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meditazioni notturne su spesa e diritti dei lavoratori

mercoledì, luglio 08, 2015


Pisa, 2001.

Ricordo nitidamente l’indignazione con cui la mia coinquilina toscana apprese la notizia dell’apertura domenicale della COOP sotto casa. Quella che a me, migrante siculo appena sbarcato nel continente, pareva essere essenzialmente una comodità, a lei sembrava ledere i diritti basilari del lavoratore, che aveva sacrosanto diritto al riposo domenicale. Ricordo che mi colpì molto la veemenza dell’argomentazione, e la profonda incazzatura provocata da un fatto per me neutro. Mi dissi con aria grave e compresa quanto profondamente il comunismo avesse inciso nelle coscienze dei cittadini toscani e notai con rammarico quanto fossi indietro io. Poi andai a fare la spesa, credo con senso di colpa. 


Palermo, 2015. 

L’apertura notturna h24 del supermercato sotto casa è per me motivo di vanto con la mia fidanzata toscana. “Solo a Londra negli anni Novanta ho visto cose così civili” (appena ho una minima possibilità ne approfitto per bullarmi di questa terra apparentemente periferica eppure evidentemente così in linea con le più avanzate esperienze europee). (A chi serva andare a fare la spesa alle 3 di notte resta una questione che preferisco non pormi). Ad ogni modo: questa sera sperimento finalmente l’apertura notturna. È quasi mezzanotte, fa un caldo bestiale. L’aria condizionata evidentemente non funziona. Un cliente lo fa notare alla cassiera, prendendo a cuore la causa di quei lavoratori costretti nella notte della calura sicula a lavorare in condizioni non degne. “Dovete avvisare l’ufficio di medicina del lavoro!”, dice lui. Appena se ne va, la cassiera commenta risentita coi suoi colleghi: “ci manca solo che questo qua ci fa chiudere e ce ne andiamo tutti a casa. Diceva mia nonna: io munnu cipudde e tu chianci. Ma perché non si fa i fatti suoi?”. Quando le chiedo se va bene l’apertura notturna, mi dice con sollievo che sì, viene molta gente, per fortuna.

[Chi volesse potrebbe leggere in questo breve apologo un confronto tra due parti del belpaese. Altri potrebbero paragonare l’Italia pre-crisi a quella della crisi. Per quanto mi riguarda ho comprato pizze surgelate, sofficini, ketchup, marmellata di more. E carta igienica, che non si sa mai]. 

Cani e la Sicilia #1

martedì, giugno 19, 2012

E continuiamo questi racconti fotografici. Qui Càni alla scoperta dell'est siculo. Sarebbe bello che gli altri rigattieri rispondessero con altri racconti per immagini, dei posti in cui si trovano loro per adesso. Altrimenti continuiamo noi, così, in maniera autoreferenziale.





qui legenda vuole che ci si trovasse in quel di Siracusa, indi per cui potrete vedere: scale di vicolo abbandonato di Siracusa con specchio, mare di Ortigia, Uccelli di Aristofane, Piazza Duomo di Ortigia con musicista, Piazza Duomo di Ortigia senza musicista.

Biblioteca Regionale Siciliana

lunedì, ottobre 10, 2011

Sono anni che studio la Biblioteca Centrale della Regione Siciliana. Non "alla", proprio "la", il fenomeno-biblioteca regionale Alberto Bombace. Quella di Corso Vittorio Emanuele a Palermo, vicinissimo alla Cattedrale. (Così abbiamo messo tutte le parole chiave per essere ben piazzati su google). Già qui ne parlavo, e poi è capitato anche ad altri di parlarne su questi schermi. Ora non vorrei scrivere niente di lungo, solo prendere degli appunti per continuare a raccogliere materiale,  che sono sicuro sarà prezioso per il futuro. Perché la biblioteca regionale è un patrimonio dell'umanità, ed è destinata a scomparire, questo è poco ma sicuro. La concezione del lavoro all'interno di quel luogo appartiene a un tempo che non c'è più, e dunque va preservata, ed essa stessa si pensa e si presenta come un luogo di resistenza. Tra i miei documenti qui sul computer ho sempre in bella vista quello intitolato arcaismi, che doveva inaugurare una rubrica sulla biblioteca regionale siciliana fatta di brevi immagini che rendessero anche solo in parte la magica atmosfera di quel luogo. Oggi, ad esempio, mentre prendevo un libro in prestito c'erano sei impiegati dentro l'ufficio prestiti. Una mi faceva il prestito, quella accanto contava scrupolosamente i giorni del calendario, un altro sfogliava meticolosamente l'inserto di un quotidiano mentre altri tre, seduti a un tavolo, facevano una riunione di qualche tipo, riuscendo anche contemporaneamente a leggere  il giornale. E non è da tutti.

