honk Kong gli pareva troppo vicino. Un'altra è finita a Palermo e ancora non ha capito perché. Un'altra ancora fa corsi di storia in Inghilterra anche se è filosofa e si occupa di letteratura, e adesso è stata raggiunta da uno storico che arriva lì tramite una casa di moda (o forse no?) e si porta il tè della Coop (in Inghilterra, dimmi tu). Una coppia poetico-accademica aspetta un figlio che nascerà a Berlino. Uno si occupa di cinema e più d'uno dei rigattieri ha intrecciato il mondo lgbt (pensa te). Una gira che ti rigira, scrive i libri sui filosofi, è la più forte di tutti ma fa la cameriera per orgoglio proletario. Tutti più o meno si sentono, e purtroppo non scrivono più su questo blog perché facebook, uozzàp, telegram…

Tutto sommato stanno tutti bene.

le quattro cause di un film

sabato, settembre 26, 2015


Come ai tempi in cui il sapere non era tale se non era condiviso, e come sempre un po' per gioco un po' sul serio, a partire da un esempio trovato nella Nuova storia della filosofia occidentale di Kenny e immaginando di provare a ipotizzare strategie autarchiche da sperimentare in classe, ho chiesto a un po' di rigattieri allargati di provare a identificare, aristotelicamente, le quattro cause di un film. Anche e soprattutto per vedere se quelle che avevo identificato io avessero senso oppure no. Per me, pensandoci di getto, era abbastanza chiaro che causa materiale del film fossero i fotogrammi (in quanto pezzi di pellicola, o quanto vi è di analogo nei file), e che la causa finale fosse la realizzazione stessa del film. Quanto alla causa formale pensavo si potesse identificare nell'idea del film, e dunque nella sceneggiatura (nel suo senso più ampio, comprendendo cioè l'idea del regista in fase di realizzazione vera e propria), mentre la causa efficiente era forse, semplicemente, l'operatore con la macchina da presa. Un elenco scritto di getto e come tale incontestabile, sotto pena di tristezza perenne.

Cosa ne pensavano gli altri? E quanti altri avrei potuto coinvolgere e non avevo chiamato? Ma mi basavo sul gesto immediato, sulla noia di un pomeriggio alla biblioteca regionale di Palermo, in fondo forse su una strana forma di istante propizio. I rigattieri sono stati al gioco, come sempre. Le loro risposte dicono forse qualcosa anche di ognuno di loro. 

Piggì:
causa materiale: la pellicola
causa efficiente: il regista
causa formale: il montaggio delle immagini
causa finale: il godimento dello spettatore

Lanz:
causa materiale: la pellicola o il file
causa efficiente: il proiettore
causa formale: immagine movimento
causa finale: il messaggio

Nichi:
causa materiale: la pellicola, lo schermo
causa efficiente: tutta la troupe
causa formale: idea del regista, degli attori, sceneggiatura
causa finale: tante, tipo fare un bel film, avere successo, vincere un premio, ecc.

Ciccì:
causa materiale: boh (la pellicola? la macchina da presa? la luce? qual è la materia di un film?) 
causa efficiente: il regista
causa formale: il profitto, se sei a Hollywood; l'idea del cinema, se sei a Cannes
causa finale: il pubblico, se sei a Hollywood; l'arte, se sei a Cannes

Alealo:
causa materiale: le immagini
causa efficiente: il regista etc
causa formale: il film
causa finale: lo spettatore

[non contenta, Alealo inventa una quinta causa, strumentale: la pellicola (e tutti gli strumenti tecnici), e  ancora insoddisfatta aggiunge che l'esempio del film esibisce l'insufficienza delle quattro cause aristoteliche]

Tex:
causa materiale: il supporto analogico o digitale su cui le immagini sono registrate
causa efficiente: l'ostinatezza del regista
causa formale: le immagini in movimento
causa finale: la comunicazione di significati attraverso immagini

[insoddisfatta, Tex commenta: «dipende da quale capitolo della metafisica vuoi utilizzare per attribuire una teoria del genere ad Aristotele», come se volessi attribuire qualcosa a qualcuno, o ancora peggio muovermi tra i capitoli della metafisica manco fossi Aladino…]

