Cronologia di speranze nate e finite via Lorenzo Jovanotti Cherubini.
1991. "Muoviti, muoviti". Il Nostro certifica la caduta della cortina di ferro, "le mutande che ci coprivano un po'". Sono pochi ma consistenti anni di cambiamenti per l'Italia e per il mondo, e benché i lettori di queste pagine conoscano la fine di quella storia (credo), al Cherubini basta evocare la fine degli anni '80 per aprire la strada al mondo nuovo, di cui alla seconda strofa. Si è aperto un varco e vai col muovitimuoviti, man.
questi sono gli anni novanta amico mio gli ottanta sono finiti e grazie a Dio il vuoto lasciato alle spalle è molto grande siamo scoperti oramai [...] Giro per strada guardando la faccia alla gente sento nell'aria qualcosa di molto importante crescono gli interessi verso le cose che fioriranno lo sai se sono rose credo nell'uomo futuro figlio di un mondo che mi spaventa anche un po' e non lo nascondo ma non nascondo neanche la voglia che ho di dare un posto decente a quel figlio che avrò.
1997. "Il muratore".Ci sono attese rivoluzionarie che non finiscono in rivoluzioni. Terminata la rivoluzione mai nata, i rivoluzionari alzano la voce grossa, ricordando a se stessi e al mondo che la partita è solo rinviata, anche se le finalità si fanno più confuse. La gente si muoverebbe ancora per far crollare i muri rimasti in piedi dopo Porta Pia e Berlino: le Torri Gemelle, citate tra gli altri, che nel '93 avevano subito un primo attentato. I muri vengono giù, ma il Muratore continua a costruirne di nuovi. Al Nostro non resta che incoraggiare la 'gggente' a rifugiarsi nel pensiero. In fondo, una rivoluzione si termina anche così.
il muratore va e non si fermerà a creare nuovi muri di disparità e mura la natura e mura la cultura e mura tutto ciò che fa paura ma il pensiero non lo puoi murare perché il pensiero è duro è cielo puro e sta di qua e di là dal muro.
2011. "Quando sarò vecchio". La maturità arriva anche per i rivoluzionari e oltre l'evocazione del futuro c'è la vecchiaia. Passato il turno all'odiata nuova leva ("Perchè ha fatto tutto ha visto tutto |
e non sopporta quelli che ora è il loro turno"), non resta che recriminare o prendersi qualche merito:
Quando sarò vecchio punto e basta
la vita che finisce mostrerà il suo culo
Con la mia pensione di soldato
si sarà consumato tutto il mio futuro
Darò del cretino a tutti quanti
dirò che tutti i libri non servono a niente
E che mille secoli di storia
non valgono un secondo vissuto veramente
Con chi ha combattuto per restare vivo
con chi mi ha aiutato mentre mi arrangiavo
Con chi mi ha insegnato qualchecosa che risplende dentro di me.
Eppure, difficile dare la carne alla rivoluzione e le ossa ai temperati, almeno per chi è stato per venti anni sintonizzato sull'ethos giovanile, non senza qualche camaleontismo. E così, il ritornello vagheggia l'arrivo di un sabato di maggio. È la rivoluzione da weekend, neanche lungo.
E poi magari un sabato di maggio,ad una stella chiederò un passaggio
E a tutti i prepotenti dirò ancora
Con me voi non l'avrete vinta mai!
E poi una domenica mattina,ancora sulla pelle il tuo profumo
a tutti i prepotenti dirò forte
Con me voi non l'avrete vinta mai!
Conclusione. Non è che a muoversi-muoversi si finisce per tornare al punto di partenza, pure incazzati?
coccodrillo
lunedì, febbraio 07, 2011
Le avevano provate tutte. Li avevano convinti, per anni e anni, che la mediocrità paga. E non alla lunga: tutto e subito! Erano anche gente di un certo talento, i rigattieri. Ma c'erano cascati. Finché la cosa non li riguardò direttamente ci pensavano con una certa aria di distacco, con quel non so che di superiorità che contraddistingue i vincenti (così pensavano). Ma il tempo stringeva, e i risultati tardavano a palesarsi. Eppure credevano di aver seguito il copione alla lettera. L'impegno? Caratteristica prescindibile, così si diceva in giro. L'abnegazione? Superata, superata. Qualunque residuo di originalità, si erano metodicamente applicati a lasciarlo da parte, fino a dimenticarlo del tutto. Erano certi che in questo modo il successo sarebbe arrivato in fretta. Inaspettatamente, si ritrovarono con un pugno di mosche. "E se per tutti questi anni ci avessero solo presi per il culo?" Non riuscirono mai a darsi una spiegazione convincente; l'ultimo di essi passò anni a studiare il fenomeno della superficialità. Un giorno si guardò attorno, si rese conto d'esser rimasto solo, volse gli occhi all'orizzonte ed emesso un forte peto, spirò.
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fauve d'or, monsieur Fior
mercoledì, febbraio 02, 2011
Saranno più di sei mesi ormai che l'abbiamo letto, e non si capisce come mai non ne abbiamo parlato prima. Poco male: i successi internazionali ci spingono ora a felicitarci con Manuele Fior, grandissimo autore di graphic novel, di cui dobbiamo a Silvia K la conoscenza. Con il suo Cinquemila chilometri al secondo Manuele ha vinto il più importante premio del più importante festival di fumetti del mondo, quello di Angoulême, già vinto in precedenza dal pisano Gipi. Se volete capire cosa significa raccontare una storia attraverso i colori dovete solo leggere questo splendido romanzo a fumetti. Non possiamo che complimentarci con Manuele, consigliarvi i suoi libri (dopo aver letto questo suo ultimo chi scrive non si è più fermato, andando a recuperare i suoi primi, diversissimi) e aspettare i vostri pareri!
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L'Italia da tre soldi
martedì, gennaio 25, 2011
Caro, vecchio Mackie…
“Polly: […] Guarda, ho portato l’atto di accusa; chissà se riesco ancora a raccapezzarmici, è un elenco che non finisce più; ecco: hai accoppato due mercanti, hai commesso più di trenta scassi, ventitre rapine a mano armata, incendi, omicidi premeditati, falsificazioni, spergiuri, tutto questo in un anno e mezzo. Sei un uomo terribile. E a Winchester hai sedotto due sorelle minorenni.
Macheath: Mi avevan detto di aver più di vent’anni”.
(B. Brecht, L’opera da tre soldi, Atto II, Sc.I)
NRC X - Vallanzasca. Gli angeli del male
mercoledì, gennaio 19, 2011
Sembra che la preoccupazione principale legata all'uscita del film su Vallanzasca sia il pericolo della mitizzazione di un criminale. Ma Vallanzasca è un mito. I miti non sono necessariamente positivi, e in ogni caso nel mito di Vallanzasca c'è più di un aspetto positivo. E il fascino deriva da questo: dall'ambiguità e dall'ambivalenza del personaggio, dal suo coraggio ma anche da una certa fragilità. Dalla capacità di assumersi le responsabilità e di sfidare le convenzioni – basta guardare i filmati d’archivio dei processi. E Kim Rossi Stuart è bravo a interpretarlo, rende l'idea per chi ne ha solo sentito parlare. La simpatia di Vallanzasca è simile a quella di Mourinho: una simpatia da schiaffi, o peggio. Ma è già molto. Ora: riesce Placido a rendere questa simpatia? Solo in parte: perché se da un lato il film segue troppo pedissequamente la scheda di wikipedia, non lasciando grossi margini all'invenzione, dall’altro quando lo fa (in occasione di una sparatoria di Filippo Timi, ad esempio) le scelte registiche fanno rimpiangere un tipico, classico Placido. È un po' pasticcione, diciamola così; e un po' superficiale. La funzione del sangue, ad esempio, è quella cerchiobottista di attutire l’inevitabile fascino del personaggio, come a dire: era un mito, ma era anche cattivello, non dimentichiamocelo, non stiamo mica qui a farne l'apologia. Ma mica c'è bisogno di sottolinearlo in continuazione. La cattiva coscienza cattolica non ti fa rischiare fino in fondo, insomma. Come ha detto Vallanzasca a Radio 24: peccato, "il film poteva essere un capolavoro". E siamo ben lontani.
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Procedura
venerdì, gennaio 14, 2011
Le parole e il senso
Rito
Dal lat. ri¯tu(m), della stessa radice del gr. arithmós 'numero' e del sanscr. rtám 'ordine (conforme a ciò che richiede la religione)'
Immediato
Dal lat. tardo immedia¯tu(m), comp. di in- 'in-' e media¯tus 'interposto'
C'est ce qu'on a eu de meilleur
martedì, gennaio 11, 2011
Un piccolo video pieno di domande, pieno di senso. L'omaggio di un grandissimo del cinema a un altro grandissimo, nel primo anniversario della sua morte. Qui sotto il testo, parzialmente incompleto, pieno di spunti.
Vous vous souvenez du nom du café? C’était quand? Non.
Quoi?
Employer le verbe avoir. ça reviendra.
Il y avait le Royal Saint-Germain. Non.
Le CCQL, Frédéric Froeschel, Non.
Anthony Barrier. Non.
La rue Lescot. Non.
Les esclaves du désir, au Cluny. Oui ça se peut.