partire

domenica, luglio 05, 2009

Partire è sempre un po' morire, si sa. Se però, tra le altre cose, la meta del tuo viaggio è un luogo in cui vivi da un po' di tempo, l'arrivo è meno traumatico: riconosci le strade, le persone che incontri, la munnizza che avevi lasciato a casa e che i tuoi co-buciconi non hanno tolto per non provocare alcun effetto di straniamento: anzi, a che c'erano, ne hanno aggiunta un po'. Quando ti svegli la mattina, per esempio, è dolce ritrovare il grido della signora che, con cadenza regolare, a una distanza non meglio precisata, probabilmente da dentro casa sua non troppo distante da qui, intona il suo AAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHH!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!, o ancora percepire distintamente la suoneria di Arancia Meccanica del telefonino di qualche sadico vicino. Sono cose che alleviano di molto il senso di morte insito nella partenza. Ma non usiamo termini forti: non è un vero senso di morte, è solo un più blando "un po' morire", che mi torna in mente sin da ieri quando, sull'aereo che mi riportava a Parigi, ha trovato l'occasione di essere sbeffeggiato ancora una volta. Non so da quanto non prendiate un volo Ryanair; a me non capitava da un po', l'ho ripreso la settimana scorsa e ho notato una macabra novità. A parte una considerazione generale, che riguarda tutti i voli: nel momento che precede l'atterraggio il capitano comunica all'equipaggio di prendere posizione perché stiamo per toccare terra. Si sa. O forse crediamo di saperlo, perché per quanto mi riguarda io sento qualcosa di indistinto che potrebbe benissimo essere un "CABINCRIÙPORCPUTTSIAMNELLMERD", prima di chiudere la comunicazione e provare a salvare la pelle. Tu comunque non ci puoi fare niente, ti convinci che gli ha detto "ASSITTATVORATTERROMANCFOSSSCHUMACHER", e aspetti guardando fuori dal finestrino e godendoti lo spettacolo. Ma una volta atterrati, tutto apposto, immediatamente dopo l'applauso tipico dei passeggeri (siculi. immediatamente dopo l'applauso tipico dei passeggeri siculi. immediatamente dopo questa splendida usanza che altri popoli meno felici sconoscono), ecco la beffa: subito dopo l'applauso e in seguito a una ragionevole certezza del capitano di riuscire a frenare prima di schiantarsi, ecco che dagli altoparlanti suona trionfante un motivetto: PÀPPAPAPÀAAAAAAAAAAA!
E che mi rappresenta 'stu motivetto? La melodia ha il chiaro senso di un: "fiuuuuuu, anche per questa volta è andata, squillino le trombe". Che sia un modo raffinatissimo di Ryanair per sfotticchiare un po', e nello stesso tempo valorizzare nella percezione dei clienti, l'antico detto da cui abbiamo preso le mosse?

Lunga è la notte.

sabato, maggio 09, 2009



Peppino Impastato (5 gennaio 1948 - 9 maggio 1978).

capo... del piddì

domenica, giugno 22, 2008


scusate ragazzi, io rimango qua, sofri m'ha investito. spero solo di non essermi fatto troppo male.

ringrazio fran-tes-to per la segnalazione e l'impaginazione ecc.

that's all folks!

