(L’ultima volta che ho scritto un post, ho ucciso Saramago. Ecco, io non vorrei uccidere Iaquinta, dedicandogli questo post, veramente non vorrei, lui e il suo simpatico naso a vuvuzela campino pure altri trecent’anni, ma mi piacerebbe trasmettergli almeno un forte giramento di testa, in prossimità della ventura – e verosimilmente definitiva – discesa in campo).
E ora passiamo alle cose serie: parliamo di me.
Il mio problema è il seguente, e mi perdonino gli italici Mani: io, a questo mondiale, non riesco ad appassionarmi.
Sarà che non seguo il calcio dai tempi del liceo, e che ormai la mia conoscenza del medesimo si è ridotta a quella di una ragazza media italiana (“Dai! Hai visto? De Rossi si è fatto crescere la barba!” seguono discussioni se stava meglio prima o ora).
Sarà che questa Italia operaia non dà scampo, non ti lascia neanche il più piccolo spazio per sognare (insomma, ai mondiali del ’94, la glaciale nazionale di Sacchi lasciava almeno invocare Zola – poi Zola fu messo in campo, e quattro minuti dopo fu espulso, ma era il margine onirico che contava, la possibilità dell’interstizio utopico in cui si inseriva la speranza: “Ora arriva il genio e ci salva”; ai mondiali del ’98, i mondiali del catenaccio, del 5-5-0, almeno sognavamo che arrivasse Baggio, dribblasse tutti e facesse duecento gol; al mondiale del 2002 non so, il liceo era già finito).
Sarà che Lippi ci è crollato nel gradimento dopo la sviolinata all’erede al trono piemontese.
Sarà che ho scoperto che nella mia ex casa parigina ci sono i topi, e forse c’erano anche quando ci stavo io.
Sarà che, diciamolo senza paura, i mondiali andrebbero giocati d’estate (e non mi riferisco solo alla stramba questione degli emisferi).
Ma la risposta più profonda – come ogni risposta più profonda – riguarda l’Inter. Il fatto è che noi interisti siamo sazi, mi sono risposto in un primo momento. Oltre all’ultimo mondiale, abbiamo vinto gli ultimi cinque scudetti, quest’anno abbiamo fatto la triplete e siamo maestosamente campioni d’Europa. Abbiamo vinto tutto, sconfitto tutti, banchettato sui cadaveri più eccellenti d’Europa: non potremmo chiedere di più.
Ma sbagliavo. O meglio: la questione era un’altra.
La FC Internazionale di Milano ci ha insegnato qualcosa di più profondo, cui non ci sentivamo legati dai tempi di Lenin e di Turati: ci ha insegnato a divenire come lei, ci ha insegnato l’internazionalismo, il divenire-Internazionale. E mentre gli altri ci deridevano da destra, ché nell’Inter non c’era un solo italiano, noi li guardavamo sgomenti: veramente non si rendono conto che, con la Cenzion Lig all’Inter, è cambiato tutto? Veramente non sanno che è morto dio, e che la suddivisione in nazioni, che il mondiale contribuisce a confermare e corroborare, è un modo per innalzare barriere nel proletariato? Veramente ignorano che noi a Balotelli gli vogliamo bene come se fosse italiano? Veramente non si accorgono che Zanetti è in Italia da più tempo di Renzo Bossi (e comunque parla l’italiano meglio di lui)? Veramente non sanno che la vera squadra è quella che non conosce legami di sangue, di stirpe, di lignaggio, di territorio, quella variopinta, eterogenea, al di là delle nazioni, che si riunisce intorno a un forte legame di amicizia, a un obiettivo comune, a un condottiero rivolto all'avvenire e a una montagna di miliardi graziosamente elargiti da Moratti?
Le risposte, cari miei sinistroidi, non stanno nel timido operaismo riformista à la Lippi, ma nel leninismo internazionalista à la Mou.
Ed è questo scarto a sinistra che mostra chiaramente come il vero vincitore morale del Ruzzino sarà quell’Enzomma che senza paura viaggia, in direzione ostinata e contraria, verso la Rivoluzione.
(Per finire una doverosa cronaca, sulle vicende che hanno seguito la schiacciante vittoria per sette a zero del Portogallo sulla Corea del Nord, la cui popolazione per tradizione digerisce serenamente le sconfitte.
Ore 16. Dopo l’umiliazione, il governo di Pyongyang vota all’unanimità per utilizzare il dispositivo nucleare “Fine di mondo”.
Ore 16.53. Il governo di Pyongyang scopre che il dispositivo “Fine di mondo”, dono dell’ex Unione Sovietica, è in realtà un tostapane.
Ore 17.45. Dopo una lauta merenda a base di pane tostato e marmellata di dissidente, il governo di Pyongyang ripiega sull'utilizzo del dispositivo “Fine di Portogallo” per sbriciolare l’inutile appendice iberica.
Ore 17.57. Il governo di Pyongyang realizza che non esiste nessun dispositivo “Fine di Portogallo”, e che soprattutto, da quando hanno fatto le nuove cartine geografiche revisionate dal Partito, in cui compaiono solo Corea del Nord, Cina e Cuba, nessuno ha più idea di dove sia il Portogallo.
Ore 20. Dopo un consiglio dei ministri tesissimo, il governo di Pyongyang opta per un Harakiri di massa, e recapita in casa di ogni cittadino una sciabola. L’Harakiri è previsto per le ore 24.
Ore 23.45. Un alto funzionario del governo di Pyongyang ha un’illuminazione, e sventa il temibile Harakiri collettivo.
Ore 23.55. Il governo di Pyongyang invia all’Onu la risoluzione per cui la Corea del Nord si costituisce Provincia Semiautonoma d’Oltremare dell’Argentina, scelta che le permetterà di vincere i mondiali, in culo al Portogallo.)