TFA sostegno

martedì, dicembre 17, 2013


Gent.ma Ministra Carrozza,

presto saranno aperte le iscrizioni al nuovo TFA per il sostegno. Dal momento che ho conseguito l'abilitazione al TFA ordinario l'estate scorsa, e che solo in seguito il Ministero ha attivato i corsi del PAS – motivo per cui mi sento di aver buttato tempo e soldi, oltre ad essere stato impegnato in un percorso sul cui valore e sulla cui spendibilità lavorativa mi piacerebbe che il Ministero ci rendesse edotti, visto che le graduatorie non sono state aggiornate – mi piacerebbe sapere, prima di rifare lo stesso errore (e cioè: pagare la tassa d'iscrizione a un esame, prepararmi per l'esame, pagare le tasse nel caso in cui lo passassi, frequentare il corso), se avete intenzione di far ottenere a migliaia di persone la mia stessa abilitazione ma senza alcun esame, nel qual caso conserverei i soldi e il tempo per fare altro, tipo imparare un mestiere. (Ah già, perché magari dovreste anche interrogarvi sulla qualità dei corsi di abilitazione, su "chi abilita gli abilitandi", insomma, invece di affidarvi acriticamente ai primi che passano solo perché "li gestisce l'Università": sarà certamente a conoscenza del fatto che alcuni miei colleghi che non hanno passato l'esame di accesso ho poi avuto modo di ritrovarli a "formarmi" per l'insegnamento).

Ad ogni modo l'Università di Palermo, per sedare immediatamente ogni mia tentazione, ha colto subito l'opportunità di questo nuovo percorso di formazione per aumentare la tassa d'iscrizione all'esame da 100 a 150€, e le tasse da 2600€ a 3500€. Rendendomi più chiaro, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che la selezione che state facendo è basata esclusivamente sul censo. Abbiate almeno la decenza di non parlare di merito.

 Cordiali saluti,

i rigattieri, per tanti altri

ANNUNCIO A TUTTI I RIGATTIERI

venerdì, dicembre 06, 2013

ABBIAMO RAPITO GREG.

SE VOLETE RIVEDERLO VIVO, FATEVI TROVARE NELLA SEMIPERIFERIA PISANA IL 15 DICEMBRE ALLE ORE 13.

NON È UNO SCHERZO.

PER ADESSO CI SIAMO LIMITATI A SMONTARLO E RIMONTARLO AL CONTRARIO. SE NON TROVEREMO NESSUNO DI VOI IL 15 DICEMBRE PASSEREMO A VIE DI FATTO PIÙ IRREVERSIBILI.

NOI SIAMO LA BANDA DEL DITO CICCIOTTO. NON SI SCHERZA CON LA BANDA DEL DITO CICCIOTTO.

FACCIAMO TUTTO QUESTO NON PER DENARO, MA SOLTANTO PERCHÉ SIAMO CATTIVI.

MOLTO CATTIVI.

UAH UAH UAH (CON SOTTOFONDO DI ATMOSFERA TETRA).

FIRMATO: LA BANDA DEL DITO CICCIOTTO.


di office art e pranzi di natale

venerdì, novembre 29, 2013

Un tempo i rigattieri erano genti estremamente artistiche. La penuria di mezzi faceva trovare loro soluzioni ingegnose, lanciare nuove mode, inventare concetti e teorie fantasiose. Poi il mondo reale incombette su di loro come una catastrofe: e fu la diaspora. Nessun messia disposto a salvarli, non poterono che attaccarsi ai primi mezzi di sostentamento che trovarono. Ciò non tolse loro un qual certo acume, e residui di una qualche aspirazione, pur tuttavia commisurati ai tempi, grami, che si trovavano ad abitare. C'era chi (pensate come s'era finiti in basso) era costretto addirittura in qualche ufficio, e pur di non soccombere aveva provato a lanciare una nuova corrente artistica dal nome improbabile: la office art, il cui successo non superò i pochi minuti.

