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Fenomenologia di un elettore comunista

domenica, dicembre 04, 2016

Quando il 13 maggio 2001 mi recavo per la prima volta alle urne gli esiti non furono esattamente quelli che avrei sperato: la Casa delle Libertà di Silvio Berlusconi vinse le elezioni con il 49,56% dei voti contro un Ulivo comandato da Rutelli (…) fermo al 35,08% e una Rifondazione Comunista guidata da Fausto Bertinotti che con il suo 5,03% ottenne 11 deputati alla Camera e 4 senatori. Lì comunque era semplice: votavi per qualcuno ma soprattutto votavi contro Berlusconi, provando a fermare quella macchina che avrebbe proseguito nella distruzione dell'Italia.


Quando il 4 dicembre 2016 mi recavo per l'ultima volta alle urne la situazione era profondamente cambiata, a partire da una profonda spaccatura interna al gruppo stesso dei rigattieri. Si votava per un referendum confermativo che avrebbe modificato 47 articoli della Costituzione, e il Presidente del Consiglio Matteo Renzi (a capo di una coalizione composta, tra gli altri, dal Partito Democratico di cui egli stesso era segretario e dal Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano, già ministro e braccio destro di Berlusconi) si era speso moltissimo per una consultazione che molti interpretavano – nella difficoltà di entrare nel merito di un quesito referendario complicatissimo – come un voto pro o contro Renzi.

La cosa che l'elettore comunista non avrebbe mai immaginato è che nel corso di 15 anni si sarebbe ritrovato dal votare contro Berlusconi al votare (per caso, certo) con Berlusconi. E con Grillo, Salvini, Razzi, Monti, D'Alema. Non sapendo esattamente che cosa augurarsi dagli esiti del voto.

Meno male che è finita la scheda elettorale.


P.S.: FU UN VOTO INCANDESCENTE.




Notizie da una campagna elettorale seguita distrattamente (ma che potrebbe cambiare le sorti di Palermo)

venerdì, maggio 18, 2012

Domenica a Palermo ci sarà il ballottaggio: un ballottaggio inaspettato, tutto interno al centrosinistra, con Leoluca Orlando (47% al primo turno) che sfiderà Fabrizio Ferrandelli (17% al primo turno) per la poltrona di Palazzo delle Aquile. Un ballottaggio tutto a sinistra e tuttavia ben poco da festeggiare, chiunque vinca, a causa delle dinamiche che hanno caratterizzato questa campagna elettorale, ben poco politica e molto personalistica. Ciò detto, dopo 10 anni di disastro della giunta Cammarata questi signori dovranno affrontare un compito molto duro e molto importante: risanare un bilancio in condizioni disastrose e ridare dignità a una città che non sa più riconoscersi.
Ma io volevo parlare di altro.
Volevo fare due considerazioni sui manifesti di questa campagna elettorale. Mi è sembrato che ce ne fossero molti meno, e che ci fosse in genere molto meno abusivismo, almeno nel centro storico di Palermo. Niente del genere, per dire. Non so come mai, ma così mi pare. Un mese prima delle elezioni è scattata la regola che negli spazi commerciali non potessero esserci manifesti elettorali, né facce sui manifesti, e quindi tutta la cosa (anche perché fino a poco tempo fa manco si sapeva che Orlando si candidasse, per dire, né le liste erano così avanzate, evidentemente) è stata molto contenuta. All'inizio è comparso qualche manifesto con faccione di gente che manco scriveva il partito ("io intanto mi candido, e poi si vede"). Poi quasi basta, forse perché comunque i partiti di centrodestra non avevano alcun interesse a vincere queste amministrative ("ora la patata bollente ve la prendete voi").

Ma la cosa più interessante sono i manifesti di questi ultimi 15 giorni, quelli del ballottaggio. A Palermo sono comparsi dei manifesti bianchi, senza simboli o nomi, in cui c'è scritto solamente: "I palermitani che non stanno a guardare. Dal 21 maggio". Evidente a tutti che si tratti di manifesti di Orlando, ma di un'evidenza tutta in sottrazione, e che dà l'idea dello strapotere di questo personaggio a Palermo. Non ho neanche bisogno di mettere il mio nome: lo sapete già. E non mettendo il nome, ma invadendo la città - e dunque anche gli spazi commerciali, che in questo modo posso utilizzare -, sono ovunque. E lo sai che devi votare me, perché io voglio il bene di Palermo, e so fare il sindaco, e tu ti devi fidare dell'auctoritas. Diabolicamente efficace, quasi da far paura.

