NRC XVIII – Tinker, Tailor, Soldier, Spy
mercoledì, gennaio 04, 2012
Bisognerebbe aprire una rubrica solo per "me, il Capo e le nostre incomprensioni cinematografiche". Esistono dei muri invalicabili, tra lui e il sottoscritto, che riguardano proprio le reazioni di gusto, immediate, di fronte a certi film. Comunque, il Capo ed io non vediamo più tanti film insieme (purtroppo) e in fondo quando si parla di cose viste in parallelo, ma a distanza geografica, non arriviamo mai allo scontro. Che volete, ormai ci sopportiamo.
È il caso del presente film, visto insieme a Venezia.
Al termine della proiezione, io ero entusiasta, non stavo più nella pelle, volevo persino telefonare a mia madre per raccontarglielo. Il Capo invece mi si avvicina e mi dice: “Adesso me lo spieghi, perché io non ci ho capito un cxxxo…”
Benissimo. Però, questa volta, vorrei davvero spezzare una lancia in favore del Capo. Il film del regista svedese Tomas Alfredson presenta un grado notevole di difficoltà. In primo luogo, vi deve piacere Le Carrè e, in particolare, il suo romanzo più bello e struggente (titolo tradotto in italiano con La talpa). In secondo luogo, vi deve piacere la materia: gli incomprensibili giochi di spie all’epoca della guerra fredda. E, terzo, dovete rassegnarvi e farvi guidare dall’andamento sinuoso della storia, tutta implicita, ellittica, senza riflettere troppo sulle assai numerose tessere del mosaico (che tutte, alla fine, si incastreranno alla perfezione: non c’è una scena di troppo).
E nonostante la mediazione non semplicissima dal romanzo allo schermo, il film non solo riesce a ricostruire filologicamente la complicatissima trama, ma persino a restituire a me, lettore, il piacere tratto a suo tempo dalla pagina scritta (e su come un film possa riprodurre e condensare il piacere di una narrazione scritta bisognerebbe scriverci un saggio… ma lasciamo stare). Le battute, gli interni decadenti e fumosi, addirittura il viso di Smiley/Gary Oldman, tutto corrisponde magnificamente alla pagina scritta. Eppure, e qui sta il bello, potete vedere il film tranquillamente come opera autonoma, così solida è la sua struttura; così unica è l’identità complessiva delle immagini. Il succo della storia, infine, non è per nulla arcano: siamo dinanzi alla resa dei conti, a lungo rimandata, sopita, per un inganno patito nel corso di una vita intera.
2011
sabato, dicembre 31, 2011
Signori.
Chi vi parla è lo spread.
Lo sappiamo, quest'anno non ha colmato le vostre aspettative.
Molti di voi sono arrabbiati. Infuriati, persino.
Così è stato, che altro dire. Possiamo solo impegnarci perché le cose migliorino.
L'anno prossimo andrà meglio. Lo sappiamo.
Qualcuno dice che sarà l'anno della fine del mondo.
Altri dicono che sarà l'anno della crisi globale, molto peggio di questa.
Io penso che sarà l'anno in cui getteremo basi importanti per il futuro.
Non credo che sarà l'anno del riconoscimento economico.
No, non lo credo.
Credo però che sarà l'anno del lavoro, e l'anno del lavoro lascia ben sperare per l'anno dopo.
O per quello dopo. O per quello dopo ancora.
Così è, non abbiamo molto altro se non le nostre forze.
Trattasi di sfruttarle.
Voi cosa pensate di questo e di quello nuovo?
Questo 2012 ci porterà lontano?
Non solo pugnette...
mercoledì, dicembre 21, 2011
Grazie al buon pensiero della Mheo (o Meho?)
i Rigattieri possono augurarvi un Buon Natale
così...
Il catalogo è questo
sabato, dicembre 17, 2011
PRIMI:
lasagne vegetariane
pasta col ragù
borda (tino)
SECONDI
focaccia pugliese con salsine
due torte salate
spincione
patate col forno
TERZI
una torta
un'altra torta
dolcetti piccoli, cioccolatosi e ipercalorici
QUARTI
una bottiglia di vino
un'altra bottiglia di vino
e il pane? (direbbero Straub e Huillet). e il resto? e le posate, i bicchieri, ecc?
