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breve riassunto della situazione

giovedì, novembre 17, 2016


Siccome penso che una delle cose più intelligenti che potessimo fare negli scorsi anni – e come sempre le cose intelligenti si fanno per caso, o almeno a noi è capitato così – sia stata scrivere questo blog, che rimane una miniera di ricordi e che, sempre che non scompaia, racconterà a un gruppo di amici come ha vissuto l'era pre-facebook dicendo qualcosa non soltanto delle nostre vite ma anche di un pezzo di società degli anni duemila, vorrei fare un breve riassunto della situazione vista da questi tempi. In ordine sparso e con molte lacune, magari le andrò riempiendo via via. 

I rigattieri, come prevedibile, vivono sparsi per l'Italia. Qualcuno sta anche all'estero, ma più o meno tutti sono nello stivale. Che fanno?

Uno insegna all'università, tre hanno vinto un concorso e teoricamente insegnano a scuola, ma erano i concorsi della buona scuola di Renzi, quelli in cui i posti vinti non esistevano. Uno che faceva la normale e poi si buttò nel mondo del lavoro passò da una banca per poi tornare al vecchio amore, l'editoria. Un altro figliò (di uno già sappiamo che figliò in tempi ancora rigattierici) e si è inventato un lavoro dal nulla, col coraggio di cambiare tutto e la capacità di investire i (pochi) soldi di altri rigattieri. Uno se ne andò nel profondo nord a insegnare sostegno con supplenze precarie, un'altra precariamente passava di assegno in assegno, mentre con altri si inventava cooperative che impaginano e curano i libri per gli editori, che un tempo curavano i libri e ora li fanno curare ad altri. Diversi traducono, per lo più saggi, da lingue che più o meno conoscono. Due nel frattempo sono diventati madrelingua recuperando tradizioni familiari e traducono in altre lingue o a volte fanno torte. Uno danza (egli danza). Un'altra alleva gatti e insegna agli universitari e ai bambini d'asilo, probabilmente allo stesso modo. Pochi sono rimasti a Pisa ma tutti ci tornano periodicamente. Uno è tornato in Sardegna e nessuno riesce a capire esattamente cosa cazzo faccia. Uno, pur di inventarsi qualcosa di strano, è finito a Singapore, perché a Honk Kong gli pareva troppo vicino. Un'altra è finita a Palermo e ancora non ha capito perché. Un'altra ancora fa corsi di storia in Inghilterra anche se è filosofa e si occupa di letteratura, e adesso è stata raggiunta da uno storico che arriva lì tramite una casa di moda (o forse no?) e si porta il tè della Coop (in Inghilterra, dimmi tu). Una coppia poetico-accademica aspetta un figlio che nascerà a Berlino. Uno si occupa di cinema e più d'uno dei rigattieri ha intrecciato il mondo lgbt (pensa te). Una gira che ti rigira, scrive i libri sui filosofi, è la più forte di tutti ma fa la cameriera per orgoglio proletario. Tutti più o meno si sentono, e purtroppo non scrivono più su questo blog perché facebook, uozzàp, telegram…

Tutto sommato stanno tutti bene.

le quattro cause di un film

sabato, settembre 26, 2015


Come ai tempi in cui il sapere non era tale se non era condiviso, e come sempre un po' per gioco un po' sul serio, a partire da un esempio trovato nella Nuova storia della filosofia occidentale di Kenny e immaginando di provare a ipotizzare strategie autarchiche da sperimentare in classe, ho chiesto a un po' di rigattieri allargati di provare a identificare, aristotelicamente, le quattro cause di un film. Anche e soprattutto per vedere se quelle che avevo identificato io avessero senso oppure no. Per me, pensandoci di getto, era abbastanza chiaro che causa materiale del film fossero i fotogrammi (in quanto pezzi di pellicola, o quanto vi è di analogo nei file), e che la causa finale fosse la realizzazione stessa del film. Quanto alla causa formale pensavo si potesse identificare nell'idea del film, e dunque nella sceneggiatura (nel suo senso più ampio, comprendendo cioè l'idea del regista in fase di realizzazione vera e propria), mentre la causa efficiente era forse, semplicemente, l'operatore con la macchina da presa. Un elenco scritto di getto e come tale incontestabile, sotto pena di tristezza perenne.

Cosa ne pensavano gli altri? E quanti altri avrei potuto coinvolgere e non avevo chiamato? Ma mi basavo sul gesto immediato, sulla noia di un pomeriggio alla biblioteca regionale di Palermo, in fondo forse su una strana forma di istante propizio. I rigattieri sono stati al gioco, come sempre. Le loro risposte dicono forse qualcosa anche di ognuno di loro. 

Piggì:
causa materiale: la pellicola
causa efficiente: il regista
causa formale: il montaggio delle immagini
causa finale: il godimento dello spettatore

Lanz:
causa materiale: la pellicola o il file
causa efficiente: il proiettore
causa formale: immagine movimento
causa finale: il messaggio

Nichi:
causa materiale: la pellicola, lo schermo
causa efficiente: tutta la troupe
causa formale: idea del regista, degli attori, sceneggiatura
causa finale: tante, tipo fare un bel film, avere successo, vincere un premio, ecc.

Ciccì:
causa materiale: boh (la pellicola? la macchina da presa? la luce? qual è la materia di un film?) 
causa efficiente: il regista
causa formale: il profitto, se sei a Hollywood; l'idea del cinema, se sei a Cannes
causa finale: il pubblico, se sei a Hollywood; l'arte, se sei a Cannes

Alealo:
causa materiale: le immagini
causa efficiente: il regista etc
causa formale: il film
causa finale: lo spettatore

[non contenta, Alealo inventa una quinta causa, strumentale: la pellicola (e tutti gli strumenti tecnici), e  ancora insoddisfatta aggiunge che l'esempio del film esibisce l'insufficienza delle quattro cause aristoteliche]

Tex:
causa materiale: il supporto analogico o digitale su cui le immagini sono registrate
causa efficiente: l'ostinatezza del regista
causa formale: le immagini in movimento
causa finale: la comunicazione di significati attraverso immagini

[insoddisfatta, Tex commenta: «dipende da quale capitolo della metafisica vuoi utilizzare per attribuire una teoria del genere ad Aristotele», come se volessi attribuire qualcosa a qualcuno, o ancora peggio muovermi tra i capitoli della metafisica manco fossi Aladino…]

Coferi:
causa materiale: pellicola o supporto digitale
causa efficiente: tutta la crew, dal soggetto alla prostproduzione, passando per registi, attori, truccatori, montatori, grafici, musici, ecceccecc.
causa formale: non esiste, perché l'opera è un'essenza singolare - al limite la potremmo pensare come il rapporto tra l'opera stessa e il canone filmico, da cui però il film si definisce per eccentricità (se parliamo di film da cinema, perché se parliamo di video amatoriali, videoclip, video istallazioni il discorso cambia). 
causa finale: siamo contro, ma direi triplicemente articolata, in appagamento estetico dello spettatore, appagamento narcisistico dell'autore, ripartizione inedita del reale. 