Dall'altra il povero Ferrandelli, che naturalmente deve invece farsi conoscere ai più, e propone allora il suo faccione in tutti gli spazi utilizzabili, con scritto: "la forza del cambiamento". Ma sembra di vedere una Cinquecento che rincorre una Ferrari.

Niente, questo. Se trovo delle foto dei manifesti poi le metto, ché mi sembrano veramente eloquenti.

AGGIORNAMENTO: abbiamo preso un granchio: era effettivamente una pubblicità, di Live Sicilia. Saremo stati gli unici a fare quest'errore, o la testata avrà fatto un favore involontario a quello che verosimilmente sarà il futuro sindaco di Palermo? Il manifesto di cui parlavamo è questo.

that's all folks!

lunedì, giugno 16, 2008

vorrei che questo post non fosse frainteso.
non sono uno di quelli che si lamenta sempre di palermo, che qua non funziona niente e là (?) funziona tutto meglio, ecc ecc, assolutamente: non lo credo e quindi non lo sosterrei mai. 
penso che la mia sia una splendida città con una serie di enormi problemi e piccoli difetti, e che in questo (nei difetti) non sia diversa da tante altre (il problema è semmai che qui i difetti sono connessi agli enormi problemi, problemi che non riguardano solo noi, ma che da alcune parti si fanno sentire più che da altre - il controllo capillare del territorio da parte della mafia, ad esempio). (ma anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti).
ciò premesso, vorrei parlare di uno di quei difetti della pubblica amministrazione che a palermo mi ESALTANO - non so come dire. perché ci vuole estro per concepire cose del genere, è l'estro uno ce l'ha nel dna, o non ce l'ha. e noi ce l'abbiamo, non ci sono cazzi. si pensi a un post precedente che avevo dedicato alla biblioteca regionale siciliana. non siamo a quei livelli, ma poco ci manca. 
vengo nominato scrutatore per le elezioni provinciali del 15/16 giugno 2008. 
c'è il mio nome sul sito del comune di palermo. mi verrà notificata la nomina, come sempre, entro qualche giorno prima (attenzione: la nomina viene notificata dai vigili urbani o altri pubblici ufficiali, non dal garzone del bar). 
bene: la nomina non mi viene notificata. e com'è possibile? non rientra nei casi previsti dalla legge. oh, è successo. tattica: danno? riparazione del danno, prima che sia troppo tardi. vedo che viene pubblicato un elenco di "scrutatori sostitutivi", nel caso di rinunce ecc. non vorrei che mi stessero fottendo. agisco.

sabato 14/06/2008, ore 8.30
(al telefono)

Capo: salve, è l'ufficio elettorale del comune?
P.za Giulio Cesare: sì, mi dica
Capo: salve, ci dev'essere stato un problema, io ero stato estratto per fare lo scrutatore ma non mi è stata fatta la notifica, non vorrei rischiare di essere sostituito, può controllare?
P.za Giulio Cesare: il suo nome?
Capo: ... ...
P.za Giulio Cesare: abita in via ... ...?
Capo: sì, sono io!
P.za Giulio Cesare: eh sì, è già stato sostituito...
Capo: come! ma ... scusi ... ma perché sono stato sostituito?!?
P.za Giulio Cesare: eh, perché non ha ritirato la notifica
Capo: ...
...
...
scusi, ma che sta dicendo? siete voi che dovete notificarmi la nomina, non sono io che la devo ritirare!
P.za Giulio Cesare: eh...senta qua abbiamo provveduto a sostituire tutti quelli di cui è tornata indietro, ora non so io...
Capo: ho capito, ma com'è possibile! 
P.za Giulio Cesare: si vede che i vigili non hanno trovato nessuno...
Capo: ah, e allora se ne vanno... che poi nel mio palazzo c'è pure il portiere, com'è che non hanno trovato nessuno?
P.za Giulio Cesare: (con arguzia) ... se chiamava prima...qualcosa si poteva fare...sa quanti hanno chiamato ieri che avevano questo problema? ormai...
Capo: ah, se chiamavo prima... ho capito... grazie molte, arrivederci.