Coferi:
causa materiale: pellicola o supporto digitale
causa efficiente: tutta la crew, dal soggetto alla prostproduzione, passando per registi, attori, truccatori, montatori, grafici, musici, ecceccecc.
causa formale: non esiste, perché l'opera è un'essenza singolare - al limite la potremmo pensare come il rapporto tra l'opera stessa e il canone filmico, da cui però il film si definisce per eccentricità (se parliamo di film da cinema, perché se parliamo di video amatoriali, videoclip, video istallazioni il discorso cambia). 
causa finale: siamo contro, ma direi triplicemente articolata, in appagamento estetico dello spettatore, appagamento narcisistico dell'autore, ripartizione inedita del reale. 

Mi rivolgevo infine a un vero esperto, che come tale non accettava di stare al gioco in maniera sbrigativa, e si impegnava veramente nel compito che gli sbolognavo come una patata bollente. Lo chiameremo, per tutelare la sua rispettabilità, "'o professore":

In termini aristotelici, la tua domanda steampunk non ha una risposta univoca, e questa è forse la ragione della varietà di soluzioni che, a quanto mi dici, hai potuto raccogliere. L'esplicazione delle quattro cause in ambito poetico è una materia complessa (e anche relativamente poco studiata dalla critica). 
Così, per un verso, secondo l'unico esempio di cui com'è noto disponiamo, la tragedia è una forma di imitazione di «un'azione nobile e compiuta benché grande», la sua causa efficiente è l'arte del tragediografo che la compone, la causa materiale, ovvero ciò di cui è costituita, sono le sue «parti», che concorrono nel suscitare le passioni di «pietà e terrore», la cui catarsi è il fine della tragedia (Poet. I 6).
Per altro verso, però, Aristotele precisa che «le azioni e il racconto sono il fine» (1450a 22), ma queste stesse, nel loro prendere forma nella rappresentazione tragica, possono anche essere considerate come la causa efficiente della catarsi dello spettatore, e in questo senso si dice che della tragedia «principio e in certo modo anima è il racconto» (1450a 38). Le cose si complicano poi ulteriormente se si considera la genesi dell'arte tragica, cioè la “nascita della tragedia” (Poet. I 4), perché allora, per esempio, la causa efficiente è la tendenza innata dell'uomo all'imitazione, che assume poi nella storia diverse forme poetiche; o ancora se l'indagine riguarda la concreta messa in scena di un'opera tragica in particolare, perché allora il novero delle cause materiali ed efficienti si amplia (recitazione, macchine sceniche ecc.).

Su questa falsariga, lavorando di analogia, si può tentare una risposta.
La causa formale di un film sarebbe la forma specifica di cinema a cui appartiene, cioè il suo “genere cinematografico”. Partendo dalla definizione di “cinema” che i cineasti considerano in qualche modo normativa, nel bene o nel male, cioè più o meno «arte dello spettacolo basata sull'immagine in movimento» (e che è presupposta per opposizione anche da operazioni come Blue di Jarman o La Jetée di Marker ecc.), si tratterebbe cioè di specificare se è un film western o una commedia sentimentale, o ancora un film “sui generis”, e poi all'interno (o all'incrocio) di questi generi qual è la forma di un certo film in particolare. 
La causa efficiente sarebbe l'arte cinematografica del cineasta, la sua poetica cinematografica, ma qui dobbiamo intendere in senso “architettonico”, come direbbe Aristotele – cioè nel senso in cui diciamo che un film è “di Bergman” o “dei fratelli Cohen”, perché contano anche le poetiche del direttore della fotografia, del montatore ecc. e l'arte degli interpreti.
La causa materiale corrisponderebbe alle diverse "parti" del film, cioè le voci dei titoli di testa e di coda, da regia, sceneggiatura, direzione della fotografia, montaggio ecc. a colonna sonora, casting, produzione esecutiva, costumi ecc. compresi ovviamente catering, trasporti ecc.; ma anche, su un altro piano, le macchine da presa e le luci, il ciak, la sedia pieghevole in tela bianca del regista; e da un altro punto di vista ancora si possono considerare causa materiale le inquadrature, le sequenze e le scene; e poi naturalmente la recitazione e gli attori stessi.
Come fa Aristotele con la tragedia, tutti questi elementi (l'elenco è aperto) possono essere poi considerati a loro volta secondo altre prospettive. Così ad esempio la fotografia del film è il fine in vista di cui ci sono il direttore della fotografia, i riflettori, il diaframma della macchina da presa ecc. O la suspense è “principio e in certo modo anima" di un thriller.
Sulla causa finale ultima di un film azzarderei un'ipotesi. Sarà vero che ars gratia artis, come ci ricorda la MGM, ma meno genericamente e forse più postaristotelicamente si potrebbe dire che un film mira a trasformare un immaginario condiviso nella dinamica di una forma di vita.