Mi rivolgevo infine a un vero esperto, che come tale non accettava di stare al gioco in maniera sbrigativa, e si impegnava veramente nel compito che gli sbolognavo come una patata bollente. Lo chiameremo, per tutelare la sua rispettabilità, "'o professore":

In termini aristotelici, la tua domanda steampunk non ha una risposta univoca, e questa è forse la ragione della varietà di soluzioni che, a quanto mi dici, hai potuto raccogliere. L'esplicazione delle quattro cause in ambito poetico è una materia complessa (e anche relativamente poco studiata dalla critica). 
Così, per un verso, secondo l'unico esempio di cui com'è noto disponiamo, la tragedia è una forma di imitazione di «un'azione nobile e compiuta benché grande», la sua causa efficiente è l'arte del tragediografo che la compone, la causa materiale, ovvero ciò di cui è costituita, sono le sue «parti», che concorrono nel suscitare le passioni di «pietà e terrore», la cui catarsi è il fine della tragedia (Poet. I 6).
Per altro verso, però, Aristotele precisa che «le azioni e il racconto sono il fine» (1450a 22), ma queste stesse, nel loro prendere forma nella rappresentazione tragica, possono anche essere considerate come la causa efficiente della catarsi dello spettatore, e in questo senso si dice che della tragedia «principio e in certo modo anima è il racconto» (1450a 38). Le cose si complicano poi ulteriormente se si considera la genesi dell'arte tragica, cioè la “nascita della tragedia” (Poet. I 4), perché allora, per esempio, la causa efficiente è la tendenza innata dell'uomo all'imitazione, che assume poi nella storia diverse forme poetiche; o ancora se l'indagine riguarda la concreta messa in scena di un'opera tragica in particolare, perché allora il novero delle cause materiali ed efficienti si amplia (recitazione, macchine sceniche ecc.).

Su questa falsariga, lavorando di analogia, si può tentare una risposta.
La causa formale di un film sarebbe la forma specifica di cinema a cui appartiene, cioè il suo “genere cinematografico”. Partendo dalla definizione di “cinema” che i cineasti considerano in qualche modo normativa, nel bene o nel male, cioè più o meno «arte dello spettacolo basata sull'immagine in movimento» (e che è presupposta per opposizione anche da operazioni come Blue di Jarman o La Jetée di Marker ecc.), si tratterebbe cioè di specificare se è un film western o una commedia sentimentale, o ancora un film “sui generis”, e poi all'interno (o all'incrocio) di questi generi qual è la forma di un certo film in particolare. 
La causa efficiente sarebbe l'arte cinematografica del cineasta, la sua poetica cinematografica, ma qui dobbiamo intendere in senso “architettonico”, come direbbe Aristotele – cioè nel senso in cui diciamo che un film è “di Bergman” o “dei fratelli Cohen”, perché contano anche le poetiche del direttore della fotografia, del montatore ecc. e l'arte degli interpreti.
La causa materiale corrisponderebbe alle diverse "parti" del film, cioè le voci dei titoli di testa e di coda, da regia, sceneggiatura, direzione della fotografia, montaggio ecc. a colonna sonora, casting, produzione esecutiva, costumi ecc. compresi ovviamente catering, trasporti ecc.; ma anche, su un altro piano, le macchine da presa e le luci, il ciak, la sedia pieghevole in tela bianca del regista; e da un altro punto di vista ancora si possono considerare causa materiale le inquadrature, le sequenze e le scene; e poi naturalmente la recitazione e gli attori stessi.
Come fa Aristotele con la tragedia, tutti questi elementi (l'elenco è aperto) possono essere poi considerati a loro volta secondo altre prospettive. Così ad esempio la fotografia del film è il fine in vista di cui ci sono il direttore della fotografia, i riflettori, il diaframma della macchina da presa ecc. O la suspense è “principio e in certo modo anima" di un thriller.
Sulla causa finale ultima di un film azzarderei un'ipotesi. Sarà vero che ars gratia artis, come ci ricorda la MGM, ma meno genericamente e forse più postaristotelicamente si potrebbe dire che un film mira a trasformare un immaginario condiviso nella dinamica di una forma di vita.

meditazioni notturne su spesa e diritti dei lavoratori

mercoledì, luglio 08, 2015


Pisa, 2001.

Ricordo nitidamente l’indignazione con cui la mia coinquilina toscana apprese la notizia dell’apertura domenicale della COOP sotto casa. Quella che a me, migrante siculo appena sbarcato nel continente, pareva essere essenzialmente una comodità, a lei sembrava ledere i diritti basilari del lavoratore, che aveva sacrosanto diritto al riposo domenicale. Ricordo che mi colpì molto la veemenza dell’argomentazione, e la profonda incazzatura provocata da un fatto per me neutro. Mi dissi con aria grave e compresa quanto profondamente il comunismo avesse inciso nelle coscienze dei cittadini toscani e notai con rammarico quanto fossi indietro io. Poi andai a fare la spesa, credo con senso di colpa. 


Palermo, 2015. 

L’apertura notturna h24 del supermercato sotto casa è per me motivo di vanto con la mia fidanzata toscana. “Solo a Londra negli anni Novanta ho visto cose così civili” (appena ho una minima possibilità ne approfitto per bullarmi di questa terra apparentemente periferica eppure evidentemente così in linea con le più avanzate esperienze europee). (A chi serva andare a fare la spesa alle 3 di notte resta una questione che preferisco non pormi). Ad ogni modo: questa sera sperimento finalmente l’apertura notturna. È quasi mezzanotte, fa un caldo bestiale. L’aria condizionata evidentemente non funziona. Un cliente lo fa notare alla cassiera, prendendo a cuore la causa di quei lavoratori costretti nella notte della calura sicula a lavorare in condizioni non degne. “Dovete avvisare l’ufficio di medicina del lavoro!”, dice lui. Appena se ne va, la cassiera commenta risentita coi suoi colleghi: “ci manca solo che questo qua ci fa chiudere e ce ne andiamo tutti a casa. Diceva mia nonna: io munnu cipudde e tu chianci. Ma perché non si fa i fatti suoi?”. Quando le chiedo se va bene l’apertura notturna, mi dice con sollievo che sì, viene molta gente, per fortuna.

[Chi volesse potrebbe leggere in questo breve apologo un confronto tra due parti del belpaese. Altri potrebbero paragonare l’Italia pre-crisi a quella della crisi. Per quanto mi riguarda ho comprato pizze surgelate, sofficini, ketchup, marmellata di more. E carta igienica, che non si sa mai]. 

TFA sostegno

martedì, dicembre 17, 2013


Gent.ma Ministra Carrozza,

presto saranno aperte le iscrizioni al nuovo TFA per il sostegno. Dal momento che ho conseguito l'abilitazione al TFA ordinario l'estate scorsa, e che solo in seguito il Ministero ha attivato i corsi del PAS – motivo per cui mi sento di aver buttato tempo e soldi, oltre ad essere stato impegnato in un percorso sul cui valore e sulla cui spendibilità lavorativa mi piacerebbe che il Ministero ci rendesse edotti, visto che le graduatorie non sono state aggiornate – mi piacerebbe sapere, prima di rifare lo stesso errore (e cioè: pagare la tassa d'iscrizione a un esame, prepararmi per l'esame, pagare le tasse nel caso in cui lo passassi, frequentare il corso), se avete intenzione di far ottenere a migliaia di persone la mia stessa abilitazione ma senza alcun esame, nel qual caso conserverei i soldi e il tempo per fare altro, tipo imparare un mestiere. (Ah già, perché magari dovreste anche interrogarvi sulla qualità dei corsi di abilitazione, su "chi abilita gli abilitandi", insomma, invece di affidarvi acriticamente ai primi che passano solo perché "li gestisce l'Università": sarà certamente a conoscenza del fatto che alcuni miei colleghi che non hanno passato l'esame di accesso ho poi avuto modo di ritrovarli a "formarmi" per l'insegnamento).

Ad ogni modo l'Università di Palermo, per sedare immediatamente ogni mia tentazione, ha colto subito l'opportunità di questo nuovo percorso di formazione per aumentare la tassa d'iscrizione all'esame da 100 a 150€, e le tasse da 2600€ a 3500€. Rendendomi più chiaro, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che la selezione che state facendo è basata esclusivamente sul censo. Abbiate almeno la decenza di non parlare di merito.