Indecisi, inseritevi in questo elenco e manifestatevi! Il luogo dell'appuntamento è NW, via di Pratale 48a, dalle 13.
lasagne vegetariane
pasta col ragù
borda (tino)
SECONDI
focaccia pugliese con salsine
due torte salate
spincione
patate col forno
TERZI
una torta
un'altra torta
dolcetti piccoli, cioccolatosi e ipercalorici
QUARTI
una bottiglia di vino
un'altra bottiglia di vino
e il pane? (direbbero Straub e Huillet). e il resto? e le posate, i bicchieri, ecc?
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la lotta
martedì, dicembre 13, 2011
Dal mese in cui ho finito il dottorato (marzo 2011), si sono susseguiti una serie di tentativi per capire come riuscire a campare. Vorrei precisare che sono stati mesi in cui non c'è stato un attimo di pausa, tra le varie attività che uno fa o prova a fare (per lo più gratuite). Sul mio desktop la cartella "tentativi di lavoro" si va ingrossando. Nel frattempo, è abbastanza normale, colleziono rifiuti. Così, anche per controbilanciare l'idea che noi gggiovani non facciamo niente per uscire da questo stato di nulla che ci hanno costruito attorno, metto qui una serie di tentativi andati a male (ognuno potrà continuare coi suoi nei commenti). Secondo me ogni 10 poi almeno uno va bene, no?
- programmatore di cinema d'essai: eliminato
- responsabile attività culturali di un importante centro culturale: convocato a colloquio, eliminato.
- assegno di ricerca: fatto fuori, ripescato, complimentato, eliminato.
- borsa di studio per proposta di ricerca: non selezionato.
- docente di italiano come lingua straniera all'università: compatito, eliminato.
- "mediatore culturale" in un museo di arte contemporanea (stage gratuito): "ma lei perché è venuto?"
- docente di italiano come lingua straniera all'università: compatito, eliminato.
- "mediatore culturale" in un museo di arte contemporanea (stage gratuito): "ma lei perché è venuto?"
- supplenze a scuola: in graduatoria, nel 2099 forse mi danno una supplenza.
- cameriere in un ristorante: giornata di prova, 25 euro di stipendio per 8 ore di lavoro, scarafaggi, massacro. Mi elimino, perché rifiuto l'idea di condizioni inumane di lavoro. (Ma mi eliminano anche loro).
- collaborazioni con giornali e/o riviste: continuano, ma non portano soldi.
- collaborazioni con case editrici: varie risposte di vari editori, telefonate addirittura, tanti complimenti, ma sa c'è la crisi, fossimo stati 10 anni fa.
- altre cose varie che continuano: ma non portano soldi.
Al momento sono ancora in attesa di rifiuto per un contratto part-time di collaborazione con un'associazione. La lotta continua.
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A proposito di mangiare
martedì, novembre 29, 2011
Visto che - come certo immaginate - le offerte di lavoro in seguito al post precedente stanno fioccando, e visto che ci avviciniamo a un periodo clou della nostra esistenza di rigattieri, coglierei l'occasione per pubblicare il bando pubblico per una selezione a settimo pranzo di natale di via rigattieri (il terzo o quarto in trasferta, et pour cause). Sarà un pranzo parco, per rispettare le nostre tasche (nonostante le numerose offerte di lavoro, come certo immaginate, dovute al post precedente), ma un pranzo di natale a tutti gli effetti. Il che significa che questa vale come convocazione vera e propria e ufficiale, a tutti i rigattieri sparsi per l'Italia e a tutti quelli che sono a Pisa e dintorni. Mi raccomando: in tempi di crisi dobbiamo farci forza e unire le pance (nonostante le offerte... post precedente). La data prescelta è dunque quella di SABATO 17 DICEMBRE DOMENICA 18 DICEMBRE, intorno alle ore 13.30 abbondanti, in un luogo che noi conosciamo ma che costituisce la sorpresa maxima, e che quindi per adesso non riveliamo. Come sempre, i commenti servono ad aderire e a definire il menu. Per quanto ci riguarda, visti i numerosi contratti di lavoro che hanno fatto seguito al post precedente, noi portiamo la tovaglia.