Zerbi ou chez la comtesse boulevard saint-germain. Non.
Rue de (...) avec la vache dans la salle de bain. Non.
On allait taper taplan pour l’avocat, oui.
La sonate à Kreutzer, non. Mais les Bérénices oui.
Et ce déjeuner à Tulle, les deux dans la salle à manger.
Et la mère qui mange dans la cuisine. Hein?
Et après place Monge. La femme qui mange dans la cuisine. Les deux amis dans la salle à manger. Oui.
Et Adamov, un homme profond, non.
Alors les petites filles modèles, Josette Sinclair, Guy Deray, Joseph Keke, non.
On montait au 5ème de… au 5ème de l’hotel de… mais quand? Mais quel nom, cet hôtel?
Canguilhem passait devant… quand il sortait de la Sorbonne et allait vers les grands hommes.
Non, c’est quand elle descendait à … à droite de la Sorbonne et qu’elle tombait sur la préfecture de police en remontant à gauche vers ()
Il y avait les premiers tourne-disques chez Raoul Vidal. Oui.
Et il y avait le (...) aussi (...)
L’or des noctambules, Henri Pichette, Gérard Philippe.
L’homme à la fleur à la bouche, Jean Gruault, Jacques Mauclair
Libérez Henri Martin. Non, non.
Ah ça y est, je sais. Je sais, j’ai retrouvé. Il s’appelait “le vieux navire” ce café.
Non ce café c’était le "Old Navy".
Oui, avec les deux soeurs ramacciotti, oui
Oui, avec les deux soeurs ramacciotti, oui.
Ah, c’est ce qu’on a eu de meilleur, dit Frédéric.
Oui c’est ce qu’on a eu de meilleur, dit Deslauriers.
NRC IX - Hereafter
giovedì, gennaio 06, 2011
Cominciare l'anno con un bel film porta bene. Herafter è un bellissimo, bellissimo film. Cominciare l'anno con Hereafter porta bene.
Per fare una critica cinematografica sensata bisogna dire qualcosa di intelligente su un film. Quando si è abbagliati è difficile dire qualcosa di intelligente su un film. Quando si è abbagliati è difficile fare una critica cinematografica sensata (ma per fortuna qui siamo nella Nuova Rubrica Cinematografica).
La forza di un film risiede nella storia, nelle immagini, nelle idee, nei dettagli. Può una semplice inquadratura di una donna con la frangetta sullo sfondo di una porta bianca in un comunissimo corridoio d'appartamento essere meravigliosa? Può.
La potenza del cinema risiede anche nel permettere gli incompossibili. Nella variazione sul tema. Nel gioco con il noto. Non voglio anticipare nulla, e dunque faccio un esempio neutro. Sia data la serie ABC. Quello che vi aspettate, proseguendo la serie, è: D. A meno che non vi troviate in un meccanismo che persegue la sovversione delle regole, ma non è il caso di Eastwood. Prendete la fine di questo film, solo per fare un esempio. Ecco la serie: ABC. Cosa fa Eastwood? Mette D, ma la mette tra parentesi. E poi riprende la serie, e conclude con E. Ma non lo fa come se il suo fosse un gioco di prestigio: lo fa come se stesse compiendo un miracolo. C'è D (come a dire: tanto era già nella vostra testa, perchè non farvelo vedere?): ma c'è anche E. Ed è nella capacità di mostrare insieme (in sequenza, ma che importa) D ed E che sta la grandezza di questo ultimo, incredibile, film del grande Eastwood.
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Il lavoro - 1
venerdì, dicembre 31, 2010
io quando entro in un posto già si mettono a ridere. figuriamoci poi quando mi metto la faccia seria e chiedo un lavoro.
CAPO: buongiorno.
SIGNORA: buongiorno a Lei.
C: salve, volevo un'informazione.
S: mi dica.
C: non è che per caso state cercando camerieri, o un aiuto-cuoco? io sto cercando lavoro.
ora il problema dello scrittore è: come descrivere a parole l'espressione di stupore misto a commiserazione che compare sul volto della padrona del locale non appena si accorge che chi le sta davanti (proprio quel Capo lì che le sta davanti) le sta chiedendo un lavoro e non, ad esempio, se sono aperti a capodanno?
C: no, signora, cioè mica per forza... mi chiedevo solamente, siccome sa, passo sempre qui davanti e allora mi chiedevo... ma non seriamente, cioè: se non c'è niente non è un problema, era più che altro una curiosità, uno sfizio, diciamo...
S: guardi... (scuotendo ripetutamente la testa, come ad esprimere una certa sfiducia sull'efficacia del proprio sguardo) noi veramente non abbiamo proprio necessità, ma comunque...
C: no signora ma si figuri, ma mi ha preso sul serio? ma io scherzavo, ma le pare! ma si figuri se venivo a importunarla per queste sciocchezze... certo, avrei potuto mettere a frutto i miei studi... a proposito: lo sa che anche Marchionne è laureato in filosofia?
S: (continua a oscillare la testa. adesso mi rimprovera, lo so). ma Lei ha esperienza?
S: (continua a oscillare la testa. adesso mi rimprovera, lo so). ma Lei ha esperienza?
C: esperienza... signora, esperienza è una parola grossa, chi può dire oggigiorno di averne, in cuor suo? bisognerebbe essere ben presuntuosi ad affermare di avere esperienza in qualcosa. sì, qua e là, ho lavoricchiato, sia come aiuto-cuoco che come cameriere, ma insomma mooolto sporadicamente (no, glielo dico nel caso in cui Lei volesse confidarmi anche solo un minimo di credibilità)... ma comunque signora, non si preoccupi, era solo così, per sapere, mica volevo lavorare sul serio, pensi, a me mi fa schifo il lavoro! trovo che sia un falso mito, lo scoglio su cui si è arenato il barcone di un'intera tradizione politica di sinistra, la schiavitù eretta a modello di vita, bla bla bla...
S: (la smorfia di commiserazione tende ora chiaramente al disprezzo). mi scusi ma allora che è venuto a fare?
C: no, sa signora è che passo sempre qui davanti, ho visto la vetrina, volevo vedere come si vedeva da dentro, capisce? e poi, mi dica la verità: non ha mai la voglia irrefrenabile di dire qualcosa solo per sentire la sua voce che dice quella cosa? ha presente Gasparri, l'altro giorno, quando ha detto degli arresti preventivi? ecco secondo me era esattamente lo stesso: come mi sentirò a domandare di lavorare nel ristorante che vedo sempre sulla via di casa, mi chiedevo? e Gasparri si sarà detto: come si sentirà Gasparri a dire minchiate da fascista, come ai vecchi tempi? ecco è questo signora, lei non ha mai questa voglia irrefrenabile?
C: no, sa signora è che passo sempre qui davanti, ho visto la vetrina, volevo vedere come si vedeva da dentro, capisce? e poi, mi dica la verità: non ha mai la voglia irrefrenabile di dire qualcosa solo per sentire la sua voce che dice quella cosa? ha presente Gasparri, l'altro giorno, quando ha detto degli arresti preventivi? ecco secondo me era esattamente lo stesso: come mi sentirò a domandare di lavorare nel ristorante che vedo sempre sulla via di casa, mi chiedevo? e Gasparri si sarà detto: come si sentirà Gasparri a dire minchiate da fascista, come ai vecchi tempi? ecco è questo signora, lei non ha mai questa voglia irrefrenabile?
S: beh effettivamente, ora che mi ci fa pensare... io ho la voglia irrefrenabile di buttarla fuori a calci. ma di corsa, proprio.
C: senza nemmeno che le lasci il curriculum?
S: senza nemmeno.
C: signora, ma come è scortese! ma insomma, stavamo chiacchierando tanto amabilmente! e poi almeno il curriculum me lo deve fare lasciare, c'è la lista di tutti i post che ho fatto su Via Rigattieri, ma insomma, un po' di rispetto per il lavoro intellettuale!
S: fuori.
C: Lei crede che sia uno sfaticato, eh? Lei è una di quelli che dice di lavorare sempre e che gli altri non fanno un cazzo, eh? dica la verità!
S: f-u-o-r-i.
C: Lei è una fascista! Lei non ha rispetto! il lavoro, il lavoro!
prende una mazza da baseball. (che cazzo ci fa una mazza da baseball in un ristorante?). scappo, o difendo i miei diritti e con essi quelli di un'intera generazione, categoria, umanità?
scappo.
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banchetto divino
martedì, dicembre 28, 2010
Ebbe tutto inizio al solito banchetto del Re Fosco, mentre il Lambrusco, spumante, faceva il gaglioppo con il Dolcetto d’Alba che gli stava a fianco. Non che loro c’entrassero direttamente qualcosa, ma proprio tra l’uno e l’altro fece la sua comparsa un acino d’oro recante la scritta “al più bello”. Fu Moscato, sempre sul chi va là, a notarlo per primo e allungò le mani con fare grecanico.
“Moscato! –cannoneggiò autorevole Müller-Thurgau- Che stai cercando di nascondere? Cos’è che ti brilla fra le dita?”
“Nulla, nulla, cosa vuoi che sia…”
“Ah, non cercare di fare il sangiovesino con me”
“Già, di che si tratta?” aggiunse Lambrusco
“Sento puzza di tannino…”, chiosò stizzita Malvasia Rosé
Moscato capì subito di non essere in una botte di ferro e mostrò ai commensali il prezioso acino.
