Visualizzazione post con etichetta paris. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta paris. Mostra tutti i post

(r)i gatti ruzzi XII - di calcio e mistica

mercoledì, giugno 30, 2010

"Conclusi gli ottavi di finale, sarebbe anche giunto il tempo di fare qualche bilancio" pensavo tritando le mandorle che avrei messo nell'insalata solo dopo averle tostate. "Ma come fare?" mi dicevo, pregustando il sapore dei conini gelato monoprix che avrebbero innalzato il livello della cena. "Non sono abbastanza preparato, non sto seguendo le partite con la dovuta attenzione, sto lavando la lattuga e l'unica cosa che posso fare è ascoltare la telecronaca, come farò, come farò?", insomma: tutto il repertorio classico del paranoico che non ha colto il senso di questa rubrica. È così che repentinamente - sentivo le rotelle girare in testa e il pomodorino rompere la sua sacca protettiva al contatto col coltello - ho pensato che una percezione così distratta non poteva essere il peggiore dei mali, doveva avere una sua ragione, e poteva essere sensato rifletterci un po'. Senza televisione, costretto a barcamenarmi tra i maxischermi dei pub parigini o il siabenedetto sito rojadirecta che trasmette le partite in streaming, la mia visione di questi mondiali è stata anch'essa clandestina: un professore di Pisa direbbe, con un espressione sulla cui bellezza lascio a voi il giudizio, "di sguincio". Quando guardi le partite in streaming il collegamento è quello che è, può saltare, andare a scatti, perdersi per poi ritrovarsi, ma soprattutto è plurilinguistico: se la qualità non è delle migliori hai tuttavia la possibilità di seguire la telecronaca di diversi paesi. Io ormai mi sono appassionato a quelle argentine, mentre onestamente mi sfugge il senso di quelle francesi (dopo il gol del Cile contro la Spagna, qualche giorno fa, gli intellettuali di tf1 hanno commentato testualmente "oh là là! c'est le temps des feuilles mortes!") (ora io  mi chiedo:  è necessario conoscere la storia della poesia mondiale per potersi godere una telecronaca?).

I telecronisti latinoamericani sono invece passionali e appassionanti: prediligono anch'essi l'uso delle metafore, ma sono metafore popolari, più alla portata di tutti: nella lotta senza requie del  Cile  contro il Brasile i commentatori se ne sono inventati di stupende, come quando verso l'85esimo hanno paragonato i giocatori cileni ai musicisti del titanic che continuavano a suonare mentre la nave affondava (a differenza dei commentatori francesi, qui il senso è chiaro e diretto e ti colpisce come una pallina da tennis quando sei a fondocampo che stai abbordando la tua compagna raccattapalle). D'altro canto sono gli stessi che durante le partite dell'Inter in Champion's League, quando la telecamera inquadrava la tipica espressione di Mourinho, dicevano che ha la faccia di uno che mangia sempre senza sale. Ci vuole del genio anche solo per pensarle, cose del genere. Non sarà un caso allora se quattro squadre su otto ancora in gara al mondiale sono sudamericane.

E però ancora non era abbastanza, mancava ancora qualcosa. Anche il chiasso latinoamericano non riusciva a rendere giustizia a quel piccolo miracolo che è in fondo il gol. Un gol non andrebbe sommerso di inutili chiacchiere, né sottolineato con ridondanti "o" che coinvolgono, sì, ma poi lasciano il vuoto dentro. Mi sembra evidente che il gol non ha a che fare con l'etica né con l'estetica, ma che appartiene a una dimensione ulteriore o più basilare, più primordiale, che ha a che fare se vogliamo più col religioso in senso ampio. Come spiegarmi: solo in maniera contingente si può attribuire il gesto che porta al gol a colui che in quel momento gli sta dando corpo, lo sta incarnando; ma il gol in sé è irriducibile alla dimensione umana, all'hic et nunc di una concrezione singolare. Esso dovrebbe essere accolto in maniera più adeguata, perché il gol è forse quell'unico tramite che può permetterci di avvicinarci a dio (al calciatore, a noi che lo guardiamo, persino al portiere che dovrebbe pensare: mi ha trafitto, ma così mi ha salvato). Immagino uno stadio intero intonare all'unisono un coro di vuvuzelas per poi, quando l'attaccante entra in area di rigore, zittirsi immediatamente per stare a contemplare l'evento. Gol.

(r)i gatti ruzzi VI - e i francesi che si incazzano

mercoledì, giugno 23, 2010

Il problema è che a me i quadratini neri mi aumentano quasi quanto i triangolini blu. Hai voglia ad aver concepito le stelline rosse: quelle vanno bene per l’avvenire, mai per l’oggi. E se i tuoi quadratini sono quanto i tuoi triangolini, allora sei spacciato. Non vai male: ma non spaccherai mai. Mission impossible (decima in classifica generale: tanto di cappello) te la puoi dimenticare. Sei un dilettante, punto. Ed è inutile piangere sul latte versato. 