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ADOTTA UN FILOSOFO
domenica, novembre 20, 2011
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Il partito ombra
mercoledì, novembre 16, 2011
In questi giorni cruciali per il paese un'immagine mi disturba su tutte, quella di Bersani che brinda e stappa lo spumante, dichiarando addirittura «Anche io ho dato il mio contributo per mandare a casa Berlusconi. Alle primarie avevo detto che il più antiberlusconiano di tutti sarebbe stato quello che lo avrebbe mandato a casa. Non mi riferivo alla persona, ma al mio partito. Ed è stato il Pd che lo ha mandato a casa». Il problema non è tanto quello che dice Bersani, ma il fatto che lui ci creda veramente.
Oltre a una notevole caduta di stile questo gesto tradisce anche l'incapacità dei vertici PD che effettivamente brancolano nel buio, ossia nell'ombra a occhi quasi chiusi, ma non del tutto. Come i miopi che hanno la presunzione di vedere e invece non sia accorgono delle cose lontane. Andiamo con ordine. Primo non c'è molto da festeggiare, perché la situazione dell'Italia e dell'Europa è seria. Secondo, se il PD ha mandato a casa Silvio, allora noi siamo gli apostoli dell'ultima cena (per me, vorrei fare Giuda). E poi questa ostinazione del PD nell'opporsi ai politici nel nuovo governo è sintomo del fatto che non sono in grado di prendersi alcuna responsabilità.
Abbiamo scritto in passato sugli errori del PD e di Veltroni (avete visto Ballarò lo mandano ancora in giro dopo l'Africa). E abbiamo detto dell'aborto che il PD stesso rappresenta. Ma capiamo solo ora il senso di quella famosa sparata del 2008: non si trattava di fare un governo ombra, ma un partito ombra, ossia un partito nell'ombra e dell'ombra. Un segretario in ombra che viene manovrato da personaggi che operano nell'ombra e contrastato da altri che cercano di uscire dall'ombra.
Caro signor Bersani, per quanto la cosa possa interessanle, Lei ha perso un voto con il suo stupido gesto (e con il discorso di franceschini, direi) per lei stesso e per il suo partito. Non solo, lei ha involontariamente corroborato la tesi secondo cui l'antiberlusconismo del suo partito è in realtà berlusconismo puro. Ossia che il suo partito ha veramente pochi argomenti e, sicuramente, poco stile.
Risultato: Io domani mi farei la tessera del PD con l'intenzione di distruggerlo dal di dentro.
Che poi qualcuno dovrebbe spiegarmi chi fu quel genio o quella mandria di genii americani (sempre loro) che decisero di abbandonare definitivamente la base aurea...
Che poi qualcuno dovrebbe spiegarmi chi fu quel genio o quella mandria di genii americani (sempre loro) che decisero di abbandonare definitivamente la base aurea...
La rassegna stampa di Greg I
sabato, novembre 12, 2011
Il Giornale: «SuperMario entra nella casta e si assicura 25mila euro al mese». Quanto valgono poco, questi del giornale, associano il nome di monti a quello di balotelli e poi dicono che entra nella casta. Invece, prima di diventare senatore monti campava con 15 euro al mese, ne siamo sicuri. Come del resto fa sallusti o comunque si chiami quell'individuo infausto che affolla i salotti televisivi.
Quella bella cima di Belpietro dice: «Colpetto di Stato» e forse si confonde con i colpetti da tergo che Silvio dava a quelle che ora vengono definite le sue orfannelle. M a perché non ci posso andare lo stesso, e forse più libere, a fare quello che facevano? Poi Libero dice che se ne deve andare anche Fini e su questo hanno ragione. Ma io aggiungerei se ne devono andare tutti. Perché non ci diciamo che il governo monti può durare fino alla fine della legislatura e che sarebbe una buona occasione per fare pulizia. Una bella purga, da quelli che hanno distrutto la sinistra (d'alema e veltroni) a quelli che hanno distrutto il paese (silvio e servi vari di prima e di dopo) a quelli che hanno distrutto l'italiano (come di pietro).