“Chardonnay! E a chi altri credete che possa essere destinato se non a me?” intervenne il Conte di Cabernet-Sauvignon, con la sua erre moscia e la nobile cadenza francese. Ma l’interruppe la risatina fruttata di Malvasia Rosé: “Ecco il solito zibibbo tronfio. È chiaro che quell’acino è destinato a me”. Stavolta fu Montepulciano d’Abruzzo, proprio accanto a lei, a prorompere in una risata corposa: “A te? Ah, buona questa! Tu vali poco più di una vernaccia!” “Vernaccia a me? Offendere così una signora? Sei un mosto insensibile!”
“Insolia, come osi?!”, disse quello per tutta risposta. E lì, fu la bagarre. Ah, se non lo date a me saranno lagrime e chianti per tutti! Trebbiano! Vecchio nebbiolo passito! Viscido vermentino! Barolo al metanol o! Madre dell’aceto! Californiano d’importazione!
“Basta!”. Rimasti in disparte, in tre, all’unisono, troncarono seccamente la lite. Brunello di Montalcino, Morellino di Scansano e Nero d’Avola, scuri in volto più del solito, lanciarono ai convitati un’occhiata severa. “Per tutti i vitigni! Che scene sono mai queste? Indegne del vostro lignaggio invero. Non è così che si risolvono le dispute. Faremo scegliere ad un arbitro al di sopra delle parti, un giudice imparziale”
“Non starai mica pensando ad un sommellier, vero?”
"Merlot, non riesci mai a tenere il becco chiuso. A decidere sarà il consumatore”
“Moscato! –cannoneggiò autorevole Müller-Thurgau- Che stai cercando di nascondere? Cos’è che ti brilla fra le dita?”
“Nulla, nulla, cosa vuoi che sia…”
“Ah, non cercare di fare il sangiovesino con me”
“Già, di che si tratta?” aggiunse Lambrusco
“Sento puzza di tannino…”, chiosò stizzita Malvasia Rosé
Moscato capì subito di non essere in una botte di ferro e mostrò ai commensali il prezioso acino.
“Chardonnay! E a chi altri credete che possa essere destinato se non a me?” intervenne il Conte di Cabernet-Sauvignon, con la sua erre moscia e la nobile cadenza francese. Ma l’interruppe la risatina fruttata di Malvasia Rosé: “Ecco il solito zibibbo tronfio. È chiaro che quell’acino è destinato a me”. Stavolta fu Montepulciano d’Abruzzo, proprio accanto a lei, a prorompere in una risata corposa: “A te? Ah, buona questa! Tu vali poco più di una vernaccia!” “Vernaccia a me? Offendere così una signora? Sei un mosto insensibile!”
“Insolia, come osi?!”, disse quello per tutta risposta. E lì, fu la bagarre. Ah, se non lo date a me saranno lagrime e chianti per tutti! Trebbiano! Vecchio nebbiolo passito! Viscido vermentino! Barolo al metanol o! Madre dell’aceto! Californiano d’importazione!
“Basta!”. Rimasti in disparte, in tre, all’unisono, troncarono seccamente la lite. Brunello di Montalcino, Morellino di Scansano e Nero d’Avola, scuri in volto più del solito, lanciarono ai convitati un’occhiata severa. “Per tutti i vitigni! Che scene sono mai queste? Indegne del vostro lignaggio invero. Non è così che si risolvono le dispute. Faremo scegliere ad un arbitro al di sopra delle parti, un giudice imparziale”
“Non starai mica pensando ad un sommellier, vero?”
"Merlot, non riesci mai a tenere il becco chiuso. A decidere sarà il consumatore”
l'immagine di apertura risponde a criteri prettamente e(ste)ti(li)ci e non commerciali.
NRL VI - Sangue di cane
martedì, dicembre 21, 2010
Ho un’istintiva diffidenza verso le storie di donne raccontate da donne. Mica per altro, è che proprio non riesco a comprendere la loro lingua. È come se si parlassero fra loro. Credo che la stessa identica cosa succeda, a parti inverse, per i racconti d’avventura, da Verne a Clive Cussler (sì va bene, lo confesso, ho letto Clive Cussler): molto più maschili che femminili.
Ora, negli ultimi tempi mi sono posto il problema.
Sono una persona politicamente corretta nella vita e nelle opinioni, ma sessista nella lettura?
Così, sfoderando il mio bravo senso di colpa inculcatomi dalle suore immacolatine, ho cominciato a leggere questo primo romanzo di Veronica Tomassini, Sangue di cane.
Ho fatto opera di contrizione.
La lettura ha preso subito una piega inattesa. La consistenza della trama è roba forte: una ragazza siciliana si innamora di un mendicante polacco; alcolizzato cronico per di più. Nasce tra i due un amore assoluto, perfettamente corrisposto. Vissuto al limite; nei parchi pubblici, alla Caritas, nelle comunità di recupero… Raccontato in prima persona, questo inferno melò ti prende alle budella. Con una lingua raffinatissima, sostanzialmente nuova, l’autrice ripercorre le tappe autodistruttive dei due personaggi. A colpirmi è stata poi un’altra cosa: la voce narrante. La protagonista si rivolge esclusivamente al suo perduto amore polacco, ripercorrendo le tappe del loro rapporto impossibile. Il lettore cade giù, in basso, insieme a loro. Con un misto di insofferenza e attrazione per questo dolore immedicabile.
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NRC VIII - American Life
domenica, dicembre 19, 2010
Siete un po' fricchettoni, dite la verità: si vede che siete un po' fricchettoni nell'anima. Predicate la libertà e amereste il libero amore (ma il vostro partner vi farebbe correre, piuttosto). Oppure no e anzi odiate le coppie libertine, libertarie, ma anche quelle sfasciallitte, quelle precisine, gli sposini perfetti e quelli che non fanno altro che dirsi cosa dovrebbero fare. (Oppure siete tra quelli che si danno i voti l'un l'altro? Vi fate i dispetti e collezionate punti? E poi vi premiate o vi punite? Viziosi...). Di certo tutti sanno sempre cosa è meglio per voi: ma perché non capiscono che voi siete speciali e siete i soli padroni del vostro destino? Che gentaglia. Quelli lì mica li sanno crescere i loro figli. Guarda quelli! Che cose ridicole che fanno! Noi non saremo così, amore, vero? Noi non faremo questo errore né quest'altro né quest'altro. No, questo no! Noi viaggeremo, e ci ameremo, e ci supporteremo e ci coccoleremo come nessuno al mondo. Bene: allora siete fortunati, perché Sam Mendes ha fatto (più di un anno e mezzo fa, ma in Italia siamo avanti, no?) un film per voi, che è un road movie intelligente, divertente, ben scritto e ben recitato. E noi che non solo li doppiamo, i film, ma ci piace adattarli alle nostre abitudini, ci siamo tolti pure lo sfizio di cambiare il titolo - ma lasciandolo in inglese che fa più figo. Che Away we go magari lo scambiavamo per una vacanza loucòst, non si sa mai.
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mercoledì, dicembre 15, 2010
C’è un nuovo obelisco a Piazza del Popolo. Una colonna di fumo nero e denso che invade tutta Via del Corso e va a mischiarsi allo smog, ai lacrimogeni e ai fumogeni. Il clima è avvelenato. Aria di casa per la gente di Terzigno.
L’apocalisse all’ora di pranzo. I giapponesi sono tutto uno scatto a perdifiato, e non di fotografie. Una sudamericana, invece, conversa con un’amica al telefono dell’ultimo litigio col fidanzato. Roba già vista per lei.
Orchi da Signore degli Anelli infilano, vestiti come finanzieri, Via del Corso e si accompagnano battendo i manganelli sugli scudi. Fanno paura e lo sanno.
I passanti si ammassano e si spaccano ed è un fioccare di voci controverse.
“Buffoni!”
“Andate a difendere i mafiosi! Difendete un mafioso!”
“Bravi! Ammazzateli!”
“Voglio il morto! Voglio il morto! Li voglio tutti morti, rossi di merda! Questa è la mia città, è la mia!”
“Fascio di merda!”
“Ve la prendete coi sedicenni! Vergognatevi!”
“Fate bene! Sono degli incivili!”
“Loro stanno lì anche per i tuoi figli!”
Gli animi si infuocano tanto quanto le camionette. La gente discute. E’ una serie di accesi confronti, coi pugni pronti in tasca. Il gelo prenatalizio ha salvato molti nasi, tra cui il mio.
Una signora si lamenta delle sue piante rovinate dai manifestanti. Io le dico che non tutti i manifestanti ce l’hanno con le sue piante. Lei dice che ha ragione lei, perché lei è andata a lavorare alle sei del mattino mentre io non faccio un cazzo… La persona che era con me la manda a fanculo.
E’ meno di un secondo: un secchio che vola, il filippino eroico che tiene fermo un pugno pronto per la mia faccia. Lo trascinano nel portone. La signora delle piante sa che è meglio darsi una regolata quando non si ha il filippino in regola. Un operatore dice che ha ripreso tutto, per rassicurarmi. Io gli guardo il berretto rosso con una A nera incerchiata. Capisco che non andremo lontano.