ora, uno che fa? cede al genio o impianta casini? secondo il pescatore di pozzallo con cui ho fatto il viaggio in treno, tanto a noi siciliani c'abbutta, e quindi subiamo e stiamo zitti. non mi rivedo nella sua idea di siciliano e non ci rivedo tante persone che conosco e di cui ho letto. io ho fatto una scelta ben precisa: li ho mandati a quel paese, mi sono andato a fare il primo bagno della stagione a scopello, e ne scrivo qui per rendere pubblica la faccenda, e perché se dovesse capitare di nuovo una denuncia di non so che (omissione d'atti d'ufficio, lagnusìa?) non gliela toglie nessuno. ma siccome ci sono tante cose ben più gravi di cui sdegnarsi e per cui lottare, come non ammirare oggi la grandezza (non ha ritirato la notifica...) e la prontezza (se chiamava prima...) di quest'ufficio? c'è poco da fare, siamo il popolo più intelligente del mondo!



The day after

mercoledì, aprile 16, 2008

Il voto, il veto, il vuoto

lunedì, aprile 14, 2008

Elezioni 2008: il paese di fronte a un cambiamento potenzialmente epocale

ovvero

Le elezioni di Viarigattieri
sottotitolo
Il Voto, il Veto, il Vuoto


Questo è uno di quei post che a riguardarlo nel futuro farà un certo effetto: quali erano le aspettative, i sentori, le speranze, insomma come viveva Viarigattieri queste elezioni 2008? Già alle ultime elezioni, 2 anni fa, nei commenti al post elettorale seguimmo l'incerta vittoria del secondo governo Prodi fino a notte fonda; questo post vuole essere dedicato proprio a questo, a commentare e seguire tutti insieme questa tornata elettorale, dagli exitpoll fino al voto finale. Tutti invitati, amici e visitatori occasionali di questo blog.
Intanto bisogna dire che molti di noi voteranno per cose diverse: camera e senato (ma non tutti, qualcuno non ha l'età per la scheda gialla), comune, provincia, regione. Chi scrive ad esempio ha votato per il rinnovo dell'Assemblea Regionale Siciliana e del suo Presidente, dopo le dimissioni di Cuffaro per i cannoli - non per la condanna, per i cannoli.
Ma la vera cifra di queste elezioni 2008 è senz'altro che molti di noi, almeno quelli con cui mi è capitato di parlare in queste ore, voteranno cose diverse: e non solo cose diverse gli uni dagli altri, e ciascuno rispetto alla sua classica scelta di voto, ma anche cose diverse ognuna da se stessa, tipo un partito alla camera, un altro al senato, un altro ancora alla regione, con combinazioni le più fantasiose, le più calcolate, le più arzigogolate...
Diciamo che è forse possibile tentare un resoconto, parzialissimo, di queste elezioni 2008 utilizzando tre categorie, non separate, talvolta coestensive, di certo confuse - segno dei tempi?

IL VOTO: sono quelli che magari hanno anche fatto diversi kilometri per tornare a votare, perchè pensano che sia giusto, importante, epocale, e così via. Tra questi ci sono quelli delle soluzioni fantasiose; quelli che prendono alcune schede e altre le lasciano, per astenersi (chessò) alla camera; quelli che le prendono tutte e votano tutti i partiti, o mettono un bel simbolo dell'anarchia, per protesta; quelli che votano come hanno sempre votato; quelli che votano come non hanno mai votato; quelli che cambiano voto ad ogni elezione per essere equi; quelli che hanno fatto dei calcoli bestiali perché sanno come votano le persone; quelli che fotografano le schede, e andranno in galera (magari al posto di chi gli dice di fotografarle, le schede); quelli che...