epoche che verranno ricordate per la ricezione continua di mail come queste

venerdì, luglio 10, 2015


Buongiorno,

Scrivo per informarla di una nuova possibilità lavorativa.

Se anche Lei non ce la fa più dei soliti lavori per pochi euro mensili, sono qui
apposta per raccontarle la mia esperienza e aiutarla informandola di questa
possibilità sorprendente, così come è stato fatto con me.

Fino a pochi mesi fa, lavoravo come impiegato presso un'azienda del settore
tessile. E come molti italiani, facevo molta fatica ad arrivare a fine mese,
pagare le tasse del mutuo, le rate della macchina, l'IMU, l'asilo per i bimbi…
e ahimè, vacanze e divertimenti erano ormai diventati un sogno nel cassetto.
Poi, un mio amico mi ha mostrato come guadagnare e avere uno stipendio
extra, dedicando a questa seconda attività solo qualche ora del mio tempo libero!

Essendo molto titubante e, non avendo molti soldi a disposizione,
sono partito con un investimento iniziale di appena 200€….
e ora, a distanza di 
2 mesi e mezzo, quei 200€ sono diventati 14.456€!


Finalmente riesco a coprire tutte le spese, godermi la vita e riuscire persino
a mettere da parte dei soldi per il futuro dei miei figli!

Se vuole saperne di più, clicchi sul seguente 
link, così avrà tutte le istruzioni
su come fare.
In bocca al lupo!

il natale dei rigattieri

giovedì, dicembre 25, 2014

Ho fatto gli auguri di Natale a qualche rigattiere. L'ho fatto al modo dei rigattieri, e penso che anche le loro risposte dicano qualcosa di ciascuno di loro. Avevo deciso preventivamente che avrei inventato la risposta di almeno uno di loro, per giocare sull'effetto comico del post: non ce n'è stato bisogno.

SMS DI AUGURI DEL CAPO: 

Pesante


SMS DI RISPOSTA

Ciccì: E inzomma…

Lanz: Pesantissimo

Ferari: Vero.

Bezzina: Vero.

Mheo: Parecchio

Happy: Lo so. Ma Natale è Natale. Sò pesi che dobbiamo portare. Augurerrimi.

Maurinho: Eh già… sono raffreddato.

Genni: Cosa?


p.s.: non posso non riportare questo omaggio che la dice lunga (non solo) sulla mia militanza cinefila, e di cui ringrazio moltissimo l'omaggiatore 

"Ho trovato oggi un VHS con gli inizi di vari film. Penso fosse la tua azione di correzione culturale per i miei canonici 5 minuti di ritardo al cinema. Una testimonianza degli esordi. Buon Natale!
(il vhs non è "A spasso con Daisy")