«Il Pdl è diviso e frena sul governo Monti. L’ipotesi di proporre Alfano o Dini come premier. Appello di Napolitano: condivisione» titola il Corriere. Ora, quando si accorgeranno che PDL e PD non sono mai esistiti? Il primo e la creazione mediatica e pubblicitaria di un unico uomo (avrebbero gasparri e quagliacoso fatto carriera altrimenti?). Il secondo è l'aborto di un uomo senza idee e con poca fantasia (ma non se ne doveva andare in africa per sempre?). Poi proporre Dini, uno che ha fatto i suoi porci comodi in questo paese, mi pare veramente un insulto. Proporre alfano una barzelletta. Ci vogliono far ridere, visto che fin ora ci hanno fatto piangere.
Quella bella cima di Belpietro dice: «Colpetto di Stato» e forse si confonde con i colpetti da tergo che Silvio dava a quelle che ora vengono definite le sue orfannelle. M a perché non ci posso andare lo stesso, e forse più libere, a fare quello che facevano? Poi Libero dice che se ne deve andare anche Fini e su questo hanno ragione. Ma io aggiungerei se ne devono andare tutti. Perché non ci diciamo che il governo monti può durare fino alla fine della legislatura e che sarebbe una buona occasione per fare pulizia. Una bella purga, da quelli che hanno distrutto la sinistra (d'alema e veltroni) a quelli che hanno distrutto il paese (silvio e servi vari di prima e di dopo) a quelli che hanno distrutto l'italiano (come di pietro).
«Il Pdl è diviso e frena sul governo Monti. L’ipotesi di proporre Alfano o Dini come premier. Appello di Napolitano: condivisione» titola il Corriere. Ora, quando si accorgeranno che PDL e PD non sono mai esistiti? Il primo e la creazione mediatica e pubblicitaria di un unico uomo (avrebbero gasparri e quagliacoso fatto carriera altrimenti?). Il secondo è l'aborto di un uomo senza idee e con poca fantasia (ma non se ne doveva andare in africa per sempre?). Poi proporre Dini, uno che ha fatto i suoi porci comodi in questo paese, mi pare veramente un insulto. Proporre alfano una barzelletta. Ci vogliono far ridere, visto che fin ora ci hanno fatto piangere.
ore calde
lunedì, novembre 07, 2011
Ho sentito il pacchione dire che si dimette. Ho come l'impressione di non starmi adeguatamente godendo questi momenti. (Ho come l'impressione che ci sia poco di che godere, ma comunque). Però se si dimette, se cade, se casca, stavolta sembra difficile che possa in qualche modo ritornare. Quindi sarebbero momenti storici. E io li vivo da via S. Agata alla Guilla, in una casa ancora vuota, in un momento di grandi mutazioni (come sempre negli ultimi anni). Come racconteremo questi momenti? Come racconteremo questi anni? La mia prof. di spagnolo mi disse - e lo ricorderò sempre - della bottiglia di champagne stappata alla morte di Franco. Della caduta di Craxi ci si ricorda ancora, bambini, con quelle immagini delle monetine davanti a un albergo romano. Come vivremo queste ore? Che immagini le vedranno protagoniste? Che cosa staremo facendo? Dove saremo? Rigattieri, a raccolta per la storia! Ma soprattutto: ci credete davvero che casca? Dice che la goccia che ha fatto traboccare il vaso è il passaggio di Gabriella Carlucci all'UDC. Siamo messi bene.
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Exit
lunedì, ottobre 31, 2011
Benvenuto al capolinea, caro il mio contrattista a progetto. Così pensavo, riferendomi al (professionalmente parlando) vecchio me stesso, mentre lasciavo la Cattedrale di vetro e acciaio un venerdì sera di metà ottobre. In servizio fino all’ultimo e uscita per ultimo. Quasi dovessi chiudere senza altri testimoni tre anni vissuti intensamente, e pericolosamente. Vissuti un po’ al margine del Potere. Osservato abbastanza vicino da restarne segnato ma non così tanto da esserne coinvolto in prima persona.