 Cordiali saluti,

i rigattieri, per tanti altri

l'allegro spettatore

domenica, novembre 17, 2013


Caro amico vicino di poltrona, di ritorno dalla proiezione che ci ha appena visti compagni di percorso non posso che continuare a rivolgere a te il mio pensiero. Più del film che abbiamo visto, infatti, mi ha colpito l’incredibile affinità che ho provato nei tuoi confronti: anche tu come me, restio ad ammettere di aver cambiato secolo, ti ostini a frequentare quei cimeli del passato che sono le sale cinematografiche, forse anche tu convinto che tutto sommato, come si vedono al cinema, i film non si vedono da nessuna parte. E resisti: resisti persino all’ottusa consuetudine che ci impone un doppiaggio che – ne sono certo – anche tu in fondo vorresti combattere, anche se l’idea ti spaventa, anche se ti piace sentirti cullato da questo italiano inesistente che previene qualunque imprevisto accompagnadoti come le nenie senza senso che ti cantava tua madre da piccolo. Nel tuo intimo, in fondo, anche tu vorresti gettarti nelle montagne russe della versione originale, anche se non riesci a confessarlo a tua moglie. Sì, quella stessa moglie a cui senti l’esigenza di confessare ogni tuo pensiero, ogni tuo barlume (tu, novello Serge Daney di provincia) sul film che stiamo vedendo, anche se è un thriller, anche se qualcun altro, oltre tua moglie, potrebbe ascoltarti. (In fondo la cosa che stai dicendo è così intelligente che, a parte che parli così piano che nessuno ti sente, figurati comunque se non apprezzerebbe). 

Ecco caro compagno, io conosco le tue buone intenzioni, e lo capisco che non è colpa tua se non riesci più a distinguere il salotto di casa da un luogo collettivo in cui, come adepti in cerca di un mistero da scoprire, continuiamo nonostante tutto a raccoglierci. Ma appunto con la più grande amicizia vorrei dirti – se per caso avrai modo di leggere queste mie – che quel luogo non è il tuo salotto, altrimenti tanto valeva che ci incontrassimo da te, no? Nella sala (così c’è scritto all’ingresso: pensa che bacchettoni!) devi mantenere un atteggiamento un po’ diverso; non per me, figurati, ma perché magari al signore dietro di me – che lo so che è un rompipalle, ma che ci vuoi fare: è fatto così – la tua disinvoltura sembra quasi dargli noia (sicuramente perché gli ricorda quant’è triste lui). 

Ti confido un segreto, compagno: poco fa, mentre legittimamente sfoderavi la tua torcia per controllare facebook, puntandogliela – com’è giusto – dritto negli occhi, mi è sembrato di udire uno sbuffo quasi di rivolta, come se tu non avessi diritto – in quell’ora e mezza che sembra poco, ma invece comunque è un sacco di tempo, figurati se non ti capisco – di controllare tre o quattro volte il tuo smartphone, che t’è costato pure un bel po’ di soldini e giustamente non è fatto per restare chiuso nella tua tasca. (Lo so che ogni tanto ci pensi, che per quell’ora e mezza potresti provare a staccarti dal mondo e concentrarti sul film, ma ricorda sempre che Steve Jobs ti guarda, e che tutti i momenti che sottrai alla sua creazione ti verranno fatti scontare in app sempre più appetitose e irresistibili, togliendo un’altra maglia a quel dolce cordone che ti lega come quello di tua mamma quando ti cantava nenie senza senso).

Devo dirti poi che il signore suddetto (l’ho visto durante l’intervallo), che tra l’altro era straniero e già era nervoso per i fatti suoi per questa interruzione che non s’aspettava (pensa che incivili, ‘sti stranieri! che vabbé che il cinema ci piace, ma senza bomboniera a metà che gusto c’è?), s’è immediatamente acclimatato ed è corso a comprare il suo pacco di patatine, per poter – giustamente – rispondere al coro degli altri sacchettini attorno a sé per tutto l’inizio del secondo tempo. Non ti chiedi mai, amico spettatore, come mai questi cinemi provinciali non abbiano ancora pensato a vendere durante l’intervallo (o all’ingresso) anche quelle trombette da stadio, o un fischietto, in modo che tutti possano immediatamente comunicare agli altri la loro approvazione – o, al contrario, il loro sdegno – nei confronti della scena appena vista? Io credo che renderebbe il tutto ancora più speciale, ancora più collettivo. 

Ed è per questa stessa ragione, amico vicino, che spero che ci rincontreremo uno dei prossimi giorni. E se in un momento particolarmente caldo del film comincerai a sentire degli schizzetti sulla nuca, o nell’orecchio, o sui pantaloni, sappi che non è l’ultima trovata dell’esercente fantasioso. Sarà il mio modo di comunicarti un’empatia comune, la mia maniera di manifestare la gioia e contemporaneamente di armarmi (insieme a te!) contro la modernità in maniera allegra, spensierata, gioiosa. Gli schizzi della mia pistola ad acqua ti uniranno, in un unico getto copioso, a tutti quelli che come te amano condividere le proprie emozioni all’interno di questo spazio fuori dal tempo che è la sala cinematografica. All’esercente fantasioso, invece, penserò in un secondo momento, ringraziandolo per le sue scelte commerciali con tutta l’attenzione che merita.

Ci vediamo presto! Io ti aspetto.

Notizie da una campagna elettorale seguita distrattamente (ma che potrebbe cambiare le sorti di Palermo)

venerdì, maggio 18, 2012

Domenica a Palermo ci sarà il ballottaggio: un ballottaggio inaspettato, tutto interno al centrosinistra, con Leoluca Orlando (47% al primo turno) che sfiderà Fabrizio Ferrandelli (17% al primo turno) per la poltrona di Palazzo delle Aquile. Un ballottaggio tutto a sinistra e tuttavia ben poco da festeggiare, chiunque vinca, a causa delle dinamiche che hanno caratterizzato questa campagna elettorale, ben poco politica e molto personalistica. Ciò detto, dopo 10 anni di disastro della giunta Cammarata questi signori dovranno affrontare un compito molto duro e molto importante: risanare un bilancio in condizioni disastrose e ridare dignità a una città che non sa più riconoscersi.
Ma io volevo parlare di altro.
Volevo fare due considerazioni sui manifesti di questa campagna elettorale. Mi è sembrato che ce ne fossero molti meno, e che ci fosse in genere molto meno abusivismo, almeno nel centro storico di Palermo. Niente del genere, per dire. Non so come mai, ma così mi pare. Un mese prima delle elezioni è scattata la regola che negli spazi commerciali non potessero esserci manifesti elettorali, né facce sui manifesti, e quindi tutta la cosa (anche perché fino a poco tempo fa manco si sapeva che Orlando si candidasse, per dire, né le liste erano così avanzate, evidentemente) è stata molto contenuta. All'inizio è comparso qualche manifesto con faccione di gente che manco scriveva il partito ("io intanto mi candido, e poi si vede"). Poi quasi basta, forse perché comunque i partiti di centrodestra non avevano alcun interesse a vincere queste amministrative ("ora la patata bollente ve la prendete voi").

Ma la cosa più interessante sono i manifesti di questi ultimi 15 giorni, quelli del ballottaggio. A Palermo sono comparsi dei manifesti bianchi, senza simboli o nomi, in cui c'è scritto solamente: "I palermitani che non stanno a guardare. Dal 21 maggio". Evidente a tutti che si tratti di manifesti di Orlando, ma di un'evidenza tutta in sottrazione, e che dà l'idea dello strapotere di questo personaggio a Palermo. Non ho neanche bisogno di mettere il mio nome: lo sapete già. E non mettendo il nome, ma invadendo la città - e dunque anche gli spazi commerciali, che in questo modo posso utilizzare -, sono ovunque. E lo sai che devi votare me, perché io voglio il bene di Palermo, e so fare il sindaco, e tu ti devi fidare dell'auctoritas. Diabolicamente efficace, quasi da far paura.