[qui l'unico - geniale - pezzo di questa sfortunata forma d'arte]


I rigattieri erano genti sconfitte dalla storia e dal progresso, residui di un mondo che non esiste più. Come tutte le minoranze, il loro unico modo per ricordarsi di esistere era quello di attaccarsi alle tradizioni. Una di queste, forse la più nota nel mondo, era quella di un curioso pranzo di Natale celebrato molti giorni prima (o molti giorni dopo) del solito. Era un appuntamento imperdibile, nella provincia, forse proprio perché un evento libero, senza etichetta, anarchico e aristocratico ma popolare, a modo suo. Qualcuno continua a sostenerne l'esistenza, lontano dalle luci della ribalta. C'è chi dice addirittura che si tratterebbe della nona edizione consecutiva, e che si svolgerebbe il 15 dicembre p.v. Ma se c'è una cosa che la storia non ha mai smesso di insegnare, è che i rigattieri erano genti inaffidabili, e dunque vagli a credere. 

l'allegro spettatore

domenica, novembre 17, 2013


Caro amico vicino di poltrona, di ritorno dalla proiezione che ci ha appena visti compagni di percorso non posso che continuare a rivolgere a te il mio pensiero. Più del film che abbiamo visto, infatti, mi ha colpito l’incredibile affinità che ho provato nei tuoi confronti: anche tu come me, restio ad ammettere di aver cambiato secolo, ti ostini a frequentare quei cimeli del passato che sono le sale cinematografiche, forse anche tu convinto che tutto sommato, come si vedono al cinema, i film non si vedono da nessuna parte. E resisti: resisti persino all’ottusa consuetudine che ci impone un doppiaggio che – ne sono certo – anche tu in fondo vorresti combattere, anche se l’idea ti spaventa, anche se ti piace sentirti cullato da questo italiano inesistente che previene qualunque imprevisto accompagnadoti come le nenie senza senso che ti cantava tua madre da piccolo. Nel tuo intimo, in fondo, anche tu vorresti gettarti nelle montagne russe della versione originale, anche se non riesci a confessarlo a tua moglie. Sì, quella stessa moglie a cui senti l’esigenza di confessare ogni tuo pensiero, ogni tuo barlume (tu, novello Serge Daney di provincia) sul film che stiamo vedendo, anche se è un thriller, anche se qualcun altro, oltre tua moglie, potrebbe ascoltarti. (In fondo la cosa che stai dicendo è così intelligente che, a parte che parli così piano che nessuno ti sente, figurati comunque se non apprezzerebbe). 

Ecco caro compagno, io conosco le tue buone intenzioni, e lo capisco che non è colpa tua se non riesci più a distinguere il salotto di casa da un luogo collettivo in cui, come adepti in cerca di un mistero da scoprire, continuiamo nonostante tutto a raccoglierci. Ma appunto con la più grande amicizia vorrei dirti – se per caso avrai modo di leggere queste mie – che quel luogo non è il tuo salotto, altrimenti tanto valeva che ci incontrassimo da te, no? Nella sala (così c’è scritto all’ingresso: pensa che bacchettoni!) devi mantenere un atteggiamento un po’ diverso; non per me, figurati, ma perché magari al signore dietro di me – che lo so che è un rompipalle, ma che ci vuoi fare: è fatto così – la tua disinvoltura sembra quasi dargli noia (sicuramente perché gli ricorda quant’è triste lui). 

Ti confido un segreto, compagno: poco fa, mentre legittimamente sfoderavi la tua torcia per controllare facebook, puntandogliela – com’è giusto – dritto negli occhi, mi è sembrato di udire uno sbuffo quasi di rivolta, come se tu non avessi diritto – in quell’ora e mezza che sembra poco, ma invece comunque è un sacco di tempo, figurati se non ti capisco – di controllare tre o quattro volte il tuo smartphone, che t’è costato pure un bel po’ di soldini e giustamente non è fatto per restare chiuso nella tua tasca. (Lo so che ogni tanto ci pensi, che per quell’ora e mezza potresti provare a staccarti dal mondo e concentrarti sul film, ma ricorda sempre che Steve Jobs ti guarda, e che tutti i momenti che sottrai alla sua creazione ti verranno fatti scontare in app sempre più appetitose e irresistibili, togliendo un’altra maglia a quel dolce cordone che ti lega come quello di tua mamma quando ti cantava nenie senza senso).