IL VETO: il veto è quello che più di ogni altro motiva questo voto 2008. A partire dal ricatto morale del PD e dei suoi elettori: se non votate noi sale Berlusconi. Classico, insopportabile ragionamento. Che vuole che qualunque cosa sia meglio di Berlusconi. Che nega alla radice ogni forma di dissenso. Il voto come veto. Per carità: qualcuno sarà ben convinto del progetto di Uòlter. Qualche altro no. Ma i primi hanno la forza del ricatto: se non voti noi è colpa tua, sale Berlusconi. Senza possibilità di appello. Ma siccome è un ragionamento insopportabile, appunto, c'è un'altra forma di voto come veto. Voto qualunque cosa, basta che non sia PD né PDL. Ci avete rotto le scatole: non vogliamo che l'alternativa sia solo tra voi due. E allora vetiamo contro di voi. Ed evitiamo che siate i più votati. Votiamo i partiti piccoli non necessariamente perché ci riconosciamo perfettamente in essi, ma per dare un segnale, CONTRO DI VOI. Altro voto come veto. (Idem come sopra per Sinistra Critica rispetto ad Arcobaleno, per Comunisti dei Lavoratori rispetto a Sinistra Critica, per Santanché rispetto a Comunisti dei Lavoratori, ecc).

IL VUOTO: il resto. Quelli che veramente si sono rotti, e non gliene può fregà de meno. Come dargli torto? difficile; difficile quanto dargli ragione, perché pericolosamente il dissenso totale si avvicina al qualunquismo. epperò che ce vuoi fà? Se nessuno ti convince, se ti pare tutto uguale, se non pensi che anche votando siamo di fronte a un qualunque cambiamento, se né il voto né il veto ti danno una qualunque soddisfazione, non ti rimane che il vuoto - di dissenso, di scelta, di protesta, quello che vuoi. Ma non è voto né veto: è vuoto. Non hai torto, forse non hai nemmeno ragione. Però ti sei perso la matita sulla scheda, qualunque cosa tu avresti voluto farci, che comunque dà sempre (chissà perché) una certa soddisfazione..


E VOI? CHE AVETE FATTO? VI RICONOSCETE IN QUESTO RITRATTO? AVETE ALTRE OPZIONI?
ELEZIONI 2008 DI VIARIGATTIERI - LA VERA ALTERNATIVA

yes, we k-now - considerazioni attuali

giovedì, marzo 13, 2008








antipolitica = indica genericamente l'opinione pubblica, controprova per eccellenza del corretto funzionamento democratico degli organi delegati. Si tratta dell'esercizio primo e fondante del confronto politico. Ad essa appartengono il dibattito civile e l'informazione, intese come forme di partecipazione politica, di intervento e di opinione, finalizzate ad ispirare e a controllare il legittimo svolgimento delle attività di governo. L'espressione antipolitica tende ad escludere dall'ambito politico tali forme di partecipazione e ad interpretare quello che è un flusso d'opinione fisiologico del gioco democratico nei termini di un irriducibile contenzioso tra due fazioni ontologicamente contrapposte.



Partito democratico = tautologia. Il partito è per definizione democratico. Non si dà partito se non in una democrazia. Esso può indicare solo come categoria vuota un organo totalitario e dittatoriale. Si parlerà allora di 'partito unico'. La denominazione di partito democratico suggerisce l'idea che gli altri partiti non siano democratici, e cela l'intenzione di rappresentare l'unica scelta possibile in un quadro propriamente democratico. Paradossalmente l'aggettivo democratico rincorre qui - anche se solo idealmente - il sogno totalitario del 'partito unico'.



Popolo delle libertà = Denominazione che sorge dall'inversione del concetto di 'libertà del popolo', pretendendo di voler significare la medesima cosa. L'inversione determina invece anche un capovolgimento di valori. Il nome comune 'popolo' da entità impersonale e incommensurabile, cui attiene la sovranità, si restringe all'idea di 'un certo popolo' delle libertà cui si contrapporrebbe uno contro le libertà. Per un gioco di inversioni, le 'libertà del popolo' divengono allora prerogativa di 'un certo popolo', ovvero 'libertà del popolo delle libertà', vale a dire privilegi. Più sottile ma equivalente è l'indebolimento dell'idea di sovranità, allorché viene riferita ad 'un certo popolo', in modo tale che - a maggioranza ottenuta - esso ritiene di poter assurgere alla totalità incommensurabile del 'popolo sovrano', sostituendo di fatto quest'ultimo.