Ce lo vogliamo dire? A me sto mondiale mi sta rovinando. Io non studio più. Non vado manco al cinema. Era un segnale chiaro: dobbiamo andare al cine? Vai, al cine vacci tu! Zzazzarazzàz, zzarazzzàz, zazzàazzaràzzazzazzàzzàzzzà. Insomma, la Francia avrebbe perso. Certo, che avrebbe perso così non se lo poteva aspettare nessuno, e infatti tutti a pronosticare il massacro contro i sudafricani (voglio dire, il loro passato coloniale bello importante i francesi ce l’hanno, e fino all’altro ieri, perché no?), e invece le cose del calcio, per fortuna, girano diversamente. E purtroppo non solo quelle. Io oggi dovevo andare a vedere la partita al bar, mollando tutto, per raccontarvi la disfatta dal di dentro, per infilarmi nel sistema e sviscerarlo per bene da bravo inviato. Poi però mi sono arrivati dei messaggi, che mi hanno un po’ scosso, e mi hanno fatto cambiare idea. Allora, sempre senza studiare, mi sono messo a pensare e a ricordare. E tra i ricordi e i pensieri stavo provando a pensare che cosa avrebbe detto lui dei mondiali di calcio. Non lo so, e probabilmente non gliene fregava niente (mi sa che non era il tipo), però di sicuro in questi giorni avrà letto sui giornali delle scaramucce interne alla squadra di Domenech, dallo sciopero dei calciatori al sipario dello spogliatoio squarciato dalle voci di una spia. 


Cose incredibili, non so se ve ne rendete conto. Ma secondo me lui se l’è presa a ridere, perché F. O. era uomo di spirito, e rideva tanto delle cose di cui era giusto ridere – e anche di quelle di cui magari non è considerato giusto, santi e fanti. Sono certo che avrà apprezzato la libertà dei giocatori che si opponevano all’autorità costituita, e probabilmente avrebbe approvato in cuor suo l’eliminazione dei galli, che tanto amava e che tanto pure gli stavano sulle palle (alcuni). Anzi, ve lo dico io cosa gli sarebbe passato per la testa: gli sarebbe venuta in mente qualche scena di qualche romanzo che avrà letto nella sua vita e che magari conosceva a memoria (sul serio). Magari ce l’avrebbe potuto raccontare, o l’avrebbe raccontato a qualcun altro che poi magari ce l’avrebbe raccontato. È così che si trasmette la cultura, lui lo sapeva bene, mica solo studiando. Comunque no, non l’avrebbe vista la partita della Francia, e nemmeno quella dell'Argentina di Maradona la sera, lui sarebbe rimasto a casa a lavorare, o ad ascoltare musica, o a leggere. E allora io che mi ero organizzato per andare a vedere la partita interrompendo prima lo studio ho deciso di cambiare i programmi, e rimanere a lavorare pure io. Per protesta. Oh, niente retorica: lui avrebbe detto che la morte è una cosa naturale, e il suo senso del dovere al di sopra di qualunque debolezza lo avrebbe spinto a continuare le cose normalmente, bando ai sentimentalismi e non rompeteci le palle con la tristezza e così via. Infatti, nessun sentimentalismo, the show must go on e noi siamo qui a scrivere la nostra rubrica, però lo spirito di andare a vedere la Francia dopo una notizia così quello no, ci consentiamo di risparmiarcelo, e io allora sono rimasto a studiare, come forma di protesta per la sua morte. E oggi la chiudiamo qui, e basta. D'accord?

ciao

(r)i gatti ruzzi - I

venerdì, giugno 18, 2010

Bisognava decidere: sacrificare l'epica al comfort, o scegliere un luogo all'altezza della situazione. Bastille sembrava il più adatto per assistere allo scontro tra Zapata e Robespierre. Un bar, ché di tv qua si è sprovvisti, e non è l'unico degli accorgimenti necessari alla sopravvivenza in tempi mondiali. Non vi sembri cosa da nulla affrontare simili eventi in tempi di crisi. Non vi paia sussiego la dolorosa selezione che si è costretti ad operare malgrado le regola princeps che ci è imposti fin dai primi rudimenti di latino (fac quod vis). Mettetevici voi a seguire un mondiale dalla biblioteca nazionale di francia, tra una tesi da concepire e un libro da tradurre. Tsé. Vi pare facile, vi pare.

Il tempo sta per finire, e Parigi è agli sgoccioli. Il che non aiuta. Bisogna creare un equilibrio tra il lavoro, lo studio, i divertimenti e il relax. Gli allenamenti li abbiamo dovuti sacrificare, d'accordo. Ma lo studio no, questo i miei genitori me l'hanno ripetuto cento e cento volte: bisogna studiare. Non si può arrivare agli ottavi senza capire chi merita e chi invece approfitta dei demeriti altrui. Sull'Italia è facile, campi di rendita; ma le altre squadre le devi guardare, ci devi ragionare, ci devi pensare. Anche nonostante i tuoi desideri. Anche nonostante quelli che al momento sono i tuoi desideri più irrefrenabili, legati a un pomeriggio qualunque di qualche settimana fa nel quale, senza pensarci troppo, ti sei fregato irrimediabilmente, e hai deciso di partecipare a un gioco. E non sapevi che i tuoi mondiali non sarebbero stati più gli stessi.