Devo dirti poi che il signore suddetto (l’ho visto durante l’intervallo), che tra l’altro era straniero e già era nervoso per i fatti suoi per questa interruzione che non s’aspettava (pensa che incivili, ‘sti stranieri! che vabbé che il cinema ci piace, ma senza bomboniera a metà che gusto c’è?), s’è immediatamente acclimatato ed è corso a comprare il suo pacco di patatine, per poter – giustamente – rispondere al coro degli altri sacchettini attorno a sé per tutto l’inizio del secondo tempo. Non ti chiedi mai, amico spettatore, come mai questi cinemi provinciali non abbiano ancora pensato a vendere durante l’intervallo (o all’ingresso) anche quelle trombette da stadio, o un fischietto, in modo che tutti possano immediatamente comunicare agli altri la loro approvazione – o, al contrario, il loro sdegno – nei confronti della scena appena vista? Io credo che renderebbe il tutto ancora più speciale, ancora più collettivo. 

Ed è per questa stessa ragione, amico vicino, che spero che ci rincontreremo uno dei prossimi giorni. E se in un momento particolarmente caldo del film comincerai a sentire degli schizzetti sulla nuca, o nell’orecchio, o sui pantaloni, sappi che non è l’ultima trovata dell’esercente fantasioso. Sarà il mio modo di comunicarti un’empatia comune, la mia maniera di manifestare la gioia e contemporaneamente di armarmi (insieme a te!) contro la modernità in maniera allegra, spensierata, gioiosa. Gli schizzi della mia pistola ad acqua ti uniranno, in un unico getto copioso, a tutti quelli che come te amano condividere le proprie emozioni all’interno di questo spazio fuori dal tempo che è la sala cinematografica. All’esercente fantasioso, invece, penserò in un secondo momento, ringraziandolo per le sue scelte commerciali con tutta l’attenzione che merita.

Ci vediamo presto! Io ti aspetto.

L'ingrato compito di educare il popolo

martedì, settembre 24, 2013


Hai presente quando le questioni teoriche ti si parano innanzi con tutto il peso della loro realtà e riesci solo a sentirti schiacciato da un'evidenza che vorresti tanto negare e alla quale però non puoi sottrarti? 

Vengo e mi spiego.

Amare il popolo, atteggiamento tanto invocato dalla sinistra, è uno di quegli scogli nei quali sapevamo che in fondo non ci saremmo mai imbattuti, tanto la questione avrebbe riguardato sempre altri. I nostri studi in fondo stavano lì a tutelare (e insieme a smentire, senza però che ce ne accorgessimo) le nostre certezze: mai ci saremmo trovati veramente ad averci a che fare, perché la nostra abilitazione all'insegnamento ci preservava da quelle scuole (che abbiamo sempre segretamente o palesemente ritenuto di serie c) in cui sapevamo che risedeva la grande massa della società, dalla quale con lo sprezzo altezzoso che ci caratterizza - nei confronti di chi la denigra, beninteso - saremmo sempre stati ben al riparo.

Ebbene, non è sempre così.

La mia abilitazione in fisica teorica non mi esime oggi dall'insegnare matematica (che non è la mia materia) in un istituto professionale per camioniste. E ora voi immaginate quanto gliene possa fregare, alle camioniste, della matematica (anche se di base). Ma non potete immaginare la fatica quando alle domande più semplici ("quanto fa 2x2?") vengono opposte le risposte più fantasiose ("22? 202? 444?"). Ecco vi ci vorrei vedere, ad amare il popolo, e addirittura a educarlo, quando si comporta così tanto da popolo. Ma perché il popolo non può essere un po' più borghese?

È lì che capisci che i docenti di fisica teorica (con rispetto parlando) se la possono ficcare nel culo la loro materia, e che dovresti benedire chi riesce a trasmettere quel po' di italiano e di matematica nelle scuole elementari, medie e negli istituti professionali delle scuole di periferia delle grandi città.

L'isola perduta

martedì, agosto 27, 2013



Sulla mitologica esistenza di questa terra si discute fin dall’antichità. Furono per primi i grandi geografi greci a tentare di fornirne una collocazione plausibile e di tratteggiarne la conformazione fisica, gli usi e i costumi dei suoi abitanti. Agatarchide di Cnido (II sec. a.C.) ipotizzò per primo che la regione fosse in realtà un’antichissima propaggine del Peloponneso, staccatasi dalla penisola ellenica a seguito di un terrificante maremoto. La sua teoria fu tuttavia duramente contestata dal contemporaneo Pausania il Periegeta, che nella sua "Periegesi della Grecia" non ebbe alcuna esitazione ad indicare il nord Africa (forse addirittura l’attuale Algeria) come la culla di quegli abitanti che cotanti frutti hanno dato alla storia del Mediterraneo.
Ma fu infine l’illustre Strabone (I sec. d.C.) - a cui si deve peraltro la scoperta delle Marche a nord degli Abruzzi - ad avanzare la teoria più suggestiva: seguendo a ritroso le tracce lasciate da Aristotele, egli si disse certo che quella terra altro non fosse che la perduta isola di Atlantide.

