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L'infiltrato

venerdì, ottobre 08, 2010



Headline news:
Ignoto viareggino si introduce alla Mondadori a Segrate

Oggi, venerdì 8 ottobre, la sicurezza di Palazzo Mondadori a Segrate è entrata in fibrillazione. 

Dalle prime ricostruzioni pare che una persona non identificata abbia passato le maglie dei controlli all’ingresso. Secondo fonti attendibili, dovrebbe trattarsi di un individuo di nazionalità viareggina. Ignote al momento le reali intenzioni dell’infiltrato. 

(r)i gatti ruzzi XIII - L'ipotesi pasoliniana

lunedì, luglio 05, 2010


Io so.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato “mondiale”.
Io so i nomi dei mandanti occulti delle sue partite.
Perché sono un inellettuale, abituato a unire fili che sembrano lontani e irrelati, perché il mio mestiere è ristabilire la logica dove sembra dominare l’arbitr(i)o, perché sono fichissimo, eccetera.
Ad ogni modo: io so chi vincerà i mondiali (ora che è uscito il Brasile), e siccome sono più coraggioso di Pier Paolo, io ve lo dico pure, chi vince i mondiali. “Certo”, direte, “ce lo potevi dire pure prima, così giocavamo alla Snai e con la vincita compravamo la sede storica di Viarigattieri”. “Vero”, vi risponderei, e poi cambierei argomento. Anzi, lancerei la bomba:

I mondiali li vince la Germania, per via della Grecia.

E che Amicofranci mi perdoni.
Comunque vorrei, prima di esporre l’inoppugnabile dimostrazione (che molti lettori certo hanno già sentito e issofatto condiviso), mostrare i miei titoli: avevo previsto la vittoria del 2002 del Brasile (facile) e la vittoria del 2006 dell’Italia (molto difficile). Dell’ultima possono testimoniare gli stessi lettori che già conoscono l’inoppugnabile dimostrazione (e issofatto la condividono), e potrei perfino mostrare il messaggio che mi mandò la mamma dopo la finale: “La tua teoria mi aveva convinto fin da subito”. (quel messaggio però non esiste più, ahimé, perché a meno di mezz’ora dal suo arrivo, l’ignaro sottoscritto si gettava in una fontana in preda ai festeggiamenti, con tanto di cellulare in tasca – riposi in pace, quell’unico Samsung della mia vita, nuovissimo).

La teoria è quella che segue, semplice e letale, e si chiama, come la maggior parte delle teorie, teoria del complotto:
dice così: “I mondiali vengono attribuiti a tavolino da un apposito organo dell’ONU, e sempre per questioni politiche. Se qualche stato ha bisogno di una mano, allora l’USOPAM,OC (Ufficio Segreto dell’Onu Per l’Assegnazione dei Mondiali, Ovviamente di Calcio) gli fa vincere il mondiale”.
A conferma dell’efficacia della teoria ecco come si sono assegnati i mondiali da quando sono nato io.
1982: Italia; l'unica via per porre fine agli anni di piombo e alle stragi sembra sia quella di affogarli nel clamore dei claxon dei mondiali. Dalla vittoria del mondiale tutti si vogliono bene e perfino lo stato la fa finita di far saltare per aria la gente.
1986: Argentina. Dopo la disastrosa guerra delle Falkland (1982) e il pregevole ritorno della democrazia, si decide da un lato di risarcire e dall’altro di premiare la nazionale bianco-celeste, che tra l’altro, si dice, cià pure un giocatore niente male.
1990: Germania. Il nesso tra caduta del muro, unificazione della Germania e vittoria dei mondiali è fin troppo evidente. «Se vuoi unire un popolo, vinci i mondiali», dichiarò a Die Zeit il cancelliere Helmut Kohl, e poi chiosò profetico: «Se al tempo di Cavour ci fossero stati i mondiali, oggi non ci sarebbe Bossi».
2006: Italia. Piegato dallo scandalo di calciopoli, i membri dell’USOPAM,OC si rendono conto che lo sport principe nella gestione dei rapporti internazionali rischia di smerdarsi, e per coprire le polemiche regalano il mondiale all’Italia, organizzando perfino corsi intensivi per insegnare a Grosso a giocare a calcio, e a Materazzi l’espressione “la maiala di tu’ ma’” in algerino.
1994, 1998, 2002: quando non succede niente di rilevante, il mondiale lo vince il Brasile, che è più forte (dal che si deduce che Felipe Melo è un infiltrato). Conosco le due obiezioni possibili: nel 2001 c’erano state le torri gemelle, e dunque potevano far vincere gli Stati Uniti (magari in una trionfale finale contro l’Atletico Bin Laden), ma il punto è che nessuno, negli Stati Uniti, se ne sarebbe accorto. Il 1998 invece è un caso a sé, in quanto la Francia contravvenne alle regole esplicite, battendo in finale un Brasile già deputato alla vittoria. Le motivazioni del governo francese all’USOPAM,OC furono le seguenti: (a) “i brasiliani non si reggevano in piedi durante la partita (probabilmente in ragione delle notti sregolate a cui si erano abbandonati, quei terzomondisti)” e (b) “siamo francesi, col cazzo che facciamo vincere qualcun altro a casa nostra”.
2010: Germania; la crisi della Grecia, salvata in extremis dal governo tedesco (che sennò affondavano pure le banche teutoni, e dunque la Germania e poi tutta l’Europa, e poi il mondo), ha portato alla ribalta un problema centrale, così riassunto da un sempre spiritoso Helmut Kohl: “Occhio che vi teniamo tutti per i maroni”.