Onorevole = degno di onore. Titolo onorifico, che rende per l'appunto onore a chi si sia reso 'degno di onore'. Nel contesto politico è il titolo assunto da chi è stato chiamato a legiferare. Il termine suggerisce che chi legifera sia degno della carica concessagli. Il titolo ha subìto però un processo di svuotamento fino a ridursi, a mo' dei titoli nobiliari e aristocratici, ad un vacuo appellativo privo di reale riferimento ad un'effettiva levatura morale, con la sola differenza che nel grigiore repubblicano manca perlopiù qualsiasi filtro dettato dall'etichetta o dall'educazione. Il titolo, insomma, non indica né richiede alcuna tenuta onorevole.



Deputato = incaricato, delegato. Indica persona che è stata incaricata, o deputata, a ricoprire un certo ruolo e a svolgere determinate funzioni. Rispetto a qualsiasi altro titolo esso mette l'accento sul valore di rappresentanza contro la concezione d'Ancien Régime, secondo la quale si potevano svolgere le suddette funzioni 'per grazia di Dio'. Di conseguenza, il titolo è strettamente connesso all'idea di sovranità del popolo, esprimentesi per libere elezioni di rappresentanti.



Voto = da non confondersi con il 'voto religioso', inteso o come sacrificio assunto dal fedele in cambio di beneficenza divina o come sottomissione iniziatica. In politica esso rappresenta la preferenza espressa da ciascun cittadino avente diritto a partecipare alle elezioni. In questo senso dicono bene i francesi, dotati di spirito tendenzialmente e tendenziosamente politico, riferendosi al voto in termini di 'voix', voce.



Rappresentanza = Condizione che consente di operare in vece di qualcuno. Si tratta del principio che permette a comuni cittadini di ricoprire legittimamente le funzioni di governo, in quanto delegati a ciò dal popolo sovrano tramite libere elezioni. Il concetto rischia spesso di risolversi, per assonanza, nel senso di rappresentazione, o mise en scène, riducendo a strumento scenico il principio di rappresentanza e offrendo all'elettore il ruolo di spettatore.

LA FAMIGLIA

lunedì, febbraio 25, 2008

Gianfranco Micciché, ex viceministro del secondo governo Berlusconi, ex presidente dell'ARS, uomo di punta di Forza Italia sicula e nazionale, è un appassionato di internet: non solo si batte perché la Sicilia sia all'avanguardia (...) per ciò che concerne il mondo della rete, ma ha anche un blog nel quale racconta quotidianamente della sua vita personale e politica.
Nelle ultime settimane Micciché ha intessuto un lacerante braccio di ferro all'interno della sua coalizione, perchè voleva a tutti i costi candidarsi come presidente della regione Sicilia: col piccolo problema che Totò Cuffaro, su di lui, aveva imposto un veto insuperabile. Micciché non si è tirato indietro: ha minacciato strappi sensazionali, diceva che sarebbe andato avanti a tutti i costi, checché ne avesse detto Berlusconi, e così via e così via.
Tutto questo io lo so perchè lo raccontava sul suo blog - visitatissimo, peraltro, anche da me.
Noi ci speravamo. Noi elettori siculi di centrosinistra ci auguravamo che non facesse marcia indietro, e che si andasse alle elezioni con 2 candidati per il centro-destra, e solo uno per il centro-sinistra. Purtroppo Gianfranco Micciché ha fatto marcia indietro.
E lo ha spiegato ai suoi fedeli - e dunque anche a noi. Lo ha spiegato sul suo blog. E ha intitolato il suo post: "In prima linea, salite?"

Il post è un capolavoro. Lo riporto quasi integralmente: sottolineandone alcune parti in grassetto, e rosseggiando qualche commento mio, spero di non alterare il senso del post.