NRL XI - Stoner

domenica, settembre 28, 2014



Come sempre, se questa fosse una rubrica letteraria seria, bisognerebbe parlare di questo libro in altri termini. (Ad esempio facendo riferimento alla sua storia editoriale di libro scomparso, riapparso, divenuto un caso, letto, riletto e divenuto un cult, oppure ricordando che l'ha letto anche Buffon). Quello che invece mi sembra stupefacente, e raro, è il fatto di essere arrivato a questo libro quasi per caso – e di aver subodorato che altri rigattieri lo avevano letto, ma non mi avevano detto niente. Non stiamo certo parlando del nuovo Dostoevskij. Ma non mi pare nemmeno secondario il fatto che la vita dimessa di William Stoner abbia il potere di vincere tutte le sirene della contemporaneità che fagocitano la tua attenzione e riesca a ridarti il senso di che cos’è l’immersione in un romanzo. La voglia di leggerlo di continuo, anche camminando per strada. Non mi accadeva da tempo, dunque volevo dirvelo, e invitarvi a leggerlo. Volevo dirvi anche, per non tenere un discorso fino in fondo, che il libro è tradotto (molto bene) da Stefano Tummolini, che conoscevo come regista cinematografico; e che a pagina 257 c’è un errore bizzarro: i curatori dell’antologia Loomis e Willard passano per essere i suoi editori (evidente anglicismo di distrazione). Volevo anche dirvi che per uno di quegli strani casi della vita proprio ieri, prima di finire il libro, ho rivisto Il vangelo secondo Matteo; che ho pensato che non avevo mai fatto caso allo straordinario uso che Pasolini fa di alcune musiche in molte parti del film; che una di queste musiche si chiama Sometimes I Feel Like a Motherless Child (ed è molto famosa); e che proprio questa canzone in qualche modo farebbe da perfetta colonna sonora anche alla lettura di Stoner di John Williams. 

p.s.: se qualcuno si illudeva che questo blog fosse morto, trallallero trallallà.  

Winner Taco: la teoria del complotto

sabato, gennaio 18, 2014



Italia, anno 1999: La casa produttrice di gelati Algida viene acquistata da Unilever, una delle più grandi aziende di distribuzione del mondo. Nello stesso anno, Algida decide di fermare la produzione del più buon gelato confezionato mai prodotto: il Winner Taco. Un caso? Noi crediamo di no. Tutti volevano il Winner Taco. Il Winner Taco era il gelato più popolare al mondo. Il Winner Taco era il gelato del popolo. 


Anno 2001: Unilever inizia a riempire i bar e i supermercati con un altro gelato: il Magnum. Il Magnum non è un gelato come gli altri. Il Magnum è mutevole. Il Magnum cambia forma. Il Magnum trasforma continuamente i gusti della borghesia. Molte forme di Magnum vengono commercializzate in edizione limitata. Con il Magnum, il gelato modifica la sua essenza: da fonte di bontà e gioia, esso diventa un surrogato di vuota bellezza, da possedere e non più da godere. Il gelato diventa status symbol. Il Magnum non è il gelato del popolo, anzi odia il popolo, e il popolo è sull’orlo di un precipizio… ma ancora non lo sa.

Pisa, 2005: in un post che solo apparentemente parla d’altro, ViaRigattieri butta lì un commento, che sembra non c’entrare proprio un bel niente. Il commento dice: “io non lascerei sotto silenzio neanche la scandalosa questione dei winner taco...”. ViaRigattieri sapeva. ViaRigattieri si era accorta di tutto. Perché ViaRigattieri non è solo longeva: ViaRigattieri è anche lungimirante. La tattica ci era ormai chiara: erodere dall’esperienza del gelato tutta la felicità possibile, per scatenare una crisi economica senza precedenti. ViaRigattieri non poteva fare di più per avvisarvi: eravamo (allora come ora) troppo controllati. Dovemmo rintanarci nel nostro umido attico seminterrato, e attendere lì l’inevitabile. 

Mondo, 2008-2013: Questi sono stati anni oscuri, cari miei. Anni oscuri come il Magnum Double Chocolate. Il popolo, privato di ogni croccante felicità biscottosa, si è piegato al ricatto del naming e del packaging. Magnum Temptation, Magnum Essence, Magnum Infinity… Si sono inventati di tutto per metterci in mano quello stupido bastoncino di legno, metafora di tutto quello che siamo stati costretti a ingoiare in questi anni – da una parte e dall’altra del nostro apparato digerente. Abbiamo toccato il fondo. Ma poi qualcosa si è mosso. Al popolo si può togliere la felicità, non certo il desiderio di essere felici. Il nostro messaggio, lanciato così in un commento, come fosse per caso, si è finalmente diffuso fra i molti che ancora ricordavano l’antica felicità. Esso è diventato il baluardo di un mondo nuovo e nuovamente possibile. Alla fine il dissenso si è trasformato in rivalsa. “Ridateci il Winner Taco!” si sentiva dire da sempre più parti. La voce del popolo tornava a farsi sentire. Una voce che non poteva più rimanere inascoltata. 