È un po’ la condanna/fortuna di chi ha un co.co.pro.: ti fanno lavorare come un mulo, con un sacco di responsabilità che manco un dirigente, ma poi, per fortuna, sei sufficientemente invisibile da non riportare marchi sulla pelle. Un giorno sei qui, domani basta, hai finito. La mia condizione nella Cattedrale era piuttosto anonima, in fondo: il mio indirizzo mail era una parola neutra, seguita da un numero. Se ci fosse stato il mio nome, nella casella mail, voleva dire che esistevo a tutti gli effetti: e questo, diciamocelo, non era consentito.
E restando in materia di edifici ecclesiastici, debbo constatare ironicamente che la mia nuova avventura comincia dalle finestre a feritoia di un Monastero… Ma questa è ancora un’altra storia. Alla prossima.
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NRC XVI e NRC XVII - Tomboy & La pelle che abito
mercoledì, ottobre 26, 2011
Avvertenza: si pregano i rigattonauti di non leggere la seguente recensione senza aver visto il film di Almodòvar. Fatemelo proprio come favore personale. A me lo hanno spoilerato, e adesso non posso più guardare in faccia chi lo ha fatto. Sul serio, non leggete. Oppure scaricatevi prima una versione pirata del film.
Ora, la cosa che volevo dire è piuttosto semplice: Tomboy e La pelle che abito hanno più o meno lo stesso tema (approssimativamente, potremmo dire che trattano di un’ibridazione tra i generi[1]: una bambina che si finge bambino e un uomo che diventa donna). Tutta la differenza sta nel come: Céline Sciamma[2] tratta questo tema attraverso il più leggero dei giochi, dove tutto passa attraverso sguardi dolci, sorrisi infantili e gavettoni al parco; Almodòvar invece mette su un alambiccatissimo sistema di rapimenti, segregazioni, contaminazione di sangue umano con sangue suino, omicidi, suicidi (2 tentati e 2 riusciti, in tutto), ustioni totali con conseguenti mostri, stupri (2, o, a voler essere generosi, 1 e mezzo), macchine tedesche costosissime, oppio, quintali di coltelli, evirazioni, rapinatori travestiti da tigre che vengono chiamati Il Tigro. Per esempio, come in un B movie di fantascienza, a un certo punto Almodòvar tira fuori un dialogo molto brutto sulla «transgenesi» (qualsiasi cosa sia[3]); in tutto Tomboy dubito che si possa trovare una parola con più tre sillabe.
Ma non è solo questione di stile. Il problema più grosso è che Almodòvar risulta anche molto reazionario, a confronto della Sciamma[4]. Infatti, dove questa mostra una naturale porosità tra i generi, un’indiscernibilità di fatto (e il cervello dello spettatore deve fare a cazzotti con se stesso, per riattivare in continuazione le partizioni maschio/femmina consuete), quello mette su un meccanismo forzato e un po’ macchinoso, per dire che in fondo, nonostante tutto, alla fine il maschio resta maschio, il figlio figlio, la mamma mamma (e giù agnizioni e lacrime come se piovesse)[5].
[1] I numerosi rigattieri genderisti ci spiegheranno meglio nei commenti perché questa definizione è assolutamente inidonea, ma per il momento passi.
[2] E bulliamoci, già che ci siamo: io e il Capo, nel lontano 2007, le avevamo conferito il nostro primo premio al festival di Torino, alla Sciamma.
[3] Eh, amatissimo almodovino, non basta mettere un trans- da qualche parte per fare un capolavoro. (A volte però sì).
[4] Be’, sì, l’altro problema piuttosto rilevante è che la prima metà del film è di una goffaggine che fa quasi tenerezza.
[5] Ne La pelle che abito il tizio che viene rapito a metà del film si trasformerà nella tipa che vedete segregata all'inzio. Ve l’avevo promesso che ci sarebbero stati spoiler.