Questo solo per dire che quando vedi che quei contadini dei messicani, che sulla carta non dovrebbero valere una ceppa, stanno massacrando quei borghesi dei francesi, e in condizioni normali non vedresti l'ora che li riempissero di pallonate in tutti i punti di quella loro porta finalmente sguarnita di quella faccia di pelato di Barthes, solo per dire che siccome un pomeriggio qualunque di qualche settimana fa in condizioni normali hai pensato che fosse normale che la Francia li battesse agilmente per 2 a 0, a quelli del Messico, ora tu a causa di quel gioco, a causa di quel pomeriggio, ora tu ti mangeresti il fegato per non aver dato abbastanza peso al fatto che (e lo sapevi pure, perché lo sapevi) el pueblo, unido, jamàs serà vencido. E quanto dovresti essere illuminato per gioire della vittoria del bel calcio e non pensare che la tua vittoria, quella che è così lontana ma che non riesci a pensare ad altro, sì, la vittoria di quel gioco che ti trasforma la percezione dei mondiali, si sta allontanando sempre di più? Tanto, troppo. Maledetti messicani.


Questo per farla finita col silenzio assordante di questo blog dall'inizio dei mondiali, e per inaugurare una nuova rubrica plurìvoca: (r)i gatti ruzzi.

appunti per un film che forse non si farà mai

martedì, giugno 08, 2010

Questo post potrebbe scomparire; ma nel frattempo non possiamo non condividerlo, rendendo così omaggio contemporaneamente al grande Tonino Cavallo, che ci ha fatto passare una bellissima serata. 

Il bell'uomo del video è chiaramente Johnny.


paris II

mercoledì, aprile 28, 2010



grazie a luca s.

BNF

venerdì, gennaio 22, 2010

Mi trovavo nella sala fotocopie della sala P. Da solo. Sperduto, mi guardavo attorno. Ho toccato la fotocopiatrice. Non l'avessi mai fatto.

Entra di corsa un uomo, mezzo pelato, sguardo allampanato.

- Cosa sta facendo?
- Ma io veramente dovrei fare delle fotocopie..
- Lei non può stare qui. Per fare le fotocopie deve venire al bancone, poi veniamo noi a fare le fotocopie.
- Mi scusi, non volev...
- Comunque, mi dica.
- Dunque dovrei fotocopiare qu..
- No.
- ?
- Cioè non No!, le spiego perché no. Quella che lei ha in mano è una rivista che non ha rilegatura, solo due spillette sul bordo. Si rovinerebbe, aprendola.
- Mi scusi, ma proprio perché ha due spillette sul bordo non si rovinerebbe, aprendola.
- Mi dispiace, no.
- Ma...
- No.
- No le volevo dire, che io in realtà non devo fotocopiare questa rivista, ma un inserto che c'è dentro...
- (con curiosità altezzosa, ovvero faccia di minchia da francese) vediamo... ah no no (ridacchiando), ma si figuri! questo non ha manco le spillette! è incollato! ma non esiste proprio.
- Ma...
- Che poi, mi scusi, ma al piano di sopra ci sono le stesse riviste, e le fotocopie costano 10 centesimi meno!
- Ho capito, ma insomma se non me lo fa fotocopiare Lei perchè dovrebbero farlo di sopra... ma poi mi scusi che c'entra?
- Niente. Quante fotocopie deve fare?
- Ma pochissime! 3-4!

(si guarda attorno, sperduto. Tocca la fotocopiatrice. Non l'avesse mai fatto.)

- Comunque sopra costa meno.
- Eh, lo so, ha perfettamente ragione...
- Vabbé su. Mi dia la sua carta.
- Grazie.

(mette la carta nella macchina).

- Lei ha solo 3 fotocopie a disposizione. Qui sotto. Sopra sarebbero 5. Che facciamo?
- Guardi, la ringrazio per l'interesse, ma insomma mi faccia queste tre maledettissime fotocopie e le altre le farò dopo. Non importa, veramente.
- Come vuole. Anche se sopra...

fa le tre fotocopie. un pensiero dolce si affaccia nella sua mente di burocrate. mi guarda. guarda la rivista. sento le rotelle del suo cervello, si muovono, griciolano (gracidano o come cacchio si dice. ma griciolano rende l'idea, secondo me).