Italia, 2014: Dopo tanti rumors, finalmente è ufficiale: stiamo uscendo dalla crisi! Negli ultimi mesi si erano già manifestati i primi segnali di ripresa: lo spread in discesa, il Mago Otelma che si laurea in filosofia, io che trovo un nuovo lavoro… Poi, finalmente, l’annuncio ufficiale: il Winner Taco tornerà presto nei bar, nei supermercati, sulle spiagge. Dovunque vogliate cogliere un briciolo di felicità, lì ci sarà un Winner Taco ad aspettarvi! Il ciclo del Magnum, il ciclo della finzione e della crisi, si è chiuso. Finalmente il popolo riavrà la sua felicità. Finalmente il popolo riavrà il suo Winner Taco!

avviso

mercoledì, gennaio 01, 2014


ANNUNCIO A TUTTI I RIGATTIERI

venerdì, dicembre 06, 2013

ABBIAMO RAPITO GREG.

SE VOLETE RIVEDERLO VIVO, FATEVI TROVARE NELLA SEMIPERIFERIA PISANA IL 15 DICEMBRE ALLE ORE 13.

NON È UNO SCHERZO.

PER ADESSO CI SIAMO LIMITATI A SMONTARLO E RIMONTARLO AL CONTRARIO. SE NON TROVEREMO NESSUNO DI VOI IL 15 DICEMBRE PASSEREMO A VIE DI FATTO PIÙ IRREVERSIBILI.

NOI SIAMO LA BANDA DEL DITO CICCIOTTO. NON SI SCHERZA CON LA BANDA DEL DITO CICCIOTTO.

FACCIAMO TUTTO QUESTO NON PER DENARO, MA SOLTANTO PERCHÉ SIAMO CATTIVI.

MOLTO CATTIVI.

UAH UAH UAH (CON SOTTOFONDO DI ATMOSFERA TETRA).

FIRMATO: LA BANDA DEL DITO CICCIOTTO.


di office art e pranzi di natale

venerdì, novembre 29, 2013

Un tempo i rigattieri erano genti estremamente artistiche. La penuria di mezzi faceva trovare loro soluzioni ingegnose, lanciare nuove mode, inventare concetti e teorie fantasiose. Poi il mondo reale incombette su di loro come una catastrofe: e fu la diaspora. Nessun messia disposto a salvarli, non poterono che attaccarsi ai primi mezzi di sostentamento che trovarono. Ciò non tolse loro un qual certo acume, e residui di una qualche aspirazione, pur tuttavia commisurati ai tempi, grami, che si trovavano ad abitare. C'era chi (pensate come s'era finiti in basso) era costretto addirittura in qualche ufficio, e pur di non soccombere aveva provato a lanciare una nuova corrente artistica dal nome improbabile: la office art, il cui successo non superò i pochi minuti.

[qui l'unico - geniale - pezzo di questa sfortunata forma d'arte]


I rigattieri erano genti sconfitte dalla storia e dal progresso, residui di un mondo che non esiste più. Come tutte le minoranze, il loro unico modo per ricordarsi di esistere era quello di attaccarsi alle tradizioni. Una di queste, forse la più nota nel mondo, era quella di un curioso pranzo di Natale celebrato molti giorni prima (o molti giorni dopo) del solito. Era un appuntamento imperdibile, nella provincia, forse proprio perché un evento libero, senza etichetta, anarchico e aristocratico ma popolare, a modo suo. Qualcuno continua a sostenerne l'esistenza, lontano dalle luci della ribalta. C'è chi dice addirittura che si tratterebbe della nona edizione consecutiva, e che si svolgerebbe il 15 dicembre p.v. Ma se c'è una cosa che la storia non ha mai smesso di insegnare, è che i rigattieri erano genti inaffidabili, e dunque vagli a credere. 