Dall'altra il povero Ferrandelli, che naturalmente deve invece farsi conoscere ai più, e propone allora il suo faccione in tutti gli spazi utilizzabili, con scritto: "la forza del cambiamento". Ma sembra di vedere una Cinquecento che rincorre una Ferrari.

Niente, questo. Se trovo delle foto dei manifesti poi le metto, ché mi sembrano veramente eloquenti.

AGGIORNAMENTO: abbiamo preso un granchio: era effettivamente una pubblicità, di Live Sicilia. Saremo stati gli unici a fare quest'errore, o la testata avrà fatto un favore involontario a quello che verosimilmente sarà il futuro sindaco di Palermo? Il manifesto di cui parlavamo è questo.

primarie di palermo

lunedì, marzo 05, 2012


Quando andavo al liceo facevo politica, e dunque conosco molti di quelli che oggi sono giovani dirigenti di partito, a livello locale e non, di destra e di sinistra. Ogni tanto a qualche manifestazione spuntavano quattro gatti con delle bandiere strane e un atteggiamento - si è detto - da testimoni di geova. Ce n'erano di due tipi: quelli che brandivano bandiere con un pugno gattato, che si facevano chiamare Socialismo rivoluzionario (e se gli davi il numero di telefono eri spacciato, ché non te li toglievi più dalle palle); e poi degli altri con delle bandiere arancioni (futuro colore di residui comunisti vestiti da uomini di governo), ed erano quelli del Partito umanista. Non si capiva che cazzo fosse 'sto partito umanista, ma avevano un sacco di bandiere. Ferrandelli, per dire, era del partito umanista. 

Poi nel 2006 c'era il treno speciale RitaExpress, che portò a votare in Sicilia giovani da tutta Italia per sostenere RRRita alle regionali. Fu la migliore affermazione del centro-sinistra da anni, ma non si vinse neanche allora, a causa di un appoggio troppo tiepido da pezzi consistenti del pd siciliano (Cracolici, tra questi). Cracolici, fautore dell'appoggio a Raffaele Lombardo alla Regione, oggi sostiene Ferrandelli. Ma Ferrandelli lo conobbi allora anche per un'altra ragione: c'era un patto tacito su quel treno, ed era di non mettere in giro volantini di singoli candidati, ché bisognava tendere all'unione e non alla divisione visto che ognuno aveva i suoi candidati preferiti. Oh: 'sti volantini di Ferrandelli spuntavano sempre, non si capisce come, e dice che era uno di noi. Ferrandelli è sempre uno di voi.

Tanto è uno di voi che quando hanno sgomberato nel 2010 il Laboratorio Zeta di Palermo, uno dei centri sociali più intelligenti e interessanti del panorama nazionale, Ferrandelli ad esempio era lì sul tetto a sostenere le ragioni dell'occupazione. Il che è un ottimo segno, non c'è che dire. C'è tuttavia questo problema che un candidato a sindaco non è solo un nome o una persona, ma una coalizione e la gente con cui decide di stare. E il passo falso di Ferrandelli in questo percorso che ha portato alle primarie (e che gli ha consentito di vincere, evidentemente) è stato quello - mefistofelico - di scegliersi compagni di strada che un po' fanno arrizzare le carni. Per dirne una, diciamo.

Ciò detto: sarà il candidato del centrosinistra. E' giovane, piacione, un po' pazzo. Ha fatto delle battaglie giuste in consiglio comunale, ha dei metodi di fare politica (dalla retorica alla prassi) piuttosto discutibili. Sarà abbastanza forte da non farsi irregimentare dalla gentaglia che gli sta dietro?  Sarà abbastanza rappresentativo di una coalizione di sinistra che vuole un cambiamento dopo dieci anni di disastro di Cammarata? Non sapete quanto ce lo auguriamo, non sapete quanto temiamo che la cosa sia irrealizzabile. 

Gli ottimisti della volontà facciano pure un passo avanti.

Cinemadagascar - Alla scoperta di Claude Le Monsieur

sabato, ottobre 15, 2011


Alcuni grandi autori sono al contempo motivo di stimolo e ragione di cruccio per gli appassionati e gli studiosi di cinema. Claude Le Monsieur, per molte ragioni, ne è il rappresentante per eccellenza. Figlio diretto della linea realista della settima arte, discepolo ideale di Jean Rouch da un lato e Pier Paolo Pasolini dall'altro, è uno dei pochi registi ad essere riuscito a combinare nella sua opera l'unione sempre sognata di documentario di creazione e finzione di realtà. I suoi film sono la rilettura poetica di 40 anni di storia del Madagascar, isola che diventa metafora del mondo intero e pietra di paragone delle evoluzioni della società contemporanea. Naturalmente le opere di Le Monsieur sono difficilissime da trovare, e ciò è dovuto senz'altro a ragioni economiche (il suo è un cinema povero, così povero che non riesce neanche ad avere un commercio e una diffusione in dvd) e politiche (è uno dei pochi veri registi che ha fatto della critica a Hollywood un punto fermo della sua poetica, e dell'anticapitalismo militante un motivo di vanto). Bisogna seguire con grande attenzione le occasioni in cui la sua opera riesce a manifestarsi, sfruttando magari una qualche distrazione del sistema distributivo internazionale. Se in Francia tali occasioni sono comunque state possibili nel corso degli anni, l'Italia è - come sempre - ancora molto indietro. Per questa ragione bisogna essere molto grati a Martino Lo Cascio per aver organizzato il progetto Cinemadagascar, che prevede a Palazzo Steri di Palermo un'esposizione di locandine, foto e oggetti di scena (visitabile fino al 30 ottobre: da non perdere) tratti dalla vasta filmografia di Claude Le Monsieur. Lo Cascio ha avuto modo di intervistare Claude - poco prima della sua scomparsa: ad oggi non si sa che fine abbia fatto il regista malgascio - in un video di 10 minuti in cui il regista parla a ruota libera dei suoi progetti, dei suoi sogni e dei suoi punti di riferimento cinematografici. Dopo aver studiato cinema a Parigi, e concependolo come un'arte che deve continuamente confrontarsi con istanze teoriche prettamente filosofiche, decide di tornare nel suo paese e cominciare a lavorare a partire dal proprio villaggio e con la propria gente, nel tentativo di trasfigurare costantemente il dato nel sognato. Un documentarista visionario, per così dire, che non ha mai smesso di sconfinare nel campo della finzione. Tra i suoi capolavori si ricordano il cortometraggio La monnaie, del 1982, che dopo aver riscosso un grande successo anche in Francia diventa presto un lungometraggio; Maman Clarisse, del 1993, una specie di Mamma Roma in chiave malgascia; Les deux bandes, del 2009, road movie realizzato in tempi miracolosi e con un budget ancora più ridotto del solito; e infine La vie épanouie, del 2011, film sui rapporti di forza e le relazioni di tenerezza che si instaurano tra i gruppi di giocatori di bocce e che, naturalmente, non ha ancora trovato una distribuzione europea. All'interno dell'esposizione Cinemadagascar si possono trovare, oltre ad altri oggetti di scena, anche alcune lettere autografe di Le Monsieur a Pasolini e Jean-Luc Godard. E' opportuno ricordare che, su espressa richiesta di Claude Le Monsieur, il ricavato della vendita dei materiali sarà interamente devoluto a un progetto di sviluppo e cooperazione in Madagascar per l’aiuto di 30 bambini e delle loro famiglie che vivono in condizioni di miseria assoluta in una bidonville di Antsirabe. Non solo un grande autore, ma anche un regista sensibile. 