A margine, un doveroso aggiornamento da Pyongyang.
Dopo essersi costituiti Provincia Semiautonoma d’Oltremare dell’Argentina, allo scopo di vincere i mondiali, e dopo che pure l’Argentina è stata presa a pallonate dai campioni del mondo entranti, i coreani rossi hanno avuto una nuova crisi intestina.
La nuova risoluzione, presentata all’ONU nella tarda nottata di sabato, è la seguente:
“In tutta la nostra gloriosa storia, non ricordiamo di avere mai partecipato a un mondiale di calcio. Anzi, se proprio la dobbiamo dire tutta, a noi il calcio ci ha sempre fatto schifo: a noi ci garba il Ping Pong”.

(r)i gatti ruzzi V - L'ipotesi leninista

martedì, giugno 22, 2010








(L’ultima volta che ho scritto un post, ho ucciso Saramago. Ecco, io non vorrei uccidere Iaquinta, dedicandogli questo post, veramente non vorrei, lui e il suo simpatico naso a vuvuzela campino pure altri trecent’anni, ma mi piacerebbe trasmettergli almeno un forte giramento di testa, in prossimità della ventura – e verosimilmente definitiva –  discesa in campo).

E ora passiamo alle cose serie: parliamo di me.

Il mio problema è il seguente, e mi perdonino gli italici Mani: io, a questo mondiale, non riesco ad appassionarmi.
Sarà che non seguo il calcio dai tempi del liceo, e che ormai la mia conoscenza del medesimo si è ridotta a quella di una ragazza media italiana (“Dai! Hai visto? De Rossi si è fatto crescere la barba!” seguono discussioni se stava meglio prima o ora).
Sarà che questa Italia operaia non dà scampo, non ti lascia neanche il più piccolo spazio per sognare (insomma, ai mondiali del ’94, la glaciale nazionale di Sacchi lasciava almeno invocare Zola – poi Zola fu messo in campo, e quattro minuti dopo fu espulso, ma era il margine onirico che contava, la possibilità dell’interstizio utopico in cui si inseriva la speranza: “Ora arriva il genio e ci salva”; ai mondiali del ’98, i mondiali del catenaccio, del 5-5-0, almeno sognavamo che arrivasse Baggio, dribblasse tutti e facesse duecento gol; al mondiale del 2002 non so, il liceo era già finito).
Sarà che Lippi ci è crollato nel gradimento dopo la sviolinata all’erede al trono piemontese.
Sarà che ho scoperto che nella mia ex casa parigina ci sono i topi, e forse c’erano anche quando ci stavo io.
Sarà che, diciamolo senza paura, i mondiali andrebbero giocati d’estate (e non mi riferisco solo alla stramba questione degli emisferi).
Ma la risposta più profonda – come ogni risposta più profonda – riguarda l’Inter. Il fatto è che noi interisti siamo sazi, mi sono risposto in un primo momento. Oltre all’ultimo mondiale, abbiamo vinto gli ultimi cinque scudetti, quest’anno abbiamo fatto la triplete e siamo maestosamente campioni d’Europa. Abbiamo vinto tutto, sconfitto tutti, banchettato sui cadaveri più eccellenti d’Europa: non potremmo chiedere di più.
Ma sbagliavo. O meglio: la questione era un’altra.
La FC Internazionale di Milano ci ha insegnato qualcosa di più profondo, cui non ci sentivamo legati dai tempi di Lenin e di Turati: ci ha insegnato a divenire come lei, ci ha insegnato l’internazionalismo, il divenire-Internazionale. E mentre gli altri ci deridevano da destra, ché nell’Inter non c’era un solo italiano, noi li guardavamo sgomenti: veramente non si rendono conto che, con la Cenzion Lig all’Inter, è cambiato tutto? Veramente non sanno che è morto dio, e che la suddivisione in nazioni, che il mondiale contribuisce a confermare e corroborare, è un modo per innalzare barriere nel proletariato? Veramente ignorano che noi a Balotelli gli vogliamo bene come se fosse italiano? Veramente non si accorgono che Zanetti è in Italia da più tempo di Renzo Bossi (e comunque parla l’italiano meglio di lui)? Veramente non sanno che la vera squadra è quella che non conosce legami di sangue, di stirpe, di lignaggio, di territorio, quella variopinta, eterogenea, al di là delle nazioni, che si riunisce intorno a un forte legame di amicizia, a un obiettivo comune, a un condottiero rivolto all'avvenire e a una montagna di miliardi graziosamente elargiti da Moratti?

