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encre Paris!

domenica, novembre 09, 2008

Anche Parigi si esalta dei successi del rigattiere Barack oltratlantico. Due dei più giovani rigattieri hanno passato la notte alla Mairie del Terzo Arrondissement, a cercare di seguire gli exit poll in diretta (con scarsi risultati, per la verità). E l'indomani è stato tutto un parlare di espoir, changement, come voi di hope and change. Tra l'altro, data la scarsità dei nostri mezzi comunicativi (soprattutto di chi scrive) questo blog, con gli appassionati resoconti dell'ameri'ani, è stato più che mai fonte di informazioni, oltre che di gioia.
Tutti a parlare di Espoir, changement; ma anche tutti a dire C'est encre! Tutti = amicobéri. Io, che ho grande fiducia nelle capacità linguistiche sue, ho subito fatto mia l'espressione. E così, è da giorni e giorni che vado in giro a dire che ce magasin là a chose trop encre! oppure che cette soirée est vachement encre! o ancora più entusiasticamente, guardandomi Putain! je suis encre, aujourd'hui.
Io andavo così esprimendo i miei entusiasmi settimanali, e i miei interlocutori mai mi chiesero spiegazioni. Ieri, a un'altra festa cui mi sono imbucato grazie ai potenti mezzi sociali di amicobèri, ho continuato a fare largo uso dell'aggettivo, così gggiovane, così slang, che già immaginavo venire dalla peggio banlieu di Parigi. Insomma, ero fiero del mio francese così aggiornato e lo andavo così mostrando a una ragazza pariginissima dicendole qualcosa tipo c'est encre de te voir ici

o qualcosa del genere. Lei rimane interdetta, e amicobèri, dopo la partenza di quella, un po' imbarazzato di me dice: "cetto, però, puro tu. Che ci vai a dire a quella encre!"
Io sono ancora convinto dell'origine banlieusarda del termine e mi sto quasi per rispondere che effettivamente quella doveva essere una fighetta sorboniana, quando amicobèri continua spiegandomi che il termine è invenzione di amicoilfe, e non già francese ricercato o popolare.
Io rimango di sasso, lì per lì. Oggi però riflettendoci su mi dico che la verità è che il linguaggio rigattieresco è un felicissimo morbo del lessico internazionale, che invade il globo dall'Asia del lamati a vivavivall'america dei riga-foucaltiani passando per la Francia che già fu di charlie e ora bettinaggia e ocheggia. Tranne l'interdizione della francesina odiosa, infatti, nessuno ha contraddetto il mio encre, e sono quasi sicuro che anzi sia stato usato di rimando.
Non mi stupirebbe che alla prossima cappellata di Berlusconi, Madame Bruni-Sarkozy dica:
"c'est trop encre d'etre française!".

per una polisemia dei soprannomi

domenica, aprile 06, 2008

data la pressante richiesta di esprimere un parere sul sondaggio rigattieri che spopola in interne
mi vedo costretto a rompere il mio ostinato e duraturo silenzio sul blogghe, da alcuni considerato vergognoso, indegno e individualista.
davanti all'occhio interno della coscienza ho sempre giustificato la mia non-presenza in questo luogo che dovrebbe essere anche mio con la paura di essere infettato da quel morbo che, a buon diritto, può essere considerato una delle peggiori piaghe contemporanee: la internettite acuta, meglio conosciuta come "internet dipendenza".
riconosco che una paura di questo genere possa sembrare pura paranoia di stampo nickiaco, tuttavia non è così. io ho la fortuna-sfortuna di vivere a stretto contatto con un individuo malato di internettite, e vi assicuro che non è una bella storia...interne è totalizzante, ti monopolizza, e in questo modo smette di agire per la vita, anzi blocca la vita, la uccide. chi ha letto nietzsche può capire (io ovviamente non l'ho letto ma proprio per questo motivo ne parlo, in ossequio al principio cardine del pensiero ferariano).
detto questo, veniamo al nocciolo della questione.
prima di tutto vorrei sottolineare la faziosità con cui è stato progettato questo sondaggio: la domanda posta agli intervistati contiene già una delle possibili risposte, la quale, guarda caso, rappresenta il punto di vista del promotore del sondaggio stesso.. VERGOGNA!!!
inoltre ho provato più volte ad esprimere il mio voto e sono stato ripetutamente censurato: come ci insegna berlusca i brogli elettorali sono sempre in agguato, almeno quando si perde.
la mia anglofilia mi porterebbe a schierarmi con "betty" forever,
tuttavia la semplicità e l'immediatezza di "betti" mi affascinano moltissimo.
che dire..è una vexata quaestio.
forse l'unica risposta possibile è quella di non rispondere, di lasciare che ognuno esprima se stesso scegliendo di volta in volta "betty" o "betti".
forse questo è l'unico modo per salvare la ricchezza semantica di un soprannome la cui origine, badate bene, si perde nella notte dei tempi della vita liceale palermitana.
per tanto, invito tutti quanti a smettere di analizzare questioni tanto importanti in termini di "giusto" o "sbagliato", "coretto" e "scoretto" e ad apprezzare la polisemia insita in tale sopranome.