Il lavoro - 1

venerdì, dicembre 31, 2010

io quando entro in un posto già si mettono a ridere. figuriamoci poi quando mi metto la faccia seria e chiedo un lavoro.
 
CAPO: buongiorno.

SIGNORA: buongiorno a Lei.

C: salve, volevo un'informazione.

S: mi dica.

C: non è che per caso state cercando camerieri, o un aiuto-cuoco? io sto cercando lavoro.

ora il problema dello scrittore è: come descrivere a parole l'espressione di stupore misto a commiserazione che compare sul volto della padrona del locale non appena si accorge che chi le sta davanti (proprio quel Capo lì che le sta davanti) le sta chiedendo un lavoro e non, ad esempio, se sono aperti a capodanno?

C: no, signora, cioè mica per forza... mi chiedevo solamente, siccome sa, passo sempre qui davanti e allora mi chiedevo... ma non seriamente, cioè: se non c'è niente non è un problema, era più che altro una curiosità, uno sfizio, diciamo...

S: guardi... (scuotendo ripetutamente la testa, come ad esprimere una certa sfiducia sull'efficacia del proprio sguardo) noi veramente non abbiamo proprio necessità, ma comunque...

C: no signora ma si figuri, ma mi ha preso sul serio? ma io scherzavo, ma le pare! ma si figuri se venivo a importunarla per queste sciocchezze... certo, avrei potuto mettere a frutto i miei studi... a proposito: lo sa che anche Marchionne è laureato in filosofia?

S: (continua a oscillare la testa. adesso mi rimprovera, lo so). ma Lei ha esperienza?

C: esperienza... signora, esperienza è una parola grossa, chi può dire oggigiorno di averne, in cuor suo? bisognerebbe essere ben presuntuosi ad affermare di avere esperienza in qualcosa. sì, qua e là, ho lavoricchiato, sia come aiuto-cuoco che come cameriere, ma insomma mooolto sporadicamente (no, glielo dico nel caso in cui Lei volesse confidarmi anche solo un minimo di credibilità)... ma comunque signora, non si preoccupi, era solo così, per sapere, mica volevo lavorare sul serio, pensi, a me mi fa schifo il lavoro! trovo che sia un falso mito, lo scoglio su cui si è arenato il barcone di un'intera tradizione politica di sinistra, la schiavitù eretta a modello di vita, bla bla bla...

S: (la smorfia di commiserazione tende ora chiaramente al disprezzo). mi scusi ma allora che è venuto a fare?

C: no, sa signora è che passo sempre qui davanti, ho visto la vetrina, volevo vedere come si vedeva da dentro, capisce? e poi, mi dica la verità: non ha mai la voglia irrefrenabile di dire qualcosa solo per sentire la sua voce che dice quella cosa? ha presente Gasparri, l'altro giorno, quando ha detto degli arresti preventivi? ecco secondo me era esattamente lo stesso: come mi sentirò a domandare di lavorare nel ristorante che vedo sempre sulla via di casa, mi chiedevo? e Gasparri si sarà detto: come si sentirà Gasparri a dire minchiate da fascista, come ai vecchi tempi? ecco è questo signora, lei non ha mai questa voglia irrefrenabile?

S: beh effettivamente, ora che mi ci fa pensare... io ho la voglia irrefrenabile di buttarla fuori a calci. ma di corsa, proprio.

C: senza nemmeno che le lasci il curriculum?

S: senza nemmeno.

C: signora, ma come è scortese! ma insomma, stavamo chiacchierando tanto amabilmente! e poi almeno il curriculum me lo deve fare lasciare, c'è la lista di tutti i post che ho fatto su Via Rigattieri, ma insomma, un po' di rispetto per il lavoro intellettuale!

S: fuori.

C: Lei crede che sia uno sfaticato, eh? Lei è una di quelli che dice di lavorare sempre e che gli altri non fanno un cazzo, eh? dica la verità!

S: f-u-o-r-i.

C: Lei è una fascista! Lei non ha rispetto! il lavoro, il lavoro!


prende una mazza da baseball. (che cazzo ci fa una mazza da baseball in un ristorante?). scappo, o difendo i miei diritti e con essi quelli di un'intera generazione, categoria, umanità?


scappo.

manifestazione

domenica, novembre 28, 2010

c'è contentezza per questo ritorno di massa sulle piazze. sa di gioia, di vita, di voglia di partecipazione. è sempre bello quando accade e accade troppo poco spesso. anche noi, nel nostro piccolo, partecipiamo come possiamo a questo grande movimento.

"crani"
"croin"
"crani, c'è il corteo"
"croin, andiamo!"
"ma crani dobbiamo studiare"
"ma croin, ne va del nostro futuro! stanno smantellando l'università pubblica! tagliano i fondi all'università! tolgono borse di dottorato! aumentano le tasse! cacciano i cervelli! picchiano gli stomaci! massacrano le palle! dobbiamo manifestare!"
"ma crani, dobbiamo studiare"
"ma croin, ma non capisci, a pisa occupano gli aeroporti, i ponti, le torri, io ti odio, dobbiamo fare qualcosa, croin, facciamo il corteo, almeno facciamoci questo corteo!"
"ma crani, ma piove"
"ma croin, ma insomma, non possiamo stare a guardare, c'è la crisi, il governo sta per cadere, dobbiamo farci forza tutti assieme e buttare giù tutto, è ora!"
"ma crani... piove e dobbiamo studiare"
"..."
"e vabbene crani, hai ragione. facciamoci 'sto corteo. in fondo la ricerca va portata avanti, d'accordo, ma non dobbiamo mica chiuderci in questa biblioteca d'avorio, perché la ricerca deve avere un contatto con la realtà, ne va del nostro futuro o di quello dei nostri simili, insomma, fra quattro giorni devo consegnare la tesi di dottorato ma non importa, manifestiamo, sotto la pioggia, uniamoci al corteo!"
"bravo croin! così mi piaci! coscienza di classe, senso della situazione!"
"hai ragione crani, bisogna fare qualcosa! non possiamo stare qui a guardare! andiamo, uniamoci alla lotta!"
"grande croin, così mi piaci!!!"
"arriviamo fino a Massaro, cornetto alla ricotta, e torniamo?"
"in realtà pensavo ci fermassimo al bar precedente. ma vabbene, Massaro è anche meglio di quell'altro, ci sto, rivoluzione, rivoluzione!"

il giorno successivo, a casa. solite facce sveglie davanti al computer. voci dalla strada ("noi la crisi non la paghiamo!", "giù/lemàni/dall'ùnivèrsità!", e quant'altro).

"crani"
"croin"
"c'è la manifestazione!"
"scendiamo?"
"ma dobbiamo scrivere crani"
"e dai croin, sempre a rompere..."
"ma devo consegnare la tesi, crani"
"e io devo inventarmela, croin! ma se non c'è futuro, cui prodest?"

le voci aumentano. il latinorum di crani invoglia sempre più.

"crani"
"croin"
"ho un'idea"
"dimmela croin, non sto nella pelle"
"crani"
"croin"
"affacciamoci al balcone!"
"sei un genio croin"
"lo so"
"andiamo"

spinta lombare sullo schienale, ricerca simultanea dei piedi verso le tappine, spinta sulle braccia per farsi forza. tre passi, balcone.

"guarda, crani!"

corteo degli studenti medi, festanti e urlanti. dall'alto sembrano formichine che fanno di noi una piccola vedetta al safari. Sorridiamo, rientriamo felici e pieni di orgoglio.