punk

sabato, agosto 24, 2013

ci segnalano via mail

I cinesi

mercoledì, maggio 15, 2013




I cinesi hanno il ripieno dei cremini di colore viola anziché bianco.
I cinesi, quando ti invitano alle due del pomeriggio di una giornata semi-estiva con trenta gradi all’ombra, ti offrono dell’acqua bollente, non un tè caldo ma dell’acqua bollente a diciottomila gradi in una tazza da tè.
I cinesi durante i pasti bevono il tè e non l’acqua, al massimo un po’ di sprite.
I cinesi sgraccano per strada continuamente, lo si sapeva già ma prima era una sorta di pregiudizio o almeno un sentito dire, adesso che lo si è visto è una realtà.
I cinesi, quando si è al ristorante e si hanno delle difficoltà enormi ad afferrare un qualsiasi cibo con le bacchette, pensano di farti un piacere prendendo il suddetto cibo con le loro bacchette tutte vaviate e sputacchiate per adagiarlo comodamente nel tuo piatto.
I cinesi pranzano e cenano con dei piattini talmente piccoli che manco per il dolce andrebbero bene.
I cinesi al ristorante sono comunisti a palla non concependo che qualcuno possa mangiare le proprie cose perché tutti devono mangiare tutto.
I cinesi al centro della tavola hanno una cosa che gira con sopra i vari cibi per far mangiare comodamente tutto a tutti, ma può essere pericolosa, credo di averglielo fatto capire.
I cinesi ti offrono la cena la prima volta che andate al risorante insieme, poi magari ti portano al loro English corner settimanale in un appartamento che è una chiesa protestante.
I cinesi fumano nei locali e buttano la cenere per terra.
I cinesi pensano che noi occidentali abbiamo le idee per risolvere i loro problemi, piccini.
I cinesi ti fermano per strada e ti chiedono di farti una foto con loro.
I cinesi arrivano a lavorare anche 16 ore al giorno, almeno così dicono.
I cinesi vendono il riso soltanto in pacchi da 5 kg.
I cinesi negli ascensori non hanno il numero 4 perché ha a che fare con la morte, non hanno il 14 perché contiene il 4, non hanno il 13 per rispetto nei confronti della scaramanzia altrui (o forse dicono così per sembrare rispettosi ma in realtà lo fanno semplicemente perché 1+3 fa 4).
I cinesi ti vogliono leggere il contatore dell’acqua a tutti i costi, anche se è evidente che non capisci niente di quello che ti stanno urlando (magari stanno parlando normalmente ma il cinese sembra una lingua urlata più che parlata).
I cinesi amano i capelli ricci.
Le cinesi, di base, ci stanno.

I have a dream

martedì, marzo 19, 2013



Stanotte ho fatto un sogno. Ho visto un gruppo di giovani riunirsi in una piccola città con un grande fiume. Ho visto questi giovani, in pellegrinaggio in un vicolo, mangiare una piadina e guardare il cielo, aspettando forse che un Francesco Papa si affacciasse finalmente alla finestra.

Ho visto Maciste fare la voce grossa per convincere suo padre, poi una giovane dentista spronare a calci nel sedere un papa senza terra con in spalla due mezzi inglesi, e ancora il Capo di un’isola lasciare il capo dell’isola e abbandonare per qualche giorno i suoi sogni di cinema.

Infine, ho visto Pavani offrirmi della meringa, Chèri cercare poco convintamente di convincermi a svegliarmi, e Cofino organizzare una cena in spiaggia. (Queste tre cose stanotte le ho sognate per davvero però).

Rigattieri tutti, vicini e lontani, di mare e di terra, io ho fatto un sogno, e vi chiamo a raccolta per realizzarlo:

lo organizziamo un pranzo di Pasqua?

L'omonimo

giovedì, marzo 14, 2013





Qualcosa, evidentemente, non ha funzionato. Ad un certo punto la comunicazione con la Cappella Sistina si è interrotta e sono state travisate informazioni essenziali per la riuscita del nostro Piano (lungamente concordato con l'Oltretevere, peraltro). E si è creata questa incresciosa, imbarazzante situazione.
Insomma, non era quello giusto.
Siamo stati comunque ampiamente rassicurati sul prossimo giro (quando sarà).
Ci scusiamo con il popolo rigattierico per il disagio.