lunedì, giugno 16, 2008

vorrei che questo post non fosse frainteso.
non sono uno di quelli che si lamenta sempre di palermo, che qua non funziona niente e là (?) funziona tutto meglio, ecc ecc, assolutamente: non lo credo e quindi non lo sosterrei mai. 
penso che la mia sia una splendida città con una serie di enormi problemi e piccoli difetti, e che in questo (nei difetti) non sia diversa da tante altre (il problema è semmai che qui i difetti sono connessi agli enormi problemi, problemi che non riguardano solo noi, ma che da alcune parti si fanno sentire più che da altre - il controllo capillare del territorio da parte della mafia, ad esempio). (ma anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti).
ciò premesso, vorrei parlare di uno di quei difetti della pubblica amministrazione che a palermo mi ESALTANO - non so come dire. perché ci vuole estro per concepire cose del genere, è l'estro uno ce l'ha nel dna, o non ce l'ha. e noi ce l'abbiamo, non ci sono cazzi. si pensi a un post precedente che avevo dedicato alla biblioteca regionale siciliana. non siamo a quei livelli, ma poco ci manca. 
vengo nominato scrutatore per le elezioni provinciali del 15/16 giugno 2008. 
c'è il mio nome sul sito del comune di palermo. mi verrà notificata la nomina, come sempre, entro qualche giorno prima (attenzione: la nomina viene notificata dai vigili urbani o altri pubblici ufficiali, non dal garzone del bar). 
bene: la nomina non mi viene notificata. e com'è possibile? non rientra nei casi previsti dalla legge. oh, è successo. tattica: danno? riparazione del danno, prima che sia troppo tardi. vedo che viene pubblicato un elenco di "scrutatori sostitutivi", nel caso di rinunce ecc. non vorrei che mi stessero fottendo. agisco.

sabato 14/06/2008, ore 8.30
(al telefono)

Capo: salve, è l'ufficio elettorale del comune?
P.za Giulio Cesare: sì, mi dica
Capo: salve, ci dev'essere stato un problema, io ero stato estratto per fare lo scrutatore ma non mi è stata fatta la notifica, non vorrei rischiare di essere sostituito, può controllare?
P.za Giulio Cesare: il suo nome?
Capo: ... ...
P.za Giulio Cesare: abita in via ... ...?
Capo: sì, sono io!
P.za Giulio Cesare: eh sì, è già stato sostituito...
Capo: come! ma ... scusi ... ma perché sono stato sostituito?!?
P.za Giulio Cesare: eh, perché non ha ritirato la notifica
Capo: ...
...
...
scusi, ma che sta dicendo? siete voi che dovete notificarmi la nomina, non sono io che la devo ritirare!
P.za Giulio Cesare: eh...senta qua abbiamo provveduto a sostituire tutti quelli di cui è tornata indietro, ora non so io...
Capo: ho capito, ma com'è possibile! 
P.za Giulio Cesare: si vede che i vigili non hanno trovato nessuno...
Capo: ah, e allora se ne vanno... che poi nel mio palazzo c'è pure il portiere, com'è che non hanno trovato nessuno?
P.za Giulio Cesare: (con arguzia) ... se chiamava prima...qualcosa si poteva fare...sa quanti hanno chiamato ieri che avevano questo problema? ormai...
Capo: ah, se chiamavo prima... ho capito... grazie molte, arrivederci.

ora, uno che fa? cede al genio o impianta casini? secondo il pescatore di pozzallo con cui ho fatto il viaggio in treno, tanto a noi siciliani c'abbutta, e quindi subiamo e stiamo zitti. non mi rivedo nella sua idea di siciliano e non ci rivedo tante persone che conosco e di cui ho letto. io ho fatto una scelta ben precisa: li ho mandati a quel paese, mi sono andato a fare il primo bagno della stagione a scopello, e ne scrivo qui per rendere pubblica la faccenda, e perché se dovesse capitare di nuovo una denuncia di non so che (omissione d'atti d'ufficio, lagnusìa?) non gliela toglie nessuno. ma siccome ci sono tante cose ben più gravi di cui sdegnarsi e per cui lottare, come non ammirare oggi la grandezza (non ha ritirato la notifica...) e la prontezza (se chiamava prima...) di quest'ufficio? c'è poco da fare, siamo il popolo più intelligente del mondo!