Pranzo di... Capodanno 2012/13, ovvero ottavo pranzo di natale dell'era dei rigattieri

mercoledì, dicembre 05, 2012

"Ma poi che c'è, a Capodanno, a Pisa?" chiese candidamente un vecchio rigattiere, con la solita aria sorniona di chi la sa lunga ma non lo dà a vedere. "Ma come cosa c'è, c'è il capodanno dei rigattieri!" "Il capodanno dei rigattieri? Ohibò, e beh cus'è?" chiese candidamente il vecchio rigattiere con l'accento milanese dato dalla sua situazione attuale e momentanea, un po' omaggiando vecchi e grandi cantautori dell'italica tradizione. "Ma come cus'è, è l'evento mondano più richiesto di tutto il 2012! È il modo per confrontarci di persona e dirci che in fondo siamo ancora vivi! È l'auspicio più cool di tutto il 2013, che tutto il mondo ci invidia, insieme alla torre!" "Cioè vorresti dirmi che quest'anno non siamo riusciti a organizzare il pranzo di Natale e stiamo spostando tutto a Capodanno con questa scusa un po' meschina?" chiese candidamente il vecchio rigattiere che da sempre sapevamo che la sapeva un po' più lunga degli altri, e che anche questa volta era riuscito a vederci più chiaro della media delle persone che frequentano questo blog, ma che tanto sappiamo anche da dove trae la sua forza. "Eeeeh... Uuuuh... Mmmh..." "Ma scusa questo tuo mumbleraggio indica forse che ancora una volta ci ho visto più chiaro della media delle persone che frequentano questo blog?" chiese candidamente il vecchio rigattiere che prima o poi bisognerà sputtanarlo pubblicamente, che tutta questa sagacia gli deriva da quella testa di pietra di fronte camera sua, ecco l'ho detto e già lo sapevamo, ma ogni tanto ripeterlo non fa male. 
"Sì, genni. sì". 


Bezzina e l'America #1

giovedì, giugno 14, 2012

Bezzina è omo di poche parole, epperò di panza, e infatti aveva promesso che mandava delle immagini e infatti ha mandato delle immagini. Questa è l'america secondo bezzina, potremmo dire. Siccome le ha mandate solo a me, ecco che le condivido con voi, con le eloquenti didascalie di Bezzina. Questa è dunque l'america per immagini di Bezzina. Siccome noi non crediamo mica che i racconti si facciano solo con le parole, ma anche con le immagini, questa è l'america raccontata per immagini da Bezzina. Forse risponderemo con la siracusa raccontata per immagini da Càni, ma non lo sappiamo ancora. (Se fossimo capaci le scombineremmo invece di fare una colonna di america di immagini di bezzina, ma siccome non ce la facciamo, sarà una colonna di immagini).







ecco alcune fotine.
in sequenza abbiamo: la second avenue dove vivevo a niuiò, edifici nuiorchesi, giovani nuiorchesi che fanno sport, la panchina di un parco di wascinton dove qualche giorno fa leggevo, dent place dove vivo a wascinton e la caserma dei pompieri di fronte casa con dei camion inquietantemente perfetti.
cià

referendum del natale del pranzo - edizione 2010

giovedì, dicembre 09, 2010

Carecari, caricare,

è con immenso piacere che godo nell'annunciarvi  l'edizione numero sssèi dell'ormai classicissimo 

Pranzo di Natale di Via Rigattieri - 2010 edition

Un'edizione importante, capitale direi, per la quale - visti i tempi di crisi - abbiamo pensato di lanciare un grande call for participation, in vista di una riabitudine alla partecipazione e alla democrazia referendaria e al fine di sostenere ancora una volta, come solo noi sappiamo fare, il valore sacro della libertà, per mostrarne tutta la possanza ed essere ancora una volta di esempio ai giovani e ai meno giovani.


Il pranzo di natale, si sa, è un'istituzione tipicamente sabatizia, carecari e caricare; e la tradizione vorrebbe dunque che io lo annunciassi per Sabato 18 dicembre a partire dalle ore 13. Ma può forse, ancora oggi, la capitudine autorizzarmi a cotanta affrenza? E se un grande sommovimento popolare imponesse la data della Domenica 19, proprio per spezzare con la tradizione e provare una carica rivoluzionaria che ridesse forza e calore agli animi e ai corpi? Con che ardore potrei io, misero capo, oppormi a una così vitale impellenza? D'altro canto, come potrebbero costoro rifuggere dalla presenza di innumerevoli vips, impossibilitati alla partecipazione scissionistica?