"crani"
"croin"
"non sei contenta?"
"sono molto contenta, croin"
"e anche oggi la nostra manifestazione ce la siamo fatta"
"come starei male a non dare il mio apporto, croin. come mi sentirei inutile"
"anch'io crani. ma per fortuna non siamo come gli altri, meno male che abbiamo questa coscienza, noi non siamo come quelli che fanno finta di niente"
"quanta ragione nelle tue parole, croin. ragione e saggezza"
"crani"
"croin"
"lo buttiamo giù questo governo, vero?"
"se continuiamo così lo buttiamo giù, croin. ce la faremo"
"facciamocela, crani, sennò tutti i nostri sforzi saranno stati inutili"
"facciamocela, croin. che si mangia per pranzo?"

cade?

martedì, novembre 09, 2010

Qualche tempo fa, in biblioteca, un tizio davanti a me leggeva un libro blu: Precetti Coniugali di Plutarco (a cura di G. Martano e A. Tirelli, M. d'Auria Editore, Napoli 1990, oggi esaurito e disponibile solo in cd-rom). A un certo punto lo ha porto a una sua amica e le ha detto: "leggi qua, il § 43: ecco quello che Berlusconi non ha capito".

Ho dovuto aspettare che se ne andassero per scoprirlo, che cosa Berlusconi non avesse capito. Scrive Plutarco:
 
Quando il retore Gorgia lesse ai Greci ad Olimpia un discorso sulla concordia, Melanzio esclamò: "Eccolo qui, ci dà consigli sulla concordia, lui che nella vita privata non ha saputo convincere sé, la moglie e la serva ad andare d'accordo: ed erano in tre!". A quanto sembra, infatti, Gorgia aveva un debole per la servetta, e la moglie ne era gelosa. Deve pertanto tenere in buona armonia la sua casa chi si accinge a mettere armonia nella città, nell'assemblea del popolo, tra gli amici, poiché sembra che agli occhi della gente passino inosservate più le manchevolezze delle donne che quelle verso le donne.

L'amica ha commentato: sei troppo buono.

Io ho ricominciato a studiare.


domande estive

venerdì, luglio 23, 2010

Stavo pensando: e allora ho mandato questa lettera a Repubblica Palermo.


La domanda che vorrei porre alla vostra attenzione è la seguente: contro un'amministrazione che non amministra, non ci resta che piangere? O bisogna agire di modo che una risata possa seppellirli? Sono, queste, alternative valide? Si può (ancora) porre la questione in questi termini?

Il punto è: può l'ironia essere un'arma politica, oppure bisogna credere che ironia e politica si situino agli antipodi, l'una essendo intrinsecamente conservatrice l'altra invece costitutivamente rivoluzionaria? Non è del tutto scorretta una simile affermazione?

Infine: è da considerare ironia della sorte la decisione dell'alimentatore del mio computer di rompersi proprio adesso, costringendomi ad andare in vacanza, o semplicemente bisogna approfittarne?

mala tempora currunt

domenica, aprile 11, 2010

il maiale nel pozzo

lunedì, marzo 30, 2009

Nel suo diario di lavorazione di Fitzcarraldo, Herzog racconta a un certo punto di una storia palermitana di cui non avevo mai sentito parlare: e mi chiedo se qualcuno dei palermitani che frequenta questo blog la conosca invece come storia nota, raccontata e riraccontata da amici, parenti e affini. Io non avrei mai pensato di trovare in un libro come questo (distantissimo, in tutti i sensi) una storiellina su Palermo, per di più così curiosa, e sono tanto contento di averla scoperta quanto dispiaciuto di non averla conosciuta sin da prima. Ad ogni modo, la riporto.


"
Santa Maria de Nieva, 14 ottobre '79

Vista dal cielo, la foresta vergine si increspa sotto di me, apparentemente pacifica, ma è solo un'illusione, perché la natura nella sua essenza più intima non è mai pacifica. Perfino quando viene snaturata, quando viene addomesticata, si ritorce contro i domatori e li degrada ad animali domestici, a rosei porcellini che si sciolgono in padella come strutto. A questo proposito mi torna in mente l'immagine, la grande metafora, di cui avevo sentito parlare, del maiale che era caduto in un pozzetto di scolo nel mercato di Palermo: vi era rimasto per due anni e aveva continuato a crescere , sopravvivendo grazie ai rifiuti che la gente gettava nel pozzo, e quando lo avevano tirato fuori - aveva finito per intasare lo scarico - era quasi bianco, grasso, e aveva assunto la forma del pozzo. Era diventato una larva monumentale e bianchiccia, una figura quadrangolare, cubiforme e gelatinosa, un enorme pezzo di lardo, in grado di muovere solo la bocca per mangiare, mentre le zampe si erano atrofizzate ed erano state inglobate dal ventre adiposo.
"


p.s.: le storie, i racconti, le leggende, prescindono da ogni riferimento all'attualità, com'è noto. sarebbe quantomeno riduttivo. chiunque ci riveda analogie con o metafore di qualcos'altro è il solo responsabile di tale accostamento, e se ne assume ogni responsabilità, soprattutto rispetto alla propria fantasia.

al cinema gaudium

mercoledì, novembre 12, 2008

Da franzuà, che qualcuno di voi frequenta e qualche altro no, si è parlato di modi di stare al cinema in italia e in francia. a lui prima gli parevano tutti educatissimi in francia, che non si alzavano fino ai titoli di coda, poi ha smentito dicendo che in un altro cinema si sono dimostrati invece più villani che in italia. (così ho riassunto schematicamente per chi non può visitare il suo blog - per il popolo insomma, non per l'élite che ha tutte le porte aperte).
volevo aggiungere un pezzo di esperienza personale a questo interessante dibattito sociologico.

inizio novembre, palermo, cinema gaudium.

il passato è una terra straniera, di daniele vicari, ore 20.10.

chi conosce il cinema gaudium sa che, come molti cinemi panormi, ha una parte sotto, e una balconata sopra con altrettanti posti o forse poco meno che sotto. io e i miei genitori siamo andati nella parte di sopra, insieme ad alcuni loro amici. ero scantatissimo, perchè i sessantenni sono pericolosissimi al cinema. e questi ci partivano malissimo, parlando durante i trailer che precedono il film. mi sono detto: parleranno per tutto il tempo, e io soffrirò come un cane e non potrò manco dirgli niente. i miei genitori li cazzìo in continuazione al cinema, e quindi loro partono da un preventivo stato di terrore che li obbliga a limitare la loro abituale loquela (tanto peggiore dal momento che, come tutti i sessantenni, sono convinti che non li sente nessuno...), ma i loro amici? come li placherò?
beh intanto mi metto più esterno di tutti. così almeno li sento meno. metto due genitori alla mia sinistra, i genitori terrorizzati dal mio sssshh!, e così allontano ancora di più il pericolo. ma il pericolo, avrei dovuto saperlo, è sempre dietro l'angolo, e talvolta dietro le spalle. fila dietro di me. due signore, quarantenni. PACCO DI PATATINE.

il film comincia, i miei e i loro amici incredibilmente MUTI: non una parola, un bisbiglio, un "che ha detto?", niente, irreprensibili, bravissimi, una meraviglia.
la signora dietro di me però evidentemente non ha mangiato, e certamente ha fame. purtroppamente non ha trovato niente di meglio che un pacco di patatine. lo apre. scroscio bestiale, e vabbè. continua a tenerlo in mano, per una cinquina di minuti (cinque minuti lunghissimi), mangia le sue patatine rigorosamente con la bocca aperta, nel caso ci fosse un momento di silenzio del sacchetto ci pensa lei con la bocca (schifìu), poi evidentemente si rende conto che forse sta dando fastidio, e decide di chiudere il sacchetto (scroscio bestiale) e metterlo da parte. posso rilassare tutti i muscoli della schiena e del collo e vedere il film.
fine primo tempo.