LA FAMIGLIA

lunedì, febbraio 25, 2008

Gianfranco Micciché, ex viceministro del secondo governo Berlusconi, ex presidente dell'ARS, uomo di punta di Forza Italia sicula e nazionale, è un appassionato di internet: non solo si batte perché la Sicilia sia all'avanguardia (...) per ciò che concerne il mondo della rete, ma ha anche un blog nel quale racconta quotidianamente della sua vita personale e politica.
Nelle ultime settimane Micciché ha intessuto un lacerante braccio di ferro all'interno della sua coalizione, perchè voleva a tutti i costi candidarsi come presidente della regione Sicilia: col piccolo problema che Totò Cuffaro, su di lui, aveva imposto un veto insuperabile. Micciché non si è tirato indietro: ha minacciato strappi sensazionali, diceva che sarebbe andato avanti a tutti i costi, checché ne avesse detto Berlusconi, e così via e così via.
Tutto questo io lo so perchè lo raccontava sul suo blog - visitatissimo, peraltro, anche da me.
Noi ci speravamo. Noi elettori siculi di centrosinistra ci auguravamo che non facesse marcia indietro, e che si andasse alle elezioni con 2 candidati per il centro-destra, e solo uno per il centro-sinistra. Purtroppo Gianfranco Micciché ha fatto marcia indietro.
E lo ha spiegato ai suoi fedeli - e dunque anche a noi. Lo ha spiegato sul suo blog. E ha intitolato il suo post: "In prima linea, salite?"

Il post è un capolavoro. Lo riporto quasi integralmente: sottolineandone alcune parti in grassetto, e rosseggiando qualche commento mio, spero di non alterare il senso del post.