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NRC XV - This must be the place
lunedì, ottobre 17, 2011
This must be the dubbing, continuavo a ripetermi mentre cercavo di capire dove andasse a parare questo Forrest Gump travestito da Emo. Ma non era solo quello, e al cinquecentesimo carrello devo ammettere che cominciavo a spazientirmi. Continuavo a distrarmi dal filo della storia, e non riuscivo a non pensare che se fossi stato presente sul set non avrei resistito alla tentazione di prendere – bonariamente, s’intende – Sorrentino a bacchettate sul dorso delle mani, imprecandogli contro e dicendogli, per dio, di provare per un attimo a stare fermo con quella macchina da presa. Capisco l’estetica da presentazione da iPhoto, che anche a noi la prima volta che l’abbiamo scoperta anni fa ci sembrava fighissima, ma ora persino noi ci siamo anche un po’ rotti il cazzo. E poi pensavo anche che le musiche non andrebbero usate proprio a muzzo, e che per mettere oggi Iggy Pop in un film la cosa deve avere molto senso, e non essere usata in una scena dentro al cesso (sì, Trainspotting c’è già stato, quasi vent’anni fa). E poi mi interrogavo anche sul senso di alcune scene di passaggio, molto cool per carità, che però erano strane, tipo il pattinatore che cade, il bottiglione di birra, il caffè napoletano e anche i colori sparati, o quella scena della macchina che sembra presa da un film degli anni Settanta (una sola). E infine mi dicevo che tutto sommato meno male che ’sto film non l’ho proprio capito, perché se anche avessi intuito qualcosa a me ’sta storia del nazista che finisce nudo sulla neve mi sa che m’avrebbe proprio fatto incazzare.
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Cinemadagascar - Alla scoperta di Claude Le Monsieur
sabato, ottobre 15, 2011
Alcuni grandi autori sono al contempo motivo di stimolo e ragione di cruccio per gli appassionati e gli studiosi di cinema. Claude Le Monsieur, per molte ragioni, ne è il rappresentante per eccellenza. Figlio diretto della linea realista della settima arte, discepolo ideale di Jean Rouch da un lato e Pier Paolo Pasolini dall'altro, è uno dei pochi registi ad essere riuscito a combinare nella sua opera l'unione sempre sognata di documentario di creazione e finzione di realtà. I suoi film sono la rilettura poetica di 40 anni di storia del Madagascar, isola che diventa metafora del mondo intero e pietra di paragone delle evoluzioni della società contemporanea. Naturalmente le opere di Le Monsieur sono difficilissime da trovare, e ciò è dovuto senz'altro a ragioni economiche (il suo è un cinema povero, così povero che non riesce neanche ad avere un commercio e una diffusione in dvd) e politiche (è uno dei pochi veri registi che ha fatto della critica a Hollywood un punto fermo della sua poetica, e dell'anticapitalismo militante un motivo di vanto). Bisogna seguire con grande attenzione le occasioni in cui la sua opera riesce a manifestarsi, sfruttando magari una qualche distrazione del sistema distributivo internazionale. Se in Francia tali occasioni sono comunque state possibili nel corso degli anni, l'Italia è - come sempre - ancora molto indietro. Per questa ragione bisogna essere molto grati a Martino Lo Cascio per aver organizzato il progetto Cinemadagascar, che prevede a Palazzo Steri di Palermo un'esposizione di locandine, foto e oggetti di scena (visitabile fino al 30 ottobre: da non perdere) tratti dalla vasta filmografia di Claude Le Monsieur. Lo Cascio ha avuto modo di intervistare Claude - poco prima della sua scomparsa: ad oggi non si sa che fine abbia fatto il regista malgascio - in un video di 10 minuti in cui il regista parla a ruota libera dei suoi progetti, dei suoi sogni e dei suoi punti di riferimento cinematografici. Dopo aver studiato cinema a Parigi, e concependolo come un'arte che deve continuamente confrontarsi con istanze teoriche prettamente filosofiche, decide di tornare nel suo paese e cominciare a lavorare a partire dal proprio villaggio e con la propria gente, nel tentativo di trasfigurare costantemente il dato nel sognato. Un documentarista visionario, per così dire, che non ha mai smesso di sconfinare nel campo della finzione. Tra i suoi capolavori si ricordano il cortometraggio La monnaie, del 1982, che dopo aver riscosso un grande successo anche in Francia diventa presto un lungometraggio; Maman Clarisse, del 1993, una specie di Mamma Roma in chiave malgascia; Les deux bandes, del 2009, road movie realizzato in tempi miracolosi e con un budget ancora più ridotto del solito; e infine La vie épanouie, del 2011, film sui rapporti di forza e le relazioni di tenerezza che si instaurano tra i gruppi di giocatori di bocce e che, naturalmente, non ha ancora trovato una distribuzione europea. All'interno dell'esposizione Cinemadagascar si possono trovare, oltre ad altri oggetti di scena, anche alcune lettere autografe di Le Monsieur a Pasolini e Jean-Luc Godard. E' opportuno ricordare che, su espressa richiesta di Claude Le Monsieur, il ricavato della vendita dei materiali sarà interamente devoluto a un progetto di sviluppo e cooperazione in Madagascar per l’aiuto di 30 bambini e delle loro famiglie che vivono in condizioni di miseria assoluta in una bidonville di Antsirabe. Non solo un grande autore, ma anche un regista sensibile.
