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NRC XXIV – Il giovane favoloso

venerdì, ottobre 31, 2014





Questa è una recensione che scrivo di getto senza stare a riflettere molto sulla successione logica degli argomenti. La scrivo di filato perché ho amato moltissimo questo film. È stato prima di tutto un atto di folle coraggio. Scrivere, girare, interpretare oggi un film su Giacomo Leopardi è un’azione che va oltre la spregiudicatezza. Perché il rischio è il ritratto da cartolina, oppure la riduzione alla fiction all’italiana. E poi perché immaginare di dare una forma compiuta alla vita e alle opere di Leopardi è, oggettivamente, una sfida quasi impossibile da superare. Martone invece è riuscito a fare un film bellissimo, pieno di un furore intellettuale che trova una sua felicissima soluzione nella fotografia meravigliosa, perfetta di Renato Berta (le finestre assolate di Recanati, la Napoli oscura del colera…la traduzione lieve della paesaggistica ottocentesca in pellicola...). Dentro questo film troviamo una miniera sterminata di temi, dalla minuziosa nota biografica per arrivare alle vorticanti, visionarie “rappresentazioni” dei Canti, delle Operette. Non solo, ma una cosa che sinceramente non mi aspettavo di veder rappresentata così nel dettaglio è la vicenda intellettuale e politica di Leopardi, stretto e incompreso nelle vicissitudini filosofiche e politiche dell’Italia pre-unitaria: inclassificabile sia per l’humus tradizionalista d’origine sia per gli entusiasmi “liberali”; una scheggia impazzita. Qui ritroviamo il meglio del Martone di Noi credevamo, la narrazione non-epica ma veritiera delle nostre origini (ed è incredibile rendersi conto di come oggi soltanto uno sappia mettere le mani così straordinariamente bene nelle viscere del nostro Paese, in una maniera non scontata, non calligrafica). 
Infine, ultima nota ma non si potrebbe evitare di sottolinearlo: Elio Germano è un attore sovrumano, inclassificabile, di una potenza espressiva che non ha eguali nel cinema di oggi (cioè, dobbiamo andare a scomodare mamasantissima ben più blasonati) e che si stacca in volo dai suoi pur eccellenti comprimari (perché anche questo bisogna dirlo: Binasco, Popolizio, Riondino e tutti gli altri son gente che dovremmo vedere quotidianamente sul grande schermo, non una volta ogni Martone, rimpiazzando quei cani senza via di riscatto che ammorbano le commedie e i drammoni fotocopia del nostro cinema).

Non so come spiegarvelo, ma a vedere la Ginestra sul grande schermo tra gli spazi siderei e i rivoli solidificati di lava, scusate, mi sono commosso.