Le avevano provate tutte. Li avevano convinti, per anni e anni, che la mediocrità paga. E non alla lunga: tutto e subito! Erano anche gente di un certo talento, i rigattieri. Ma c'erano cascati. Finché la cosa non li riguardò direttamente ci pensavano con una certa aria di distacco, con quel non so che di superiorità che contraddistingue i vincenti (così pensavano). Ma il tempo stringeva, e i risultati tardavano a palesarsi. Eppure credevano di aver seguito il copione alla lettera. L'impegno? Caratteristica prescindibile, così si diceva in giro. L'abnegazione? Superata, superata. Qualunque residuo di originalità, si erano metodicamente applicati a lasciarlo da parte, fino a dimenticarlo del tutto. Erano certi che in questo modo il successo sarebbe arrivato in fretta. Inaspettatamente, si ritrovarono con un pugno di mosche. "E se per tutti questi anni ci avessero solo presi per il culo?" Non riuscirono mai a darsi una spiegazione convincente; l'ultimo di essi passò anni a studiare il fenomeno della superficialità. Un giorno si guardò attorno, si rese conto d'esser rimasto solo, volse gli occhi all'orizzonte ed emesso un forte peto, spirò.
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I clown(s)
martedì, agosto 11, 2009
Comincio a capire quali siano i miei punti deboli. Ci sono cose a cui non riesco a resistere, e finisce che mi commuovo. Tra queste, gli epitaffi (magari non proprio “Padre affezionato, marito devoto, amico sincero, lavoratore indefesso, cittadino esemplare”), i film di Fellini (so che potrebbe suonare un po’ snobbettino, ma tant’è), i pagliacci. Ora, visto che ho trovato queste tre cose insieme, ho pensato di infliggerle alla comunità.
Segue l’epitaffio per la scomparsa del pagliaccio nel film(-documentario) di Fellini I clowns.
“Signore e signori,
vola per le osterie una triste notizia: il signor Augusto, detto pagliaccio, s’è dipartito, involato deceduto: è morto. I suoi pochi amici e i suoi molti creditori piangono l’immatura scomparsa avvenuta a soli duecento anni d’età. Non si poteva dire bello, non si poteva dire intelligente, non si poteva dire niente su di lui, perché ad ogni più piccola osservazione, replicava lanciando zampilli di saliva sulla faccia. In questa triste occasione dovrei fare un discorsetto sulla natura del trapassato in modo da far restare un buon ricordo di lui. Amici carissimi, l’impresa è disperata. Come faccio a parlarne bene? È difficile trovare un solo episodio in tutta la sua sgangherata esistenza che ci potrebbe far dire “ma in fondo era un bravo figlio”. È sempre stato un buono a nulla, un pigro, ubriacone, attaccabrighe, scansafatiche, disonesto nel giocare, infido nelle amicizie, tormento del padrone di casa e dell’esattore della luce. Piangiamo tutti la tragica notizia che egli è morto adesso anziché nel momento in cui l’ostetrica ha detto “è un maschio”. Nella sua lunga e deplorevole esistenza si è dedicato ai secchi d’acqua in faccia, uova rotte sul cranio, pennellate di sapone nella bocca. Suonava il trombone coi piedi e ballava il tango con le orecchie. Faceva ridere i bambini e piangere i propri figli. Io, nella mia qualità di clown bianco e suo fraterno nemico ho cercato in ogni modo di impartirgli una civile educazione a base di legnate sulla testa, pestate sui piedi, cazzotti sulla nuca. Ma l’Augusto pagliaccio, ribelle ad ogni consiglio, ha continuato la sua turpe carriera di grottesco ubriacone, continuando imperterrito a dibattersi sotto una pioggia di uova marce, schizzi d’acqua sporca fino a crepare soffocato da un uovo di struzzo che, entratogli nel naso, si è bloccato nella profondità della terza carotide della quarta faringe a sinistra provocando l’arresto dei polmoni e la fuoriuscita dell’anima dall’orecchio destro.