- Mi aspetti qui.

esce. mi lascia solo nella sala dove non sono autorizzato a stare solo. forse è una trappola, forse uno scioglilingua. mi caco. panico. griciolano anche le mie, di rotelle, ma ci mettono più tempo, nel frattempo lui arriva. con in mano le altre fotocopie, si è nascosto per fotocopiarmi tutto l'articolo. mi rende la rivista, con sguardo piacionico. gli rendo lo sguardo, fiero di avergli permesso questo grave strappo alla disciplina. me ne vado, racconto la storia agli amici.

non mi crede nessuno.

altro che omelette, homeless

martedì, ottobre 20, 2009

ok, non volevo arrivare a tanto, ma mi ci avete portato voi.
non pensavo fosse così difficile. non pensavo di dover subire tante minacce. ma insomma la questione casa-per-il-capo, a parigi, si fa sempre più seria.
dopo che lionello il fricchettone m'ha dato buca, dopo che persino elòdia la oste, che pareva più disperata di me, ha preferito un altro ospite piuttosto che dare un riparo al povero capo, qua stiamo al 20 ottobre e ancora di case nemmeno l'ombra. ci sarebbero gli architetti cool: ma a parte che sono un po' troppo cool, e che sono tre amici e rischierei di essere il gemello Natali di turno (ma vabbé), la casa è da gennaio, e io devo trovare una soluzione alternativa per novembre e dicembre.
c'est pas du tout facile.
non volevo ricorrere a questo: so che ora sarò sommerso di mail di ammiratori, fans, supporters, tra le quali dovrò fare un'adeguata cernia per scegliere quale casa si addice meglio al capo. volevo evitarmelo. ma vi rendete conto che il tempo stringe, a parigi fa sempre più freddo e masuka ha proposto a me e a cofe di fare un pacs per adottarlo e fargli ottenere il passaporto europeo.
qua si rischia persino di andare a vivere col povero ciccì.
chista è 'a zita. al vostro buon cuore.

partire

domenica, luglio 05, 2009

Partire è sempre un po' morire, si sa. Se però, tra le altre cose, la meta del tuo viaggio è un luogo in cui vivi da un po' di tempo, l'arrivo è meno traumatico: riconosci le strade, le persone che incontri, la munnizza che avevi lasciato a casa e che i tuoi co-buciconi non hanno tolto per non provocare alcun effetto di straniamento: anzi, a che c'erano, ne hanno aggiunta un po'. Quando ti svegli la mattina, per esempio, è dolce ritrovare il grido della signora che, con cadenza regolare, a una distanza non meglio precisata, probabilmente da dentro casa sua non troppo distante da qui, intona il suo AAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHH!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!, o ancora percepire distintamente la suoneria di Arancia Meccanica del telefonino di qualche sadico vicino. Sono cose che alleviano di molto il senso di morte insito nella partenza. Ma non usiamo termini forti: non è un vero senso di morte, è solo un più blando "un po' morire", che mi torna in mente sin da ieri quando, sull'aereo che mi riportava a Parigi, ha trovato l'occasione di essere sbeffeggiato ancora una volta. Non so da quanto non prendiate un volo Ryanair; a me non capitava da un po', l'ho ripreso la settimana scorsa e ho notato una macabra novità. A parte una considerazione generale, che riguarda tutti i voli: nel momento che precede l'atterraggio il capitano comunica all'equipaggio di prendere posizione perché stiamo per toccare terra. Si sa. O forse crediamo di saperlo, perché per quanto mi riguarda io sento qualcosa di indistinto che potrebbe benissimo essere un "CABINCRIÙPORCPUTTSIAMNELLMERD", prima di chiudere la comunicazione e provare a salvare la pelle. Tu comunque non ci puoi fare niente, ti convinci che gli ha detto "ASSITTATVORATTERROMANCFOSSSCHUMACHER", e aspetti guardando fuori dal finestrino e godendoti lo spettacolo. Ma una volta atterrati, tutto apposto, immediatamente dopo l'applauso tipico dei passeggeri (siculi. immediatamente dopo l'applauso tipico dei passeggeri siculi. immediatamente dopo questa splendida usanza che altri popoli meno felici sconoscono), ecco la beffa: subito dopo l'applauso e in seguito a una ragionevole certezza del capitano di riuscire a frenare prima di schiantarsi, ecco che dagli altoparlanti suona trionfante un motivetto: PÀPPAPAPÀAAAAAAAAAAA!
E che mi rappresenta 'stu motivetto? La melodia ha il chiaro senso di un: "fiuuuuuu, anche per questa volta è andata, squillino le trombe". Che sia un modo raffinatissimo di Ryanair per sfotticchiare un po', e nello stesso tempo valorizzare nella percezione dei clienti, l'antico detto da cui abbiamo preso le mosse?

quei loro incontri

venerdì, giugno 05, 2009


oggi parigi era piena di polizia: dev'essere stata una specie di festa, non so.
insomma questa festa consisteva nel fatto che praticamente oggi i poliziotti parlavano con un sacco di persone, proprio le fermavano per strada e ci parlavano - forse oggi avevano un sacco di cose da esprimere, non so.

io stamattina ero un po' di fretta, ché rischiavo di arrivare tardi al mio corso di francese. però un poliziotto in motorino doveva sentirsi molto solo, e ha deciso di parlare un po' con me. ho provato a dirgli che avrei avuto molto piacere a parlare con lui ma non in quel momento, ma lui ha proprio insistito. e allora abbiamo parlato un po'.

devo dire che sono sempre contento quando un francese parla con me, non capita spesso e quindi bisogna approfittare di ogni occasione. per qualche momento quando il poliziotto mi ha detto di fermarmi ho anche pensato di chiedergli se voleva fare un tandem con me. meno male che mi sono tenuto: questo poliziotto era proprio noioso.

insomma, vi racconto un po' quello che ci siamo detti. facciamo un patto: io dico quello che ci siamo detti, e metto in corsivo quello che avrei voluto dire per approfondire un po' la nostra conversazione, se solo il poliziotto non fosse stato così noioso. d'accordo? vai.