La cosa a cui tutti pensano è di tenersi una via di fuga, per non rimanere accerchiati dalle camionette che bloccano tutte le vie di uscita. Dei finanzieri si ritirano e dei passanti li seguono a suon di “Via, via la polizia!”.
Ma la gente ha paura, si vede. E’ un andirivieni di camionette, ambulanze, di celerini, finanzieri a scudi battenti. E per strada c’è vernice, macchie di sangue, fumogeni sfiniti, cestini e pali divelti e tantissime scarpe. Decine e decine di scarpe, perse da ragazzini ammanettati e trascinati via, lasciate a evocare le peggiori deportazioni.
Fa davvero paura camminare. Fa paura anche solo guardare.
La gente ha paura di sbagliare strada.
Lo scontro vero è a molte centinaia di metri di distanza, a Flaminio, ma in realtà anche qui tutti ci sono dentro e la tensione è alta come quel fumo nero.
Non è che un secondo, solo un secondo. Basta la corsa frettolosa di una ragazzina, per qualche motivo che sa solo lei, a creare il panico tra i passanti che si danno alla fuga. I negozi aprono e chiudono le saracinesche a ogni boato. Fa paura esserci.
Qualcuno deve prendere la metro a Piazza del Popolo, ma viene invitato a scegliere un’altra stazione: “Poi se vuoi, puoi andà a Piazza del Popolo e farte portà in Questura, vedi tu se te conviene!”.
La gente protesta. Ma che modi sono? Qui vogliono arrestare tutti!
Un altro operatore, senza berretto rosso questa volta, conclude in un accento bergamasco: “Se non ti piace, allora stattene a casa e non venire a protestare!”
“Ma tornatene in Padania, imbecille!”
Un esempio di perfetto contraddittorio.
Sono le quattro e mezzo. A Flaminio continua la guerra. Dei ragazzi e degli adulti corrono via dalle manganellate verso l'Ara Pacis. Il lungotevere è deserto, desolato, tutto lacrime e limoni, e qua e là qualche giornalista che ricuce sul portatile le riprese per il pezzo, seduto al tavolino di un bar a ferragosto.
Via del Corso, invece, è ancora piena di spettatori. Tanti sostano davanti a Piazza Colonna, che è inaccessibile.
Il Parlamento è ancora blindato, pieno di fiducia.
La gente guarda la schiera di poliziotti dall’altra parte della strada. Qualcuno li insulta, qualcuno li squadra con occhio torvo. Due si stanno misurando su chi dei due si fa di più il culo. Uno lavora al 118. L’altro avrà fatto una vita di sacrifici per mandare suo figlio a fare il soldato in missione internazionale. Quello che mi colpisce della loro discussione è che rivela come l’idea ricorrente in questo paese sia che , per avere diritto di parlare o semplicemente per poter rivendicare i tuoi diritti, “devi farti il culo”, cioè devi vivere al minimo dei tuoi diritti. Se hai un lavoro normale, pagato come si deve, con contributi cazzi e mazzi, cioè se godi dei tuoi diritti, devi tacere e vergognarti di parlare, perché a te il padrone ti tratta bene. Insomma prendi e scappa e non fiatare. Se ci pensate, è strana come idea di diritto. Ma i due non ci pensano e continuano una misurazione infinita dei tempi, modi, rischi del lavoro di ciascuno dei due. Io faccio l’unica foto della giornata.
La parola d’ordine ora è defluire. Bisogna defluire, defluire dove capita. Insomma non bisogna influire. “Defluire, defluire”. La gente defluisce verso casa, verso cena, verso i televisori accesi sugli speciali. Per defluire pian piano sulla poltrona, poi nel letto fino a defluire nel. No, non nella calma. Nel sonno.
Qui di calma ce n'è ben poca.
Qui di calma ce n'è ben poca.
referendum del natale del pranzo - edizione 2010
giovedì, dicembre 09, 2010
Carecari, caricare,
è con immenso piacere che godo nell'annunciarvi l'edizione numero sssèi dell'ormai classicissimo
è con immenso piacere che godo nell'annunciarvi l'edizione numero sssèi dell'ormai classicissimo
Pranzo di Natale di Via Rigattieri - 2010 edition
Un'edizione importante, capitale direi, per la quale - visti i tempi di crisi - abbiamo pensato di lanciare un grande call for participation, in vista di una riabitudine alla partecipazione e alla democrazia referendaria e al fine di sostenere ancora una volta, come solo noi sappiamo fare, il valore sacro della libertà, per mostrarne tutta la possanza ed essere ancora una volta di esempio ai giovani e ai meno giovani.
Il pranzo di natale, si sa, è un'istituzione tipicamente sabatizia, carecari e caricare; e la tradizione vorrebbe dunque che io lo annunciassi per Sabato 18 dicembre a partire dalle ore 13. Ma può forse, ancora oggi, la capitudine autorizzarmi a cotanta affrenza? E se un grande sommovimento popolare imponesse la data della Domenica 19, proprio per spezzare con la tradizione e provare una carica rivoluzionaria che ridesse forza e calore agli animi e ai corpi? Con che ardore potrei io, misero capo, oppormi a una così vitale impellenza? D'altro canto, come potrebbero costoro rifuggere dalla presenza di innumerevoli vips, impossibilitati alla partecipazione scissionistica?
Non è tutto, cariecari. I tempi di crisi coincidono anco con la spezzatura del dirigismo tecnocratico, e con la spartizione dei luoghi della location natalizia. Le offerte sono plurime, come diceva un tale (qualcuno lo avrà pur detto e ne sono certo). E dunque il quesito referendario riguarderà persino il luogo della manifestazione: la comodissima e innovativa via Cerboni perfettamente alla portata tanto degli arrivanti quanto dei partenti, o la più classica piazza sant'Omobono, patrocinata dai peegees? La scelta della location sarà direttamente proporzionale al numero dei partecipanti, che avranno modo di monetizzare nei commenti qui sotto anche la qualità del rispettivo apporto cibario e/o alcoolico.
Alle indicazioni tecniche non mi resta che aggiungere un vivo ringraziamento per le possibilità che tale appuntamento, vero e proprio must della pisanità latente e dichiarata, rappresenta per la città, la provincia e la regione tutta. Si vantano partecipazioni da più di sssèi paesi differenti sparsi per tutti e cinque i cinque continenti. La partecipazione aperta è caldamente consigliata, come sempre. La nostra costanza rappresenta più che una semplice occasione di ludibrio: una vera e propria forma di resistenza allo sfacelo della società. Vi aspettiamo, con l'ammore e il callore che nemmeno a mondello.
Non è tutto, cariecari. I tempi di crisi coincidono anco con la spezzatura del dirigismo tecnocratico, e con la spartizione dei luoghi della location natalizia. Le offerte sono plurime, come diceva un tale (qualcuno lo avrà pur detto e ne sono certo). E dunque il quesito referendario riguarderà persino il luogo della manifestazione: la comodissima e innovativa via Cerboni perfettamente alla portata tanto degli arrivanti quanto dei partenti, o la più classica piazza sant'Omobono, patrocinata dai peegees? La scelta della location sarà direttamente proporzionale al numero dei partecipanti, che avranno modo di monetizzare nei commenti qui sotto anche la qualità del rispettivo apporto cibario e/o alcoolico.
Alle indicazioni tecniche non mi resta che aggiungere un vivo ringraziamento per le possibilità che tale appuntamento, vero e proprio must della pisanità latente e dichiarata, rappresenta per la città, la provincia e la regione tutta. Si vantano partecipazioni da più di sssèi paesi differenti sparsi per tutti e cinque i cinque continenti. La partecipazione aperta è caldamente consigliata, come sempre. La nostra costanza rappresenta più che una semplice occasione di ludibrio: una vera e propria forma di resistenza allo sfacelo della società. Vi aspettiamo, con l'ammore e il callore che nemmeno a mondello.
Stay tuned.
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anzi, toh!
giovedì, dicembre 02, 2010
L'altroieri ho fatto il frate in una tremenda fiction.
La capa delle comparse è passata e ha guardato il giornale e ha detto: "Porello Monicelli", poi gli ha appiccicato un bacio sulla foto: "Bello de mamma, bravo. Hai fatto bene!".
E' stata la scena più bella della giornata, ma non c'era nessuno a girarla.
Il cinema non è più quello di una volta.
manifestazione
domenica, novembre 28, 2010
c'è contentezza per questo ritorno di massa sulle piazze. sa di gioia, di vita, di voglia di partecipazione. è sempre bello quando accade e accade troppo poco spesso. anche noi, nel nostro piccolo, partecipiamo come possiamo a questo grande movimento.
"crani"
"croin"
"crani, c'è il corteo"
"croin, andiamo!"
"ma crani dobbiamo studiare"
"ma croin, ne va del nostro futuro! stanno smantellando l'università pubblica! tagliano i fondi all'università! tolgono borse di dottorato! aumentano le tasse! cacciano i cervelli! picchiano gli stomaci! massacrano le palle! dobbiamo manifestare!"
"ma crani, dobbiamo studiare"
"ma croin, ma non capisci, a pisa occupano gli aeroporti, i ponti, le torri, io ti odio, dobbiamo fare qualcosa, croin, facciamo il corteo, almeno facciamoci questo corteo!"