Le risposte, cari miei sinistroidi, non stanno nel timido operaismo riformista à la Lippi, ma nel leninismo internazionalista à la Mou.
Ed è questo scarto a sinistra che mostra chiaramente come il vero vincitore morale del Ruzzino sarà quell’Enzomma che senza paura viaggia, in direzione ostinata e contraria, verso la Rivoluzione.



(Per finire una doverosa cronaca, sulle vicende che hanno seguito la schiacciante vittoria per sette a zero del Portogallo sulla Corea del Nord, la cui popolazione per tradizione digerisce serenamente le sconfitte.
Ore 16. Dopo l’umiliazione, il governo di Pyongyang vota all’unanimità per utilizzare il dispositivo nucleare “Fine di mondo”.
Ore 16.53. Il governo di Pyongyang scopre che il dispositivo “Fine di mondo”, dono dell’ex Unione Sovietica, è in realtà un tostapane.
Ore 17.45. Dopo una lauta merenda a base di pane tostato e marmellata di dissidente, il governo di Pyongyang ripiega sull'utilizzo del dispositivo “Fine di Portogallo” per sbriciolare l’inutile appendice iberica.
Ore 17.57. Il governo di Pyongyang realizza che non esiste nessun dispositivo “Fine di Portogallo”, e che soprattutto, da quando hanno fatto le nuove cartine geografiche revisionate dal Partito, in cui compaiono solo Corea del Nord, Cina e Cuba, nessuno ha più idea di dove sia il Portogallo.
Ore 20. Dopo un consiglio dei ministri tesissimo, il governo di Pyongyang opta per un Harakiri di massa, e recapita in casa di ogni cittadino una sciabola. L’Harakiri è previsto per le ore 24.
Ore 23.45. Un alto funzionario del governo di Pyongyang ha un’illuminazione, e sventa il temibile Harakiri collettivo.
Ore 23.55. Il governo di Pyongyang invia all’Onu la risoluzione per cui la Corea del Nord si costituisce Provincia Semiautonoma d’Oltremare dell’Argentina, scelta che le permetterà di vincere i mondiali, in culo al Portogallo.)

Yoga

venerdì, agosto 10, 2007

Ogni tanto noi rigattieri amiamo condividere con voi alcuni brani musicali, spezzoni di film, o piccoli testi letterari che ci piacciono, che ci hanno colpito, e così via. Questa volta si tratta di una vera e propria folgorazione. La poesia che vogliamo regalarvi oggi è particolarmente illuminante, sagace, sbarluccicante oseremmo dire (quasi anodina). E' opera di un autore contemporaneo che bazzica i nostri lidi, che avete conosciuto in questo blog con uno pseudonimo che non intendiamo ripetere. Oggi lo trattiamo da poeta, qual è. E il poeta Dario Ferrari ha creato quest'opera immortale che supera in letterarietà ogni altro scrittorucolo che egli stesso può prendere a modello, e avrà ragione dei tempi e dei luoghi, nei secoli dei secoli. Essa è tutelata dal diritto d'autore, essendo già stata pubblicata in un libro che potrete trovare nelle migliori edicole librerie supermercati aeroporti aree di servizio caffé letterari carnezzerie farmacie e parafarmacie d'Europa. Per noi, qui, vige il copyleft viarigattieri productions ®, poiché questi versi sono nati proprio fra le nostre quattro mura. Che essa possa diffondersi, dunque, purché nessuno se ne appropri, e ricordi sempre, con essa, l'imperituro nome dell'Autore suo.


POESIA



YOGA


Anelo il Nirvana

in posizione audace

sul tappetino rosso.


In posizione estrema

col rischio sottile

di catarsi addosso.



Dario Ferrari, Viareggio 2007


Un viareggino a Palermo

martedì, agosto 02, 2005



...giusto il tempo di un bagno nelle acque purificatrici del golfo di Mondello, alle spalle di quel San Bernardo accucciato che è il più bel promontorio del mondo (Goethe), e poi via, chioma al vento e culo mezzo, come solo lui poteva fare...come dire: breve, ma intenso...