Non è tutto, cariecari. I tempi di crisi coincidono anco con la spezzatura del dirigismo tecnocratico, e con la spartizione dei luoghi della location natalizia. Le offerte sono plurime, come diceva un tale (qualcuno lo avrà pur detto e ne sono certo). E dunque il quesito referendario riguarderà persino il luogo della manifestazione: la comodissima e innovativa via Cerboni perfettamente alla portata tanto degli arrivanti quanto dei partenti, o la più classica piazza sant'Omobono, patrocinata dai peegees? La scelta della location sarà direttamente proporzionale al numero dei partecipanti, che avranno modo di monetizzare nei commenti qui sotto anche la qualità del rispettivo apporto cibario e/o alcoolico.

Alle indicazioni tecniche non mi resta che aggiungere un vivo ringraziamento per le possibilità che tale appuntamento, vero e proprio must della pisanità latente e dichiarata, rappresenta per la città, la provincia e la regione tutta. Si vantano partecipazioni da più di sssèi paesi differenti sparsi per tutti e cinque i cinque continenti. La partecipazione aperta è caldamente consigliata, come sempre. La nostra costanza rappresenta più che una semplice occasione di ludibrio: una vera e propria forma di resistenza allo sfacelo della società. Vi aspettiamo, con l'ammore e il callore che nemmeno a mondello. 

Stay tuned.

pro-thesis

sabato, agosto 07, 2010

paris II

mercoledì, aprile 28, 2010



grazie a luca s.

pranzo di natale, edizione 2009

lunedì, dicembre 14, 2009

vi stavate preoccupando, lo so. ma ingiustificatamente: ché mica ci perderemmo per nulla al mondo il nostro classico appuntamento natalizio! quest'anno, tra l'altro, in versione più internazionale che mai: parteciparanno reduci da parigi, milano, boston, collesalvetti e perfino signore e signori dalla sardegna! il vero evento, altro che quello di cui nel post precedente...

l'appuntamento è nella classica sede distaccata di via rigattieri sita in via Corridoni 42 49,

SABATO 19 DICEMBRE 2009 A PARTIRE DALLE ORE 12 13


l'organizzazione è la solita: ognuno, al suo buon cuore, porta qualcosa, ed io per tutti (no non era così. ognuno porta qualcosa e basta).

naturalmente, come per ogni pranzo di natale, anche quest'anno ci sarà un'innovazione. non più la tombola come l'anno scorso, ma qualcosa di nuovo, rivoluzionario, inimmaginabile! 


e chi vince, vince il gatto. 




p.s.: e come sempre, i commenti serviranno sia ad aderire che ad evitare doppioni nel menu

p.s.2: (modifica del post a distanza di tempo - non autorizzata) se qualcuno vuole portare premi per il gioco, da mettere in palio, ben venga! se qualcuno vuole portare pane e vino (e marcellino), lo dica!

lustro il-lustro per-lustro

giovedì, ottobre 15, 2009





tanti auguri, via rigattieri!

accipicchia! cos'è questa cosa strana che spunta oggi nella mia homepage? ma... ma... viarigattieri? ma... ma... non era così! rivoglio la mia vecchia viarigattieri! così poco elegante! così poco cool! così incasinata, così caciarona, così kitch!

e no, cari navigatori-utenti-amici-amanti-amori. per chi ci avete preso? abbiamo una certa età, oramai. siamo cresciuti. ci siamo raffinati. non vedete come siamo raffinati? siamo raffinati.

siamo cool.

abbiamo 5 anni, ormai. smesso il ciuccio, abbandonato da tempo il pannolino, rivendichiamo autonomia di pensiero, capacità di giudizio, senso critico. raffinatezza, coolaggine.

siamo cool.

e siccome soprattutto non siamo moralisti, ci siamo ritoccati. un bel lifting. già, e perché no? su, forza, si apre l'arena, dateci addosso, diteci che non vi piacciamo più, che una volta c'era sì meno professionalità ma più genuinità, che ora non potete più scrivere quei messaggi istantanei a cui vi avevamo abituato, che (che ne so) quelle immagini tutte sfalsate coi link non funzionanti vi piacevano un sacco, che ora non vi ci trovate più, e così via e così via.