Flic: Monsieur, accosti.

Chef: certamente.


F: Lei è passato col rosso.

C: sì, lo so.


F: è proibito passare col rosso.

C: (ma va?) Sì, ha perfettamente ragione, ma sa, avevo molta fretta, il mio corso di francese sta per iniziare e io sono in ritardo.


F: patente e libretto

C: ?


scherzo, non era così burlone. anche lui si è reso conto che ero in bicicletta. ecco quello che ha veramente detto


F: documenti e patente.

C: ? (Lei lo sa che la sua richiesta è oltremodo incongrua, dal momento che non è necessaria alcuna patente per condurre una bicicletta? Ha voglia di scherzare con me? Anch'io vorrei tanto, cher ami, ma le ho già detto che ho un po' di fretta...)


gli mostro la carta d'identità.


F: sa che è proibito in Francia passare col rosso? Non so come funzioni in Italia, ma qui è interdit.

C: Vous avez tout à fait raison (quanto mi piace dire tout à fait), ma sa, avevo fretta, normalmente sono rispettosissimo del codice della strada, ma questa mattina sono proprio in ritardo, lei ha perfettamente ragione. (Beh quanto alla questione italiana, devo dire che la sua domanda, apparentemente retorica, forse artatamente ironica, non è poi così banale. Nel senso che non saprei dirle con certezza quale sarebbe stato il comportamento dei suoi colleghi d'oltralpe nei confronti di una bicicletta che passa col rosso all'incrocio con una stradina da cui non sta arrivando nessuno. Ho idea che sarebbero stati più permissivi, ma questo è un altro discorso, che avrei molto piacere di intrattenere con lei, ma come le ho detto, ho un po' di fretta, ché il mio corso di francese sta per iniziare...)


F: Lo sa che a Parigi 7 ciclisti sono morti per incidente?

C: Mi scusi ma questa è proprio una cazzata. Se non precisa il periodo di tempo che sta prendendo in considerazione, la sua proposizione è veramente ambigua, e non permette di reagire adeguatamente. Se mi dice che sono morte 7 persone dal 1900 potrei dire che mi sembra una buona media, se invece sono morte 7 persone nell'ultima settimana significa che dovete fare qualcosa, ritirare qualche patente, ma così mi sembra veramente che lei stia parlando a vanvera, cher ami, perchè non mi fornisce tutti i dati necessari acciocché io possa farmi un giudizio.


F: Vuole essere l'ottavo?

C: Questa è ancora peggio: perchè oltre a essere una cazzata, è l'ennesima domanda retorica che lei mi porge. Non considerando la fretta, anche la mia pazienza ha un limite, cher ami. Non si può fare un uso così smodato del vaniloquio. Io le ho dato fiducia, mi sono messo qui ad ascoltarla, ma lei non sembra impegnarsi neanche un po'. Se non aveva niente da dirmi, perchè mi ha fermato? Se invece vuole comunicarmi qualcosa, perchè non la smette con tutte queste cazzate e non prende il toro per le corna? Perchè non va direttamente al nodo della questione? Vuole forse la botte piena e la moglie ubriaca? Chi parla male pensa male, se ne ricordi, cher ami. E adesso mi scusi, veramente, che il corso di francese è quasi iniziato e siamo ancora neanche a rue de Rennes. Su, oggi c'è il sole, Parigi è piena di gente, trovi qualcun altro con cui giocare, qui c'è gente che lavora.


F: La prossima volta faccia più attenzione, non si passa col rosso.

C: Non mancherò. Grazie, arrivederci, buona giornata. (peccato. io ti avevo creduto. mi eri piaciuto. perchè mi hai deluso? avrei anche fatto un tandem con te. perchè ti sei comportato così? ma soprattutto, dove vai? perchè stai passando col rosso? ah vero, tu puoi).


Morale della favola (che io ci tengo sempre): altri tre semafori rossi ho dovuto prendere, pur di arrivare in un ritardo decente. Oggi ho commesso la mia prima incivilité parigina.

fumetti

mercoledì, giugno 03, 2009

l'altra sera, in un ristorante cino-vietnamita di parigi, un fumettaro che gli auguriamo diventerà famoso ci ha consigliato una serie di fumetti veramente veramente imprescindibili. gli omero e i dante e i dostoevskij del fumetto, insomma. (tra di essi anche qualche tolstoj in nuce). abbiamo pensato di condividere la lista con voi, così ci dite che ve ne pare.


(dalla lista è escluso qualche famosissimo che ad esempio conoscevamo già, come Gipi, Asterix e così via). (si lo sappiamo che ci stiamo via via tumblrizzando, pur non sapendo esattamente cosa significhi. ma quale blog in un momento di crisi non si è trasformato in un tumblr? chi è senza peccato inventi una parola con più consonanti di tumblr).