Se non ora quando?

martedì, febbraio 12, 2013


"[...] Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice".

Greg, è giunto il tuo momento, sei pronto?

qui si apre la nuova rubrica di fantapolitica ecclesiastica di via rigattieri

Post Doc

venerdì, febbraio 01, 2013


Alcune cose che ho più o meno imparato nell’ultimo anno, in ordine più o meno cronologico.


_il lavoro non si trova, il lavoro ti trova. Quindi fareste meglio a stare nascosti.

_avere un capo significa generalmente dover rinunciare alla testa - ma questo noi Rigattieri già lo sapevamo.

_redattore = chi redige un testo? Sbagliato! Redattore ≅ dattilografo il cui destino è scrivere sempre la cosa sbagliata.

_giornalista = persona che sa scrivere? Sbagliato! Giornalista ≅ oggetto di forma umanoide, a cui talvolta è stato insegnato a leggere.

_la gente cool fa gli elenchi puntati usando il trattino basso e senza usare le maiuscole. Chi vi dice il contrario è uncool.

_espressioni come “non è ok, lo voglio più wow!” sono alla base della comunicazione. Chi vi dice il contrario lavora nella comunicazione.

_vivere nella certezza che Cofino non spunterà nudo alla tua porta ti dà una tranquillità mai abbastanza apprezzata. (Pavi santa subito!)

_ se per esprimere un concetto ci vogliono più di 140 caratteri, quel concetto è probabilmente una cazzata.

_se per esprimere un concetto ci vogliono meno di 140 caratteri, quel concetto è probabilmente una cazzata.

_dire qualcosa di intelligente è davvero molto difficile.

_gli amici lontani sono più di un ricordo. Direi quasi che sono una certezza, o almeno la speranza di una vita migliore.

_quando ti licenziano la vera sfiga  non è che hai perso il lavoro, ma che se non stai attento il lavoro ti ritrova.

_la filosofia non è un lavoro. Il che è un problema, perché significa che la filosofia non ci troverà mai.

_studiare filosofia mi mancherà sempre. Un po’ come mi manca il gelato d’inverno – ma con in più la consapevolezza che l’estate non tornerà. 

R-esistere al Capo anche a Natale.

sabato, dicembre 08, 2012

Parla Pisa.

Trasmettiamo alcuni messaggi speciali:

la gallina non fa uova;

la cintura non è stretta;

il cachemere punge;

Riccarda trova marito;

il mio ombelico è pulito;

la cugina del fruttivendolo è viva.

Parla Pisa.

Abbiamo trasmesso alcuni messaggi speciali.

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DECRIPTAZIONE:
"Abbiamo intercettato una foto del Capo e di Genni, intenti a complottare per rubare il Natale ai rigattieri di Pisa. La foto è allegata in fondo a questo nostro. Occorre un nuovo scatto di coraggio dei rigattieri resistenti a Pisa. L'insurrezione al Capo è convocata per il 21 (VENTUNO) dicembre 2012 in casa del compagno Fu Oca. Nei commenti il menu e le adesioni. Per essere ammessi al citofono bisognerà dire: 'Capocotechino'.

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da sinistra a destra: Genni e il Capo.

Pranzo di... Capodanno 2012/13, ovvero ottavo pranzo di natale dell'era dei rigattieri