"Sono qua, un deluso che ha trovato comunque una strada, insieme al Presidente Berlusconi, per rendere utile alla Sicilia un progetto che sembrerebbe fallito. Partiamo dalla conclusione poi racconto quello che successo [sic]. Sino all’altro ieri ho lottato perchè si capisse che non era così necessario il collegamento con Lombardo colpevole [chiedo scusa una volta per tutte per l'uso criminoso che Micciché fa delle virgole], a mio avviso, di trascinarsi dietro colui che mi aveva minacciato di non farmi candidare [e cioè Totò Cuffaro](e, purtroppo, c’è riuscito) . Quando ho capito che la mia candidatura non sarebbe mai andata in porto con il PdL ho provato insieme a Stefania Prestigiacomo (che ha dimostrato di essere per me come una sorella) [familiare numero 1: la sorella] di lanciare la sua candidatura.
Insieme però, alla fine, abbiamo trovato un muro da non potere abbattere. Mi ha richiamato per l’ennesima volta il Presidente [Silvio Berlusconi: lo si riconosce dal fatto che parla di sé in terza persona] che mi detto una cosa che mi ha convinto: “guarda Gianfranco, io sono convinto che sui numeri hai ragione tu ma siamo arrivati ad un punto in cui, se noi lasciassimo l’MpA, si creerebbe nel Paese la convinzione che Berlusconi perde pezzi e che adesso può perdere le elezioni [qui il Micciché non chiude le virgolette ma sono convinto che avrebbe dovuto]. Io sono uomo di marketing, prima che politico, ed ho capito che era vero [do per scontato che sia Micciché "l'uomo di marketing prima che politico", ma ci ho dovuto pensare un attimo]. Gli ho ribattuto che non potevo permettere comunque di darla vinta a chi mi aveva intimidito e che rappresentava quel metodo clientelare che io volevo abbattere [e cioè Totò Cuffaro]! Mi ha detto che senza il mio OK non avrebbe chiuso ma che a quel punto era già deciso il suo ok a Lombardo [meravigliosa logica berlusconiana: farti pensare che il tuo pensiero abbia un qualche peso pur dichiarandoti che non ne ha. Micciché ci casca perfettamente]. Pensate quanto vale oggi la pressione dei media e dell’opinione pubblica! ma era così [apprezzabile l'afflato favolistico che assume qui la narrazione]. Ormai, non avendo più la speranza di realizzare un sogno, mi sono chiuso con i miei amici più stretti e ho cominciato a pensare cosa fare [gli amici: quelli più stretti sono quasi familiari, in fondo]. Avevo lasciato il Presidente dicendogli che lui doveva chiudere con Lombardo [politichese che anche ai ritaexpressini d'annata richiamerà molte cose, pur nella variante "chiudere con": non significa "farla finita", "tagliare i ponti", bensì "decidersi in maniera definitiva", "concludere per", non ha cioè valenza negativa bensì assolutamente positiva], se riteneva questo inevitabile, ma che io mi sarei sentito libero di fare quello che volevo [eccheccazzo, è o no la casa, pardon, il popolo della libertà?]. Mentre ragionavo sul nostro futuro mi ha ancora richiamato il Presidente ed io ho ancora resistito [bravo Micciché! Forza!]. Poi il Presidente ha chiamato Marcello dell’Utri (che ancora una volta è stato per me come un secondo padre [familiare numero 2: il secondo padre) pregandolo di convincermi a trovare una soluzione positiva. Ci siamo incontrati anche con Stefania [cioè la sorella] e gli altri ragazzi che sono stati quasi un mese con me a Roma, Pippo, Mario, Gaspare, Michele [familiare numero 3? i cugini?], ed abbiamo cominciato a ragionare su cosa fare. Fino a quel momento avevamo rifiutato qualsiasi offerta [bravo Micciché!]