"ma crani, ma piove"
"ma croin, ma insomma, non possiamo stare a guardare, c'è la crisi, il governo sta per cadere, dobbiamo farci forza tutti assieme e buttare giù tutto, è ora!"
"ma crani... piove e dobbiamo studiare"
"..."
"e vabbene crani, hai ragione. facciamoci 'sto corteo. in fondo la ricerca va portata avanti, d'accordo, ma non dobbiamo mica chiuderci in questa biblioteca d'avorio, perché la ricerca deve avere un contatto con la realtà, ne va del nostro futuro o di quello dei nostri simili, insomma, fra quattro giorni devo consegnare la tesi di dottorato ma non importa, manifestiamo, sotto la pioggia, uniamoci al corteo!"
"bravo croin! così mi piaci! coscienza di classe, senso della situazione!"
"hai ragione crani, bisogna fare qualcosa! non possiamo stare qui a guardare! andiamo, uniamoci alla lotta!"
"grande croin, così mi piaci!!!"
"arriviamo fino a Massaro, cornetto alla ricotta, e torniamo?"
"in realtà pensavo ci fermassimo al bar precedente. ma vabbene, Massaro è anche meglio di quell'altro, ci sto, rivoluzione, rivoluzione!"
il giorno successivo, a casa. solite facce sveglie davanti al computer. voci dalla strada ("noi la crisi non la paghiamo!", "giù/lemàni/dall'ùnivèrsità!", e quant'altro).
"crani"
"croin"
"c'è la manifestazione!"
"scendiamo?"
"ma dobbiamo scrivere crani"
"e dai croin, sempre a rompere..."
"ma devo consegnare la tesi, crani"
"e io devo inventarmela, croin! ma se non c'è futuro, cui prodest?"
le voci aumentano. il latinorum di crani invoglia sempre più.
"crani"
"croin"
"ho un'idea"
"dimmela croin, non sto nella pelle"
"crani"
"croin"
"affacciamoci al balcone!"
"sei un genio croin"
"lo so"
"andiamo"
spinta lombare sullo schienale, ricerca simultanea dei piedi verso le tappine, spinta sulle braccia per farsi forza. tre passi, balcone.
"guarda, crani!"
corteo degli studenti medi, festanti e urlanti. dall'alto sembrano formichine che fanno di noi una piccola vedetta al safari. Sorridiamo, rientriamo felici e pieni di orgoglio.
"crani"
"croin"
"non sei contenta?"
"sono molto contenta, croin"
"e anche oggi la nostra manifestazione ce la siamo fatta"
"come starei male a non dare il mio apporto, croin. come mi sentirei inutile"
"anch'io crani. ma per fortuna non siamo come gli altri, meno male che abbiamo questa coscienza, noi non siamo come quelli che fanno finta di niente"
"quanta ragione nelle tue parole, croin. ragione e saggezza"
"crani"
"croin"
"lo buttiamo giù questo governo, vero?"
"se continuiamo così lo buttiamo giù, croin. ce la faremo"
"facciamocela, crani, sennò tutti i nostri sforzi saranno stati inutili"
"facciamocela, croin. che si mangia per pranzo?"
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la sostenibile stupidità dell'essere
giovedì, novembre 25, 2010
La Zeit mi arriva a casa, silenziosa si apposta sugli scalini all’ingresso, poco lontano dal posto della spazzatura. È una delle cose che mi mancherà di più dopo dicembre. Anche se non la leggi tutta, anche se non la capisci tutta, ti rimane sempre qualcosa e, soprattutto, impari sempre qualcosa. Anche il 18 novembre era lì, un po' bagnaticcia, tanto che ho pensato, ma se ne rendono conto quelli che la consegnano della responsabilità che hanno?
La riprendo in mano durante la settimana, fino al giovedì dopo. Di solito la mattina quando bevo il caffè. Nella Zeit del 18 novembre, con mia sorpresa, nel numero dedicato a Tolstoj nell’anniversario della sua morte, trovo un contributo di P. Flores D’Arcais dal titolo “Die Dummheit der Linken” (http://www.zeit.de/2010/47/P-Berlusconi). Ecco, io sono sempre stato un sostenitore della stupidità della sinistra. Immaginate la contentezza nel trovare questo articolo. Allora ho pensato che forse possiamo leggerlo insieme. Poi lui è una persona intelligente, un grande intellettuale. Non solo per quel nome che ha, che sicuramente non è semplice e quindi affascinante, ma anche perché dirige una grande rivista come MicroMega ed è anche giornalista, professore e filosofo, come la didascalia del giornale ci ricorda.
Si parla della questione Silvio e si comincia una una tesi in pieno spirito illuministico: le spiegazioni più semplici sono le meno affascinanti. Per questo ricevono meno attenzione. Vero? Falso? Io penso che sia abbastanza vero. Certo, sono contrario a questi inizi generali. E poi penso anche che una cosa sia prima affascinante e poi semplice o complessa. Ad ogni modo, il Nostro ci parla della stupidità della sinistra, sostiene la mia tesi. Possiamo dunque procedere.
La posizione di P. Flores D’Arcais emerge subito: nessuno pensa alla risposta più semplice, ossia che la forza di Silvio, seine ganze Kraft, si spiega con la debolezza della sinistra e con gli errori dei suoi leader. Ecco il punto, anche io lo penso. Molti lo pensano, non è una scoperta. È inconfutabile che i vari leader della sinistra abbiamo fatto disastri. Ricordo solo le varie bicamerali di D’Alema, le strategie domenicali di Veltroni, l’autodistruzione della sinistra radicale (non vi fa ridere l’espressione sinistra radicale?) etc.
Però mi viene anche da dire che questa tesi è un po’ fortina. ‘Seine ganze Kraf’... ma veramente tutta la sua forza è spiegabile con gli errori dei vari sventurati che in Italia hanno distrutto quella che era una buona tradizione politica? Io fino a questo non mi ero spinto, pensavo invece che oltre all’incapacità dei leader della sinistra, ci dovesse essere qualcosa altro. Però io sono pronto ad accogliere la tesi forte e allora andiamo avanti nella lettura.
Il primo errore, secondo la ricostruzione storica del Nostro, l’ha compiuto, con narcisistico slancio e stupidità, A. Occhetto quando si è candidato rifiutando il candidato della società civile nel 1994. Assolutamente d’accordo, Occhetto è narcisista un po’ stupido. Precisiamo, non è che io a dieci anni le capivo bene queste cose, però un paio di anni fa l’ho visto a Roma, in via del Governo Vecchio. Molto invecchiato rispetto a quando lo vedevo in televisione. Però sembrava abbastanza narcisista, tanto che mi chiesi come mai poi scomparve dalla circolazione? Forse avrà pagato per qualche errore e allora i conti tornano. Si può sbagliare e poi pagare per gli errori, è umano. Poi con Occhetto si chiude un ciclo, si tagliano i ponti con il passato comunista. La cosa coincide però anche con l’innesco di un processo molto berlusconiano, di cui ora viviamo le conseguenze. I titoli di questo processo sono: antipartitismo, commercializzazione di politica e istituzioni, banalizzazione delle realtà di fatto. E il nostro infatti, tra un errore e l’altro, fa riferimento anche a questo.
Però, come ricorda PFd’A, il governo di Silvio dura solo otto mesi. Poi un governo tecnico. Poi nel 96, un cattolico progressista di nome Romano Prodi. A quel punto silvio se la vede brutta, quasi lo fanno fuori, anzi hanno tutti i mezzi per farlo fuori. Succede però che D’Alema, che intanto aveva fatto le scarpe a prodi, invita silvio a riscrivere insieme la costituzione. Allora berlusconi riacquista credibilità e rivince nel 2001 (pensiamo un po, contro rutelli). D’Alema capo dell’opposizione, prodi lo mandano a Brussel e silvio è il capo di due governi disastrosi: berlusconi II (2001- aprile 2005) e berlusconi III (aprile 2005-maggio 2006). Nel 2002, siccome massimo non oppone, ci sono i girotondini. Come scordarli i girotondini. Mi rimane il dubbio se anche loro fanno parte della stupidità generale oppure no. Però riflettendoci no, infatti la stupidità in questione è quella dei leader. Invece questi sono artisti e intellettuali che combattono silvio ma anche l’opposizione che non oppone.
Nel 2006 si ripropone prodi. Silvio è indietro nei sondaggi e bisognerebbe solo aspettare le elezioni per estrometterlo. Invece errori su errori e i leader della sinistra gli offrono un dialogo e si rivolgono contro la protesta della società civile. Il risultato è la vittora di prodi che tutti ricordiamo, tanto instabile che due anni dopo il buon mastella fa cadere il governo. Silvio rivince nel 2008.
Ora questa lettura generale è condivisibile. Anzi integrabile con ulteriori elementi di flagrante stupidità. Infatti non viene menzionato il paladino della stupidità della sinistra con le sue diverse sconfitte: governo, roma, sardegna e pure il suo stesso partito. Non sono stati menzionati altri movimenti popolari come quelli di grillo. Non è stato menzionato di pietro. E così via. Comunque la lettura rimane in larga misura condivisibile. Alla fine dell’articolo la mazzata: oggi siamo allo stesso punto, ossia al punto in cui la possibilità di sconfiggere berlusconi verrà cancellata dalla stupidità dei leader del partito democratico. Ecco ora mi è tutto chiaro, gli stupidi sono quelli del partito democratico e della loro tradizione. Oppure, malignamente, mi viene il sospetto da condividere con l’autore, che anche loro facciano parte della Casta. Caspita, questa si che è un ipotesi interessante, l’ho sempre pensato che D’Alema potesse fare parte della casta!