mercoledì, dicembre 05, 2012

"Ma poi che c'è, a Capodanno, a Pisa?" chiese candidamente un vecchio rigattiere, con la solita aria sorniona di chi la sa lunga ma non lo dà a vedere. "Ma come cosa c'è, c'è il capodanno dei rigattieri!" "Il capodanno dei rigattieri? Ohibò, e beh cus'è?" chiese candidamente il vecchio rigattiere con l'accento milanese dato dalla sua situazione attuale e momentanea, un po' omaggiando vecchi e grandi cantautori dell'italica tradizione. "Ma come cus'è, è l'evento mondano più richiesto di tutto il 2012! È il modo per confrontarci di persona e dirci che in fondo siamo ancora vivi! È l'auspicio più cool di tutto il 2013, che tutto il mondo ci invidia, insieme alla torre!" "Cioè vorresti dirmi che quest'anno non siamo riusciti a organizzare il pranzo di Natale e stiamo spostando tutto a Capodanno con questa scusa un po' meschina?" chiese candidamente il vecchio rigattiere che da sempre sapevamo che la sapeva un po' più lunga degli altri, e che anche questa volta era riuscito a vederci più chiaro della media delle persone che frequentano questo blog, ma che tanto sappiamo anche da dove trae la sua forza. "Eeeeh... Uuuuh... Mmmh..." "Ma scusa questo tuo mumbleraggio indica forse che ancora una volta ci ho visto più chiaro della media delle persone che frequentano questo blog?" chiese candidamente il vecchio rigattiere che prima o poi bisognerà sputtanarlo pubblicamente, che tutta questa sagacia gli deriva da quella testa di pietra di fronte camera sua, ecco l'ho detto e già lo sapevamo, ma ogni tanto ripeterlo non fa male. 
"Sì, genni. sì". 


Tacchini sui tetti e renziani in Siberia. Le pagelle delle primarie

lunedì, dicembre 03, 2012



Riprendendo una rimpianta consuetudine dei Rigattieri – le pagelle del calcetto di Cofìno – e riadattandola prontamente all’uopo, entriamo anche noi a gamba tesa nel dibattito delle primarie. È vero, noterà qualcuno, adesso è troppo facile, le primarie sono finite! Ma chi se ne frega.
Noi ci limitiamo a glossare il postmoderno.
 
Il contesto

Confronto Sky – voto 7: Simpatico, incasinato, da prima volta insomma. Il tempo per le risposte era pochissimo (per avere risposte sensate, ovvio). Con cinque candidati si è rischiata l’assemblea di condominio. Ma l’effetto di vedere quella gente onesta e preparata, lì a disposizione, bravi, composti, faceva una tenerezza infinita.

Confronto Rai – voto 9: Mi sbilancio, ma è stata un’ora e mezza tesissima, di un’intensità vera, palpabile. Si sentiva che i due si stavano giocando tutto. E forse è stato il segreto del successo di questa mobilitazione. Loro ci hanno messo la faccia, noi abbiamo riempito i seggi. Dovrebbe, sempre, funzionare così.

Quotidiani e tv – voto 4: A parte qualche rarissimo professionista con un minimo di cervello e una penna degna di essere chiamata tale, l’informazione italiana ha cercato la rissa dall’inizio alla fine. Di raccontare e mettere in scena una rissa. Senza capire nulla, ma proprio nulla, di quello che è successo (persino quando i due litigavano sulle regole). E gli insulti che ieri D’Alema ha rivolto ai giornalisti chiudono il cerchio, sono la prova finale che i giornalisti medesimi – e il velista pugliese – non ne azzeccano più una da almeno vent’anni.

Grillo – voto 3: Aggredisce a testa bassa, sentendo di perdere terreno. E che con le primarie online (verificate da chi?) non potrà mai replicare al botto delle primarie vere. Sbrocca al punto da arrivare a dare ordini e minacce ai suoi stessi sostenitori (“chi pilota il voto è fuori”, dice oggi, un bell’augurio per davvero).
Pdl – s.v.: Ci avete preso per il culo per anni, per il fatto che noi si organizzava le primarie. E adesso? Fateci sapere.

Battute, satira, metafore – voto 10: Doverosa precisazione: chi scrive ha una pessima opinione dell’umorismo renziano, tendenzialmente speculare a quello di “Striscia la Notizia” (eppure, a quanto ci risulta, con rammarico, anche il pubblico di “Striscia” gode tutt’ora dei diritti costituzionali…). Ma la prova migliore di questo successo popolare sta nella creatività venuta fuori un po’ da tutte le parti. Svettano su tutti, impareggiabili, i “Marxisti per Tabacci”, cui viene tributata una menzione d’onore nel discorso della vittoria di Bersani. E come dimenticarsi di Crozza, Zoro, vari gruppi Feisbuc… Chiudo sottolineando la metafora più surreale, da archiviare negli annali della storia politica italiana: “Meglio un passerotto in mano del tacchino sul tetto” (un Bersani titanico mette così a repentaglio la candidatura nel confronto tv con Renzi).

Elettori e volontari – voto 10: Tra primo e secondo turno fanno più o meno 6 milioni di persone. Bisogna conteggiarli tutti insieme, anche se erano quasi gli stessi. Perché fare questi numeri da una settimana all’altra è pazzesco, semplicemente pazzesco. E perché sono state due giornate bellissime da vivere. Non occorre dire altro.