Pendaison de crémaillère

mercoledì, febbraio 18, 2009

Mesdames et Messieurs,
Cheres amies et chers amis du 78 Félix Faure,
Bonjour à tous!

Nous sommes les nouveaux locataires du troisième étage (porte à gauche); nous vous écrivons pour vous informer du fait que vendredi soir on va inviter quelques amis pour une petite f
ête d'inauguration. Nous ésperons de ne pas vous trop déranger.
Si quelqu'un a envie de boire un verre avec nous il est naturellement bienvenu.

Cordialement,

cobe, cofe, cani, còin

News from Boo C. Cow

lunedì, febbraio 09, 2009

  • allarme allarme, il nuovo blog di Amicofra ci sta rubando tutti i lettori, si richiede uno sforzo di attenzione anche sui vecchi rigattieri, altrimenti saremo costretti a rubare le strepitose invenzioni letterarie di Amicofra (citando la fonte, bien sur) e postarle qui;

  • la casa è un forno, e si attende con trepidazione l'arrivo degli altri due conquilini, ché bisogna fare le pulizie;

  • ciccì è partito, portandosi dentro un pezzo di bucicò (la chiave, notamment), e lasciando un vuoto nel mio lettone - e due cuscini;

  • cobe e io non vediamo l'ora di riabbracciare il parmigiano e il caffé e la caffettiera grande che cani e cofe ci porteranno sabato prossimo venturo (oltre a qualche altra sorpresina);

  • ci piacerebbe avere notizie dai rigattieri vari e amici che da tempo non frequentano questo blog: siete sempre i benvenuti, e forse senza di voi rischiamo di soffocare;

  • l'altra mattina ci siamo svegliati e la pizzeria romanella, che sbaglia tutti i nomi di tutti i piatti italiani e nella quale dunque per quanto mi riguarda non metterò mai piede, era così:


abbucicò

Paris nous appartient

martedì, gennaio 20, 2009

Siamo veramente onorati di ospitare su Viarigattieri un post attesissimo da mesi, simbolo del déménagement che è tuttora in corso nella vita dei rigattieri. Aprendoci ai segreti di una Parigi che ci apprestiamo a conoscere, Silvia K. e Arnò sanciscono con questo post un'apertura internazionale del blog che da troppo tempo era richiesta dal nostro pubblico internazionale. Li ringraziamo veramente tanto per la promessa, per averla rispettata e per l'impegno che ci hanno messo, dimostrando un attaccamento a questo nostro spazio che veramente veramente quasi ci commuove.

Chers Rigatieriens que l'on rencontre boulevard Saint-Michel alors que la vie parisienne nous oblige à courir pour un RDV (les français adorent sigles et abréviations) quasiment manqué,

Comme convenu nous vous envoyons une liste des endroits qui nous plaisent le plus à Paris pour manger et boire, avec des commentaires, et une espèce d'itinéraire spatio-temporel, que nous espérons vous feront penser à nous.

Comme Arnaud est quand même un peu geek, on vous a fait un bonus, allez voir ici:


JANVIER: Pour bien faire semblant d'etre venus à Paris pour ses renommées universités, nous vous conseillons de commencer au Quartier Latin. Un des milliers de thés à "LA FOURMI AILEE", tout près de la renommée libairie anglaise Shakespeare&Co, est ce qui vous fera sentir bien a l'aise dans l'ambiance du quartier. Très recommandés, les gateaux. Pas de restos pour le premier mois: il y a encore les repas de Noel à digérer, mais si vraiment vous avez très faim, allez au REFLET, qui n'est pas très loin: plat à six euros, minimum, vin pas très cher, au milieu des cinémas les plus intellos de la ville. Vous n'en avez pas assez? Allez au MELOCOTON (c'est mieux pendant l'happy hour, en fait...) ou au Bar des Artistes. Envie de Jazz? Tous les soirs après 10h concerts gratuits au CAVEAU DES OUBLIETTES, ancienne prison: à remarquer les inscriptions sur les murs qui datent du XVII siècle.

FEVRIER: Vous avez bien digéré les repas de Noel et il fait froid: il faut des calories! Allez à la PATISSERIE VIENNOISE, un endroit "only for girls" avec un énorme choix de gateaux. Si vous n'êtes pas rassaisiés, CHEZ GLADINE est la meilleure adresse, resto basque à se lécher les moustaches! After dinner, pour les fumeurs: un bon endroit avec terrasse réchauffée, qui ne marche pas vraiment, est LA PETITE PORTE, surtout pour le vin.

MARS: quoi de mieux pour fêter le printemps qu'un rouleau de printemps(attention: le rouleau de printemps n'est pas l'involtino primavera!!!)? Le resto le moins cher de paris c'est un resto chinois pas loin du Panthéon: LA MURAILLE DU PHENIX (menu à moins de 6 euros !!!!!) N'oubliez pas de demander de l'eau municipale! En ayant fait des économies pour la bouffe vous pouvez vous concéder un endroit plus classe pour boire un coup parmi les Germanoprésiens, CHEZ GEORGES, ou à LA RHUMERIE, ou, si les économies ne sont tout de meme pas suffisantes, au 10BAR, où le pichet de sangria est assez bon marché.