siamo qui per questo. sapremo reagire al fronte reazionario. anni e anni di esperienza, lotte con l'anonimo, apertura al nemico. classe e modestia, direbbe qualcuno pensando a noi se solo non sapesse che noi rifuggiamo questi elogi, che non ci piacciono, noi odiamo gli elogi.

siamo già troppo cool.

ma siccome siamo anche la vostra viarigattieri, che esiste solo grazie a voi, il nostro amato pubblico, quello che ci segue urbi et orbi, fedele da anni, anche se talvolta si smarrisce, noi abbiamo pensato anche e soprattutto a voi, siamo qui per voi. aperti ai vostri consigli, commenti, alle vostre recriminazioni sul motivo per cui tra i best of ci sono tutti i post del capo e nessuno di talaltro, per dire. beh, ci saranno pure dei vantaggi a essere capo, dico io.

certo, coi best of per esempio ci apriamo anche a un pubblico meno familiare. sia chiaro: noi dell'autoreferenzialità abbiamo sempre fatto un vanto, e continueremo a farlo. ma siccome ci sono delle perle, tra le pagine di questo blog (e altre ancora andrebbero riscoperte, ma la selezione era necessaria), non si vede perché non condividerle più rapidamente con chi viene da fuori.

perché mica tutti hanno avuto la fortuna di passare per viarigattieri, conoscerne usi costumi e malcostumi. e vorremmo forse rimproverare a quelli più sfortunati di noi di non essere abbastanza cool? suvvia, ragazzi: siamo democratici! progressisti! open-minded! (poveretti, quegli altri...)

insomma, eccoci qua. nuovi ma sempre uguali. identici ma diversi. noiosi ma con qualche tocco di simpatia. come sempre, insomma: i rigattieri.

arricriatevi.

paris. numero 1.

lunedì, gennaio 05, 2009

Bonsoir à tout le monde!
Vi scriviamo da Rue de Pot de Fer, casa di Bettì, già rinominata da mesi Rue Rigattierì, comme vous savez dejà. Il trasferimento di molta rigattieraggine à Paris mi fa ben sperare per il titolo di questo post, numero un, che significa che ce ne saranno tanti altri (e che non sarò l'unico a scrivere - nota polemica - nel caso in cui non si fosse inteso - trattino - ih ih ih).

(nota rivolta in particolare a silvia k e ad arnò, che settimane fa ci promisero di introdurci alla parigi cool - ancora aspettiamo).

tre comunicazioni, rapide ma intense:

1. A Paris ci sono circa 0 gradi, di sicuro è piena di neve e continua a nevicare. Sarebbe stato spettacolare oggi guardare attentamente il Pantheon pieno di neve, se non fossi stato troppo attento a provare a non scivolare e contemporaneamente a trascinare due valigioni enormi.

2. Dopo aver pulito a fondo casa di Bettì, ci siamo diretti verso casa di Bush, momentaneamente senza luce. Zona bellissima (Gobelins), casa un po' buia ma assai graziosa. Divertente per i vicini dev'essere stata la scena di vedere me e Bettì, con fare losco, zuccotto da topo d'appartamento e lucina del cellulare diretta verso il contatore della luce, a porta spalancata, a trascrivere numerini con la fretta di chi ha qualcosa da nascondere.

3. Di ritorno da casa di Bush, che evidentemente vive in zona cool ma quasi direi più cool di Bettì, incontro con la cognata del nostro premier, la mai troppo rinomata attrice e regista Valeria Bruni Tedeschi. Baci, abbracci, "ma tu che ci fai qui", "ma cose da pazzi", le solite cose insomma. Certo anche incontrare su sorella non ci sarebbe dispiaciuto.

Dopo un doveroso pranzo a crêpes in Rue Mouffetard (di questo si parla, ssiòre e ssiòri), ci attende un pariginissimo brodino con la pastina per cena, ché si fa economia noi, e una serata di ricerca di case. ma forse anche un cinemino ce lo possiamo permettere...

baci e abbracci, e raccontateci di voi, che qui è una noia inimmaginabile, tanto che abbiamo inventato due neologismi: "fanfezione, fanfe", e "ènguardabile, èngua".


dèste

martedì, dicembre 30, 2008


ho dèsterizzato viarigattieri