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Biblioteca Regionale Siciliana
lunedì, ottobre 10, 2011
Sono anni che studio la Biblioteca Centrale della Regione Siciliana. Non "alla", proprio "la", il fenomeno-biblioteca regionale Alberto Bombace. Quella di Corso Vittorio Emanuele a Palermo, vicinissimo alla Cattedrale. (Così abbiamo messo tutte le parole chiave per essere ben piazzati su google). Già qui ne parlavo, e poi è capitato anche ad altri di parlarne su questi schermi. Ora non vorrei scrivere niente di lungo, solo prendere degli appunti per continuare a raccogliere materiale, che sono sicuro sarà prezioso per il futuro. Perché la biblioteca regionale è un patrimonio dell'umanità, ed è destinata a scomparire, questo è poco ma sicuro. La concezione del lavoro all'interno di quel luogo appartiene a un tempo che non c'è più, e dunque va preservata, ed essa stessa si pensa e si presenta come un luogo di resistenza. Tra i miei documenti qui sul computer ho sempre in bella vista quello intitolato arcaismi, che doveva inaugurare una rubrica sulla biblioteca regionale siciliana fatta di brevi immagini che rendessero anche solo in parte la magica atmosfera di quel luogo. Oggi, ad esempio, mentre prendevo un libro in prestito c'erano sei impiegati dentro l'ufficio prestiti. Una mi faceva il prestito, quella accanto contava scrupolosamente i giorni del calendario, un altro sfogliava meticolosamente l'inserto di un quotidiano mentre altri tre, seduti a un tavolo, facevano una riunione di qualche tipo, riuscendo anche contemporaneamente a leggere il giornale. E non è da tutti.
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In memory
giovedì, ottobre 06, 2011
"He was the real king of pop culture"
New York Times
http://www.nytimes.com/slideshow/2011/10/05/technology/20111006_JOBS_READER.html
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Sentenza all'alba
martedì, ottobre 04, 2011
Alle otto e mezza Milano si sta appena stiracchiando per prepararsi a un altro delirio quotidiano.
C’è ancora fresco, il caldo arriverà più tardi: per una volta, qui ci sembra di stare al Sud e non vi so dire quanto ce la stiamo godendo, sotto sotto.
Memore di letture kafkiane (Il castello, più che Il processo) ho un timore folle di entrare al Tribunale di Milano, il palazzone fortezza che spacca con la sua mole il profilo del Corso.
Chissà dove mi perderò. Quanto tempo ci metterò.
Quando arrivo, non ci sono giornalisti e polizia ad attendermi (poi mi viene in mente: quelle sono le immagini del Bassotto quando si reca ai suoi processi; quello non sono io…).
Dentro, scopro una cittadella immensa e straordinariamente efficiente: il contrario delle mie lugubri fantasie di tortura burocratico-ospedaliera (avete mai fatto l’accettazione al Policlinico di Monza? No? Beh, quella sì che è un’esperienza che vi consiglio, una volta nella vita).
Tutto scorre via liscio, fra banche, uffici postali, bar, personale gentilissimo che ti indica dove andare e cosa fare.