AVRIL: Il faut commencer à sortir un peu plus souvent, et non pas rester tout le temps à la maison à ecouter Brassens: GALERIE 88, un bon endroit pour le midi, des bonnes salades, des bo-bo autour, la Seine devant vous....mais si vous avez envie d'Orient, allez découvrir les japonais de la Rue Sainte Anne, surtout ceux qui font les méga-soupes: ça change du sushi (que vous ne trouverez d'ailleurs pas là-bas)!
Pour ceux qui se sentent un peu plus jeunes, des bons rock-pubs sont le TRUSKEL (la moyenne d'age n'est pas très elevée mais la musique est bonne) ou le POP-IN (plus de notre génération en fait). Le summum c'est la FLECHE D'or: concerts gratuits, espaces assez grands audessus d'un ancien chemin de fer...

MAI: Les parisiens découvrent le beau temps et organisent des piques-niques sur les bords de la Seine. Ne vous laissez pas distraire par ces loisirs frivoles, il faut continuer votre tour!
Nous vous conseillons le canal St Martin, en particulier L'ATMOSPHERE, ou LE POINT EPHEMERE, ce dernier en particulier organise souvent soirées et concerts. Pas loin non plus vous pouvez aller faire un tour à LA CARAVANE. Si vous en avez marre de BOs-BOs et vous voulez manger un bon tartare revenez vers St Germain des Près au CHAI de L'ABBAYE, un peu reuch (les français adorent le verlan), quand meme...

JUIN: Vous en avez marre des escargots, de la baguette, et des francais: mangez vietnamien!! PARIS-HANOI, rue de Charonne, s'il n'y a pas la queue...ou indien au MADRAS CAFE (ne ratez pas les magasins indiens dans la rue!), assez cheap. Pour le soir, nous vous conseillons LE LECHE VIN, les photos de Jésus et de la Vièrge qui le decorent font pendant avec les images ultra porno que l'on trouve aux toilettes!

JUILLET: Vous n'aimez pas le 14 Juillet et pour vous démarquer de la foule vous voulez manger un bon hamburger: BREAKFAST IN AMERICA (il y en a même deux) un vrai diner avec serveuses anglo-saxonnes. Une autre bonne adresse c'est le TRIBAL, où certains soirs il y a aussi à bouffer gratos (couscous ou moules-frites, se renseigner pour savoir quels soirs)

AOUT: toutes les bibliothèques sont fermées, reste seulement la BNF. Quoi de mieux qu'un verre de vin en sortant du travail? Restez sur les bords de Seine au même niveu que la bibliothèque: il y a un très bon coin pour des apéros faits maisons et on peut même allez pisser au BATOFAR, qui est juste à coté!! (here again mostly for girls :-), les hommes n'ayant pas ce problème )

DE SEPTEMBRE JUSQU'A LA FIN DE L'ANNEE : finie la glande, il faut bosser ..... en tous cas ne comptez pas sur nous pour vous fournir une bonne excuse :P.

Silvia K. ed Arnò

paris. numero 1.

lunedì, gennaio 05, 2009

Bonsoir à tout le monde!
Vi scriviamo da Rue de Pot de Fer, casa di Bettì, già rinominata da mesi Rue Rigattierì, comme vous savez dejà. Il trasferimento di molta rigattieraggine à Paris mi fa ben sperare per il titolo di questo post, numero un, che significa che ce ne saranno tanti altri (e che non sarò l'unico a scrivere - nota polemica - nel caso in cui non si fosse inteso - trattino - ih ih ih).

(nota rivolta in particolare a silvia k e ad arnò, che settimane fa ci promisero di introdurci alla parigi cool - ancora aspettiamo).

tre comunicazioni, rapide ma intense:

1. A Paris ci sono circa 0 gradi, di sicuro è piena di neve e continua a nevicare. Sarebbe stato spettacolare oggi guardare attentamente il Pantheon pieno di neve, se non fossi stato troppo attento a provare a non scivolare e contemporaneamente a trascinare due valigioni enormi.

2. Dopo aver pulito a fondo casa di Bettì, ci siamo diretti verso casa di Bush, momentaneamente senza luce. Zona bellissima (Gobelins), casa un po' buia ma assai graziosa. Divertente per i vicini dev'essere stata la scena di vedere me e Bettì, con fare losco, zuccotto da topo d'appartamento e lucina del cellulare diretta verso il contatore della luce, a porta spalancata, a trascrivere numerini con la fretta di chi ha qualcosa da nascondere.

3. Di ritorno da casa di Bush, che evidentemente vive in zona cool ma quasi direi più cool di Bettì, incontro con la cognata del nostro premier, la mai troppo rinomata attrice e regista Valeria Bruni Tedeschi. Baci, abbracci, "ma tu che ci fai qui", "ma cose da pazzi", le solite cose insomma. Certo anche incontrare su sorella non ci sarebbe dispiaciuto.