"Sono qua, un deluso che ha trovato comunque una strada, insieme al Presidente Berlusconi, per rendere utile alla Sicilia un progetto che sembrerebbe fallito. Partiamo dalla conclusione poi racconto quello che successo [sic]. Sino all’altro ieri ho lottato perchè si capisse che non era così necessario il collegamento con Lombardo colpevole [chiedo scusa una volta per tutte per l'uso criminoso che Micciché fa delle virgole], a mio avviso, di trascinarsi dietro colui che mi aveva minacciato di non farmi candidare [e cioè Totò Cuffaro](e, purtroppo, c’è riuscito) . Quando ho capito che la mia candidatura non sarebbe mai andata in porto con il PdL ho provato insieme a Stefania Prestigiacomo (che ha dimostrato di essere per me come una sorella) [familiare numero 1: la sorella] di lanciare la sua candidatura.
Insieme però, alla fine, abbiamo trovato un muro da non potere abbattere. Mi ha richiamato per l’ennesima volta il Presidente [Silvio Berlusconi: lo si riconosce dal fatto che parla di sé in terza persona] che mi detto una cosa che mi ha convinto: “guarda Gianfranco, io sono convinto che sui numeri hai ragione tu ma siamo arrivati ad un punto in cui, se noi lasciassimo l’MpA, si creerebbe nel Paese la convinzione che Berlusconi perde pezzi e che adesso può perdere le elezioni [qui il Micciché non chiude le virgolette ma sono convinto che avrebbe dovuto]. Io sono uomo di marketing, prima che politico, ed ho capito che era vero [do per scontato che sia Micciché "l'uomo di marketing prima che politico", ma ci ho dovuto pensare un attimo]. Gli ho ribattuto che non potevo permettere comunque di darla vinta a chi mi aveva intimidito e che rappresentava quel metodo clientelare che io volevo abbattere [e cioè Totò Cuffaro]! Mi ha detto che senza il mio OK non avrebbe chiuso ma che a quel punto era già deciso il suo ok a Lombardo [meravigliosa logica berlusconiana: farti pensare che il tuo pensiero abbia un qualche peso pur dichiarandoti che non ne ha. Micciché ci casca perfettamente]. Pensate quanto vale oggi la pressione dei media e dell’opinione pubblica! ma era così [apprezzabile l'afflato favolistico che assume qui la narrazione]. Ormai, non avendo più la speranza di realizzare un sogno, mi sono chiuso con i miei amici più stretti e ho cominciato a pensare cosa fare [gli amici: quelli più stretti sono quasi familiari, in fondo]. Avevo lasciato il Presidente dicendogli che lui doveva chiudere con Lombardo [politichese che anche ai ritaexpressini d'annata richiamerà molte cose, pur nella variante "chiudere con": non significa "farla finita", "tagliare i ponti", bensì "decidersi in maniera definitiva", "concludere per", non ha cioè valenza negativa bensì assolutamente positiva], se riteneva questo inevitabile, ma che io mi sarei sentito libero di fare quello che volevo [eccheccazzo, è o no la casa, pardon, il popolo della libertà?]. Mentre ragionavo sul nostro futuro mi ha ancora richiamato il Presidente ed io ho ancora resistito [bravo Micciché! Forza!]. Poi il Presidente ha chiamato Marcello dell’Utri (che ancora una volta è stato per me come un secondo padre [familiare numero 2: il secondo padre) pregandolo di convincermi a trovare una soluzione positiva. Ci siamo incontrati anche con Stefania [cioè la sorella] e gli altri ragazzi che sono stati quasi un mese con me a Roma, Pippo, Mario, Gaspare, Michele [familiare numero 3? i cugini?], ed abbiamo cominciato a ragionare su cosa fare. Fino a quel momento avevamo rifiutato qualsiasi offerta [bravo Micciché!]. Mi ha richiamato il Presidente [potremmo identificarlo come una sorta di suocero, e dunque familiare numero 4? no è una domanda..], era quasi mezzanotte, e mi ha detto: “se vai da solo farai certo una bella battaglia ideale ma, alla fine, non porterai a casa nessun risultato per la tua Sicilia. Ti chiedo invece di essere, per me, il garante di quel processo di cambiamento e di rafforzamento delle infrastrutture di legalità di cui tu parli sempre. Solo stando insieme a me [attenzione: sembrerebbe un ricatto, ma non lo è, non fraintendete, e soprattutto non scambiate i discorsi di uno statista per chiacchere da caffè] avrai la possibilità di influire realmente sui nomi che costituiranno la prossima giunta di Governo Regionale, potrai garantire un futuro ai tuoi uomini ed offrire un futuro ad una nuova classe dirigente che inizi quel ricambio generazionale che ti sta a cuore!”
Sapevo che accettando avrei deluso tanti di voi e me per primo, ma mi hanno insegnato che quando si ha davanti la certezza di una sconfitta bisogna sapere trasformare i problemi in opportunità [realpolitik, così ci piaci].
Sognavo salire di salire in un altro autobus, accetto di salire su questo ma con il fastidioso ruolo di controllore [ma manco shakespeare! questa è poesia! fine metafora politica!].
[...] Lo so che tanti di voi penseranno che mi sono venduto per una poltrona (qualcuno ha anche guadagnato scommettendo [scommettendo che si vendesse per una poltrona?]) ma voglio dimostrarvi che il mio progetto di rinnovamento e rafforzamento della legalità è vero [Miccimicci! ma noi ti vogliamo bene! stai tranquillo, su..]. Ho detto al Presidente Berlusconi che io oggi sono fortemente condizionato dal mio blog che ha raggiunto livelli di interesse fenomenali [cioè praticamente, miccimicci, se mi metto in contatto col tuo blog mi tieni in considerazione pure a me? grazie micci! ma io ti contatto subito!].
Ho comunicato che presenterò una lista elettorale che rappresenti la tanta gente di centro destra che vuole cambiare il vecchio metodo di una politica fallimentare e vuole gridare la propria voglia di cambiamento [al grido di: "mai più barattare le idee per le poltrone!", I suppose]. Bene, io voglio continuare a stare con voi ed è per questo che vi invito tutti a partecipare a questa lista [io ci sto miccimicci, non ti scordar di me]. Voglio essere sicuro che tanti di voi sono interessati realmente al futuro della nostra Sicilia e allora vi invito alla sfida! voglio una lista che nasca dal blog e si formi nel blog [sì!]! voglio che vi facciate avanti, voglio che alcuni di voi diventino deputati regionali [SI!!miccimicci, SI!!!]. Io ci metterò le risorse per fare conoscere la nostra lista (che non ha ancora un nome e si accettano suggerimenti) [se tipo facciamo che noi siamo quelli che ti seguono, i fedeli del tuo blog, potremmo dire tipo che siamo i tuoi figli putativi (familiare numero 5) ... perchè non chiamiamo la lista GRANDE FAMIGLIA?]. Voglio vedere di che pasta siete fatti. Voglio ricevere centinaia di curricula per iniziare subito le selezioni e voglio con voi iniziare una battaglia che ormai è diventata realtà [ma che è a tipo cococò? ma poi finisce che pigliano i raccomandati! dai micci, conosciamoci di persona!]. Anche dopo la delusione iniziale. Speravamo di iniziare ed avere subito successo. Il successo è rimandato ma la nostra creatura è nata [NOSTRO FIGLIO!!!!NOSTRO E TUO!!! NON SARA' MICA UN INCESTO?(familiare numero 6?)]. Dobbiamo portarla avanti! Al nostro futuro dobbiamo pensarci noi, tutti insieme. E’ difficile ma aiutiamoci a vincere. YES WE CAN [giuro, non è sarcasmo mio, miccimicci chiude con YES WE CAN, lo slogan di Obama, lo slogan di Uòlter!! E facciamola questa grande famiglia, su!!]"