secondo tempo.
non è che la signora ha approfittato della pausa per dire chessò mi cafuddo quattro patatine in bocca ora, che non do fastidio a nessuno, visto che sto morendo di fame, no, parlava tranquilla, con la sua amica. ricomincia il film, e lei prende il suo sacchettino di patatine. evidentemente c'ha 'sta perversione, che lei a inizio tempo (primo, secondo, chiddu chi è) si deve mangiare le patatine. e vabbene, mi metterò in posizione: tendo tutti i muscoli, mi infastidisco, non le dico niente perchè che ci posso fare, non me la fido, e soffro. tanto finirà. e mangia. e ciancica. e muovi il sacchetto. e scrocchia 'ste patatine con la saliva. e intanto il film va avanti. e questa continua a mangiare. ma che s'è comprata, il sacchetto da due chili e mezzo? ma com'è possibile? saranno 10 minuti dall'inizio del secondo tempo e questa ancora muove 'stu sacchetto, mastica, impasta, schiocca, ma che è? e intanto i dialoghi del film si perdono, intaccati e sconfitti da quell'unico e inamovibile pensiero che ti occupa il cervello senza possibilità di scampo: ma quando finiranno?

fino a quando non accade l'inatteso.
un angelo.
sento una voce.
la sente tutto il cinema, a dire la verità.
la voce di una liberazione. l'unica che avrebbe potuto redimere tutta la balconata di sopra.
due file più indietro, la voce del salvatore. una voce forte, sicura, palermitana, quella che tutti avevamo in mente, e che nessuno osava dire.

ad alta voce:


MINCHIA, MA 'UN FINISCINU MAAAAI 'STI PATATINE?!?!?!?


grazie, voce angelica, che avrei voluto abbracciarti ma non potevo, e sono sicuro che tutta la balconata di sopra avrebbe voluto farlo come me, ma non si poteva bloccare il film per te, anche se forse ne sarebbe valsa la pena. grazie, voce angelica. la patatinofaga SE L'E' CHIANTATA ALL'ISTANTE.

that's all folks!

lunedì, giugno 16, 2008

vorrei che questo post non fosse frainteso.
non sono uno di quelli che si lamenta sempre di palermo, che qua non funziona niente e là (?) funziona tutto meglio, ecc ecc, assolutamente: non lo credo e quindi non lo sosterrei mai. 
penso che la mia sia una splendida città con una serie di enormi problemi e piccoli difetti, e che in questo (nei difetti) non sia diversa da tante altre (il problema è semmai che qui i difetti sono connessi agli enormi problemi, problemi che non riguardano solo noi, ma che da alcune parti si fanno sentire più che da altre - il controllo capillare del territorio da parte della mafia, ad esempio). (ma anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti).
ciò premesso, vorrei parlare di uno di quei difetti della pubblica amministrazione che a palermo mi ESALTANO - non so come dire. perché ci vuole estro per concepire cose del genere, è l'estro uno ce l'ha nel dna, o non ce l'ha. e noi ce l'abbiamo, non ci sono cazzi. si pensi a un post precedente che avevo dedicato alla biblioteca regionale siciliana. non siamo a quei livelli, ma poco ci manca. 
vengo nominato scrutatore per le elezioni provinciali del 15/16 giugno 2008. 
c'è il mio nome sul sito del comune di palermo. mi verrà notificata la nomina, come sempre, entro qualche giorno prima (attenzione: la nomina viene notificata dai vigili urbani o altri pubblici ufficiali, non dal garzone del bar). 
bene: la nomina non mi viene notificata. e com'è possibile? non rientra nei casi previsti dalla legge. oh, è successo. tattica: danno? riparazione del danno, prima che sia troppo tardi. vedo che viene pubblicato un elenco di "scrutatori sostitutivi", nel caso di rinunce ecc. non vorrei che mi stessero fottendo. agisco.

sabato 14/06/2008, ore 8.30
(al telefono)

Capo: salve, è l'ufficio elettorale del comune?
P.za Giulio Cesare: sì, mi dica
Capo: salve, ci dev'essere stato un problema, io ero stato estratto per fare lo scrutatore ma non mi è stata fatta la notifica, non vorrei rischiare di essere sostituito, può controllare?
P.za Giulio Cesare: il suo nome?
Capo: ... ...
P.za Giulio Cesare: abita in via ... ...?
Capo: sì, sono io!
P.za Giulio Cesare: eh sì, è già stato sostituito...
Capo: come! ma ... scusi ... ma perché sono stato sostituito?!?
P.za Giulio Cesare: eh, perché non ha ritirato la notifica
Capo: ...
...
...
scusi, ma che sta dicendo? siete voi che dovete notificarmi la nomina, non sono io che la devo ritirare!
P.za Giulio Cesare: eh...senta qua abbiamo provveduto a sostituire tutti quelli di cui è tornata indietro, ora non so io...
Capo: ho capito, ma com'è possibile! 
P.za Giulio Cesare: si vede che i vigili non hanno trovato nessuno...
Capo: ah, e allora se ne vanno... che poi nel mio palazzo c'è pure il portiere, com'è che non hanno trovato nessuno?
P.za Giulio Cesare: (con arguzia) ... se chiamava prima...qualcosa si poteva fare...sa quanti hanno chiamato ieri che avevano questo problema? ormai...
Capo: ah, se chiamavo prima... ho capito... grazie molte, arrivederci.

ora, uno che fa? cede al genio o impianta casini? secondo il pescatore di pozzallo con cui ho fatto il viaggio in treno, tanto a noi siciliani c'abbutta, e quindi subiamo e stiamo zitti. non mi rivedo nella sua idea di siciliano e non ci rivedo tante persone che conosco e di cui ho letto. io ho fatto una scelta ben precisa: li ho mandati a quel paese, mi sono andato a fare il primo bagno della stagione a scopello, e ne scrivo qui per rendere pubblica la faccenda, e perché se dovesse capitare di nuovo una denuncia di non so che (omissione d'atti d'ufficio, lagnusìa?) non gliela toglie nessuno. ma siccome ci sono tante cose ben più gravi di cui sdegnarsi e per cui lottare, come non ammirare oggi la grandezza (non ha ritirato la notifica...) e la prontezza (se chiamava prima...) di quest'ufficio? c'è poco da fare, siamo il popolo più intelligente del mondo!



Palermo by night

martedì, agosto 07, 2007

Per chiudere il cerchio rispetto al post di qualche settimana fa, ho sentito ieri sera nello spiazzo antistante il ccp agricantus, che d'estate di notte diventa isola pedonale, un concerto di Petra Magoni e Ferruccio Spinetti, Musica Nuda, molto molto bello. In una Palermo resa deserta da un vuoto istituzionale e culturale, l'agricantus di ieri sembrava riportare alla città che fu, agli occhi di un adolescente, poco meno di dieci anni fa. Le facce, come spesso in questi posti, sono quasi sempre le stesse, ma le sedie non sono bastate a soddisfare la voglia di un pubblico affamato di vita notturna cui la città, onestamente, non offre tanto di questi tempi. Certo, prima che di Kals'art si parli, per carità, perchè il popolo freme per la scoppiettante estate del comune di Palermo. Se si ascolta bene, passeggiando, è tutto un vocìo nelle strade e nei vicoli che sussurra: Kha-led! Kha-led! Pare che la politica dei grandi eventi (...) si sia imposta come unica via per l'amministrazione culturale di questa città, per cui oltre a questi non rimane spazio per molto altro. Villa Filippina? Cose passate. Il cinema allo Spasimo? Soldi sprecati. Teniamoci Palazzo Bonagia, splendore di macerie rese magiche da giochi di luce, ad ammannirci pallossissimi monologhi letti che si spacciano per spettacoli teatrali. E allora la lunga resistenza dell'Agricantus, che punta sul basso costo d'ingresso e, fondi permettendo, su spettacoli popolari e di qualità, assorbe una minuscola fetta di quella città che vorrebbe respirare un'aria diversa, e che invece sta trattenendo il fiato da troppo tempo.
Anche Petra Magoni e Ferruccio Spinetti giocano, ça va sans dire. Lui è l'ex contrabbassista degli Avion Travel, parla come Troisi, e non serve altro per rendercelo simpatico. Lei è pisana (non d'adozione, pisana vera!), ha una splendida voce e si diverte come una pazza, ricordando pazzamente talvolta, con certe smorfie, la pisanità di NW. Che sia di Ponsacco anche Petra Magoni? Comunque questo concerto chiude un cerchio, non solo perché parliamo di bei concerti estivi in città deserte, che iniziano entrambe con la P (come anche Ponsacco del resto), ma perché Petra è pure moglie di Stefano Bollani. E allora che vi aspettavate? E' chiaro che giocano, si divertono, e fanno divertire pure noi.