Dopo un doveroso pranzo a crêpes in Rue Mouffetard (di questo si parla, ssiòre e ssiòri), ci attende un pariginissimo brodino con la pastina per cena, ché si fa economia noi, e una serata di ricerca di case. ma forse anche un cinemino ce lo possiamo permettere...

baci e abbracci, e raccontateci di voi, che qui è una noia inimmaginabile, tanto che abbiamo inventato due neologismi: "fanfezione, fanfe", e "ènguardabile, èngua".


encre Paris!

domenica, novembre 09, 2008

Anche Parigi si esalta dei successi del rigattiere Barack oltratlantico. Due dei più giovani rigattieri hanno passato la notte alla Mairie del Terzo Arrondissement, a cercare di seguire gli exit poll in diretta (con scarsi risultati, per la verità). E l'indomani è stato tutto un parlare di espoir, changement, come voi di hope and change. Tra l'altro, data la scarsità dei nostri mezzi comunicativi (soprattutto di chi scrive) questo blog, con gli appassionati resoconti dell'ameri'ani, è stato più che mai fonte di informazioni, oltre che di gioia.
Tutti a parlare di Espoir, changement; ma anche tutti a dire C'est encre! Tutti = amicobéri. Io, che ho grande fiducia nelle capacità linguistiche sue, ho subito fatto mia l'espressione. E così, è da giorni e giorni che vado in giro a dire che ce magasin là a chose trop encre! oppure che cette soirée est vachement encre! o ancora più entusiasticamente, guardandomi Putain! je suis encre, aujourd'hui.
Io andavo così esprimendo i miei entusiasmi settimanali, e i miei interlocutori mai mi chiesero spiegazioni. Ieri, a un'altra festa cui mi sono imbucato grazie ai potenti mezzi sociali di amicobèri, ho continuato a fare largo uso dell'aggettivo, così gggiovane, così slang, che già immaginavo venire dalla peggio banlieu di Parigi. Insomma, ero fiero del mio francese così aggiornato e lo andavo così mostrando a una ragazza pariginissima dicendole qualcosa tipo c'est encre de te voir ici

o qualcosa del genere. Lei rimane interdetta, e amicobèri, dopo la partenza di quella, un po' imbarazzato di me dice: "cetto, però, puro tu. Che ci vai a dire a quella encre!"
Io sono ancora convinto dell'origine banlieusarda del termine e mi sto quasi per rispondere che effettivamente quella doveva essere una fighetta sorboniana, quando amicobèri continua spiegandomi che il termine è invenzione di amicoilfe, e non già francese ricercato o popolare.
Io rimango di sasso, lì per lì. Oggi però riflettendoci su mi dico che la verità è che il linguaggio rigattieresco è un felicissimo morbo del lessico internazionale, che invade il globo dall'Asia del lamati a vivavivall'america dei riga-foucaltiani passando per la Francia che già fu di charlie e ora bettinaggia e ocheggia. Tranne l'interdizione della francesina odiosa, infatti, nessuno ha contraddetto il mio encre, e sono quasi sicuro che anzi sia stato usato di rimando.
Non mi stupirebbe che alla prossima cappellata di Berlusconi, Madame Bruni-Sarkozy dica:
"c'est trop encre d'etre française!".

buona Pasqua

venerdì, aprile 06, 2007

'a che nessuno pubblica un nuovo post, né termina un post iniziato, mettiamo questa foto che è apparsa oggi su internet...



buona Pasqua a tutti

Paris - Le scommesse

giovedì, febbraio 01, 2007

1 Febbraio 2007, ore 00 :01.


Un terribile evento colpisce la Francia tutta.
Il primo ministro Dominique de Villepin dichiara essere questo “un moment historique pour la France” .

Anche qui nella patria delle Gauloises e delle Gitanes arrivano le prime leggi antifumo.
Da oggi sarà vietato fumare in svariati luoghi pubblici: a lavoro, nei licei, nei centri commerciali, negli uffici amministrativi, nelle stazioni, negli aeroporti, negli ospedali, nei centri sportivi, nelle sale adibite a spettacoli ecc. ecc.

Qualcuno sostiene che questa svolta potrebbe significare l’inizio della decadenza della filosofia francese, destinata ad aggravarsi il prossimo dicembre quando il fumo sarà vietato anche nei cafés. Si teme la fine definitiva del pensiero francese nella sua accezione più alta; fine che potrebbe essere causata da nuovi provvedimenti per la riduzione dell’alcoolismo o per il divieto di usare citazioni di natura esistenzialista per corteggiare giovani allieve/i.

L’inteligencja francese è in subbuglio. Voci diverse si sovrappongono tra di loro. Qualcuno parla di attentato alla cultura, qualcun altro ritiene si tratti di sottomissione all’imperialismo salutista anglosassone, qualcuno accusa il governo di americanismo e qualcun altro di strategia di biopotere.

Da Oxford qualcuno commenta: “E’ solo una sigaretta”.

Da Paris qualcuno risponde: “non è una sigaretta!