Però bisogna anche essere onesti e fare delle riflessioni. Per prima cosa mi pare che questa sia una tesi molto meno semplice e molto più complottista di quello che il nostro cerca all’inizio. O meglio, è una tesi semplice sono tutti d’accordo, sono tutti dei parassiti privilegiati... Però è una tesi di una semplicità qualunquista e un po’ inutile, non certo di una semplicità illuministica. Infatti, o la si dimostra seriamente e allora non vale la tesi iniziale del nostro, perché vorrebbe dire che il potere di berlusconi non deriva dalla stupidità dei leader ma da una complessa e articolata, tutt’altro che semplice rete di rapporti. Oppure, se la tesi finale rimane indimostrata nei dettagli è semplice, ma anche essa stupida. In altre parole, il dilemma o sono stupidi o sono d’accordo è stupido anche esso.
In realtà, è anche possibile che tutte e due le cose siano vere. Infatti in politica non ci sono vere contraddizioni. Può essere che a sinistra ci siano degli infiltrati berlusconiani che sfruttano la stupidità di compagni di partito per fare un favore a silvio. Bisogna però riflettere anche su un’altra cosa. Su qualcosa che nell’articolo si pone al margine come bistrattato e incompreso barlume di speranza: I girotondini, i grillini etc... Questi sono gli intellettuali che hanno cercato di contrastare la stupidità della sinistra. Ancora però nessuno mi spiega come sia possibile che la sinistra sia diventata quello che è. Che una scuola politica seria e una tradizione solida si sia schiantata completamente. Certo mica il comunismo cade al livello internazionale senza creare disagio. Però la domanda da fare è: è stato silvio che ha distrutto i partiti e la cultura politica italiana, oppure nella distruzione generale della cultura della sinistra italiana quel genio di silvio ha trovato una via maestra per costruire un impero?
In entrambi i casi non può essere che il suo potere si spiega con la stupidità della sinistra. E se anche questo fosse vero, bisogna chiedersi da dove questa stupidità provenga e bisogna anche caratterizzarla. Non tutte le stupidità sono uguali. Ed è certo che in un partito possano convivere disonesti, stupidi, arrivisti, complottisti, berlusconisti. La forza di un partito sarebbe quella della maggioranza dei componenti 'educati’ da una certa cultura che possa contrastare i disonesti, gli stupidi etc. Se questa parte manca vuol dire che manca una cultura di base, oppure che la cultura di base è essa stessa stupida. Come la mettiamo con questa ulteriore riflessione? Insomma qualcuno mi dice anche perché questi capi sono così stupidi?
La riprendo in mano durante la settimana, fino al giovedì dopo. Di solito la mattina quando bevo il caffè. Nella Zeit del 18 novembre, con mia sorpresa, nel numero dedicato a Tolstoj nell’anniversario della sua morte, trovo un contributo di P. Flores D’Arcais dal titolo “Die Dummheit der Linken” (http://www.zeit.de/2010/47/P-Berlusconi). Ecco, io sono sempre stato un sostenitore della stupidità della sinistra. Immaginate la contentezza nel trovare questo articolo. Allora ho pensato che forse possiamo leggerlo insieme. Poi lui è una persona intelligente, un grande intellettuale. Non solo per quel nome che ha, che sicuramente non è semplice e quindi affascinante, ma anche perché dirige una grande rivista come MicroMega ed è anche giornalista, professore e filosofo, come la didascalia del giornale ci ricorda.
Si parla della questione Silvio e si comincia una una tesi in pieno spirito illuministico: le spiegazioni più semplici sono le meno affascinanti. Per questo ricevono meno attenzione. Vero? Falso? Io penso che sia abbastanza vero. Certo, sono contrario a questi inizi generali. E poi penso anche che una cosa sia prima affascinante e poi semplice o complessa. Ad ogni modo, il Nostro ci parla della stupidità della sinistra, sostiene la mia tesi. Possiamo dunque procedere.
La posizione di P. Flores D’Arcais emerge subito: nessuno pensa alla risposta più semplice, ossia che la forza di Silvio, seine ganze Kraft, si spiega con la debolezza della sinistra e con gli errori dei suoi leader. Ecco il punto, anche io lo penso. Molti lo pensano, non è una scoperta. È inconfutabile che i vari leader della sinistra abbiamo fatto disastri. Ricordo solo le varie bicamerali di D’Alema, le strategie domenicali di Veltroni, l’autodistruzione della sinistra radicale (non vi fa ridere l’espressione sinistra radicale?) etc.
Però mi viene anche da dire che questa tesi è un po’ fortina. ‘Seine ganze Kraf’... ma veramente tutta la sua forza è spiegabile con gli errori dei vari sventurati che in Italia hanno distrutto quella che era una buona tradizione politica? Io fino a questo non mi ero spinto, pensavo invece che oltre all’incapacità dei leader della sinistra, ci dovesse essere qualcosa altro. Però io sono pronto ad accogliere la tesi forte e allora andiamo avanti nella lettura.
Il primo errore, secondo la ricostruzione storica del Nostro, l’ha compiuto, con narcisistico slancio e stupidità, A. Occhetto quando si è candidato rifiutando il candidato della società civile nel 1994. Assolutamente d’accordo, Occhetto è narcisista un po’ stupido. Precisiamo, non è che io a dieci anni le capivo bene queste cose, però un paio di anni fa l’ho visto a Roma, in via del Governo Vecchio. Molto invecchiato rispetto a quando lo vedevo in televisione. Però sembrava abbastanza narcisista, tanto che mi chiesi come mai poi scomparve dalla circolazione? Forse avrà pagato per qualche errore e allora i conti tornano. Si può sbagliare e poi pagare per gli errori, è umano. Poi con Occhetto si chiude un ciclo, si tagliano i ponti con il passato comunista. La cosa coincide però anche con l’innesco di un processo molto berlusconiano, di cui ora viviamo le conseguenze. I titoli di questo processo sono: antipartitismo, commercializzazione di politica e istituzioni, banalizzazione delle realtà di fatto. E il nostro infatti, tra un errore e l’altro, fa riferimento anche a questo.
Però, come ricorda PFd’A, il governo di Silvio dura solo otto mesi. Poi un governo tecnico. Poi nel 96, un cattolico progressista di nome Romano Prodi. A quel punto silvio se la vede brutta, quasi lo fanno fuori, anzi hanno tutti i mezzi per farlo fuori. Succede però che D’Alema, che intanto aveva fatto le scarpe a prodi, invita silvio a riscrivere insieme la costituzione. Allora berlusconi riacquista credibilità e rivince nel 2001 (pensiamo un po, contro rutelli). D’Alema capo dell’opposizione, prodi lo mandano a Brussel e silvio è il capo di due governi disastrosi: berlusconi II (2001- aprile 2005) e berlusconi III (aprile 2005-maggio 2006). Nel 2002, siccome massimo non oppone, ci sono i girotondini. Come scordarli i girotondini. Mi rimane il dubbio se anche loro fanno parte della stupidità generale oppure no. Però riflettendoci no, infatti la stupidità in questione è quella dei leader. Invece questi sono artisti e intellettuali che combattono silvio ma anche l’opposizione che non oppone.
Nel 2006 si ripropone prodi. Silvio è indietro nei sondaggi e bisognerebbe solo aspettare le elezioni per estrometterlo. Invece errori su errori e i leader della sinistra gli offrono un dialogo e si rivolgono contro la protesta della società civile. Il risultato è la vittora di prodi che tutti ricordiamo, tanto instabile che due anni dopo il buon mastella fa cadere il governo. Silvio rivince nel 2008.
Ora questa lettura generale è condivisibile. Anzi integrabile con ulteriori elementi di flagrante stupidità. Infatti non viene menzionato il paladino della stupidità della sinistra con le sue diverse sconfitte: governo, roma, sardegna e pure il suo stesso partito. Non sono stati menzionati altri movimenti popolari come quelli di grillo. Non è stato menzionato di pietro. E così via. Comunque la lettura rimane in larga misura condivisibile. Alla fine dell’articolo la mazzata: oggi siamo allo stesso punto, ossia al punto in cui la possibilità di sconfiggere berlusconi verrà cancellata dalla stupidità dei leader del partito democratico. Ecco ora mi è tutto chiaro, gli stupidi sono quelli del partito democratico e della loro tradizione. Oppure, malignamente, mi viene il sospetto da condividere con l’autore, che anche loro facciano parte della Casta. Caspita, questa si che è un ipotesi interessante, l’ho sempre pensato che D’Alema potesse fare parte della casta!