Gianfranco Micciché


A NOME DEI RIGATTIERI, GRAZIE GIANFRANCO.

CUFFARO DIMETTITI

venerdì, gennaio 25, 2008

domani pomeriggio il comitato "quelcherestadelRitaexpress" manifesta in diverse città d'Italia, in concomitanza con la grande manifestazione di Palermo, per chiedere le dimissioni di Totò vasa vasa. I Rigattieri ci saranno, a Pisa.

AGGIORNAMENTO



giusto un anno fa..

sabato, maggio 26, 2007

Da un messaggio ufficiale del Presidente della Provincia di Modica:

"Un anno fa di questi tempi sbarcavamo in sicilia festanti...non c'è viaggio in treno che ricordi con più affetto..."

Sollecitati da cotanta Istituzione, memori di ciò che fu e che rimane ancora nelle coscienze, aggiungiamo solamente qualche immagine, augurandoci che anche questo possa essere un post a più voci tra blog amici...





(foto di Daniele D'Alleo)

Kafka

giovedì, gennaio 04, 2007


Ore 12.20

Capo: Buongiorno, è la Biblioteca centrale della Regione Siciliana? ... Siii? Ah che bello, rispondete anche al telefono...si, scusi, volevo solo sapere se eravate aperti, devo prendere in prestito un libro...
Voce: Si, ma si deve sbrigare, la biblioteca chiude alle 13.30 ma il prestito termina alle 13. Poi domani siamo chiusi per disinfestazione, e quindi di conseguenza riapriamo lunedì...
Capo: Corro!

Ore 12.31
Ufficio registrazione per ingressi

Capo: Salve, dovrei prendere un libro in prestito, dove devo andare?
Impiegata: Ma a quest'ora mi sa che non gliene danno più, è tardi...
Capo: No signora, si sbaglia, ho telefonato e mi hanno detto che l'ufficio chiude all'una, dove devo andare?
Impiegata: Mah, solitamente già dalle 12.30 non ne danno più, ma forse ho capito con chi ha parlato, può essere che glielo danno, compili questa scheda.

30 secondi dopo

Capo: Ecco qua, dove vado?
Impiegato: Ce l'ha la collocazione?
Capo: no.
Impiegato: e allora là c'è il catalogo.
Capo: bene, grazie.

Ore 12.33
Ufficio Catalogo

Capo: Salve, mi può dire la collocazione de "Il sole e la Luna" di Cantarella?
Impiegato catalogo: Ma è un libro vecchio?
Capo: ... non lo so, lo devo prendere in prestito, mi può dire la collocazione?
Impiegato catalogo: ma è tardi, ormai non glielo danno più!
Capo: se mi dice la collocazione forse mi sbrigo e me lo danno! Ho telefonato e mi hanno detto che l'ufficio chiude all'una, sono le 12.35, se ci sbrighiamo me lo danno
Impiegato catalogo: faccia come crede...143.F3243...
Capo: Grazie. Dove devo andare?
Impiegato catalogo: Passi prima dall'ufficio distribuzione, poi all'ufficio prestiti. Ma secondo me non gliene danno più.
Capo: ...

Ore 12.40
Ufficio distribuzione

Impiegato, con altra signorina: ma qui è scritto male...che numero è questo?...e qua c'è un punto?....signorina, deve ricontrollare la collocazione, ma ormai è tardi, perchè non torna lunedì?
Signorina: guardi che ne sono sicura, sì, lì c'è un punto, il numero è un 3, per cortesia lo può prendere?
Impiegato: vabbene, ma questi sono gli ultimi, eh! Basta, non se ne prendono più, non mi fate litigare con la signora che deve andare a prendere i libri...
Capo: mi scusi ma il prestito non chiude all'una?
Impiegato: ma lo sa dove sono i libri? bisogna andare a prenderli, cercarli, portarli giù...non ce la fa, meglio che torna...

Ore 12.44
Ufficio ingressi

Impiegata: Ha visto che non ce l'ha fatta?
Capo: si, non ce l'ho fatta. Perchè è normale che l'ufficio chiude all'una ma da mezz'ora prima non si può fare più niente. Normale. In tutto il mondo funziona al contrario, ma qua è normale...