I candidati

Tabacci/Puppato – voto 7: Si sentiva che erano un po’ avulsi dal gioco. Partivano da troppo lontano, culturalmente e per esperienze diverse fra loro. Ma ci voleva anche questo. Per chiedersi chi è questa tipa che in Veneto ha sconfitto la Lega e perché diamine un vecchio democristo come il "Tabaccione" (copyright Bersani) si sia buttato in questa bolgia di giovani e volontari.

Nichi – voto 9: Boom. Già. Voto quasi massimo per il governatore pugliese. Non solo perché noi Rigattieri abbiamo la Puglia nel cuore. Nossignori. Il fatto è che, ammettiamolo, quando parla ti fa venire i lucciconi agli occhi. Ti smuove qualcosa dentro. E la scelta di aspettare di essere assolto prima di iniziare la campagna, le lacrime trattenute a stento, l’integrità morale come primo valore, è una delle cose migliori che si siano viste. In assoluto.

Renzi – voto 7: Peccato, si è perso per strada. Fino al primo turno, ha condotto benissimo. Trascinante, mediaticamente un portento. Poi ha perso la brocca. Attaccando sinistra e moderati si è tagliato fuori da un possibile recupero. Il suo grave limite è muoversi quasi solo per ambizione personale. E lo si è visto con il casino delle regole (un boomerang clamoroso). È la differenza tra chi è solo comunicazione e chi la comunicazione la sa usare (vedi sotto). Ma in fondo Renzi è stata una benedizione. Ha fatto il massaggio cardiaco a questo partito che fino a cinque mesi fa era al 25%. Ora è quasi dieci punti sopra. Ed è anche merito suo.

Bersani – voto 8: Non esageriamo. Teniamoci bassi, come direbbe lui. Che dire, questo politico di provincia, sanguigno e tradizionale, li ha fatti fuori tutti. A partire da D’Alema e Veltroni, scendendo giù fino al “toy boy” fiorentino. Profilo basso, trasandato, sornione. Non esattamente il leader trascinatore. Eppure ce l’ha fatta. Si è tenuto “aperto”, per niente conflittuale, ha incassato da Renzi tutti i colpi su età, riforme, corsi e ricorsi storici. Ecco, lui incassa e va avanti. Non è l’uomo che ci porterà all’Italia 3.0, ma forse è quello che potrebbe tirarci fuori da questa melma: con le maniche rimboccate e le madonne che piovono a destra e a manca.

p.s.: Si ringraziano i Marxisti per Tabacci per la foto. E per la straordinaria organizzazione delle deportazioni in Siberia. Grazie, ci mancavano.

Choosy, it's easy if you try

martedì, ottobre 23, 2012

e secondo me Fiorello che sorride accanto ci sta un casino bene, come diciamo noi ggiovani choosy


Vinceremo quando saremo grandi.

sabato, ottobre 20, 2012

nove minuti e venticinque secondi per scacciare le amarezze in questa estate d'autunno.


Qui il link originale (se volete evitare i sottotitoli polacchi).

Autunno

lunedì, ottobre 15, 2012



Circumnavigando la metà di ottobre, venne anche il momento di riscaldare casa, lassù, nelle lande periferiche del milanese.
(risparmiate finora dall’autunno… che domeniche pomeriggio passate al campo di calcio! Come i bimbi!).
Stamattina, oh, era freddo. Quasi quasi, pensavo, mi lascio andare a un tantinello di struggimento romantico. Tanto sono da solo, non mi vede nessuno, chissenefrega: mi struggo.
Ehnnò, caromio, non ci si può nemmeno più concedere quello. Vedi mai che uno, per caso, riesce finalmente a dar respiro al miocardio.
Macchè.
Di primo mattino vengo improvvisamente strappato dalle mie piccole tragedie ridicole e mi ritrovo d'un tratto nel bel mezzo del teatro dell’assurdo rigattierico.
La caldaia in blocco. Sissignori, avete capito bene.
La maledetta porca s’accende, sussulta, ma dopo dieci secondi, stac!, salta.
Le fiammelle blu metano ristanno quiete, zittite da chissà quale censura maligna, e tanti saluti.
E così, che cosa ho fatto per omaggiare l’autunno? Una doccia fredda, moccoli come se piovesse… mentre m’asciugavo intirizzito ho avuto all’improvviso una rêverie… “ma dove ho già provato cotanto gelo?”...
Però la barba me la sono goduta con una bella pentola d’acqua riscaldata. Perché almeno quella, perdio, la si deve fare ammodino.
Comunque, a vedere la caldaia, passano giovedì.