Egli non è più. Per fortuna rimango io. Piangete, fratelli, se volete; per mio conto ho già pianto fin troppo quando lo dovevo sopportare al mio fianco nella pista del circo.
E così sia”.
Mi rendo conto, rileggendo, che così rende infinitamente meno che nel film, e dunque ho pensato di mettervi pure il link alla scena su Youtube. Ora, però, il punto dolente è che la scena in rete comprende anche il finale del film, il che potrebbe effettivamente creare qualche problema alla vostra futura visione del medesimo, che mi dispiacerebbe molto rovinarvi (salvo che non l'abbiate già visto tutti).
Insomma, vedete voi che fare, che ormai siete grandi, e io c’ho già da pensare al vestito da Priscilla per la festa di ferragosto.
Segue l’epitaffio per la scomparsa del pagliaccio nel film(-documentario) di Fellini I clowns.
“Signore e signori,
vola per le osterie una triste notizia: il signor Augusto, detto pagliaccio, s’è dipartito, involato deceduto: è morto. I suoi pochi amici e i suoi molti creditori piangono l’immatura scomparsa avvenuta a soli duecento anni d’età. Non si poteva dire bello, non si poteva dire intelligente, non si poteva dire niente su di lui, perché ad ogni più piccola osservazione, replicava lanciando zampilli di saliva sulla faccia. In questa triste occasione dovrei fare un discorsetto sulla natura del trapassato in modo da far restare un buon ricordo di lui. Amici carissimi, l’impresa è disperata. Come faccio a parlarne bene? È difficile trovare un solo episodio in tutta la sua sgangherata esistenza che ci potrebbe far dire “ma in fondo era un bravo figlio”. È sempre stato un buono a nulla, un pigro, ubriacone, attaccabrighe, scansafatiche, disonesto nel giocare, infido nelle amicizie, tormento del padrone di casa e dell’esattore della luce. Piangiamo tutti la tragica notizia che egli è morto adesso anziché nel momento in cui l’ostetrica ha detto “è un maschio”. Nella sua lunga e deplorevole esistenza si è dedicato ai secchi d’acqua in faccia, uova rotte sul cranio, pennellate di sapone nella bocca. Suonava il trombone coi piedi e ballava il tango con le orecchie. Faceva ridere i bambini e piangere i propri figli. Io, nella mia qualità di clown bianco e suo fraterno nemico ho cercato in ogni modo di impartirgli una civile educazione a base di legnate sulla testa, pestate sui piedi, cazzotti sulla nuca. Ma l’Augusto pagliaccio, ribelle ad ogni consiglio, ha continuato la sua turpe carriera di grottesco ubriacone, continuando imperterrito a dibattersi sotto una pioggia di uova marce, schizzi d’acqua sporca fino a crepare soffocato da un uovo di struzzo che, entratogli nel naso, si è bloccato nella profondità della terza carotide della quarta faringe a sinistra provocando l’arresto dei polmoni e la fuoriuscita dell’anima dall’orecchio destro.
Egli non è più. Per fortuna rimango io. Piangete, fratelli, se volete; per mio conto ho già pianto fin troppo quando lo dovevo sopportare al mio fianco nella pista del circo.
E così sia”.
Mi rendo conto, rileggendo, che così rende infinitamente meno che nel film, e dunque ho pensato di mettervi pure il link alla scena su Youtube. Ora, però, il punto dolente è che la scena in rete comprende anche il finale del film, il che potrebbe effettivamente creare qualche problema alla vostra futura visione del medesimo, che mi dispiacerebbe molto rovinarvi (salvo che non l'abbiate già visto tutti).
Insomma, vedete voi che fare, che ormai siete grandi, e io c’ho già da pensare al vestito da Priscilla per la festa di ferragosto.
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