Però bisogna anche essere onesti e fare delle riflessioni. Per prima cosa mi pare che questa sia una tesi molto meno semplice e molto più complottista di quello che il nostro cerca all’inizio. O meglio, è una tesi semplice sono tutti d’accordo, sono tutti dei parassiti privilegiati... Però è una tesi di una semplicità qualunquista e un po’ inutile, non certo di una semplicità illuministica. Infatti, o la si dimostra seriamente e allora non vale la tesi iniziale del nostro, perché vorrebbe dire che il potere di berlusconi non deriva dalla stupidità dei leader ma da una complessa e articolata, tutt’altro che semplice rete di rapporti. Oppure, se la tesi finale rimane indimostrata nei dettagli è semplice, ma anche essa stupida. In altre parole, il dilemma o sono stupidi o sono d’accordo è stupido anche esso.
In realtà, è anche possibile che tutte e due le cose siano vere. Infatti in politica non ci sono vere contraddizioni. Può essere che a sinistra ci siano degli infiltrati berlusconiani che sfruttano la stupidità di compagni di partito per fare un favore a silvio. Bisogna però riflettere anche su un’altra cosa. Su qualcosa che nell’articolo si pone al margine come bistrattato e incompreso barlume di speranza: I girotondini, i grillini etc... Questi sono gli intellettuali che hanno cercato di contrastare la stupidità della sinistra. Ancora però nessuno mi spiega come sia possibile che la sinistra sia diventata quello che è. Che una scuola politica seria e una tradizione solida si sia schiantata completamente. Certo mica il comunismo cade al livello internazionale senza creare disagio. Però la domanda da fare è: è stato silvio che ha distrutto i partiti e la cultura politica italiana, oppure nella distruzione generale della cultura della sinistra italiana quel genio di silvio ha trovato una via maestra per costruire un impero?
In entrambi i casi non può essere che il suo potere si spiega con la stupidità della sinistra. E se anche questo fosse vero, bisogna chiedersi da dove questa stupidità provenga e bisogna anche caratterizzarla. Non tutte le stupidità sono uguali. Ed è certo che in un partito possano convivere disonesti, stupidi, arrivisti, complottisti, berlusconisti. La forza di un partito sarebbe quella della maggioranza dei componenti 'educati’ da una certa cultura che possa contrastare i disonesti, gli stupidi etc. Se questa parte manca vuol dire che manca una cultura di base, oppure che la cultura di base è essa stessa stupida. Come la mettiamo con questa ulteriore riflessione? Insomma qualcuno mi dice anche perché questi capi sono così stupidi?
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lo dicevo io...
domenica, novembre 21, 2010
che ci fosse qualcosa di strano, lo si era capito. basta andare sul sito francese per capire come nei nostri cuori sarebbe stato difficilissimo sostituire Mou (e vedere con quale attenzione il povero Betty ascolta le parole livornesi del piccolo Allegri fa tenerezza, oltre a confermare la distanza abissale che separa questo calcio da quello degli anni passati - la prostituzione intellettuale è ormai solo un lontano ricordo, oggi che persino il papa dice che si può usare il preservativo).
ma il problema non è solo nostalgico, bensì rigorosamente politico, come spiega Luigi Cavallaro sul manifesto di ieri: e noi, in qualità di militanti di fede dichiarata, non possiamo continuare a far finta di ignorarlo.
Presidente Moratti, Capitan Zanetti: volete schierarvi con la rivoluzione o tradirne il senso continuando a dirci che va tutto bene?
A modest proposal, edizione 2010
martedì, novembre 16, 2010
Credere, come comunemente si fa, che una macchina senza autoradio sia come una donna che non pratica fellatio (ovvero una cosa di cui disfarsi entro breve), è un errore: al contrario del suddetto modello fallato di femmina, la macchina senza autoradio può dare delle soddisfazioni. Io, per esempio, quando sono in macchina senza autoradio (sempre), spesso mi ripeto a voce alta le poesie che conosco a memoria, col vantaggio di rinfrescarle, e un giorno poterle recitare in pubblico. Però c’è il problema che se le sbaglio non c’è nessuno a correggermi, e non posso neanche controllare, quindi finisce che persevero nell’errore, il che è notoriamente diabolico. Allora ultimamente ho preso l’abitudine di darmi un argomento di conversazione da svolgere da solo, in un teso dialogo interiore, non necessariamente silenzioso (tanto ormai se la gente ti vede parlare o ridere da solo pensa che tu stia conversando al cellulare con l’auricolare impiantato in un’otturazione, e non più, come un tempo, che tu sia matto).
E niente, qualche tempo fa ero in macchina, da solo, senza autoradio. Allora mi sono detto: «Parliamo?», e mi sono risposto: «Prima rinfreschiamo A Silvia». Allora ho insistito: «A Silvia, tutte le volte partiamo bene e poi finisce che dopo la man veloce che percorrea la faticosa tela non sappiamo come andare avanti. È frustrante», «A Zacinto?», «Noiosa», «La Lettera di Egisto Malfatti?», «Già fatta. E poi la facciamo tutte le volte. Perché invece non parliamo un po’? Non parliamo mai, io e te», «Vorrà dire che non abbiamo niente da dirci», «Te ne pentirai, quando non ci sarò più», «Può darsi».
«…», «…».
«Eddai, va bene: non tenermi il muso. Di cosa vuoi parlare?», «Non so», «Letto il giornale?», «Sì, le stesse cose che hai letto tu», «Vedi? Ora sei tu che fai il difficile», «Hai ragione. Ho avuto una giornataccia», «A chi lo dici», «…», «…». «Dai, facciamo così: peschiamo un argomento random dal cervello, una cosa a caso, tanto non è che ce ne siano troppe, là dentro, e poi ne discutiamo. Eh? Ti va?», «Tipo l’aborto?», «Ecco, tipo l’aborto, ma non l’aborto», «Facciamo l’estrazione random?», «Random», «Vado?», «Tra un po’ è finito il post e non abbiamo ancora detto niente», «Hai ragione. Vado», «Vai», «Uh, che bello!», «Cos’è uscito?», «Risorgimento», «Risorgimento?», «Eh, risorgimento. Hai detto random e io ho fatto random», «Ma noi che ne sappiamo del risorgimento?», «Mi sa pochino», «Eh. Mi sa anche a me».
Insomma abbiamo parlato di Risorgimento. E queste sono le cose che ne abbiamo tratto.
- Che ne sappiamo pochino.
- Che non ci dispiace troppo di saperne pochino.
- Che un tempo ci stava sul cazzo perché eravamo internazionalisti.
- Che oggi ci sta simpa perché c’è la Lega, e essere risorgimentali è diventato di sinistra.
- Che c’erano Garibaldi, Mazzini e Cavour.
- Che c’era anche Biperio (spesso abbreviato in Bixio), ma era uno stronzo.
- Che la toponomastica risorgimentale ha ammorbato tutte le piazze e le vie d’Italia, e che se le strade le avessero chiamate tipo Largo Mazinga o Piazzale Eather Brooks ci saremmo orientati meglio.
- Che l’anno prossimo è il centocinquantenario della quasi unità d’Italia, e infatti si parla un sacco di festeggiamenti, e l’esercito, e le parate, e il sentimento nazionale, e cetera.
- Che sarebbe carino che viarigattieri si impegnasse – tramite il suo peso civile e politico – a promuovere un’iniziativa pro-risorgimento, in vista dei festeggiamenti.
Poi se ne può discutere, ma l’iniziativa che abbiamo pensato noi è la seguente: che il 17 marzo dell’anno prossimo l’Italia proceda all’invasione congiunta di città del Vaticano e di San Marino. Ora, San Marino non so neanche tanto bene cosa sia o dove sia, ma l’invasione del Vaticano sono certo che sarà uno spettacolo, sbaionettando qua e là le natiche avvizzite delle loro imporporate eccellenze[1], e liberando finalmente l’Italia dal foruncolo pontificio che invade spietatamente l’amato suolo patrio. (La natura foruncolare matura[2] è per altro testimoniata da quel capoccione bianco).
Non è per anticlericalismo, per carità, ma come potremmo noi cantare, con il porporato piede straniero sopra il cuore?
La cosa avrebbe per di più una serie di vantaggi collaterali, quali:
- Giustificare l’esistenza di un esercito italiano.
- Fare incazzare la Svizzera.
- Essere espulsi dalla NATO (finalmente potremo aprire un mega-acquapark a Camp Darby).
- Vincere una guerra, una volta tanto.
Pensateci:
“1861-2011. Facciamo felice Cavour. Riprendiamo il Vaticano”.
O anche:
“2011. Garibaldi Vs Benedikt. Lo scontro finale”.
cade?
martedì, novembre 09, 2010
Qualche tempo fa, in biblioteca, un tizio davanti a me leggeva un libro blu: Precetti Coniugali di Plutarco (a cura di G. Martano e A. Tirelli, M. d'Auria Editore, Napoli 1990, oggi esaurito e disponibile solo in cd-rom). A un certo punto lo ha porto a una sua amica e le ha detto: "leggi qua, il § 43: ecco quello che Berlusconi non ha capito".
Ho dovuto aspettare che se ne andassero per scoprirlo, che cosa Berlusconi non avesse capito. Scrive Plutarco:
Ho dovuto aspettare che se ne andassero per scoprirlo, che cosa Berlusconi non avesse capito. Scrive Plutarco:
Quando il retore Gorgia lesse ai Greci ad Olimpia un discorso sulla concordia, Melanzio esclamò: "Eccolo qui, ci dà consigli sulla concordia, lui che nella vita privata non ha saputo convincere sé, la moglie e la serva ad andare d'accordo: ed erano in tre!". A quanto sembra, infatti, Gorgia aveva un debole per la servetta, e la moglie ne era gelosa. Deve pertanto tenere in buona armonia la sua casa chi si accinge a mettere armonia nella città, nell'assemblea del popolo, tra gli amici, poiché sembra che agli occhi della gente passino inosservate più le manchevolezze delle donne che quelle verso le donne.