. Mi ha richiamato il Presidente [potremmo identificarlo come una sorta di suocero, e dunque familiare numero 4? no è una domanda..], era quasi mezzanotte, e mi ha detto: “se vai da solo farai certo una bella battaglia ideale ma, alla fine, non porterai a casa nessun risultato per la tua Sicilia. Ti chiedo invece di essere, per me, il garante di quel processo di cambiamento e di rafforzamento delle infrastrutture di legalità di cui tu parli sempre. Solo stando insieme a me [attenzione: sembrerebbe un ricatto, ma non lo è, non fraintendete, e soprattutto non scambiate i discorsi di uno statista per chiacchere da caffè] avrai la possibilità di influire realmente sui nomi che costituiranno la prossima giunta di Governo Regionale, potrai garantire un futuro ai tuoi uomini ed offrire un futuro ad una nuova classe dirigente che inizi quel ricambio generazionale che ti sta a cuore!”
Sapevo che accettando avrei deluso tanti di voi e me per primo, ma mi hanno insegnato che quando si ha davanti la certezza di una sconfitta bisogna sapere trasformare i problemi in opportunità [realpolitik, così ci piaci].
Sognavo salire di salire in un altro autobus, accetto di salire su questo ma con il fastidioso ruolo di controllore [ma manco shakespeare! questa è poesia! fine metafora politica!].
[...] Lo so che tanti di voi penseranno che mi sono venduto per una poltrona (qualcuno ha anche guadagnato scommettendo [scommettendo che si vendesse per una poltrona?]) ma voglio dimostrarvi che il mio progetto di rinnovamento e rafforzamento della legalità è vero [Miccimicci! ma noi ti vogliamo bene! stai tranquillo, su..]. Ho detto al Presidente Berlusconi che io oggi sono fortemente condizionato dal mio blog che ha raggiunto livelli di interesse fenomenali [cioè praticamente, miccimicci, se mi metto in contatto col tuo blog mi tieni in considerazione pure a me? grazie micci! ma io ti contatto subito!].
Ho comunicato che presenterò una lista elettorale che rappresenti la tanta gente di centro destra che vuole cambiare il vecchio metodo di una politica fallimentare e vuole gridare la propria voglia di cambiamento [al grido di: "mai più barattare le idee per le poltrone!", I suppose]. Bene, io voglio continuare a stare con voi ed è per questo che vi invito tutti a partecipare a questa lista [io ci sto miccimicci, non ti scordar di me]. Voglio essere sicuro che tanti di voi sono interessati realmente al futuro della nostra Sicilia e allora vi invito alla sfida! voglio una lista che nasca dal blog e si formi nel blog [sì!]! voglio che vi facciate avanti, voglio che alcuni di voi diventino deputati regionali [SI!!miccimicci, SI!!!]. Io ci metterò le risorse per fare conoscere la nostra lista (che non ha ancora un nome e si accettano suggerimenti) [se tipo facciamo che noi siamo quelli che ti seguono, i fedeli del tuo blog, potremmo dire tipo che siamo i tuoi figli putativi (familiare numero 5) ... perchè non chiamiamo la lista GRANDE FAMIGLIA?]. Voglio vedere di che pasta siete fatti. Voglio ricevere centinaia di curricula per iniziare subito le selezioni e voglio con voi iniziare una battaglia che ormai è diventata realtà [ma che è a tipo cococò? ma poi finisce che pigliano i raccomandati! dai micci, conosciamoci di persona!]. Anche dopo la delusione iniziale. Speravamo di iniziare ed avere subito successo. Il successo è rimandato ma la nostra creatura è nata [NOSTRO FIGLIO!!!!NOSTRO E TUO!!! NON SARA' MICA UN INCESTO?(familiare numero 6?)]. Dobbiamo portarla avanti! Al nostro futuro dobbiamo pensarci noi, tutti insieme. E’ difficile ma aiutiamoci a vincere. YES WE CAN [giuro, non è sarcasmo mio, miccimicci chiude con YES WE CAN, lo slogan di Obama, lo slogan di Uòlter!! E facciamola questa grande famiglia, su!!]"