NRC XXI - ARIDATECE STEFANO ACCORSI

martedì, settembre 18, 2012


Dietro la pioggia di consensi a un film modesto come È stato il figlio si cela un problema reale che riguarda il cinema italiano contemporaneo e il suo futuro, nonché in una certa misura una tendenza molto cattolica e tutta italiana ad aspettare e glorificare sempre il Salvatore (Santa Rosalia, Berlusconi, Monti, e così via). Il Salvatore del cinema italiano è Toni Servillo. Attore straordinario fuori da ogni dubbio, ma la cui onnipresenza (atta a garantire un tocco di autorialità a qualunque film partecipi, e cioè più o meno tutti) crea un certo appiattimento e una grave crisi nel cinema italiano: la scomparsa degli altri attori. Non ci vuole molto a notare che non tutti gli attori sono adatti per tutti i film. Tanto straordinario è il Servillo scoperto da Sorrentino (soprattutto ne L'uomo in più, ma anche nelle altre prove) quanto modesto il suo contributo, grottesco oltre il grottesco, stereotipato nelle forme di un Tony Pisapia/Pagoda che stenta a uscire da sé, in un film come quello di  Daniele Ciprì, mentre ancora di grande levatura è il suo ruolo da deputato pidiellino in Bella addormentata di Bellocchio. Non ce l'abbiamo affatto con Servillo, insomma: ci chiediamo semplicemente come passi le sue giornate Stefano Accorsi, e quand'è che imparerà mai a recitare se lo teniamo per così tanto lontano dagli schermi.

NRC XX - The Dark Knight Rises

venerdì, settembre 14, 2012




Per comprendere la dinamica narrativa di questo film bisogna partire dal titolo. È singolare e dovrebbe destare attenzione. La traduzione italiana, come spesso accade, è superficiale e distratta (Il cavaliere oscuro: il ritorno). Nell’originale infatti sarebbe, letteralmente: “sorge”/ “si alza”.
Ma che significa?
Ultima puntata della trilogia di Nolan, TDKR abbatte le barriere del convenzionale “cinepanettone” americano e supera di gran lunga la pur inquietante, strisciante follia del secondo capitolo (quello del Joker di Heath Ledger: epico, fantastico, ma discontinuo a tratti).
Innanzitutto, il trattamento del tempo: tra un capitolo e l’altro passano infatti 8 anni. Il protagonista è un uomo caduto nell’ombra, svanito nel silenzio di un esilio che si è auto-comminato. Non solo, nel frattempo è intercorsa una decadenza fisica evidente (altro totem abbattuto: l’inviolabilità del corpo dell’eroe).
In preda a fantasmi e ossessioni inestinguibili, l’eroe viene a poco a poco abbandonato da tutti.
È qui che si colloca lo snodo fondamentale: l’arrivo di una forza malvagia – vera incarnazione della forma della paura – il terrificante Bane (interpretato da un Tom Hardy spettacolare: sentitelo in originale). A quel punto avviene la caduta del Cavaliere Oscuro: e qui Nolan inserisce correttamente la vera storyline del fumetto (la saga Knightfall, anni ‘90).
Ma, dopo inenarrabili sofferenze dentro il pozzo nero di Ras ‘al Gul, l’eroe affronterà il cammino a ritroso. Dalla caduta all’elevazione. E qui si situa, anche a livello di citazioni un po’ raffinate, la seconda storyline, ben più celebre: The Dark Knight Returns di Frank Miller.
Da quel punto in avanti, il movimento del ritorno, del “sollevarsi”, sarà del resto così imponente da sconvolgere l’intero universo narrativo.
Equilibrato, essenziale, il film scorre in maniera travolgente, senza rallentamenti, rivelando una struttura sorvegliata, quasi da thriller piuttosto che da kolossal hollywoodiano. Nolan realizza quindi un "palinsesto". Cancella un genere ormai classico e ci scrive sopra un racconto mitico.
Con quel fascino dell’immedesimazione che, prima, ci porta tutti quanti dentro il pozzo nero: per poi farci uscire fuori, alla luce.