le condominiali

domenica, maggio 13, 2007


Rospe le ha definite, come meglio non si poteva, "le condominiali". Io mi sono infiltrato per voi fin nel cuore di queste elezioni amministrative 2007, per capirne meglio i meccanismi e svelarne i misteri. Sono uno scrutatore: e per voi, in tempo reale, qualche piccolo nanetto su cosa significa votare a Palermo. Nanetto: flash, diciamo. Anzi, flesch.

...alle 6 di mattina, insieme a te, si presenta un rappresentante di lista un po' troppo zelante. Ti sta addosso, controlla quello che fai, tu conti le schede davanti a lui e lui le riconta per sicurezza. Quando dà ulteriori dimostrazioni della sua capacità di scassaminchia, palesando tra l'altro una non particolarmente sviluppata intelligenza, tu sei sicuro di quale partito faccia il rappresentante. Ma sul più bello esce fuori un cartellino con falce e martello. Touché...

...verso le 11, giacca e cravatta, sorriso stampato in volto, entra raggiante e vociante un signore "buongiorno a tutti! sono un candidato al consiglio comunale, mi chiamo B...no, volevo ringraziarvi tutti per il vostro eccellente lavoro e augurarvi una buona giornata!", e dopo aver stretto la mano a tutti, votanti compresi, si allontana nella sezione accanto...(poi ho controllato: B...no è un cognome molto comune a Palermo, e dunque tanti B...no sono candidati in diverse liste, ma l'età di quel signore permette di ridurre la rosa a 3 possibilità: UDC, FORZA ITALIA, o una lista civica - Vizzini per Palermo? - che appoggia Cammarata. strano, no?)...


...tutti voi nordici che pensate male di noi sudici dite subito: "elezioni in sicilia, occhio ai telefonini, mi raccomando, voi siete cintura nera di voto di scambio", no? ecco che poco prima del tocco un elettore mi umilia (scherzando) dicendomi: lei, non mi ha tolto il telefonino! Questo è una macchina fotografica potente! Se lo tenga!...

...un flesch sui miei colleghi altri scrutatori, e il presidente (una presidentessa): simpatici, se non fossero talvolta troppo spensierati, mentre il capo si sbatte da un lato all'altro dell'aula perchè sono finite le schede, bisogna registrare la signora, quello vuole entrare con la madre perchè non se la fida a votare da sola...e la segretaria mischina è incinta, e quindi non viene al seggio, è cugina della presidentessa...

...infine, una nota di orgoglio siculo: ho dato io la scheda alla vedova di Libero Grassi, che vota nel seggio dove scruto. Sarò scemo, ma un po' mi sono emozionato, e la chiudo qui...

L'affluenza del mio seggio, a chiusura alle 22, era del 51% circa. Le voci sono che il sindaco uscente verrà riconfermato, mentre che si dovesse arrivare al ballottaggio vincerebbe Leoluca Orlando, lo sfidante. Temo che la logica di queste voci mi sfugga ancora, e quindi domani ci torno.

p.s.: avrei preferito essere più brillante e/o rendere meglio situazioni odierne che era divertente mettere in comune, non sono pienamente soddisfatto del risultato. Però voglio pubblicare oggi questo post, a metà elezioni, sperando che sia una storia che finisce a fin di bene (ogni tanto ce vuole).

Kafka

giovedì, gennaio 04, 2007


Ore 12.20

Capo: Buongiorno, è la Biblioteca centrale della Regione Siciliana? ... Siii? Ah che bello, rispondete anche al telefono...si, scusi, volevo solo sapere se eravate aperti, devo prendere in prestito un libro...
Voce: Si, ma si deve sbrigare, la biblioteca chiude alle 13.30 ma il prestito termina alle 13. Poi domani siamo chiusi per disinfestazione, e quindi di conseguenza riapriamo lunedì...
Capo: Corro!

Ore 12.31
Ufficio registrazione per ingressi

Capo: Salve, dovrei prendere un libro in prestito, dove devo andare?
Impiegata: Ma a quest'ora mi sa che non gliene danno più, è tardi...
Capo: No signora, si sbaglia, ho telefonato e mi hanno detto che l'ufficio chiude all'una, dove devo andare?
Impiegata: Mah, solitamente già dalle 12.30 non ne danno più, ma forse ho capito con chi ha parlato, può essere che glielo danno, compili questa scheda.

30 secondi dopo

Capo: Ecco qua, dove vado?
Impiegato: Ce l'ha la collocazione?
Capo: no.
Impiegato: e allora là c'è il catalogo.
Capo: bene, grazie.

Ore 12.33
Ufficio Catalogo

Capo: Salve, mi può dire la collocazione de "Il sole e la Luna" di Cantarella?
Impiegato catalogo: Ma è un libro vecchio?
Capo: ... non lo so, lo devo prendere in prestito, mi può dire la collocazione?
Impiegato catalogo: ma è tardi, ormai non glielo danno più!
Capo: se mi dice la collocazione forse mi sbrigo e me lo danno! Ho telefonato e mi hanno detto che l'ufficio chiude all'una, sono le 12.35, se ci sbrighiamo me lo danno
Impiegato catalogo: faccia come crede...143.F3243...
Capo: Grazie. Dove devo andare?
Impiegato catalogo: Passi prima dall'ufficio distribuzione, poi all'ufficio prestiti. Ma secondo me non gliene danno più.
Capo: ...

Ore 12.40
Ufficio distribuzione

Impiegato, con altra signorina: ma qui è scritto male...che numero è questo?...e qua c'è un punto?....signorina, deve ricontrollare la collocazione, ma ormai è tardi, perchè non torna lunedì?
Signorina: guardi che ne sono sicura, sì, lì c'è un punto, il numero è un 3, per cortesia lo può prendere?
Impiegato: vabbene, ma questi sono gli ultimi, eh! Basta, non se ne prendono più, non mi fate litigare con la signora che deve andare a prendere i libri...
Capo: mi scusi ma il prestito non chiude all'una?
Impiegato: ma lo sa dove sono i libri? bisogna andare a prenderli, cercarli, portarli giù...non ce la fa, meglio che torna...

Ore 12.44
Ufficio ingressi

Impiegata: Ha visto che non ce l'ha fatta?
Capo: si, non ce l'ho fatta. Perchè è normale che l'ufficio chiude all'una ma da mezz'ora prima non si può fare più niente. Normale. In tutto il mondo funziona al contrario, ma qua è normale...

Morale della favola:
La biblioteca chiude alle 13.30. L'ufficio prestiti alle 13. L'ufficio distribuzione alle 12.30. Dalle 12 all'Ufficio Cataloghi e all'Ufficio ingressi cominciano a dissuaderti dal tentare di prendere in prestito un libro. E alla fine hanno ragione, e tu fai la figura del fesso. Perchè è normale, funziona così.

Quante cose vi perdete non stando a Palermo...

sabato, dicembre 24, 2005