Gianfranco Micciché


A NOME DEI RIGATTIERI, GRAZIE GIANFRANCO.

L'innocente

venerdì, febbraio 15, 2008




17:39 Cesa: "Non ricandideremo Cosimo Mele "
L'Udc non ricandiderà alle prossime elezioni politiche Cosimo Mele, il deputato coinvolto nella vicenda del festino a luci rosse alla fine del luglio scorso all'Hotel Flora di Roma. Lo ha detto, rispondendo a una domanda di un giornalista, il segretario dell'Udc, Lorenzo Cesa, che oggi a Bari ha aperto la campagna elettorale del suo partito.

le condominiali

domenica, maggio 13, 2007


Rospe le ha definite, come meglio non si poteva, "le condominiali". Io mi sono infiltrato per voi fin nel cuore di queste elezioni amministrative 2007, per capirne meglio i meccanismi e svelarne i misteri. Sono uno scrutatore: e per voi, in tempo reale, qualche piccolo nanetto su cosa significa votare a Palermo. Nanetto: flash, diciamo. Anzi, flesch.

...alle 6 di mattina, insieme a te, si presenta un rappresentante di lista un po' troppo zelante. Ti sta addosso, controlla quello che fai, tu conti le schede davanti a lui e lui le riconta per sicurezza. Quando dà ulteriori dimostrazioni della sua capacità di scassaminchia, palesando tra l'altro una non particolarmente sviluppata intelligenza, tu sei sicuro di quale partito faccia il rappresentante. Ma sul più bello esce fuori un cartellino con falce e martello. Touché...

...verso le 11, giacca e cravatta, sorriso stampato in volto, entra raggiante e vociante un signore "buongiorno a tutti! sono un candidato al consiglio comunale, mi chiamo B...no, volevo ringraziarvi tutti per il vostro eccellente lavoro e augurarvi una buona giornata!", e dopo aver stretto la mano a tutti, votanti compresi, si allontana nella sezione accanto...(poi ho controllato: B...no è un cognome molto comune a Palermo, e dunque tanti B...no sono candidati in diverse liste, ma l'età di quel signore permette di ridurre la rosa a 3 possibilità: UDC, FORZA ITALIA, o una lista civica - Vizzini per Palermo? - che appoggia Cammarata. strano, no?)...


...tutti voi nordici che pensate male di noi sudici dite subito: "elezioni in sicilia, occhio ai telefonini, mi raccomando, voi siete cintura nera di voto di scambio", no? ecco che poco prima del tocco un elettore mi umilia (scherzando) dicendomi: lei, non mi ha tolto il telefonino! Questo è una macchina fotografica potente! Se lo tenga!...

...un flesch sui miei colleghi altri scrutatori, e il presidente (una presidentessa): simpatici, se non fossero talvolta troppo spensierati, mentre il capo si sbatte da un lato all'altro dell'aula perchè sono finite le schede, bisogna registrare la signora, quello vuole entrare con la madre perchè non se la fida a votare da sola...e la segretaria mischina è incinta, e quindi non viene al seggio, è cugina della presidentessa...

...infine, una nota di orgoglio siculo: ho dato io la scheda alla vedova di Libero Grassi, che vota nel seggio dove scruto. Sarò scemo, ma un po' mi sono emozionato, e la chiudo qui...

L'affluenza del mio seggio, a chiusura alle 22, era del 51% circa. Le voci sono che il sindaco uscente verrà riconfermato, mentre che si dovesse arrivare al ballottaggio vincerebbe Leoluca Orlando, lo sfidante. Temo che la logica di queste voci mi sfugga ancora, e quindi domani ci torno.

p.s.: avrei preferito essere più brillante e/o rendere meglio situazioni odierne che era divertente mettere in comune, non sono pienamente soddisfatto del risultato. Però voglio pubblicare oggi questo post, a metà elezioni, sperando che sia una storia che finisce a fin di bene (ogni tanto ce vuole).

Ritaexpress arrivò (?)

venerdì, maggio 26, 2006



Cerco l'estate tutto l'anno
e all'improvviso eccola qua...
lei è partita per le spiaggie
e sono solo quassù in città,
sento fischiare sopra i tetti
un aeroplano che se ne va.

Azzurro, il pomeriggio è troppo azzurro e lungo
per me,
mi accorgo di non avere più risorse senza di te,
e allora
io quasi quasi prendo il treno
e vengo, vengo da te,
ma il treno dei desideri,
dei miei pensieri all'incontrario va.