Sinceramente, ero preparato a piantare lì la tenda, con bivacco e sarmenti, e invece ecco che in un’ora ho sbrigato tutto. Cos’ero andato a fare? Due certificati sulla mia intima relazione con la giustizia
Alla fine, che dire, una vera delusione.
Al casellario generale, il risultato è una sola parola (“nulla”), sul certificato dei carichi penali pendenti pure (“negativo”).
Non posso vantare nemmeno un reato minore; una piccola estorsione, un furticello. Sono uscito nella spettacolare mattina milanese come un invisibile passante.
E mi dicevo: niente, zero, non conto veramente un cazzo in questo Paese.
Post-Venezia 3
mercoledì, settembre 28, 2011
Check Point Ciak
Verso le due di notte del 9 settembre scorso. Festa veneziana ad alto contenuto cinematografico e alcoolico.
Un Attore Famoso, piuttosto su di giri, incede con passo sorridente abbracciando tutti quelli che incontra, senza far differenza tra noti e ignoti, maschi e femmine.
Il suo sguardo è magnetico, il suo sorriso travolgente.
Lo sparuto gruppetto di vostri affezionatissimi viene agganciato dall’Attore Famoso (d’ora in poi, AF).
Il Capo, lo sventurato, rispose all’ammico di AF.
Musica a palla, le parole si perdono.
Happy vede che il Capo inizia a parlare con AF. Poi comincia a battersi la fronte con la mano. Ripetutamente.
AF ride e lo abbraccia.
Ha capito a cosa si sta riferendo il Capo e gli risponde, colmo di gratitudine.
Poi AF si avvicina a Happy.
Segue dialogo
Happy: Ciao, piacere…
AF: Ciao, piacere, io sono AF…
Happy: Sono felice di conoscerti.
AF mi sorride e mi abbraccia.
Happy: Sai, siamo molto contenti che tu sia venuto.
AF: Grazie!
Happy: Io sono dell’ufficio stampa e lavoro qua…
AF: Ah sì?
Happy: Davvero.
AF: Cazzo, io ci ho messo mezzora per entrare!
Happy: Beh…
AF: MAVAFFANCULO!!
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Mi hanno beccato
venerdì, settembre 23, 2011
Succede più o meno come in Dieci piccoli indiani. A poco a poco, cadono tutti. Adesso tocca a me.
Parliamo spesso qui di quanto il cosiddetto mondo del lavoro sia diventato una pura utopia che ci respinge, come se fossimo dei batteri mortali per il sistema.
Dotati di aspirazione e conseguente titolo di studio in materie umanistiche, ci ritroviamo con due alternative possibili: una precarizzazione senza via d’uscita; una fuga verso altre realtà.
In entrambi i casi, nulla c’entra con il nostro percorso iniziale.
La nostra generazione ha sbagliato rotta ed è stata respinta dall’orbita terrestre, fuori, nello spazio cosmico.
Nel mio piccolo, essendo il meno dotato nel lavoro di ricerca tra tutti i miei compagni di studi, avevo capito fin da subito che la passione per la letteratura sarebbe rimasta, come diceva Fenoglio, niente più che l’appagamento di un vizio. E così sono fuggito altrove.
Dopo qualche anno nel mondo del lavoro, ho cominciato a pensare che la mia condizione di lavoratore a progetto sarebbe rimasta pressoché immutabile. Non era poi tanto male, in fondo.
Che cosa sarebbe accaduto il prossimo anno? Chissenefrega, pensavo. Io sono qui e faccio il mio lavoro. Il futuro continuava ad essere un pensiero fastidioso. Il presente, il precario presente, mi bastava (ovvio, avevo di che sfamarmi).
Poi, un bel giorno, il vecchio, implacabile giudice che io pensavo fosse sparito nei meandri dell’isola, è venuto a colpire proprio il sottoscritto. Ha spezzato la mia statuetta da indiano.
Non violentemente, ma sotto forma di una lettera: “Con riferimento ai colloqui intercorsi ed a conferma degli accordi intervenuti, ci è gradito comunicarLe la Sua assunzione presso la nostra Azienda con contratto di lavoro a tempo indeterminato a decorrere dal giorno…”.
Ecco, sono fritto, ho pensato. Il primo indiano di Viarigattieri ad essere fatto fuori.
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