L'amica ha commentato: sei troppo buono.
Io ho ricominciato a studiare.
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martedì, novembre 02, 2010
Care compagne, cari compagni,
il comitato centrale del collettivo Via Rigattieri, riunitosi a Pisa addì 16 settembre 2010 in sessione plenaria davanti a un piatto di spaghetti alle arselle, ha deliberato quanto segue:
"In funzione di una comprovata e pluriennale fede nerazzura, e in ragione della più recente attività politico-informativa svolta dal blog di cui ci onoriamo di essere espressione, con riferimento segnatamente al post del 22/6/2010 dal titolo "(r)i gatti ruzzi V - L'ipotesi leninista", ci autoproclamiamo meritevoli di diventare soci onorari del rinomato consiglio popolare Interisti Leninisti, e procediamo a inoltrare richiesta di riconoscimento pubblico al comitato centrale dello stesso. Qualora i compagni ravennati dovessero avanzare dubbi sulla nostra onorata e indefessa militanza, con umiltà, senso della causa e fede risolutamente rivoluzionaria non ci sottrarremo al questionario che i compagni vorranno correttamente sottoporci".
il comitato centrale del collettivo Via Rigattieri, riunitosi a Pisa addì 16 settembre 2010 in sessione plenaria davanti a un piatto di spaghetti alle arselle, ha deliberato quanto segue:
"In funzione di una comprovata e pluriennale fede nerazzura, e in ragione della più recente attività politico-informativa svolta dal blog di cui ci onoriamo di essere espressione, con riferimento segnatamente al post del 22/6/2010 dal titolo "(r)i gatti ruzzi V - L'ipotesi leninista", ci autoproclamiamo meritevoli di diventare soci onorari del rinomato consiglio popolare Interisti Leninisti, e procediamo a inoltrare richiesta di riconoscimento pubblico al comitato centrale dello stesso. Qualora i compagni ravennati dovessero avanzare dubbi sulla nostra onorata e indefessa militanza, con umiltà, senso della causa e fede risolutamente rivoluzionaria non ci sottrarremo al questionario che i compagni vorranno correttamente sottoporci".
Saluti leninisti
a nome del collettivo,
il compagno capo
il compagno capo
Il soviet supremo, riunitosi nella serata di venerdì 17 settembre, ha così deliberato:
La vostra richiesta appare ben motivata e quindi meritevole di essere presa in seria considerazione. In casi importanti come questi noi procediamo direttamente alla somministrazione del questionario con sopralluogo sul posto che prevede espressamente la messa a disposizione da parte del comitato locale ospitante di 2 litri di vino per ogni componenete la segreteria e di una quantità di cibo che deve essere da noi ritenuta congrua... (spese del viaggio a nostro carico).
ci rendiamo altresì conto che causa impegni (sia di lavoro che di scazzo) non ci è possibile raggiungervi entro un ragionevole lasso di tempo, per cui ci vediamo costretti ad inviarvi il questionario con mezzo elettronico.
La vostra richiesta appare ben motivata e quindi meritevole di essere presa in seria considerazione. In casi importanti come questi noi procediamo direttamente alla somministrazione del questionario con sopralluogo sul posto che prevede espressamente la messa a disposizione da parte del comitato locale ospitante di 2 litri di vino per ogni componenete la segreteria e di una quantità di cibo che deve essere da noi ritenuta congrua... (spese del viaggio a nostro carico).
ci rendiamo altresì conto che causa impegni (sia di lavoro che di scazzo) non ci è possibile raggiungervi entro un ragionevole lasso di tempo, per cui ci vediamo costretti ad inviarvi il questionario con mezzo elettronico.
il segretario
Claudio Notturni
Claudio Notturni
Abbiamo questionato. Siamo stati promossi. Siamo soci!
NRC SPECIAL HALLOWEEN - L'aldilà (...e tu vivrai nel terrore)
domenica, ottobre 31, 2010
Avete presente i B movies, quelli che mandano in sollucchero Quentin? Avete presente i film di genere che più di genere non si può? Avete presente Lucio Fulci, uno dei capostipiti[1] dell’horror italiano ambientato in America? Avete presente uno di quei film che vedi solo per fare l’intellettuale sghignazzante in un cineforum prehalloweenesco? Avete presente gli effetti speciali grossolani? I cliché del film genere? Lo splatter ostentato e meccanico? I fulmini, il sangue rosso-finto che schizza a profusione, le decomposzioni, la casa costruita sulla porta dell’inferno, gli scricchiolii, un vecchio libro di profezie nere, le voci demoniache in cantina, le tarantole, le bambine con le trecce possedute[2], la bionda niuiorchese che si ostina a non credere ai fantasmi, le mani di zombi che escono dal nulla, la cieca che sugli occhi sembra che le abbiano messo delle lenti a contatto fatte di cetriolo? Avete presente l’assenza totale di rigore nel plot? L’onirismo e il freudismo a casaccio?
Ci credereste che ne viene fuori un capolavoro? Ci credereste che non vi dà tregua? Ci credereste che siete scappati a metà dalla proiezione? E che non avete chiuso occhio tutta la notte? E che anche ora avete i brividi lungo la schiena, mentre ne scrivete sperando di esorcizzarlo?
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NRC VII - The Social Network.
giovedì, ottobre 28, 2010
Di chi è l’idea? Di chi ce l’ha? Di chi la sviluppa? O semplicemente di chi ci fa i soldi? Se non avete un’opinione a riguardo, The Social Network non vi aiuta certo a farvene una. In questo film sentimenti, amori, desideri (di sesso, soldi e rivalsa), nonché presunti furti, tradimenti e colpi bassi si sostituiscono ai fatti – e a me, francamente, non piacciono troppo né gli uni né gli altri. Cosicché la forza di questo film potenzialmente noioso – basare il racconto sulle due principali vicende giudiziarie che hanno coinvolto il fondatore Zuckerberg riguardo la proprietà intellettuale di Facebook è, va detto, un po’ azzardato – è tutta nel ritmo molto alto in cui le vicende pubbliche si affiancano a e si confondono con quelle private. Non è dato sapere quante di queste ultime siano vere – qui parla l’amante di gossip – e, d’altra parte, vero e falso non sono qui particolarmente interessanti. Fincher, che si ricorda di essere un regista solo durante i titoli di testa e nella scena della regata, quando non può ottenere di più dal montaggio da action movie punta tutto sui dialoghi, spesso lunghi e talvolta prevedibili (soprattutto quelli con Justin Timberlake, dal quale ci si poteva aspettare comunque molto peggio). La storia è quella di un adolescente con i sandali, che vuole a tutti costi. Cosa voglia, però, non si sa: riconquistare l’amore perduto o farsi le groupies? Diventare ricco e famoso, o dare un bel calcio nel culo ai ricchi bellocci tradizionali e tradizionalisti? Eliminare scientificamente uno per uno i propri amici per essere il capo assoluto di facebook, o avere semplicemente ragione? Non si capisce, e forse questo rende il film un po’ meno stupido di quanto il finale potrebbe far credere. L’unico dubbio che mi sembra risolto è che, in un mondo dove le idee sono soldi, non è detto che le idee facciano la felicità. Ma questo, in fondo, lo sapevamo già.
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NRC VI - Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti
domenica, ottobre 24, 2010
Gli animali vanno molto quest’anno. Ma c’è animale e animale, ovviamente. Una bufala, una corda, un nodo. Uno scimmione con gli occhi rossi, un fantasma, una capanna, terre coltivate, gente che lavora. Una sacca per la dialisi, cerotti, un cuoco, un laotiano (mai fidarsi dei laotiani), un cane. Altri scimmioni con gli occhi rossi. Acqua, rocce, terra, caverne, liane, soldi, televisori. Un telefono cellulare, un bonzo. Una torta nuziale fatta di neon come altare per un funerale. Un pesce gatto (un pesce gatto) nella fica (nella fica) di una principessa (prima vecchia, poi giovane, poi scompare). Il pesce parla, ma non mi sembra la cosa più grave. Un racchettone ammazzazanzare enorme, rosso a forma di farfalla, da far impallidire Alì, Modu, Moisà e tutti i senegalesi di Pisa. Monaci vari. Una zoppa e una bambina. Altri soldi che si chiamano Bath. Fotografie. Una camera d’albergo. Un’automobile, all’inizio, un po’ di sbieco. Istantanee di soldati in assetto di guerra; insetti e comunisti. Occhi rossi senza scimmioni, nel buio. Altre grotte, diversi fiotti d’acqua. Alberi, tanti alberi. L’ultimo capolavoro di Apichatpong Weerasethakul, regista che si può solo copincollare. Il film premiato con la Palma d’Oro all’ultimo festival di Cannes. Presidente della giuria: Tim Burton. Aaaaaaaaaaaaaaahhhh, ora comincio a capire: Tim Burton…
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