Morale della favola:
La biblioteca chiude alle 13.30. L'ufficio prestiti alle 13. L'ufficio distribuzione alle 12.30. Dalle 12 all'Ufficio Cataloghi e all'Ufficio ingressi cominciano a dissuaderti dal tentare di prendere in prestito un libro. E alla fine hanno ragione, e tu fai la figura del fesso. Perchè è normale, funziona così.

Ritaexpress arrivò (?)

venerdì, maggio 26, 2006



Cerco l'estate tutto l'anno
e all'improvviso eccola qua...
lei è partita per le spiaggie
e sono solo quassù in città,
sento fischiare sopra i tetti
un aeroplano che se ne va.

Azzurro, il pomeriggio è troppo azzurro e lungo
per me,
mi accorgo di non avere più risorse senza di te,
e allora
io quasi quasi prendo il treno
e vengo, vengo da te,
ma il treno dei desideri,
dei miei pensieri all'incontrario va.

Un viareggino a Palermo

martedì, agosto 02, 2005



...giusto il tempo di un bagno nelle acque purificatrici del golfo di Mondello, alle spalle di quel San Bernardo accucciato che è il più bel promontorio del mondo (Goethe), e poi via, chioma al vento e culo mezzo, come solo lui poteva fare...come dire: breve, ma intenso...

FELICIA IMPASTATO...

venerdì, dicembre 10, 2004

Anche se, come sempre in Italia, il melodramma si mischia all'omaggio, spero di non infastidire nessuno mettendo nel blog un articolo scritto per la morte della madre di Peppino Impastato.

Senza mai una lacrima

Itaca di Claudio Fava DA L'UNITA'

Di Felicia Impastato, la madre di Peppino, ci resterà - più d'ogni altra lezione civile - il ricordo della sua dignità. Cioè del modo in cui conservò e testimoniò il proprio dolore. Senza mai una lacrima. Conservando intatta la propria attesa per una giustizia che impiegò venticinque anni a manifestarsi. Un quarto di secolo vissuto in quel salottino a pian terreno, fra centrini ricamati e foto di Peppino in bianco e nero, a cento passi esatti dalle persiane sbarrate di casa Badalamenti. Raccontarla in un film, quella breve, oscena distanza, in fondo è stato facile. Riepilogala ogni giorno, per un quarto di secolo, senza mai cedere alla stanchezza della vita, ad un benefico oblio, è stata una grande lezione di vita.Perché Felicia Impastato avrebbe avuto molti buoni motivi per arrendersi. Era rimasta a vivere nel suo paese, sotto lo sguardo lungo e vischioso di chi le aveva ammazzato il figlio. Era sola, il marito morto, la famiglia stupita e rancorosa per la silenziosa determinazione di quella donna. C'era un altro figlio, Giovanni, da proteggere. Chiunque al posto suo avrebbe scelto di smussare i ricordi e di tacere. Lei no. Fu sola a Cinisi, e fu sola in un paese aristocraticamente distratto, capace di cordoglio di Stato solo per i morti di prima classe, quelli in divisa, i “servitori dello stato”. Suo figlio Peppino era uno che stava sulle scatole pure da morto, figuriamoci… L'ordine dei giornalisti, la corporazione più chiusa e cupa dopo l'Opus Dei, per vent'anni rifiutò a Peppino un riconoscimento, sia pure tardivo, del suo mestiere: “Che c'entra Impastato con il giornalismo? - dicevano - E poi non aveva pagato nemmeno le tasse per avere il tesserino…”. Ci fu perfino un ministro degli interni, Gava, che una volta ricevette la madre, la ascoltò con un sorriso in tralice e infine le spiegò che suo figlio, signora cara, è stato ammazzato, se ne deve fare una ragione, ma perché insiste a prendersela con la mafia? Che c'entra la mafia? Che c'entra Badalamenti?Fosse stato solo un problema di mafia, e un'attesa di future epifanie giudiziarie, non sarebbe stata così dura. Ma la madre di Peppino non si è piegata nemmeno di fronte alla nostra sciatta abitudine, di fronte ad un Paese che si affidava ai Gava e agli Andreotti, di fronte a tanta gente perbene che aveva preso gusto a piangere i generali, ma non si curava affatto dei soldati semplici. A costoro, e a ciascuno di noi, Felicia Impastato ha insegnato il dovere civile della memoria. E di questo, più d'ogni altra cosa, oggi le siamo grati.- ITACA